L’araldica è certo un fenomeno bidimensionale, ma non sono mancate interpretazioni tridimensionali, o quasi, con evidenti intenti decorativi.
Di casa Medici (la più facile da ricardare, per me) si trovano stemmi a due dimensioni, stemmi ove le palle sono rappresentate come semisfere, ed altri dove queste figure sono rappresentate perfettamente a tre dimensioni.
E’ questione che attiene alle esigenze dell’artista e del committente.
Se per il caso dei de’Medici la rappresentazione delle palle (o pillole, secondo altre interpretazioni) non pone problemi interpretativi, in altri casi le cose non sono così semplici.
Prendiamo il caso già citato da fra’ Eusanio nel suo intervento su Briobis di Vico.
(
http://www.anticheopinioni.it/Forum/vie ... t=prefetti).
Pensate, incaricai un locale fotografo di fotografare quel monumento per una mia ricerca… pochi mesi prima della pubblicazione su Bell’Italia, a saperlo per tempo mi sarei risparmiato una trentina di euro.
Ebbene, nel monumento funebre del figlio illegittimo di Giovanni di Vico si notano gli stemmi scolpiti con l’aquila accompagnata da semisfere, mentre nello stemma rappresentato nell’affresco (?) soprastante l’aquila è accompagnata da delle figure che potremmo tranquillamente definire bisanti (visto che sono d’argento).
Fino a qui nulla di strano, lo scalpellino poteva rendere tridimensionale la rappresentazione, cosa che il pittore non poteva fare se non con pastiglia o stucco, ma non era (evidentemente) il suo intento.
Ma un terzo esempio araldico relativo ai di Vico proviene dal monumento sepolcrale di Agnesina (o Annesina come la chiama Calisse nell’unico studio storico dedicato a questa famiglia).
Lo stemma di Agnesina si presenta partito, nel primo di Montefeltro (l’arma del marito, Antonio), nel secondo di Vico. Epperò in questo stemma i bisanti appaiono come tali. Lo scalpellino avrebbe potuto renderli come delle semisfere (come avvenne nel monumento di Briobi fratello della contessa di Urbino), ma non lo ha fatto. Pur in rilievo, li ha resi completamente piatti.
Quale delle due rappresentazioni è quella corretta?
La tradizione (quanto fondata?) vuole che quelle figure che accompagnano l’aquila siano la rappresentazione di pani, in ricordo del diritto “annonario” dei Prefetti di Roma di ricevere un pane al giorno da tutti i fornai dell’Urbe. Una tradizione che induce a riflettere, ma che occorrerebbe indagare, specialmente riguardo l’età storica della sua origine.
Semistere o bisanti? Non è l’unico problema araldico relativo ai di Vico.
Per alcuni il campo sarebbe rosso, mentre il drappo dipinto nella chiesa di San Francesco a Vetralla è verde. Brisura o semplice errore?