Per una filosofia dell'araldica

Per discutere sull'araldica / Discussions on heraldry

Moderatori: Novelli, Antonio Pompili, mcs, Lambertini

Per una filosofia dell'araldica

Messaggioda Antonio Pompili » mercoledì 19 novembre 2008, 19:07

Zaccheo ha scritto:E' veramente un peccato che dello stemma episcopale dell'agostiniano Adeodato Summantico non si riescano a rintracciare manufatti araldici di migliore fattura,

Caro Ferrante, tralascerei il discorso specifico su questo stemma, perchè - e scusa se batto su questo punto, ma la cosa mi sembra di notevole interesse dal punto di vista di quella che possiamo chiamare "filosofia dell'araldica" - sei proprio sicuro che ci debbano proprio essere manufatti araldici di "fattura migliore"?
Ora poniamo l'ipotesi che vengano fuori due documenti, ognuno con due versioni a loro volta mediocri ma diverse: compreso il primo "brutto", quale dei tre stemmi dovremmo considerare il "migliore"?
Esiste davvero lo stemma migliore, quello giusto? Esiste davvero un noumeno raggiungibile solo con confronti, ricerche, scremature ed esclusioni?
Io credo che uno stemma, qualunque stemma, debba esser letto e studiato in ogni suo dettaglio a partire dalla formulazione di un buon blasone. Ma se il blasone che noi oggi diamo deve rispecchiare fedelmente ciò che duecento, o trecento o più anni fa fu rappresentato in uno scudo araldico, non è detto che lo scudo araldico che abbiamo di fronte debba esser ricondotto necessariamente a un blasone "buono, migliore, originario, primitivo, o come lo vuoi definire" piuttosto che a un altro. Una simile operazione risulterebbe tanto più complessa e fuorviante tanto più antica fosse la rappresetazione araldica in studio.
Del resto, quanti stemmi oggi possiamo vedere accompagnati da una corretta descrizione blasonica che garantisca che così, esattamente così, in tutti i suoi precisi particolari, quello stemma debba esser sempre fedelmente riprodotto? Purtroppo casi del genere sono rari. E se ciò è raro oggi, non credo che fosse più facilmente riscontrabile oltre duecentocinquant'anni fa...
ImmagineQUI FACIT VERITATEM VENIT AD LUCEM (Gv 3,21a)
TU SCIS QUIA AMO TE (Gv 21,17b)
Avatar utente
Antonio Pompili
Amministratore
 
Messaggi: 3758
Iscritto il: mercoledì 21 marzo 2007, 17:23
Località: Roma

Re: Per una filosofia dell'araldica

Messaggioda Franz Joseph von Trotta » giovedì 20 novembre 2008, 19:02

Bel tema.
Il mondo germanico mi pare abbia sempre posto molta attenzione a questo tipo di "sfumature" realizzando infatti tre termini molto precisi che vengon utilizzati frequentemente e che differiscono quasi in tre filoni "autonomi" negli studi araldici d'oltralpe.

Da una lato abbiamo la "Wappenkunst" che attiene alla modalità esecutiva e stilistica dei manufatti araldici legati alla loro espressione nelle arti decorative; la "Wappenkunde" corrisponde alla blasonatura vera e propria ed alla sua redazione tecnica, ultimo ma non ultimo il "Wappenrecht" che definisce, il diritto allo stemma, la parte di assumere, portare e modificare gli stemmi.

Se si ritiene che l'araldica sia anche un arte, quindi espressione di eleganza, armonia e bellezza, credo che sia innegabile l'auspicio degli araldisti, come quello di Zaccheo, a ritrovare manufatti di buona fattura, e che uno stemma sia migliore e più godibile quanto la sua qualità grafica sia maggiore. Lo "stemma migliore" esiste eccome: date tre rappresentazioni differenti di uno stesso emblema rispettose del suo aspetto quello di migliore fattura supererà gli altri.

Ovvio che uno stemma, anche uno sgorbietto malamente realizzato, un orpello di poco valore, goda dell'essere comunque una fonte di un'immagine in fondo "neutra" che può avere diversi stili e modi di rappresentazione a seconda della mano più o meno felice dell'esecutore.

Credo che il disegno dello stemma sia sempre preferibile alla blasonatura, l'araldica nasce in immagine (lo stemma È un disegno o immagine) poi descritta dalle parole del blasone. Esistono blasoni più "ariosi" che offrono all'esecutore più libertà e spontaneità, lasciando molto al sottinteso ed alla consuetudine altri che definirei "logorroici" :D che vorrebbro disciplinare l'inclinazione delle singole penne di un'aquila e del numero di mattoni di un castello, tecnicismi esasperati ignoti all'araldica classica ove i piccoli dettagli erano varibili, mutevoli, indefiniti e, alla fine, ininfluenti.
Non ho dubbi quindi anche sul tipo migliore di blasone :wink:

Saluti,

FJVT
«Ich bin das Wilde, Dumpfe, das man schlug,
Das man erschlagen, weil es fremd und stumm…»
G. Kolmar
Avatar utente
Franz Joseph von Trotta
 
Messaggi: 1664
Iscritto il: martedì 2 dicembre 2003, 13:57

Re: Per una filosofia dell'araldica

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » giovedì 20 novembre 2008, 19:17

Franz Joseph von Trotta ha scritto:Il mondo germanico mi pare abbia sempre posto molta attenzione a questo tipo di "sfumature" realizzando infatti tre termini molto precisi che vengon utilizzati frequentemente e che differiscono quasi in tre filoni "autonomi" negli studi araldici d'oltralpe.

Giusta osservazione, carissimo.

Lo "stemma migliore" esiste eccome: date tre rappresentazioni differenti di uno stesso emblema rispettose del suo aspetto quello di migliore fattura supererà gli altri.

Il vecchio frate non ha verità in tasca, nè ipotesi preconfezionate a cui portare: sta ragionando con te, e basta.
:wink:
E concorda con te nel dire che, quando due di essi sono vistosamente più brutti del terzo, ogni conseguenza viene da sé (anche se i concetti di "bello" e di "brutto" sono :( tutt'altro che universali).
Ma quando sono tutti e tre "belli", e le differenze sono solo (ad esempio) nello stile, la palma del "migliore" a chi andrà?
E perchè?


Ovvio che uno stemma, anche uno sgorbietto malamente realizzato, un orpello di poco valore, goda dell'essere comunque una fonte di un'immagine in fondo "neutra" che può avere diversi stili e modi di rappresentazione a seconda della mano più o meno felice dell'esecutore.

Ovvio.

Credo che il disegno dello stemma sia sempre preferibile alla blasonatura, l'araldica nasce in immagine (lo stemma È un disegno o immagine) poi descritta dalle parole del blasone.

Sostituirei il termine "preferibile" con "anteriore".
E da intendere non solo in senso temporale.


Esistono blasoni più "ariosi" che offrono all'esecutore più libertà e spontaneità, lasciando molto al sottinteso ed alla consuetudine

Entro certi limiti, ogni blasone dovrebbe esser tale per sua natura.

altri che definirei "logorroici" :D che vorrebbro disciplinare l'inclinazione delle singole penne di un'aquila e del numero di mattoni di un castello, tecnicismi esasperati ignoti all'araldica classica ove i piccoli dettagli erano varibili, mutevoli, indefiniti e, alla fine, ininfluenti.
Non ho dubbi quindi anche sul tipo migliore di blasone :wink:

Siamo in 8) due, Herr Franz!

Saluti,
FJVT

Bene :D vale
"Quando il mediocre plagia il maestro, ne copia anche gli errori"
---
Detestabile è la falsa umiltà
Chiedete a Icaro se con i copiaincolla Immagine si arriva in cielo
Avatar utente
fra' Eusanio da Ocre
 
Messaggi: 12913
Iscritto il: mercoledì 7 maggio 2003, 21:14

Re: Per una filosofia dell'araldica

Messaggioda Antonio Pompili » giovedì 20 novembre 2008, 20:50

Certamente anch'io sono per i blasoni completi nella loro sinteticità e chiari nella loro essenzialità.
Ma soffermando ancora l'attenzione sul discorso dello "stemma migliore", vorrei sottolineare un aspetto, abbozzato dal reverendo frate. Vale a dire: spesso la bellezza è una categoria sottoposta ad analisi troppo soggettive, perchè possiamo parlare con sicurezza di uno stemma "migliore". Certo, in alcuni casi i paragoni non sono neanche da azzardare. Ma in altri casi una scelta preferenziale è semplicemente impossibile.
Anche perchè possiamo trovarci traquillamente davanti a realizzazioni estremamente lontane nel tempo l'una dall'altra.
Anche perchè diverse possono essere state, per uno stesso stemma, le tecniche di realizzazione, i materiali e i supporti.
Il problema non è quindi solo di stili diversi o diverse abilità degli artisti...
Pongo alcuni esempi concreti, a partire da uno stemma notissimo, quello degli Sforza.
Io potrei anche dire che una realizzazione odierna con disegno digitale può essere una buona riproduzione:
Immagine

Precisa nelle fattezze delle figure, chiara nei dettagli, rispettosa (più o meno) degli smalti...
Ma certo una simile raffigurazione scompare letteralmente davanti al pregio di rappresentazioni risalenti alla seconda metà del XV secolo:

Questa è tratta dallo Stemmario Trivulziano, in una nota e pregevole riproduzione dei nostri giorni:

Immagine

Questa è l'immagine di una rotella milanese (uno scudo rotondo fabbricato in legno rivestito di cuoio dipinto a vivaci colori con soggetti araldici) proveniente dal bottino della battaglia di Giornico:

Immagine

Questo infine è un affresco nella rocca sforzesca di Soncino:

Immagine

Quale il migliore? E questo non solo in considerazione dei diversi stili (anche legati a diverse modalità di esecuzione), ma anche in considerazione di piccole differenze pure riscontrabili nelle figure? Ad esempio il biscione in un caso si acciambella sotto la testa, negli altri ondeggia semplicemente in palo; l'uscente ora ha le braccia aperte, ora è nell'atto di disperarsi...
Quale dunque il "migliore"? Difficile a dirsi. Difficile!
ImmagineQUI FACIT VERITATEM VENIT AD LUCEM (Gv 3,21a)
TU SCIS QUIA AMO TE (Gv 21,17b)
Avatar utente
Antonio Pompili
Amministratore
 
Messaggi: 3758
Iscritto il: mercoledì 21 marzo 2007, 17:23
Località: Roma

Re: Per una filosofia dell'araldica

Messaggioda Franz Joseph von Trotta » venerdì 21 novembre 2008, 10:24

Scarto decisamente la prima immagine digitale, può ingannare, ma, ad un'osservazione attenta, risulta evidente il "copia incolla" che ne è alla base. Innanzi tutto pone acriticamente in uno scudo sannitico, scudo moderno che si afferma dalla metà del '600, figure tra loro disomogenee: l'aquila è di forma quattrocentesca milanese ancora ricca di evidenti stilemi gotici ed arcaici, il biscione, invece, rispetto a questa, appare successivo di almeno un secolo. Tutti e tre gli elementi sono cronologicamente disomogenei tra loro.
Il primo stemma non è il migliore.

Gli altri hanno tutti il pregio di essere rappresentazioni omogenee e di buona qualità artistico estetica e al di là di un apprezzamento estetico del tutto personale la palma del "migliore" però la assegno all'esemplare del Trivulziano per la sua completezza che ci restitutisce tutto lo stemma dei duchi e non solo il loro scudo.

Le piccole differenze formali che Antonio elenca sono quei dettagli che nel mio intervento precedente giudicavo secondari e, alla fine, ininfluenti e che portano a quei blasoni logorroci.
Nella mentalità araldica infatti poco importava che l'ingollato avesse le braccia in alto o in basso, inclinate o congiunte; la testa del biscione e le sue spire più o meno compresse, come poco importava che l'azzurro fosse in una sfumatura chiara o più scura. L'emblema era "concettuale" ed affidato alle sue differenti esecuzioni, fatti salvi i dati fondamentali, portava poi a dettagli diversi: dati cinquanta stemmi ducali non ne esisterà uno identico.

La concezione di un marchio univoco ripetibile in migliaia di esemplari tutti perfettamente identici appartiene alla concezione moderna affermatasi con i mezzi di foto-riproduzione contemporanei non all'araldica nata quando queste tecniche non esistevano.
Se non accettiamo questa banale verità pilastro di questa disciplina, e vogliamo disciplinare a tutti i costi anche i dettagli, ci allontaniamo dall'araldica.
Chi osservi lo stemma reale britannico usato su francobolli, monete, passaporti, bandiere, etc. noterà che non è mai identico, ma araldicamente sempre uguale.

FJVT
«Ich bin das Wilde, Dumpfe, das man schlug,
Das man erschlagen, weil es fremd und stumm…»
G. Kolmar
Avatar utente
Franz Joseph von Trotta
 
Messaggi: 1664
Iscritto il: martedì 2 dicembre 2003, 13:57

Re: Per una filosofia dell'araldica

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » venerdì 21 novembre 2008, 13:47

Franz Joseph von Trotta ha scritto:L'emblema era "concettuale" ed affidato alle sue differenti esecuzioni, fatti salvi i dati fondamentali, portava poi a dettagli diversi: dati cinquanta stemmi ducali non ne esisterà uno identico.

Ci riferiamo, ovviamente, a esemplari d'epoca.

La concezione di un marchio univoco ripetibile in migliaia di esemplari tutti perfettamente identici appartiene alla concezione moderna affermatasi con i mezzi di foto-riproduzione contemporanei non all'araldica nata quando queste tecniche non esistevano.

...o meglio esistevano, ma soltanto a volte, e non certo con l'algida serialità odierna.

Se non accettiamo questa banale verità pilastro di questa disciplina, e vogliamo disciplinare a tutti i costi anche i dettagli, ci allontaniamo dall'araldica.

Parole sacrosante, come le precedenti.

Chi osservi lo stemma reale britannico usato su francobolli, monete, passaporti, bandiere, etc. noterà che non è mai identico, ma araldicamente sempre uguale.

Anche se qui l'esempio scivola sull'araldica contemporanea, il ragionamento di fondo rimane valido e inalterato.

Alla luce di questo, se scientificamente dobbiamo lasciar da parte ogni pur rispettabile "apprezzamento estetico del tutto personale" (uso le virgolette solo per dimostrare che uso una frase tua, non certo per nessun motivo d'altro genere), come si può però dire che a livello oggettivo esista l'esemplare migliore di un dato stemma?

Nel senso di esemplare di riferimento, di prototipo, di noumeno araldico?

Bene :D vale
"Quando il mediocre plagia il maestro, ne copia anche gli errori"
---
Detestabile è la falsa umiltà
Chiedete a Icaro se con i copiaincolla Immagine si arriva in cielo
Avatar utente
fra' Eusanio da Ocre
 
Messaggi: 12913
Iscritto il: mercoledì 7 maggio 2003, 21:14

Re: Per una filosofia dell'araldica

Messaggioda Franz Joseph von Trotta » lunedì 24 novembre 2008, 12:56

A soli pochi giorni dalla sua apertura non posso non spiacermi di come un tema così interessante, arioso e ampio sia subito sprofondato nelle retrovie del forum pressoché ignorato; lo rilancio dunque, non perché mi aspetti un suo maggior successo, ma, innanzi tutto, per onorare la domanda di Fra' Eusanio - di cui mi piacerebbe leggere anche la sua risposta - e, infine, come implicito ringraziamento ad Antonio e allo stesso Fra' Eusanio per avermi offerto un tema così interessante.

Se, come mi pare, abbiamo riconosciuto che esistono stemmi graficamente, artisticamente e araldicamente pregevoli e di buona fattura, abbiamo già concluso che vi sono stemmi migliori, nel senso di "ben fatti" e stemmi peggiori, "mal fatti", abbiamo stabilito insomma l'ovvietà, ovvero che esistono livelli diversi, come dice Antonio, ove «i paragoni non sono neppure da azzardare» riconoscendo a prima vista manufatti che raggiungono un livello di eccellenza, altri che restano nella mediocrità altri infine che non escono dalla pochezza e dalla sciatteria grafico-esecutiva.

Se ho ben capito l'osservazione originaria di Zaccheo, lui si lamentava di un manufatto che manifestamente doveva essere di un livello non eccelso. Tra questo ed un altro eventuale esemplare di qualità, il modello di riferimento esisterebbe.

La domanda di Fra' Eusanio, mi pare, ipotizzi invece una situazione fortunata e non sempre così comune, una serie di manufatti di qualità di un unico stemma, che sono evidentemente eccellenti e accurati nella loro resa grafica, in cui cercare il migliore. Certo scelta difficile quando abbiamo stemmi realizzati in modo che interpreta al meglio lo "stile araldico": astrazione, semplicità, eleganza grafica e compositiva, modulazione delle superfici e delle armonie in base all'horror vacui, etc.
Date queste premesse è ovvio che la ricerca del "migliore" vista la natura "concettuale" di cui si diceva dell'emblema risulti ardua e alla fine poco significativa e che sia certamente condizionata dal nostro gusto. Pensando a quello che apprezzo nelle realizzazioni di grandi interpreti di quest'arte, data come comune un'imprescindibile elevata capacità tecnico-esecutiva che ne garantisce l'eccellenza, ammiro dettagli e capacità differenti difficilmente cumulabili ad un unico artefice. Ove trovo eccellente la resa di una figura, mi piace magari meno qualche altro dettaglio.
L'unico del quale, per il mio gusto personale, mi convince tutto è il grande artista araldico australiano Dan Escott.

Un ulteriore motivo di valutazione, infine, per il mio gusto personale, è la completezza, lo stemma ben fatto, corretto, ma che "fotografa" :D anche lo stemma in tutte le sue eventuali e diverse parti, e, probabilmente è sul rispettto anche di questa caratteristica che sceglierei il mio il prototipo ideale o il noumento di quell'insegna.

Saluti cordiali,

FJVT
«Ich bin das Wilde, Dumpfe, das man schlug,
Das man erschlagen, weil es fremd und stumm…»
G. Kolmar
Avatar utente
Franz Joseph von Trotta
 
Messaggi: 1664
Iscritto il: martedì 2 dicembre 2003, 13:57

Re: Per una filosofia dell'araldica

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » lunedì 24 novembre 2008, 14:02

Franz Joseph von Trotta ha scritto:A soli pochi giorni dalla sua apertura non posso non spiacermi di come un tema così interessante, arioso e ampio sia subito sprofondato nelle retrovie del forum pressoché ignorato;

Così come stiamo parlando di "stemmi migliori", potremmo parlare anche di "topic migliori"... :lol: :wink:
...ma casomai in altro momento! 8)


lo rilancio dunque, non perché mi aspetti un suo maggior successo, ma, innanzi tutto, per onorare la domanda di Fra' Eusanio - di cui mi piacerebbe leggere anche la sua risposta -

Eccola. 8)
Più che risposta (la quale presuppone una domanda cui soddisfare, e quindi un livello più alto rispetto ad essa, cosa che qui non è, visto che stiamo ragionando assieme su un concetto), parlerei di ulteriore battuta di :P questo bel colloquio.


e, infine, come implicito ringraziamento ad Antonio e allo stesso Fra' Eusanio per avermi offerto un tema così interessante.
Se, come mi pare, abbiamo riconosciuto che esistono stemmi graficamente, artisticamente e araldicamente pregevoli e di buona fattura,

É un dato di fatto, conseguente all'osservazione estetica.

abbiamo già concluso che vi sono stemmi migliori, nel senso di "ben fatti" e stemmi peggiori, "mal fatti",

Quindi il grado di livello dipende solo dall'estetica?

abbiamo stabilito insomma l'ovvietà,

Perdona se ti propongo un'altra ovvietà.
Quante volte troviamo stemmi bellissimi dovuti a manufatti eccelsi, quindi "migliori" nel senso sopra detto, ma araldicamente carenti o errati?
E quindi tecnicamente "peggiori" di altri più brutti, ma corretti a livello araldico?


ovvero che esistono livelli diversi, come dice Antonio, ove «i paragoni non sono neppure da azzardare» riconoscendo a prima vista manufatti che raggiungono un livello di eccellenza, altri che restano nella mediocrità altri infine che non escono dalla pochezza e dalla sciatteria grafico-esecutiva.

Tra questo ed un altro eventuale esemplare di qualità, il modello di riferimento esisterebbe.

A livello estetico, però!
E a livello tecnico?


La domanda di Fra' Eusanio, mi pare, ipotizzi invece una situazione fortunata e non sempre così comune, una serie di manufatti di qualità di un unico stemma, che sono evidentemente eccellenti e accurati nella loro resa grafica, in cui cercare il migliore. Certo scelta difficile quando abbiamo stemmi realizzati in modo che interpreta al meglio lo "stile araldico": astrazione, semplicità, eleganza grafica e compositiva, modulazione delle superfici e delle armonie in base all'horror vacui, etc.
Date queste premesse è ovvio che la ricerca del "migliore" vista la natura "concettuale" di cui si diceva dell'emblema risulti ardua e alla fine poco significativa e che sia certamente condizionata dal nostro gusto. Pensando a quello che apprezzo nelle realizzazioni di grandi interpreti di quest'arte, data come comune un'imprescindibile elevata capacità tecnico-esecutiva che ne garantisce l'eccellenza, ammiro dettagli e capacità differenti difficilmente cumulabili ad un unico artefice. Ove trovo eccellente la resa di una figura, mi piace magari meno qualche altro dettaglio.
L'unico del quale, per il mio gusto personale, mi convince tutto è il grande artista araldico australiano Dan Escott.
Un ulteriore motivo di valutazione, infine, per il mio gusto personale, è la completezza, lo stemma ben fatto, corretto, ma che "fotografa" :D anche lo stemma in tutte le sue eventuali e diverse parti, e, probabilmente è sul rispettto anche di questa caratteristica che sceglierei il mio il prototipo ideale o il noumento di quell'insegna.
Saluti cordiali,
FJVT

Hai detto bene: anche.

:wink:

Bene :D vale
"Quando il mediocre plagia il maestro, ne copia anche gli errori"
---
Detestabile è la falsa umiltà
Chiedete a Icaro se con i copiaincolla Immagine si arriva in cielo
Avatar utente
fra' Eusanio da Ocre
 
Messaggi: 12913
Iscritto il: mercoledì 7 maggio 2003, 21:14

Re: Per una filosofia dell'araldica

Messaggioda Franz Joseph von Trotta » lunedì 24 novembre 2008, 14:44

fra' Eusanio da Ocre ha scritto:
Franz Joseph von Trotta ha scritto:(...)
Perdona se ti propongo un'altra ovvietà.
Quante volte troviamo stemmi bellissimi dovuti a manufatti eccelsi, quindi "migliori" nel senso sopra detto, ma araldicamente carenti o errati?
E quindi tecnicamente "peggiori" di altri più brutti, ma corretti a livello araldico?


ovvero che esistono livelli diversi, come dice Antonio, ove «i paragoni non sono neppure da azzardare» riconoscendo a prima vista manufatti che raggiungono un livello di eccellenza, altri che restano nella mediocrità altri infine che non escono dalla pochezza e dalla sciatteria grafico-esecutiva.

Tra questo ed un altro eventuale esemplare di qualità, il modello di riferimento esisterebbe.

A livello estetico, però!
E a livello tecnico?


Bene :D vale


Davo per scontato (nell'ormai nostro dialogo) che alla qualità estetica corrispondesse anche una correttezza tecnica e iconografica; insomma che un virtuso dell'arte araldica non si mettesse a pittare regi emblemi di Franza dai fiodaligi argentei o scarlatti :D; ovvio che l'errore ne vanificherebbe le fatiche annullando il senso primo dell'insegna.
F.
«Ich bin das Wilde, Dumpfe, das man schlug,
Das man erschlagen, weil es fremd und stumm…»
G. Kolmar
Avatar utente
Franz Joseph von Trotta
 
Messaggi: 1664
Iscritto il: martedì 2 dicembre 2003, 13:57

Re: Per una filosofia dell'araldica

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » lunedì 24 novembre 2008, 15:12

Franz Joseph von Trotta ha scritto:Davo per scontato

Il vecchio frate ha ormai :oops: imparato a non dar nulla per scontato.

(nell'ormai nostro dialogo)

Meglio un dialogo 8) vero, che tanti monologhi camuffati da colloquio.

che alla qualità estetica corrispondesse anche una correttezza tecnica e iconografica; insomma che un virtuso dell'arte araldica non si mettesse a pittare regi emblemi di Franza dai fiodaligi argentei o scarlatti :D; ovvio che l'errore ne vanificherebbe le fatiche annullando il senso primo dell'insegna.
F.

Certo.

Ma l'errore può anche esservi in senso molto lato, come (per restare nel caso franzoso) che i gigli dorati siano resi ad esempio senza qualche loro dettaglio.

Bene :D vale
"Quando il mediocre plagia il maestro, ne copia anche gli errori"
---
Detestabile è la falsa umiltà
Chiedete a Icaro se con i copiaincolla Immagine si arriva in cielo
Avatar utente
fra' Eusanio da Ocre
 
Messaggi: 12913
Iscritto il: mercoledì 7 maggio 2003, 21:14

Re: Per una filosofia dell'araldica

Messaggioda Antonio Pompili » lunedì 24 novembre 2008, 19:55

Credo che abbiam toccato più al cuore la questione, tematizzandola più chiaramente.
La bellezza frutto di una buona tecnica - tranne in casi particolarmente vistosi sottoposta spesso a valutazioni puramente soggettive - non è necessariamente garanzia di uno stemma "migliore" rispetto agli altri.
Voler far questo sarebbe come giudicare migliore un canestro di frutta dipinto dal Caravaggio rispetto a un identico soggetto realizzato da Claude Monet, solo perchè il primo ha tratti più definiti rispetto al secondo. O, viceversa, giudicare migliore il dipinto di Monet, perchè caratterizzato da colori più vivaci... Sarebbe quantomeno ingenuo...
Non so... ma sono tentato di pensare che voler considerare uno stemma migliore di altri - sempre fatto salvo il caso della decisa "bocciatura" di sgorbi insignificanti sia dal punto di vista grafico-esecutivo che da quello figurativo-araldico - possa esser un po' come voler ipostatizzare un'asserzione metafisica, attribuire a un puro noumeno, a una cosa in sé, delle qualità particolari. Ma sono proprio le qualità particolari, non riconducibili a nessun noumeno, a fare di una realizzazione qualcosa di unico e irripetibile. Realizzazione che certamente - nel caso di una realizzazione araldica (ma non solo) - dovrà avere elementi imprenscindibili e tratti precisi che ne facciano lo stemma di x o lo stemma di y. Ma che nondimeno potrà e dovrà godere - come ogni realizzazione artistica - di una sua personalità, di una sua specificità, di una sua unicità.
Per tornare al caso da me sopra proposto dei diversi stemmi Sforza, siamo certi che quelle qualità particolari, come tali non necessariamente (anzi preferibilmente non) blasonabili (biscione acciambellato o meno, uscente in una postura piuttosto che nell'altra...), siano davvero così insignificanti? In base a cosa possiamo dirlo? In base al fatto che quella qualità particolare a volte c'è, e a volte non c'è? Non stiamo parlando del fatto che il biscione sia coronato o meno, o che sia di verde o d'azzurro..., ovvero di caratteristiche chiaramente e necessariamente blasonabili. Non di meno stiamo parlando di qualità particolari che contribuiscono all'unicità di uno stemma. E come tali rendono molto difficile la determinazione di un "migliore" tra altri. Indipendentemente dal fatto che questo possa esser completo di ornamenti esterni, o presentare una foggia di scudo rispetto ad un'altra, o qualunque altra variante più o meno soggettivamente preferibile.
ImmagineQUI FACIT VERITATEM VENIT AD LUCEM (Gv 3,21a)
TU SCIS QUIA AMO TE (Gv 21,17b)
Avatar utente
Antonio Pompili
Amministratore
 
Messaggi: 3758
Iscritto il: mercoledì 21 marzo 2007, 17:23
Località: Roma

Re: Per una filosofia dell'araldica

Messaggioda Sigillum1 » lunedì 24 novembre 2008, 23:46

Cari tutti, aggiungo uno sgabello...essenzialmente per non lasciarvi soli, anche se temo di non poter contribuire granchè al dialogo. Il mio approccio al tema altro non può essere che storico, e dunque quel che a mio avviso è da preferirsi, e quello che preferisco, è lo scudo che meglio rappresenta la sua forma originaria; e le forme che amo sono quelle che più rispecchiano la funzione dell’arma araldica, la “cunuissance…”, e dunque le forme semplici, i contrasti di colore, che ne consentono una lettura immediata ed efficace. Non posso naturalmente ignorare tutto il resto…la decadenza, gli stemmi, corone ornamentali di alberi genealogici spesso presunti e in fieri…Credo tuttavia che nella valutazione e anche nella blasonatura sia necessario, per quanto possibile, ricercare l’essenza dell’arma….; ma per far questo è spesso indispensabile rimetterla in luce, liberandola di tutte le incrostazioni e gli orpelli che, nel corso dei secoli, ne hanno oscurato le spesso bellissime forme.
Esistono insomma, anche per me, scudi “migliori”, anche quando la loro qualità grafica non è raffinata, ma il Trivulziano ci offre un gran numero di esemplari che mi pare soddisfino entrambe le esigenze…; e anche le blasonature di qualità esistono, e sono quelle che ne riconoscono e ne descrivono l’essenza.
E, caro Ferrante, per quanto ciascuno scudo, indipendentemente dalla sua qualità grafica, sia per noi importante, condivido, è proprio bruttarello…Un cordiale saluto. Silvia
Silvia
Sigillum1
 
Messaggi: 688
Iscritto il: lunedì 14 maggio 2007, 18:34
Località: Bologna

Re: Per una filosofia dell'araldica

Messaggioda Franz Joseph von Trotta » martedì 25 novembre 2008, 10:22

Come spesso accade con la gentile Silvia mi trovo concorde, anche questa volta insomma, cara Silvia siamo sullo "stesso sgabello" :D (spero sia largo!).

Meno mi convincono quelle di Antonio; i canoni dell'araldica trascendono la mera tecnica esecutiva - infatti non basta essere un buon disegnatore per essere un disegnatore araldico -, è una sorta di "pre-grafica" che piega la forma e la sua l'interpretazione a consuetudini precise. Che queste due necessità, bellezza e armonia rispettosa dello "stile araldico", si combinino con abilità, originalità e perizia rispetto ad altre esecuzioni che non lo fanno mi portano ad apprezzare alcuni stemmi come migliori di altri.

Che alcuni dettagli siano privi di significato in sé lo attesta lo stesso caso di Antonio. Nelle prime pagine del Trivulziano vi sono ben 14 armi ducali sforzesche con il cimiero che riprende la figura dell'ingollato, esemplari dipinti quindi nello stesso momento, dallo stesso autore per lo stesso committente (si suppone la stessa corte sforzesca). Ebbene non c'è un solo ingollato che abbia le braccia poste in un'identica posizione: abbassate, incrociate, alzate, di traverso, etc. Se davvero alla loro posizione si fosse attribuito una forma significativa e precisa è lecito supporre che questa venisse rispettata e reiterata in tutti i modelli.

FJVT
«Ich bin das Wilde, Dumpfe, das man schlug,
Das man erschlagen, weil es fremd und stumm…»
G. Kolmar
Avatar utente
Franz Joseph von Trotta
 
Messaggi: 1664
Iscritto il: martedì 2 dicembre 2003, 13:57

Re: Per una filosofia dell'araldica

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » martedì 25 novembre 2008, 14:08

Cari amici, d'accordo sul discorso dei "canoni" dell'araldica; d'accordo sui dettagli, e sul soddisfacimento di più esigenze.

Ma ciò che forse non abbiamo sufficientemente approfondito è il discorso sul fatto che il "migliore"
è lo scudo che meglio rappresenta la sua forma originaria

Dov'è da situare l'origine di un dato stemma?

Bene :D valete
"Quando il mediocre plagia il maestro, ne copia anche gli errori"
---
Detestabile è la falsa umiltà
Chiedete a Icaro se con i copiaincolla Immagine si arriva in cielo
Avatar utente
fra' Eusanio da Ocre
 
Messaggi: 12913
Iscritto il: mercoledì 7 maggio 2003, 21:14

Re: Per una filosofia dell'araldica

Messaggioda Sigillum1 » mercoledì 26 novembre 2008, 16:47

Cari tutti, il tema non mi pare molto diffuso nella letteratura araldica e dunque, a maggior ragione, mi pare utile il confronto che, seppure fra pochi, si è qui aperto ad opera del nostro frate. Il mio personale convincimento è che, per quanto possibile, la valutazione e la successiva blasonatura di un documento araldico siano precedute da un recupero degli esemplari più antichi, quelli che meglio rappresentino la sua fisionomia originaria, intesa come vicinanza anche cronologica con il momento della produzione (o se preferite dell'invenzione, o della concessione). Per far questo, che non è naturalmene possibile per tutti gli scudi, è necessario consultare fonti e stemmari antichi, come il Trivulziano (sinora utilizzato per le vostre esemplificazioni); mi è capitato spesso, recentemente, di mettere a confronto esemplari di età tardo moderna con quei "bellissimi" e sintetici scudi, e ho potuto osservare che, al di là delle implementazioni di carattere genealogico o legate a concessioni e nuove funzioni acquisite dalla famiglia, gli emblemi è le pezze originari, o sono mal rappresentati (bande che il nostro frate descriverebbe "a mò di", ad esempio) per, ritengo, scarsa conoscenza degli esecutori materiali della disciplina, o si sono arricchiti di una grande quantità di particolari (merli di varia foggia, figure ed animali rappresentati "al naturale" e dunque quasi fotografici, oggetti arzigogolatissimi e a volte, per questo, quasi irriconoscibili...). Tutto ciò è frutto, a mio avviso, nella gran parte dei casi, soltanto della scarsa conoscenza della materia araldica da parte degli esecutori, del resto alquanto nota a tutti coloro che hanno studiato decorazioni araldiche e stemmari di tarda età moderna e dei secoli più recenti (anche se naturalmente vi sono molte lodevoli eccezioni) o di libere ed “artistiche” interpretazioni, anche di gradevole aspetto, ma che nulla hanno a che fare con l’Araldica, neppure nelle intenzioni degli autori.
Da tutto ciò ho tratto il convincimento, del resto più volte espresso in questa sede, che, quando gli araldisti dispongono di fonti quali quelle che ho descritto, di immagini o di descrizioni, di una storia documentata dello scudo, ad esse e alla loro conoscenza della lunga storia della disciplina dovrebbero fare riferimento, nella valutazione e nella blasonatura. Un cordiale saluto. Silvia
Silvia
Sigillum1
 
Messaggi: 688
Iscritto il: lunedì 14 maggio 2007, 18:34
Località: Bologna

Prossimo

Torna a Araldica / Heraldry



Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 4 ospiti