arturolorioli ha scritto:A questo punto, appurato che non esiste una normativa specifica tra le leggi dello Stato e, se per questo, neppure una specifica terminologia legale italiana riguardo questa situazione, si passa appunto alle "norme consuetudinarie" da lui richiamate.
Quali sono queste norme consuetudinarie? Tra i numerosi cultori specialistici della materia che arricchiscono questo Forum, come potrebbe essere correttamente definita l'attuale situazione dell'Ordine di Vittorio Veneto (impossibilità definitiva a conferire, stante la sua attuale costituzione), e - già che ci siamo - la situazione dell'Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro "repubblicano" (impossibilità definitiva a conferire a seguito di legge specifica), e dell'Ordine Coloniale della Stella d'Italia (nuovamente impossibilità a conferire, questa volta a seguito della perdita delle colonie italiane)? Definizione ovviamente "consuetudinaria", ossia non basata sulla "Legge" (che non c'è) ma legittimata da analogie, precedenti ed interpretazione della situazione secondo decoro e tradizione? Estinzione di fatto? Presupposto per l'Estinzione? Nulla di tutto questo? Qualcosa altro di più specifico?
Sono sicuro che tutti gli iscritti condivideranno con me il piacere di imparare e di migliorarsi nell'imparare (cosa peraltro che in questo Forum mi accade di continuo, con mio sommo piacere!).
Questione interessante. In mancanza di un provvedimento soppressivo, che ovviamente sancisca – con un effetto uguale e contrario a quello istitutivo - la fine di una qualunque istituzione, credo che per stabilire se un ordine cavalleresco sia ancora in esistenza oppure sia da considerare estinto, debbano essere analizzate le situazioni relative alle diverse parti che lo compongono.
Ogni ordine cavalleresco, sia esso di origine equestre, dinastica o di merito statuale si compone secondo me di almeno quattro elementi fondamentali:
-una fons honorum, ossia il titolare del diritto di investitura o conferimento. Può essere un Re, un Capo di Stato o un Consiglio formato da varie autorità, ma deve comunque godere del diritto di creare dei cavalieri;
-l’insieme dei membri del sodalizio, di qualunque classe o grado siano investiti, che compongono sia gli organi dirigenti che i quadri dell’istituzione;
-i beni mobili e immobili dell’istituzione, siano essi dei fondi, delle chiese, dei palazzi o dei castelli;
-gli ideali e i principi, siano essi cavallereschi, onorifici o semplicemente meritocratici, che hanno ispirato la creazione dell’ordine e che ne rappresentano lo scopo operativo.
Credo che un ordine cessi di esistere quando si esauriscono tutte e quattro queste componenti. Può infatti capitare che muoiano tutti i cavalieri ma resti in vita il gran maestro, che però, per motivi suoi particolari, decida di non procedere più a nuove nomine. Può in questo caso considerarsi estinto quest’ordine ? o ne sopravvive lo spirito e la tradizione storica nel suo gran maestro ?
Può invece capitare il contrario, ossia che il gran maestro muoia senza lasciare eredi e senza provvedere a disporre il trasferimento dei diritti sull’istituzione nelle mani di un successore. In questo caso l’ordine vedrà esaurire la propria esistenza con il progressivo scomparire dei suoi cavalieri e dei suoi beni ?
Può capitare che l’ordine cada in disgrazia per la perdita dei suoi beni e delle sue fonti di sostentamento, o magari perché gli scopi iniziali della sua istituzione si sono esauriti e non è più possibile ricrearli, e può quindi succedere che i suoi responsabili semplicemente decidano di sciogliersi e di lasciare che il loro sodalizio cavalleresco si estingua da se…
Ho sempre trovato piuttosto assurdo il principio canonico secondo cui un ordine equestre si estinguerebbe addirittura cento anni dopo la morte del suo ultimo cavaliere. Che senso ha dire che un ordine – ossia un’associazione di persone che si riunisce per il perseguimento dei suoi principi e per il conseguimento di uno scopo comune – continua ad esistere quando tutti i suoi componenti sono morti da anni ? Caratteristica principale della vita di una qualsiasi associazione di persone è la possibilità di riunire i suoi membri, sia a livello dirigenziale che di semplici appartenenti, per pianificare e discutere le attività da svolgere (ivi incluso l’esercizio delle prerogative religiose). Se non c’è più nessuno che si riunisce, se anche l’ultimo dei membri muore, come possiamo dire che il sodalizio continua ad esistere ? per fare che cosa ? rimane forse in attività (virtuale) il suo spirito ideale ?
La storia ci ha lasciato una lunga scia di istituzioni cavalleresche che, per un motivo o per l’altro, hanno esaurito il loro ciclo vitale ed hanno finito per scomparire, passando lentamente nel dimenticatoio delle istituzioni estinte.
Solo per rimanere nell’ambito del nostro Paese, sono diversi gli esempi di istituzioni cavalleresche che dopo un periodo più o meno lungo di attività, hanno poi visto esaurita – per varie cause - la propria esistenza, come ad esempio il già citato Ordine della Stella Coloniale, i cui conferimenti cessarono con la perdita delle colonie italiane in Africa (l’Ordine, nei cui confronti non fu mai attuato alcun provvedimento soppressivo, finirà per estinguersi “autonomamente” con la dissoluzione degli scopi che ne indussero la creazione e con la scomparsa di tutti i suoi insigniti - ammesso che ce ne sia ancora qualcuno in vita).
Per l'Ordine Mauriziano, come per gli altri ordini sabaudi, l' "estinzione" riguarda ovviamente solo lo Stato italiano, che non riconosce più queste istituzioni (tramite l'adozione di provvedimenti soppressivi o "cessativi" dei conferimenti). Esse però, come tanti altri ordini dinastici di case ex-sovrane, continuano a rimanere validi per i discendenti dei loro sovrani fondatori che vogliono continuare a mantenerne vive le loro tradizioni storiche e le loro motivazioni di conferimento (passate da un ambito statuale ad uno privato).
Ma pensiamo anche ad altre istituzioni cavalleresche dinastiche che sono sparite dalla nostra storia preunitaria, come l’Ordine dell’Aquila Estense, i cui conferimenti cessarono dopo la morte del suo fondatore Francesco V (rimasto senza eredi). Benché i diritti di titolarità sull’Ordine siano ancora rivendicati dai successori indiretti degli Asburgo-Este.
Oppure l’Ordine del Merito (Civile e Militare) del Granducato di Toscana, i cui conferimenti furono interrotti dopo l’annessione del Ducato nel Regno d’Italia (anche se recentemente l’attuale discendente della casata Asburgo-Lorena-Toscana, il Granduca Sigismondo, ne ha “riaffermato l’esistenza”, sia pure con limitatissime possibilità di conferimento -
viewtopic.php?f=2&t=3928 ).
Non vorrei poi dover nuovamente accennare, infine, al caso dell’Ordine della Corona Ferrea, di origini napoleoniche e poi dissoltosi con la scomparsa del suo fondatore, con la fine del Regno Italico e con la morte di tutti i suoi cavalieri (eppure qualcuno ha voluto recentemente tentare di riesumarlo).
Il caso dell’Ordine di Vittorio Veneto non è in fondo molto diverso, si sono ormai estinti tutti i suoi membri e la sua fons honorum (ossia il Presidente della Repubblica) non può più procedere a nuove nomine in quanto si sono esaurite le motivazioni per il suo conferimento. Forse neppure gli ideali ed i principi che ispirarono l’istituzione dell’Ordine sono più di attualità. Quegli ideali che – sia pure in modo molto tardivo, a cinquant’anni di distanza dalla fine della Grande Guerra - mossero un gruppo di legislatori repubblicani a voler onorare quei veterani che avevano sopportato i sacrifici e gli orrori di un conflitto terribile. E forse la riprova è data dal fatto che non si è più voluto ripetere con un’analoga iniziativa la creazione di un’onorificenza simile anche per i reduci della Seconda Guerra Mondiale (tra l'altro con tipologie ideologiche e politiche dei suoi potenziali destinatari molto più complesse e diversificate)…
Dell’Ordine di Vittorio Veneto però – mi auguro - potrà sempre sopravvivere la radice storica e lo spirito, sia attraverso le commemorazioni delle Amministrazioni della Difesa che, magari, attraverso la creazione di un’associazione storica tra i congiunti e i discendenti dei suoi Cavalieri, che ne conservi la memoria e ne perpetui le celebrazioni anche in mancanza di testimoni diretti viventi…