adj ha scritto:Sigillum1 ha scritto:... ma che sono frutto di un tentativo (che personalmente giudico abbastanza inutile) di descrizione di una forma unica e irripetibile, senza alcun significato araldico.
Gentile Silvia,
mi sono permesso di evidenziare parte della sua frase su riportata.
Se si tratta di una forma unica e irripetibile, in che modo si dovrebbe blasonare? (o non si dovrebbe blasonare affatto?)
Caro Alberto non posso che trovarmi ancora una volta d'accordo con te, pur nel rispetto dell'inserimento di questa frase nel contesto di tutto quanto detto da Sigillum. Più volte in questo forum si è parlato (opportunamente e non opportunamente) della vitalità del linguaggio araldico. Certo esistono termini blasonici fortemente consolidati dall'uso di secoli, ma le innumerevoli forme e composizioni di cui l'arte araldica è capace aprono all'uso di una certa fantasia nella creazione di nuove locuzioni e accostamenti di concetti. Sempre nel rispetto di quanto è già comunemente in uso nell'arte del blasone, e alla luce della sovrana "regola" della chiarezza semplice e immediata.
Perdonami cara Silvia ma non sono d'accordo soprattutto con questa tua affermazione:
...se ciascuno di noi, descrivendo uno stemma mal riprodotto, andasse a pescare nel suo bagaglio culturale i termini specialistici, nessuno, nemmeno gli araldisti, sarebbero in grado di comprenderci...
Tu sai, io sono di estrazione un biblista. Per cui certo nel mio bagaglio culturale porto termini specialistici che non uso comunemente con i miei interlocutori - qualunque sia la mole del
loro bagaglio culturale - perchè so che con tutta probabilità non sarei capito (eccezion fatta per chi avesse compiuto un iter accademico simile al mio). Se parlassi a qualcuno di testo masoretico, o di
peshittà, o di
haggadà, o di "questione giovannea", o "teologia della giustificazione"... so che metterei in gioco termini e concetti che, non essendo comunemente oggetto di attenzione e di discussione, richiederebbero da parte mia varie e necessarie introduzioni e spiegazioni. Ma se parliamo di "strigile" e "strigilato" stiamo utilizzando termini abbastanza accessibili a tutti, non fosse altro per il fatto che sono termini appartenenti al patrimonio culturale comune: quello della lingua italiana, ancor prima che quello della storia dell'arte e della storia antica in generale. Se ho approfondito qualche aspetto di archeologia e arte cristiana antica è stato ormai qualche anno fa grazie a qualche corso specialistico all'Università Gregoriana. In quella sede ricordo che visionai (attarverso diapositive) diversi esempi di sarcofagi romani e paleocristiani ornati con scanalature a mo' di strigile. Tuttavia, ricordo che già quando frequentavo le scuole medie, in occasione di una visita scolastica per Roma, io e i miei compagni ci imbattemmo in un sarcofago strigilato. La professoressa di educazione artistica ci disse - lo ricordo come fosse ieri - che la decorazione di quel sarcofago riprendeva nelle sue scanalature il movimento dello strigile, "attrezzo usato dagli atleti romani ecc."...
Certo, non si usa quotidianamente la parola "stigile" come si può usare il termine "fascia", o "banda", o "quarto", o "sostegno", e questo perchè non più di uso quotidiano è l'oggetto in questione. Tanto è vero che il vecchio buon frate di Ocre mi ha invitato a parlare un po' di questo antico strumento. Ma è pur vero che i termini che ho citato or ora, indicano in araldica tutt'altro rispetto all'uso del linguaggio comune. Non per questo se in uno stemma incontrerò un "pellicano con la sua pietà" lo dovrò blasonare "pellicano con i suoi piccoli che si nutrono del sangue che scaturisce dal suo petto squarciato", per paura di dar l'idea di un pellicano che con la sua pietà (= devozione) tiene una corona di rosario con la zampa! E parlerò di "pellicano con la sua pietà" senza ritenere necessario di porre in un "apparato di note" - come quello di cui parli nel tuo ultimo messaggio - la spiegazione di che cosa "pietà" qui significhi. Ora. Se andassi a cercar sul vocabolario dell lingua italiana il significato del termine "pietà" probabilmente non troverei il significato araldico del termine. Ma su ogni vocabolario potrei al limite trovare il termine "strigile". Ancora una volta non ritengo dunque necessario l'uso di apparato di note di cui parli.
Infine quando tu parli della necessità di
distinguere il linguaggio blasonico da altri linguaggi,
mi sembra che non tenga conto del fatto che parlando di bande "a mo' di strigile" (o strigilate) stiamo comunque introducendo un paragone che mostra da sè il prestito da un ambito (quello storico-artistico) che non è propriamente quello del linguaggio blasonico. Ma, a parte questo, il linguaggio blasonico forse non si ispira a quanto esiste comunemente nella vita degli uomini e negli spazi artistici e culturali in cui essi vivono e si muovono?
Tu in alternativa come blasoneresti le bande di quello stemma di papa Corsini? "bande di movimento sinuoso, ricurve nella parte superiore e centrate nella parte inferiore"? O, più facilmente, rinunceresti a dare una descrizione "esatta" dello stemma che si trova nel pavimento dell'atrio della facciata di San Giovanni in Laterano, (solo) perchè altrove le bande sono lineari? Poco importa a chi sia dovuto quello stemma, se a un grande maestro marmorario o a un "imbianchino" (come tu dici). Quelle bande sono così. Io ho descritto ciò che ho visto, e che rende, comunque, quello stemma - in quanto unico - un'opera d'arte!