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QUI FACIT VERITATEM VENIT AD LUCEM (Gv 3,21a) 





Michele Tuccimei di Sezze ha scritto:Concordo con la tesi dello stemma di un canonico, magari decano, o probabilmente del vicario generale della Curia (vista l'unica presenza di uno stemma sul portale), che magari per distinguersi dagli altri, o per concessione o per autoattribuzione, usava tali colori.

Quei fiocchi rossi non possono dunque spiegarsi come una particolare dignità concessa dalla Santa Sede. A meno che per la chiesa di Udine non stiamo parlando di un uso esclusivo, simile a quello concesso all'Arcivescovo di Salisburgo (Primate dei Germani e "Legato Permanente") e ai vescovi suoi ausiliari, che per singolare privilegio possono timbrare i loro stemmi con cappelli rossi ornati di fiocchi dello stesso colore (perchè di fatto, di rosso, si vestivano in passato), come quelli dei cardinali, tuttavia non con i 15 fiocchi per lato, bensì con il numero di fiocchi tipico della loro dignità. Ma un uso paragonabile a questo per il vescovo di Udine non mi risulta.

Zaccheo ha scritto:Michele Tuccimei di Sezze ha scritto:Concordo con la tesi dello stemma di un canonico, magari decano, o probabilmente del vicario generale della Curia (vista l'unica presenza di uno stemma sul portale), che magari per distinguersi dagli altri, o per concessione o per autoattribuzione, usava tali colori.
Rimanendo nel campo delle ipotesi, carissimo Michele, sarei molto cauto nel parlare dello stemma di un singolo canonico o di quello del vicario generale della diocesi.
Come accennato, infatti, stando soprattutto alle figure sacre raffigurate nello scudo, rappresentanti l'Annunciazione (a cui è dedicata la Cattedrale di Udine) ed i Santi Patroni della Chiesa udinese, nonchè alla significativa presenza della croce episcopale astile e della spada (entrambi antichi simboli del potere spirituale e temporale, peculiari del solo vescovo), sembrerebbe più opportuno attribuire l'arma in questione al Capitolo dei Canonici (inteso come ente di più persone chiamate ad affiancare il vescovo nell'animazione la vita liturgica di una cattedrale), così come tradizionalmente in uso in moltissime altre realtà diocesane.
Come potrebbe, infatti, un singolo canonico o un vicario generale utilizzare i simboli della croce astile e della spada?
Rimangono delle perplessità sui colori del galero....ma si è già fatto cenno ad eventuali speciali concessioni o ad errori di realizzazione.
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antonio p. v. g. ha scritto:Forse - scusami se mi permetto - non è scientificamente molto corretto cercare di individuare la dignità ecclesiastica legata ad uno stemma a partire dalle figure che campeggiano sullo scudo.
Esatto.
Certo, qui ci sono i patroni della diocesi, ma non sono pochi i casi di stemmi di vescovi che usano figure o simboli dei santi patroni delle loro sedi. Né trovo improbabile che un singolo vescovo voglia esprimere araldicamente il legame con la "sua" cattedrale (magari da lui costruita o restaurata?) attraverso un chiaro richiamo iconografico (in questo caso l'Annunciazione) al Titolare della stessa.
O a qualcosa allusivo alla Sua iconografia sacra.
Il problema principale resta quello di quei fiocchi rossi, ma mi sembra che la pista indicata dal caro Giuseppe sia quella giusta! Grazie, caro Giuseppe! E complimenti!
si arriva in cielo
Zaccheo ha scritto:Lo stemma proposto dal carissimo San Marco è proprio quello del Capitolo dei Canonici della Cattedrale di Udine che, al solo scopo simbolico, viene (arbitrariamente) raffigurato timbrato da un galero (oltre che accompagnato da croce astile e spada episcopali) non pertinente alla dignità di canonico, ma a qualla "speciale" corrispondente al privilegio episcopale menzionato, derivante dalla discendenza spirituale dei presuli udinesi dai patriarchi di Aquileia.
Questa conferma giunge dalla Curia della città di Udine (nelle persone del pro-Cancelliere e dell'Archivista diocesano), appositamente consultata. Appena possibile, a scanso di equivoci, si mostreranno dei documenti a tal proposito.
L'informazione segnalata da Giuseppe Quattrociocchi sul singolare privilegio concesso al vescovo pro tempore della Chiesa udinese di poter indossare vesti rosse (tra cui fascia e zucchetto), ha fornito un contributo importante, ma non esaustivo, alla chiarificazione di questo dubbio: si è finalmente compresa l'anomala natura del galero che, tuttavia, per numero di nappe non corrisponde a quello di arcivescovo (Udine è da sempre sede arcivescovile). Da escludersi, quindi, che si tratti dello stemma di un presule udinese (errori a parte).
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antonio p. v. g. ha scritto:Zaccheo ha scritto:Lo stemma proposto dal carissimo San Marco è proprio quello del Capitolo dei Canonici della Cattedrale di Udine che, al solo scopo simbolico, viene raffigurato timbrato da un galero (oltre che accompagnato da croce astile e spada episcopali) non pertinente alla dignità di canonico, ma a qualla "speciale" corrispondente al privilegio episcopale menzionato, derivante dalla discendenza spirituale dei presuli udinesi dai patriarchi di Aquileia.
Questa conferma giunge dalla Curia della città di Udine (nelle persone del pro-Cancelliere e dell'Archivista diocesano), appositamente consultata. Appena possibile, a scanso di equivoci, si mostreranno dei documenti a tal proposito.
Più che di "discendenza spirituale" parlerei di una derivazione storico-giuridica, caro Ferrante. Nel 1751 il Patriarcato di Aquileia fu diviso dal Papa Benedetto XIV (Prospero Lambertini) nelle sedi arcivescovili di Gorizia e Udine. Quest'ultima è - cosa piuttosto rara - sede metropolitana senza suffraganee.
Quanto allo "scopo simbolico" della raffigurazione di questo stemma direi che è più unico che raro. Di fatto guardando alle ornamentazioni non si può che pensare a un vescovo o sede diocesana. E se nel corso dei secoli la Santa Sede ha concesso speciali privilegi a dei capitoli, questi erano solitamente corrispondenti a quelli dei protonotari apostolici soprannumerari e dei protonotari apostolici ad instar, o a quelli di prelati domestici e camerieri segreti. I singoli canonici di quei capitoli privilegiati avevavo il diritto di adornare il loro scudo con il cappello corrispondente a queste dignità.
Ma il fatto che un capitolo usi insegne vescovili si potrebbe definire quasi come anomalo. C'era il caso di canonici che avevavo il privilegio di portare la mitra (bianca). E in questo caso, solo per ulteriore privilegio concesso espressamente da Roma, essi potevano anche timbrarne gli stemmi di famiglia. Probabilmente - ma personalmente non conosco nessun caso del genere - anche qualche capitolo avrà fatto uso di mitra. Ma la croce è sempre stata emblema proprio dell'ordine episcopale. E lo stesso si dica del cappello verde, anche se nel nostro caso ornato in modo singolare di fiocchi rossi.
Aspettiamo dunque i documenti soprattutto per sapere come mai insegne vescovili sono passate ad ornare lo stemma capitolare.

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