Famiglia Landenulfo Franco

Per discutere sulla storia di famiglia e sulla genealogia / Discussions on family history and genealogy

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Messaggioda Grimaldi » lunedì 22 novembre 2004, 14:56

Egr. Landenulfo,
grazie per averci illustrato alcune note sulla sua famiglia.
Visto però che ha voluto sottoporre all'attenzione del forum la sua ricerca le vorrei fare alcune domande visto che non credo di trovare il tempo per visionare di persona il suo libro "L'orma del lupo".
Dunque:
1) Lei inizia la sua nota con Nicolo Angelo de Franco. Innanzitutto vorrei chiederle: ha ricostruito la sua linea genealogica ascendente diretta (agnatica) da se stesso fino a costui? Ha trovato tutti i documenti che, generazione per generazione, dimostrano la sicura genealogia?
2) I documenti che ha trovato riguardanti Fabrizio, Giulio e Nicola permettono di attestare, al di fuori di ogni ragionevole dubbio, che esiste davvero fra loro un sicuro nesso genealogico?
3) In Sarno non c'era un seggio nobile (ovvero uno chiuso) e l'esistenza di nobili locali non prova che ce n'era uno aperto. Ha altre notizie in merito?
5) Come fa a ritenere per certo che i De Franco sarnesi erano un ramo dei patrizi di Napoli? Io, infatti, sto studiano le varie famiglie patrizie napoletane http://grimgio.altervista.org/documenti ... NAPOLI.htm e non mi risulta, finora, nessun ramo dei citati patrizi finito a Sarno. Può informarmi meglio?
Queste le mie prime considerazioni a caldo. Poi approfondirò le mie impressioni e trarrò considerazioni.
In attesa di una sua gentile risposta la saluto.

G.G.
Ultima modifica di Grimaldi il sabato 30 luglio 2005, 19:54, modificato 1 volta in totale.
Grimaldi
 

Messaggioda Messanensis » martedì 23 novembre 2004, 8:14

Grimaldi ha scritto:Caro Rosario,
il problema è che i titoli "onorifici" erano diversi in base al tempo ed al luogo. In alcune città feudali, ad esempio, in un dato periodo, "onorabile" era una famiglia distinta locale, come anche una famiglia di piccola nobiltà; altrove, in altro tempo, ad esempio in una città regia, "onorabili" erano i nobili; altrove (come tu infatti citi), "onorabili" lo erano diciamo i cittadini ditinti ma non nobili.
Per secoli la piccola nobiltà, quella patrizia, la distinzione sociale ecc. furono legate a particolarità e classificazioni "locali".
Solo in epoca borbonica venenro definiti i tre gradi di nobiltà, ecc. ecc.
Sull'argomento sto scrivendo un piccolo saggio che in futuro potrai visionare.


Caro Giovanni,
grazie dei chiarimenti. Resto in attesa di leggere il tuo saggio.
Ciao,
Rosario
Rosario Basile

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Messaggioda Landenulfo da Sarno » mercoledì 24 novembre 2004, 0:14

Caro Grimaldi, come potrei enarrare una ricerca su di un forum?
Mi riservo stasera stessa di inviarle del materiale da consultare
tramite gli MP e così mi farà sapere.
Mi farebbe piacere continuare -una volta presa visione del materiale-
cosa ne pensa e poter condividere con tutti gli altri amici questa vicenda.
In fede,
a.f. :)
[...] E allora non essere troppo generoso nel distribuire la morte nei tuoi giudizi [...] (J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli, Lib. I)
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Messaggioda Grimaldi » mercoledì 24 novembre 2004, 10:59

Egr. Landenulfo,
aspetto con curiosità il suo materiale. Una sana (e reciproca, magari!) critica non può che aiutare un ricercatore serio di genealogia!
A presto,

G.
Grimaldi
 

RICERCA GENEALOGICA: dimostrazioni e ipotesi.

Messaggioda Grimaldi » mercoledì 24 novembre 2004, 15:52

Egr. sign, Landenulfo,
la ringrazio davvero molto di aver avuto la gentilezza di inviarmi il suo materiale per sottoporlo alla mia attenzione ed averne quindi un parere.
Spero di meritare la stima che mi concede.
Innanzitutto vorrei ricordare che la ricerca genealogica è finalizzata alla ricostruzione storica e scientifica di una genealogia. Per tanto essa deve necessariamente basarsi solo e soltanto su atti e documenti fondati, acquisiti con la metodologia ed il rigore necessari per farne di essi prove certe e non ipotesi “probabilistiche”.
E dunque, come ho già ribadito in altra occasione, una dimostrazione di genealogia è un processo vero e proprio. Si apre l’inchiesta, si raccolgono le prove, si dimostra con esse la fondatezza o meno di una data genealogia.
Da come ho letto, quindi, dalla sua relazione, non avendo però di persona visionato e giudicato i documenti citati, ho compreso che il suo capostipite è Nicola Angelo de Franco (+ 1601), ammettendo che la sua ricerca genealogica si basi su atti che dimostrino fondatamente ogni generazione.
A questo punto sorgono le mie domande.
Nicola Angelo de Franco dove risulta di Mugnano del Cardinale?
Dove risulta figlio di Fabrizio?
E come può dimostrare che il suo Nicola Angelo sia lo stesso Nicolangelo figlio di Fabrizio, governatore di Mugnano del Cardinale?
E come può dimostrare che questo Fabrizio (ammesso che risulti padre del suo Nicola Angelo) sia stesso che è figlio di Giulio?
Ed infine come può dimostrare che tale Giulio sia lo stesso Giulio fratello di quel tal Jacobuccio e figlio del barone Nicola e nipote di un cavaliere Bartolomeo (* 1365 ca.) che possedette feudi in Alife?
Sembra invece che lei possa dimostrare solo la sua linea genealogica fino al citato Nicola Angelo de Franco (+ 1601) e che da costui in poi stia ipotizzando una linea genealogica.
Ovvero ipotizza che egli appartenesse di sicuro alla famiglia di Mugnano del Cardinale? Può dimostrarlo per certo?
Ipotizza poi che costoro fossero del ramo disceso dai baroni?
Questo ramo aveva, come lei dice, per capostipite Fabrizio, figlio di Giulio patrizio di Capua.
Ma come dimostra che questo Giulio sia proprio il Giulio che fu figlio del barone Nicola?
A questo punto lei, mi scriveva, ha un vuoto.
Ovvero da Bartolomeo, barone, padre del citato barone Nicola e un tal Landenulfo figlio di Leone de Lufranco (de Franco), abitante in Capua.
Ed infatti dice “tra 1112 ed il 1365 (però 1365, anno del più antico documento cartaceo rinvenuto che giustifica la genealogia) mi sono dovuto rifare agli antichi trattatisti che però richiamano documenti che allora esistevano e che provavano le varie successioni”.
Di quali successioni parla?
Tale Landenulfo, secondo gli storici da lei citati “non errarono nel porre come discendente di un omonimo conte longobardo vissuto tra il 1066 ed il 1080, tal Landenulfo Francus, conte-prefetto di Caiazzo (a qualche km da Capua) figlio di Landenulfo Franco altresì conte e cospirante contro i Normanni nel 1066”.
Quindi lei presume che a Capua visse una famiglia nobile con il cognome de Franco e che era la stessa della sua famiglia?
Può essere più preciso e dimostrare quel che afferma?
Poi aggiunge che “la famiglia de Franco (il cui ramo insignito del titolo di marchese si cognominerà de Franchis) è molto antica e numerosa ed anche nota alla storiografia napoletana per aver posseduto in tempi non sospetti importanti feudi”.
Di quale famiglia Franco parla? Come dimostra che essi siano legati al casato di Capua?
Infine lei ci indica “i membri di XI e XII secolo sono sempre contraddistinti da un identificativo etnico, infatti nel 1094 vi sono Franco che si dicono "ex gentes langobardorum", "longobardi consimiles suos", "ex precelsa gentes longobardorum", "Landenulfus cui dictus est Francus filius Atenulfi comitis et nepos Landulfi olim principis Capuae" fino ad arrivare ad un atto del 1184 (e dico 1184) in cui un loro discendente ricorda un "Potho de Franco langobardo" e lo enumera tra i suoi antenati (Potone visse alla fine del secolo XI)”.
Quindi ricapitolando:
1) La sua famiglia era di Sarno e la sua genealogia arriva al sec. XVI con Nicola Angelo (+1601);
2) Esisteva una famiglia De Franco a Mugnano del Cardinale; ma non mi sembra lei abbia abbastanza elementi per dimostrare l’effettiva genealogia fra questa e la sua casa;
3) Il ramo di Mugnano sembra disceso da un patrizio di Capua, tal Giulio;
4) Esisteva una famiglia baronale De Franco (citati dal Della Marra) nella zona capuana; ma come fa a dimostrare che il citato Giulio sia effettivamente congiunto genealogicamente con costoro?
5) In epoca antica visse una famiglia De Franco di probabile ascendenza longobarda, ma come può dimostrare effettivamente che costoro erano gli avi della famiglia baronale citata?
Non le sembra che questi siano solo vari casati che si cerca di unire insieme fra loro basandosi solo su delle ipotesi?
Può riuscire a farmi capire se mi sbaglio e se scientificamente, su documenti storici inoppugnabili, con metodo e rigore, al di fuori di ogni ragionevole dubbio, può dimostrare la linea genealogica che lei traccia dai longobardi Franco fino alla sua famiglia di Sarno?
Perché il problema è che se anche lei avesse ragione ma non potesse dimostrarlo, le sue resterebbero solo ipotesi. E basta.
Ma questa non sarebbe una vera genealogia.
Non sarebbe nemmeno una ricerca genealogica.
Purtroppo tale modo di procedere lo conosco ed è nefasto. Mi sovviene alla mente un celebre “ricercatore” di questo tipo che ha su Internet un sito in cui si sforza di unire tante famiglie con stesso cognome o simile in un unico, mitico e fantagenealogico, albero “genealogico”.
Infine, in chiusura, che anche se lei mi dice che: “con questa genealogia (quale? Aggiungo io) i membri del '600, '700 ed '800 furono accettati nell'ordine di Malta, d'Alcantara e della Calatrava” le vorrei fa notare nel materiale che lei mi ha inviato non vedo cavalieri citati di tali ordini e che non sempre tali ordini approfondivano la genealogia dei loro aderenti.
Scusandomi se le sono sembrato severo e pignolo, ma non è nulla di personale. Cerco solo di procedere con rigore e scientificità, sforzandomi, con tutta la mia modestia, di essere un buon ricercatore e non un “fantagenealogista”.
Attendo sue risposte.
Grazie,

Giovanni Grimaldi
Grimaldi
 

Messaggioda Landenulfo da Sarno » mercoledì 24 novembre 2004, 22:11

Caro sig. Grimaldi,
i dubbi che lei ha sollevato sono interessanti e vanno chiariti.

1. No. la lapide del sepolcro di Nicola angelo lo dice figlio di Fabrizio e nipote dell'ujd Giulio patrizio di capua. Un atto prodotto da Alifante de Franco di Sarno, con la asseverazione del sindaco e degli eletti di Maddaloni, ricorda che il nonno era stato governatore di mugnano del cardinale
2. il secondo punto lo chiarisce da solo l'affermazione di cui sopra: se io ho il battesimo di un mio antenato figlio dell'honorabile Nicola Angelo (e più atti notarili in cui agiscono tutti i fratelli figli del defunto Nic. Ang.), nella fattispecie Jacoviello, e trovo che questo Nicola Angelo (l'unico vivente in SArno) è detto "de casalis mognani montisvirgini" nel suo cap. matr. del 1564, nel cap. matr. della figlia nelò 1593, e in più atti tra 1578 e 1585, quali dubbi dovrei avere? Anzi, quali altri prove dovrei cercare? L'ultima strada per avvalorare la questione che di per se mi sembra già valida sarebbe quella di studiare i protocolli munianensi che poi confermerebbero ulteriormente quanto già sappiamo. Il primo della linea sarnese veniva da Mugnano ed era l'unico Franco di Sarno al momento! La storia sarnese della famiglia non rimonta oltre il 1564 perchè prima di (de/di) Franco in Sarno non se ne aveva nessuno!
3. Nicolangelo discendeva da questo patrizio capuano chiamato Giulio, stando alla lapide murata sulla sua casa in Sarno "a Mortaro". Ma poi, di Giulio se ne parla solo in atti sarnesi (anche se non ho ancora studiato bene i protocolli munianensi) e sono proprio questi atti a permettere di integrare la storia del casato di Mugnano
4. Un ujd Giulio patr. napoletano e barone in Piedimonte, vissuto nella seconda metà del '400 è detto dal Della Mrra diretto discendente della famiglia capuana (e siccome non abbiamo più documenti l'opera è l'unica che ci da informazioni su questo personaggio). Inoltre la stessa lapide riannoda la gen. fino ad un punto che i primi Franco di SArno consideravano certo e inconfutabile. Riagganciarsi a Giulio secondo me equivaleva a riagganciarsi al casato capuano. A mio giudizio non ritenere i due Giulio la stessa persona -che ricordiamo sono: operanti ambedue nello stesso contesto territoriale; sono fregiati ambedue dello stesso titolo; svolgono la stessa professione e nello stesso ambito cronologico- è indice di una maniera di porsi che è confacente ad un ragionamento preconcetto e che, sono certo non sia questo il caso, travalica i limiti del buonsenso e della cattiva fede :roll: .
5. io affermo l'ascendenza di questi capuani dai conti lognoabrdi come ipotesi retta da documenti e dalla bibliografia storica, confortato dal luogo di residenza e dall'antroponimia propria del casato _Dal 1121 al 1066 non passa molto!_. Ma è solo una ipotesi, di certo più fondata di molte altre delle quali si sente in giro e basata su inoppugnabili prove storiche. Non pretendo di poter dimostratre l'aggancio ai longobardi ma di "proporlo" come ipotesi. Mi sembrava di essere stato abbastanza chiaro nei precedenti interventi!

Per quanto riguarda poi l' "aggancio" dei tre casati trattato alla stregua di una opera di malcelata faciloneria storica, del tipo copia-incolla che si fa sui pc, io mi sento toccato in maniera brutale :evil: . Non compongo mica puzzle! Anzi. Le mie ricerche hanno permesso di ricollegare in maniera documentata e certa -se qualche ragionevole dubbio potrebbe permanere è solo dovuto alla scarsezza della doc. giuntaci dal rogo della II guerra mondiale- due delle tre linee di cui si parla: il ramo di capua e di mugn. erano un tutt'uno con quello di sarno come si vede chiaramente. L'unica proposta è stata fatta tenendo in considerazione la contiguità tra la stirpe di conti longobardi e i primi esponenti capuani. Ma è una proposta e basta.

Mi perdoni se-inconsapevolmente- ho utilizzato toni non consoni o che in qualunque modo possano averla irritata,
in fede,
a.f.
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GENEALOGIA CONTROVERSA

Messaggioda Grimaldi » giovedì 25 novembre 2004, 14:57

Egr. signor Landenulfo,
grazie per avermi risposto. Vorrei innanzitutto precisare che non pretendo di avere nè l'autorità e nè la profondissima cultura per sedermi in trono e sentenziare di genealogia con nessuno. Questa discussione è nata da un suo confronto con il sottoscritto e se lei ha avuto la gentilezza di sottopormi il suo materiale io non posso che essere coscenzioso e critico nel cercare di vedere se ci sono dei punti oscuri. Come molti di noi ricorderanno alcuni filosofi antichi (fino a Marx) avevano come sistema di indagine il procedimento tesi-antitesi-sintesi.
Se lei mi pone una tesi io cerco tutte le possibili antitesi ovvero supposizioni, ipotesi contrarie, volte a saggiare la sua tesi ed a cercarne tutte le possibili falle o incertezze, in modo da poter, alla fine, arrivare alla sintesi, ovvero a comprendere se le sue tesi erano fondate o errate.
Premesso questo vorrei puntualizzare che dal suo materiale inviatomi non si capisce esattamente la fonte e l'esatto contenuto di tutti gli atti che lei mi cita.
Ad esempio se mi dice Tizio morto a non basta porre la data, ma occorre necessariamente anche la fonte (es. parrocchia) e quel che è scritto nell'atto; e se mi dice figlio di Caio e di Tizia non basta questa affermazione, ma deve indicare l'atto dal quale questi genitori risultano.
Altrimenti non posso capire se e dove lei ha ragione.
Ho dunque la necessità di conoscere tali specificazioni, se lei gradisce un mio studio al suo lavoro, che tra l'altro, ho trovato molto approfondito (e questo è un complimento).
Ma a questo punto, ferme queste mie precisazioni di cui sopra e le necessità di tali specificazioni, ho da porle altre domande, sempre se gradisce continuare ad avere il mio parere in merito.
1) Sappiamo (da quel che lei mi dice e in buona fede io presumo per corretta genealogia) che la sua famiglia discende da Nicola Angelo De Franco (+ in Sarno 1601) indicato come onorabile;
1) Nicola Angelo (che lei afferma ma non dimostra come l'unico con tal nome vivente in Sarno in tale epoca) è detto "de casalis mognani montisvirgini" nel suo cap. matr. del 1564 e atti seguenti;
1) Sappiamo che a Mugnano del Cardinale visse una famiglia De Franco che era discesa da un Giulio patrizio di Capua. Di tale famiglia è la lapide che cita lei ed a tale famiglia appartenevano un certo Nicolangelo ed un certo Alifante;
1) Ora: come fa lei a stabilire che il suo Nicola Angelo sia lo stesso Nicola Angelo di questa famiglia di Mugnano? Nei suoi vari atti è indicato, oltre che l’origine dal casale di Mugnano, il nome di un genitore?
5) Lei cita la lapide a Mortaro. Come può collegare, al di fuori di ogni ragionevole dubbio, che il citato Nicola Angelo della lapide sia proprio il suo avo? Non potrebbero esserci stati DUE Nicola Angelo de Franco, entrambi originari di Mugnano del Cardinale, ma appartenenti a due distinte famiglie? Non voglio cercare il pelo nell’uovo ma non ha abbastanza elementi per provare che sono la stessa persona.
6) Lei cita poi Alifante de Franco di Sarno che con la asseverazione del sindaco e degli eletti di Maddaloni ricordava che il nonno era stato governatore di Mugnano del Cardinale, quindi riconducibile a quella famiglia. Ma come fa poi a stabilire che il detto Alifante sia di Sarno e che sia proprio figlio del suo Nicola Angelo e di Carmosina di Palma??? Mi occorre, anche qui, sapere cosa dicono esattamente gli atti che ha trovato.
7) Ritornando al citato Giulio patrizio di Capua che risulta il capostipite del ramo di Mugnano, come può identificare costui con il Giulio della casa baronale citata dal Della Marra? Lei mi dice “ A mio giudizio non ritenere i due Giulio la stessa persona - che ricordiamo sono: operanti ambedue nello stesso contesto territoriale; sono fregiati ambedue dello stesso titolo; svolgono la stessa professione e nello stesso ambito cronologico- è indice di una maniera di porsi che è confacente ad un ragionamento preconcetto e che, sono certo non sia questo il caso, travalica i limiti del buonsenso e della cattiva fede”. La ponga nell’altro verso: non può sembrare invece il suo un modo errato di porsi e di voler per forza identificare i due Giulio in un'unica persona senza avere abbastanza elementi che lo possano dimostrare in maniera inconfutabile? E se ha fatto questo errore non è possibile che lo abbia fatto anche cercando di allacciare fra loro, ad esempio, anche il ramo di Sarno e quelo di Mugnano?
Mettiamola così, per esempio: suo nonno si chiamava Pippo, visse circa fra il 1920 ed il 2000 a Roma, era dottore in medicina e faceva il pediatra; lei sa da un giornale locale che a Roma è morto tempo fa un certo dott. Pippo, pediatra, vissuto circa nella stessa epoca. Lei andrebbe a Roma a reclamare l’eredità di costui dicendo che era suo nonno???……Ovvero lei porterebbe in tribunale una causa per avere l’eredità di un soggetto che aveva lo stesso nome di suo nonno affermando che costui deve essere suo nonno solo perchè suo nonno viveva nella stessa epoca, nella zona e che aveva lo stesso titolo e stessa professione? Basta questo per che costoro devono per forza essere la stessa persona e lei per questo deve avere la sua eredità? Crede che tutto questo basterebbe al giudice? Come si procederebbe in un tal caso? Si cercherebbero tutti gli atti, i documenti ecc. ecc. che dovrebbero provare se il dott. Pippo suo nonno sia lo stesso de cuius della detta eredità oppure che erano due omonimi anche se con una vita molto simile. Ma in caso mancassero tali documenti per accertare la questione???
Come per personaggi medievali, ad esempio. Allora quello che non può essere dimostrato NON conta e resta pura ipotesi.
Sperando di non esserle sembrato troppo antipatico, sperando che lei voglia aiutarmi a capire specificando le fonti dei suoi dati ed il loro effettivo contenuto mi riservo di avere i miei dubbi e di restare sulle mie posizioni di "antitesi".
Grazie per la sua cortese attenzione.
Cordialmente,

Giovanni Grimaldi
Grimaldi
 

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » giovedì 25 novembre 2004, 16:17

Non conosco bene la zona di Sarno. La mia esperienza personale in alcuni paesi sia abruzzesi che calabresi però mi dice che all'epoca era in un certo senso vietato a due individui viventi che avevano lo stesso cognome di portare anche lo stesso nome di battesimo. E su questo credo vigilasse il parroco.

Questo però chiaramente credo fosse possibile solo in paesi piccoli dove il parroco conosceva tutti. Ritengo impossibile questa situazioni per città ad esempio come Roma, già megalopoli anche nel rinascimento :lol: :lol:
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Messaggioda Grimaldi » giovedì 25 novembre 2004, 16:22

Stimato signore,
lei si sbaglia. Magari avrà trovato solo dei casi rari.
E a riprova le vorrei solo ricordare che in primis nel meridione era quasi un obbligo mettere il nome del nonno paterno (e via dicendo) e poi in molti paesi il nome del santo protettore locale era molto diffuso.
Ergo: specialmente i paesini pullulavano di omonimi, spesso parenti fra loro.
Se lo immagina un parroco a vietare ad un genitore di mettere a suo figlio primogenito il nome del nonno paterno, magari lo stesso di quello del santo patrono?
A presto.

G.
Grimaldi
 

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » giovedì 25 novembre 2004, 16:36

Caro Giovanni
su questo punto non mi sbaglio, poichè è un qualcosa che ho notato molto attentamente, certo possono essere dei casi isolati, ma ritengo che siano comunque interessanti.

Nello specifico in un comune d'abruzzo ho notato che espressamente era vietato mettere lo stesso nome. Come facevano allora? Ricorrevano al doppio o triplo nome. Un bambino si chiamava Antonio, il cugino Antonio Pasquale, un altro cugino Antonio Giovanni ecc ecc.

Ho notato che scientificamente non esistono due bambini viventi con lo stesso nome e cognome.

In calabria ulteriore (nei comuni in cui ho fatto ricerche) invece usavano, sistematicamente riportare nell'atto di battesimo il nome e cognome del padre, della madre, dei 4 nonni e addirittura in molti casi di 2 bisnonni (i padri dei 2 nonni maschi).

Per questo in questa mia esperienza di ricerca ho avuto davvero poco modo di confondermi.
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Messaggioda Alessio Bruno Bedini » giovedì 25 novembre 2004, 16:39

Quanto scritto sopra, ripeto è quanto riportato dalla mia esperienza. Non conosco il territorio di Sarno e li le cose potrebbero essere diverse.

Inoltre come detto prima, questo poteva avvenire solo in realtà molto piccole, e non è detto che sia avvenuto magari per un periodo di tempo limitato (l'arco di una vita di un parroco molto zelante).
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Messaggioda Grimaldi » giovedì 25 novembre 2004, 16:57

Caro Alessio
(diamoci pure del tu) mi dispiace fare spesso la parte di quello pesante e con la frusta in mano ma non ne ho assolutamente l'intenzione.
Ma purtroppo debbo dissentire con te su alcune tue affermazioni.
MI dici infatti: "su questo punto non mi sbaglio, poichè è un qualcosa che ho notato molto attentamente, certo possono essere dei casi isolati, ma ritengo che siano comunque interessanti. Nello specifico in un comune d'abruzzo ho notato che espressamente era vietato mettere lo stesso nome. Come facevano allora? Ricorrevano al doppio o triplo nome. Un bambino si chiamava Antonio, il cugino Antonio Pasquale, un altro cugino Antonio Giovanni ecc ecc. Ho notato che scientificamente non esistono due bambini viventi con lo stesso nome e cognome"
Saranno casi interessanti ma io non ho MAI visto, letto o sentito dire di tale divieto del parroco in tanti anni di ricera ed in nessuno dei vari archivi parrocchiali (una trentina) in cui sono stato fra Campania e Calabria ho mai visto tale divieto.
Di certo è un caso raro. Ad ogni modo credo tu stia parlando di atti parrocchiali più recenti (es. sec. XVIII-XIX) quando si usava comunemente aggiungere più nomi. Addirittura mi è capitato di trovare che in una stessa famiglia fossero viventi due fratelli con lo stesso nome! Non uno nato e morto prima dell'altro, ma proprio viventi insieme e con nome uguale. E' un caso rarissimo ma applicato quando, ad esempio, una coppia, non giovanissima, temeva che per l'alta mortalità infantile del tempo, non avessero un figlio che portasse il nome avito e la discendenza della famiglia!
Poi aggiungi: "In calabria ulteriore (nei comuni in cui ho fatto ricerche) invece usavano, sistematicamente riportare nell'atto di battesimo il nome e cognome del padre, della madre, dei 4 nonni e addirittura in molti casi di 2 bisnonni (i padri dei 2 nonni maschi). Per questo in questa mia esperienza di ricerca ho avuto davvero poco modo di confondermi."
Non dubito, ma una questione è trovare pochi omonimi o atti che potessero far confondere fra loro due soggetti omonimi ed un'altra è ritenere che esistesse un divieto parrocchiale a porre lo stesso nome a più bambini di famiglie omonime.
A presto.

G.
Grimaldi
 

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » giovedì 25 novembre 2004, 17:11

Bè nel caso abruzzese da me riscontrato è talmente evidente la non esitenza di omonimi che non ci si può non fare caso. Per questo ho ipotizzato una regola non scritta magari imposta dal parroco. Il periodo in questione è circa dal 1720 al 1800 e purtroppo non ho avuto ancora modo di controllare il periodo precedente.

Cercherò di indagare per capire se c'era davvero una sorta di regola :D :D

Per me la cosa però è stata più che positiva. E' semplicissimo fare ricerche quando non vi è possibilità di confondersi con gli omonimi :D :D :D
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Messaggioda Grimaldi » giovedì 25 novembre 2004, 17:19

Mah!
E' comunque una materia interessante l'onomastica! Spesso sottovalutata e poco studiata per questo!
Ricordo il caso di un matrimonio che non trovavo in una parrocchia locale. Lo sposo era di quel paese ma la sposa non vi risultava battezzata. E nemmeno risultava il luogo di origine dall'atto di morte di costei.
Però due loro figli ultrageniti (uno premorto all'altro) avevano un inconsueto nome di battesimo. Facendo una ricerca sui santi patroni della provincia trovai un santo con quel nome in un paese poco distante.
Nell'archivio parrocchiale saltò fuori proprio il matrimonio degli sposi che non avevo trovato nella prima parrocchia (e dall'atto lo sposo risultava proprio di quella prima parrocchia). Così trovai anche l'atto di battesimo della sposa, ecc. ecc...
Morale? Gli sposi avevano, per devozione (o per rispetto verso uno zio di lei), messo il nome del santo patrono del paese della sposa ad un figlio (e poi a quello nato dopo la morte di costui).
Grazie per avermi letto sin qui.
Ciao
Grimaldi
 

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » giovedì 25 novembre 2004, 17:23

Si è capitato anche a me qualcosa di simile in una ricerca genealogica fatta per una mia amica. A volte bisogna proprio fare l'impossibile per trovare i dati di alcune persone :D :D
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