STEMMI FALSI E STEMMI D'INCHIESTA...

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STEMMI FALSI E STEMMI D'INCHIESTA...

Messaggioda Michele Baroncini » lunedì 22 novembre 2004, 10:13

Carissimi, :P

su consiglio del nostro riverito Frate, lancio questo spunto di conversazione sperando possa riuscirVi gradito.

Che accade quando uno stemma contiene più o meno palesi e grossolane "infrazioni" alle regole araldiche?

Generalmente si parla di "stemma d'inchiesta" o di "stemma falso"

Il bone magister si mostrava perplesso davanti alla mia "ostinazione" nel parlare di "stemma falso", invitandomi saggiamente a sottoporre la questione ai colleghi del forum in vista di un approfondimento.

Tuttavia non mancano esempi di "licenze araldiche... un esempio ne è lo stemma da me rinvenuto in alcune vecchie carte di famiglia e in un sigillo per lettere a nome "Baroncini" (non lo uso perchè non posso provare sia il mio stemma... un avo aveva iniziato a servirsene, con larghezza :P , dopo averlo rinvenuto in circostanze poco chiare e senza preoccuparsi di svolgere le opportune verifiche... :oops: ).

Detto stemma è blasonato dal comm. Crollalanza come segue... "partito, a sinistra d'azzurro pieno, a destra d'argento alla sbarra cucita in oro"..

Che dire di quella sovrapposizione di metalli? La sbarra non è partizione, ma figura... ne consegue che la sovrapposizione è illecita... o dovrebbe esser tale...

Sospendo il giudizio nell'attesa di conoscere i Vs pareri... in generale e non solo sullo stemma citato a mero titolo esemplificativo...

cordialmente

Michele
Michele Baroncini
 

Messaggioda Adriana » lunedì 22 novembre 2004, 11:28

Gentile Sig. Baroncini, buongiorno.

L'argomento da Lei proposto mi risulta particolarmente gradito perché mi sono avvicinata da pochissimo al mondo dell'araldica e la mia curiosità è sconfinata.

Premetto che sto studiando con impegno... ma temo di meritare ancora un sacco di bacchettate sulle dita... :oops:

Comunque, mi pare che il Crollalanza classifichi le armi "false" o "per inchiesta" tutte indistintamente come armi "irregolari", valutando poi caso per caso di che cosa si tratti; non è detto infatti che un'arma sia letteralmente "falsa" solo perché contravviene alle leggi dell'araldica, e direi che parecchie celebri famiglie abbiano armi che potremmo definire irregolari.

Prometto che farò un ripasso dell'argomento durante la pausa del pranzo, e sarò lieta di continuare poi il discorso (e di diminuire un pochino la mia sconfinata ignoranza... :oops: )

Saluti, Adriana
Adriana
 
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Messaggioda MMT » lunedì 22 novembre 2004, 13:19

Caro Michele,
sono anch'io dell'opinione della sig. Adriana. Questa famosa legge araldica del non sovrapporre metallo a metallo e smalto a smalto è nata sicuramente con i primissimi stemmi, quelli cavallereschi che sarebbe poi stati usati durante una battaglia o un torneo. All'epoca penso risultasse difficile una materiale sovrapposizione di due elementi uguali ma soprattutto era difficile distinguere i colori in lontanaza: è chiaro che avrebbe reso di più un'arma di rosso ad una fascia d'oro che magari una col campo d'argento.
Ma col passare del tempo la funzione riginaria degli stemmi è mutata, essi divennero espressione del possessore, divennero di larga scala così che sia chi lo possedeva da tempo immemore che anche nuovi personaggi, di grande rilievo sociopolitico, ma anche e soprattutto ecclesiastici iniziarono una grande "consumazione" di stemmi. Ne risultò che non vi poteva essere più un grandissimo controllo, quindi chi voleva usare privatamente uno stemma, che sò un canonico, si creava il suo stemma, che poi magari veniva tramandato. E' ovvio che non tutti conoscessero a menadito l'araldica con le sue leggi ed ecco che uscirono parecchi cose curiose, soprattutto in epoca rinascimentale.
Comunque sia vi sono anche parecchi armi, assai antiche, per esempio quella di Mons. Heim o quella degli Spreti, che in effetti sono "errate" o comunque "per inchiesta"...
... ma sinceramente non me la sentirei di andare ad "indagare" sui tre monti d'argento in campo d'oro degli Spreti, nè tantomeno sul leone d'oro in campo argento del compianto Mons. Heim.
D'altra parte in moltissimi stemmi italiani compare la figura del destro/sinistrocheiro, che spesso è di uno smalto su an'altro smalto. E che dire di tutti quegli elementi araldici che sono al naturale e che spesso compaiono in campo azzurro o rosso etc.?
Tutti stemmi su cui indagare? Ne dubito.
Diciamo più che altro che le leggi araldiche, come altre scienze e materie, ha le sue deroghe... guidate dal gusto (ma a volte anche dall'ignoranza!) dell'artista o dello stesso committente.

In fondo questi stemmi esistono e anche in grande quantità, non possiamo di certo ignorarli o indagare su tutti questi! :wink:


Un saluto cordiale,
Michele T.d.S.
MMT
 
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Messaggioda Grimaldi » lunedì 22 novembre 2004, 13:21

Gentili signori,
l'argomento è davvero interessante.
Bisogna innanzitutto ricordare che la "scienza araldica" nacque solo dopo che già si era diffuso l'uso degli stemmi.
Quindi le regole generali in origine non erano sempre rispettate (come quella di non porre metallo su metallo, come ad esempio per l'antico stemma dei Doria di Genova).
Altra questione è poi quella che riguarda stemmi usati in stati dove invece vigeva già una normativa in materia.
In generale quindi possiamo affermare che erano stemmi "illegittimi", "falsi" o "di inchiesta", quelli che non rispettavano le regole araldiche in stati ed epoche dove esisteva invece una normativa che regolava l'araldica (regole, concessioni, usi, ecc.) e probabilmente, come spesso accadeva, erano infatti usati senza concessione regia, senza riconoscimenti ecc. (direi illegittimi, pendenti). E tale discorso può estendersi dall'araldica al diritto nobiliare.
Laddove invece uno stemma, anche se "imperfetto" e non ortodosso delle regole araldiche era riconosciuto e legalmente usato (concessione regia, riconoscimento nobiliare, iscrizione in libri d'oro, ecc.) esso era perfettamente corretto ed utilizzabile.
Spero di essere stato di aiuto.

G.
Grimaldi
 

Messaggioda Michele Baroncini » lunedì 22 novembre 2004, 14:27

Gentile Adriana, cari Michele e Giovanni... :P

Vi ringrazio per le Vs celeri risposte... molto interessanti e molto chiare!

un caro saluto a tutti e tre :P

Michele
Michele Baroncini
 

Messaggioda Adriana » lunedì 22 novembre 2004, 14:56

Rieccomi qui dopo il "ripasso" per qualche precisazione.

Secondo il Crollalanza le armi "dimandanti" o "d'inchiesta" sono contrarie alla regola araldica di non porre colore su colore o metallo su metallo, ma furono prese per qualche illustre fatto (e viene citata l'arma di Goffredo di Buglione) e sono comunque assolutamente valide; le armi "false" sono irregolari perché contrarie all'arte araldica per ignoranza della stessa.

Si dice poi che tali armi sono rare in Italia, Francia, Spagna e Inghilterra, ma molto comuni in Germania settentrionale e Polonia; evidentemente in tali Paesi le "leggi" araldiche non erano così strettamente conosciute o applicate.

Saluti, Adriana.
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Messaggioda Franz Joseph von Trotta » lunedì 22 novembre 2004, 16:04

Gentili Signori,

sull'argomento e, per ragioni ben immaginabili, il compiantio Mons. Heim aveva scritto addirittura un volume dal titolo "Or and argent, Van Duren, London 1984" (con la prefazione del duca di Norfolk) dove, carte alla mano, aveva trattato della suddetta eccezione dimostrando quanto questa non fosse poi così eccezionale nella pratica comune.

Per quanto riguarda il Crollanza che voleva le armi d'inchiesta prese per ricordare qualche illustre fatto e cita l'esempio del Buglione a giustificare questa ipotesi, ebbene dobbiamo valutare tale approccio al problema ormai del tutto obsoleto.

Lo stemma del regno di Gerusalemme ai tempi dei primi sovrani non esisteva affatto; la prima attestazione certa è ben posteriore e compare su una scatola/reliquiario realizzata nel 1236 per l'uso di S. Luigi. Qui campeggia una croce potenziata d'oro in un campo seminato di crocette. E anche l'esistenza di un "qualcosa" che ne potrebbe essere l'archetipo simbolico - soprattutto in ambito numismatico - non compare prima del regno di Amalrico II († 1205).

La "storiella del Buglione" per la prima volta è citata da Jean Courtois araldo di Alfonso V d’Aragona conosciuto con il nome d’ufficio di “Sicille “nel suo trattato "Blason des coulours" in un immaginario dialogo tra un araldo ed il suo apprendista:
«Domanda: E perché dunque il Re di Gerusalemme porta uno scudo d’argento a una croce d’oro, che sono due metalli?
Risposta: Perché Goffredo di Buglione quando conquistò Gerusalemme riunì il suo consiglio, e con giusta deliberazione sua e del detto suo consiglio, allo scopo che si ponesse per sempre il problema per coloro che si occupano e traggono piacere nel sapere il perché delle armi, prese le dette armi per la nobile conquista che egli fece, e al fine che ne rimanesse memoria. E non le porta, né le deve portare di due metalli né di due colori, nessun altro, perché esse sarebbero false e mal fatte».

Goffredo stesso quindi avrebbe violato di proposito le leggi araldiche per perpetuare il ricordo della gloriosa conquista di Gerusalemme, ma questa è ovviamente una spiegazione apocrifa che trasformava quello che in quel momento iniziava ad apparire come un ’anomalia, in un del tutto eccezionale "unicum" araldico.
La leggenda divenne “così vera” che il caratteristico stemma di Gerusalemme verrà definito anche come “croce di Buglione”.

A mio avviso cercare di trovare sempre un "perché" negli stemmi rischia di essere fuorviante, spesso solo banali ragioni pratiche sono alla base di determinate scelte cromatiche ed emblematiche ( e questo anche nelle cosidette "armi d'inchiesta"), ma certo queste sono meno accattivanti a qualche "nobile fatto" o "mitico accadimento".

Un saluto cordiale

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Brisura automobilistica

Messaggioda antonio_conti » lunedì 22 novembre 2004, 20:14

Buongiorno a tutti,
avete notato che nell’ “araldica stradale” è stata modificata un’antica arma d’inchiesta?
Il buon segnale di divieto di sosta (o di fermata) che vedeva sovrapposti il rosso all’azzurro vede ora inserito un piccolo segno bianco a separare i due colori.
Allo stesso modo tutti i segnali di recente produzione hanno un bordino bianco.
La legge è la stessa che, probabilmente, regolava la composizione delle antiche bandiere militari che sembra abbiano influenzato molto la formazione del sistema araldico.
Da lontano (come è stato già osservato anche in questa sede) “colori” contrastanti si vedono meglio, o meglio permettono di distinguere con chiarezza partizioni e figure.
Non credo sia azzardato immaginare che l’antica, triste, composizione il segnale di divieto di sosta derivasse dal fatto che questo segnale non doveva essere osservato a velocità particolarmente sostenute (chi cerca un parcheggio ai 100 all’ora, o anche solo ai 50?), e nemmeno doveva essere osservato distanze considerevoli col classico colpo d’occhio.
Evidentemente, però, le ragioni della visibilità hanno giustamente indotto chi competente a uniformare la visibilità dei segnali, credo, con un miglioramento anche estetico del segnale in oggetto.
Siamo dunque alla brisura automobilistica di un'antico stemma d'inchiesta.

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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » lunedì 22 novembre 2004, 20:17

Adriana ha scritto:Gentile Sig. Baroncini, buongiorno. L'argomento da Lei proposto mi risulta particolarmente gradito perché mi sono avvicinata da pochissimo al mondo dell'araldica e la mia curiosità è sconfinata. Premetto che sto studiando con impegno... ma temo di meritare ancora un sacco di bacchettate sulle dita... :oops:

In base a quel che leggo qui, non credo... :wink:

Comunque, mi pare che il Crollalanza classifichi le armi "false" o "per inchiesta" tutte indistintamente come armi "irregolari", valutando poi caso per caso di che cosa si tratti; non è detto infatti che un'arma sia letteralmente "falsa" solo perché contravviene alle leggi dell'araldica, e direi che parecchie celebri famiglie abbiano armi che potremmo definire irregolari.

Giusto... :P

Prometto che farò un ripasso dell'argomento durante la pausa del pranzo, e sarò lieta di continuare poi il discorso (e di diminuire un pochino la mia sconfinata ignoranza... :oops: )

Saluti, Adriana


Brava, Adriana! Però...

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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » lunedì 22 novembre 2004, 20:24

Grimaldi ha scritto:Gentili signori, l'argomento è davvero interessante.
Bisogna innanzitutto ricordare che la "scienza araldica" nacque solo dopo che già si era diffuso l'uso degli stemmi. Quindi le regole generali in origine non erano sempre rispettate (come quella di non porre metallo su metallo, come ad esempio per l'antico stemma dei Doria di Genova).

Sullo stemma nuovo dei Doria c'è da ricordare che si tratta di una modifica estetica conseguente al cambio di fazione politica.

Altra questione è poi quella che riguarda stemmi usati in stati dove invece vigeva già una normativa in materia. In generale quindi possiamo affermare che erano stemmi "illegittimi", "falsi" o "di inchiesta", quelli che non rispettavano le regole araldiche in stati ed epoche dove esisteva invece una normativa che regolava l'araldica (regole, concessioni, usi, ecc.) e probabilmente, come spesso accadeva, erano infatti usati senza concessione regia, senza riconoscimenti ecc. (direi illegittimi, pendenti). E tale discorso può estendersi dall'araldica al diritto nobiliare.

Ricordiamoci che non c'è reato, se non c'è legge... :twisted:

Laddove invece uno stemma, anche se "imperfetto" e non ortodosso delle regole araldiche era riconosciuto e legalmente usato (concessione regia, riconoscimento nobiliare, iscrizione in libri d'oro, ecc.) esso era perfettamente corretto ed utilizzabile.

...e allora, perchè definirlo "falso" se invece era regolarmente riconosciuto? :shock:

Spero di essere stato di aiuto.
G.


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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » lunedì 22 novembre 2004, 20:28

Adriana ha scritto:Rieccomi qui dopo il "ripasso" per qualche precisazione.
Secondo il Crollalanza le armi "dimandanti" o "d'inchiesta" sono contrarie alla regola araldica di non porre colore su colore o metallo su metallo, ma furono prese per qualche illustre fatto (e viene citata l'arma di Goffredo di Buglione) e sono comunque assolutamente valide; le armi "false" sono irregolari perché contrarie all'arte araldica per ignoranza della stessa.

...ma in quasi quattordici decenni di evoluzione degli studi, questa contrarietà è da ritenersi assorbita dalle altre ignoranze che (ben peggiori di quella ventilata dal Crollalanza) si sono abbattute e si abbattono ahinoi sulla nostra scienza.

Si dice poi che tali armi sono rare in Italia, Francia, Spagna e Inghilterra, ma molto comuni in Germania settentrionale e Polonia; evidentemente in tali Paesi le "leggi" araldiche non erano così strettamente conosciute o applicate.
Saluti, Adriana.


A parte ciò che ha evidenziato, il vecchio frate tace e sorride.

Ancora brava, Adriana. :P

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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » lunedì 22 novembre 2004, 20:31

Franz Joseph von Trotta ha scritto:...(omissis)...A mio avviso cercare di trovare sempre un "perché" negli stemmi rischia di essere fuorviante, spesso solo banali ragioni pratiche sono alla base di determinate scelte cromatiche ed emblematiche ( e questo anche nelle cosidette "armi d'inchiesta"), ma certo queste sono meno accattivanti a qualche "nobile fatto" o "mitico accadimento".
Un saluto cordiale
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...e il vecchio frate continua a sorridere... :P

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Re: Brisura automobilistica

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » lunedì 22 novembre 2004, 20:34

antonio_conti ha scritto:Buongiorno a tutti, avete notato che nell’ “araldica stradale” è stata modificata un’antica arma d’inchiesta? Il buon segnale di divieto di sosta (o di fermata) che vedeva sovrapposti il rosso all’azzurro vede ora inserito un piccolo segno bianco a separare i due colori. Allo stesso modo tutti i segnali di recente produzione hanno un bordino bianco.
La legge è la stessa che, probabilmente, regolava la composizione delle antiche bandiere militari che sembra abbiano influenzato molto la formazione del sistema araldico. Da lontano (come è stato già osservato anche in questa sede) “colori” contrastanti si vedono meglio, o meglio permettono di distinguere con chiarezza partizioni e figure. Non credo sia azzardato immaginare che l’antica, triste, composizione il segnale di divieto di sosta derivasse dal fatto che questo segnale non doveva essere osservato a velocità particolarmente sostenute (chi cerca un parcheggio ai 100 all’ora, o anche solo ai 50?), e nemmeno doveva essere osservato distanze considerevoli col classico colpo d’occhio. Evidentemente, però, le ragioni della visibilità hanno giustamente indotto chi competente a uniformare la visibilità dei segnali, credo, con un miglioramento anche estetico del segnale in oggetto. Siamo dunque alla brisura automobilistica di un'antico stemma d'inchiesta.
Antonio Conti


Bella, elegante ed acuta osservazione!

Notate che il caro Antonio non ha minimamente accennato a "leggi" estetiche nè a "norme" cui il divieto di sosta... avrebbe :roll: contravvenuto!!!

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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » lunedì 22 novembre 2004, 20:40

Infine, i due Micheli: bravi entrambi, però...

1) Tuccimei ha scritto: E' ovvio che non tutti conoscessero a menadito l'araldica con le sue leggi ed ecco che uscirono parecchie cose curiose, soprattutto in epoca rinascimentale: L'epoca rinascimentale, soprattutto la nostra, non ha prodotto poi tutti :roll: questi mostri che paventi... gli ultimi 2-3 secoli, invece, sì... :oops:

2) Baroncini ha scritto: Il bone magister si mostrava perplesso davanti alla mia "ostinazione" nel parlare di "stemma falso", invitandomi saggiamente a sottoporre la questione ai colleghi del forum in vista di un approfondimento: e il tuo parere, bone secunde, ora qual è diventato?

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Messaggioda antonio_conti » lunedì 22 novembre 2004, 20:52

Oltre al buffo esempio automobilistico, volevo proporre anche un'altra considerazione.

Per tante ragioni anche già ricordate in questa sede, gli stemmi potevano venire modificati da interpretazioni errate raffigurate su mobili ed immobili (per errore dell'artista, dell'artigiano, per esempio) e non corrette dal titolare committente per sciatteria, per incompetenza, per ragioni economiche o per altri motivi ancora.
Il risultato naturalmente è quello di un’arma tecnicamente sbagliata, magari proprio per la violazione di una delle poche regole che sovrintendono la composizione araldica, non sovrapporre o giustapporre metallo a metallo e colore a colore. Regola, come è stato ricordato, ampiamente derogata nei fatti.

Passano gli anni, anche parecchi, e lo stemma errato (perché diverso da quello che avrebbe dovuto essere), rischia di passare per lo stemma vero. Questo accade se l’interpretazione artistica o artigianale errata è quella di uno stemma poco conosciuto, ma realizzata su un manufatto di grande importanza e notorietà, oppure nel caso che sia l’unico stemma sopravvissuto.
Per storici e storici dell’arte, spesso poco attenti alle ragioni dell’araldica, quello stemma diventa appunto lo stemma della tal famiglia.

Salve tutte le ragioni già da voi esposte, riguardo agli stemmi d’inchiesta non necessariamente falsi, direi che uno stemma composto fuori dalla regola aurea dell’araldica deve attirare l’attenzione del (sempre curioso) studioso di araldica per verificare se in realtà quell’arma così rappresentata sul tal manufatto è vera o è errata.
Un’altra indagine, dunque, sempre araldica e spesso stimolante.
A me è capitato con una famiglia marchigiana estinta nel Cinquecento: gli Oliva conti di Piandimeleto.

A tacer di altri esempi, nel libro “Araldica” di Santi-Mazzini, a pagina 430 c’è un’orribile arma attribuita ai Montefeltro… il disegnatore e l’autore avrebbero dovuto porsi qualche domanda a proposito di quella figura (chiamarla arma mi pare indecente, per rispetto ai Montefeltro), avrebbero potuto facilmente scoprire che quella cosa spacciata per l’arma dei duchi di Urbino era una sonora patacca…

Antonio Conti
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