Lucio81 ha scritto:Focalizziamo:
D'azzurro, alla torre d'argento aperta e finestrata di nero, torricellata di tre pezzi alla guelfa, fondata su un terreno al naturale, accompagnata in capo da un destrocherio di carnagione vestito di porpora uscente dal cantone sinistro del capo, col capo inquartato: nel 1° e nel 4° di rosso alla croce d'argento, nel 2° e nel 3° di rosso, a nove losanghe d'oro poste in fascia 3, 3, 3, forate del campo.
Questo ulteriore particolare dello stemma consente di guardare ancora di più nei dettagli questa

meraviglia e fare ulteriori considerazioni sul marmo come materiale ideale per una realizzazione artistica fondata sul cromatismo.
Se notate la Croce di Malta alla quale è accollato lo scudo, in una punta ha una chiazza violacea; questo è avvennuto perchè, come ho già evidenziato nei messaggi di prima,, anche per le parti bianche delle figure sono stati usati ritagli di pavonazzetto e il frammento che costituisce la punta superiore della Croce è parzialmente chiazzato.
La cosa incredibile è che il bianco ha mantenuto intatto il riflesso lievemente violaceo, prova tangibile di come il marmo sia materiale incorruttibile e conservi le sue cromie anche a distanza di secoli, anche con usura da calpestio o da altri agenti, come possono essere prodotti per la pulizia; anzi, con la pulizia i colori vengono fuori ancora più nitidi, come si può vedere in tutti i laboratori di restauro dove vengono usati speciali acidi per i pezzi antichi o anche (scusate l'annotazione tra lo scientifico e il

casalingo) nelle nostre case, dove a volte occorre pulire i pavimenti in marmo o in granito con sostanze "forti" come l'acido muriatico per esaltarne la bellezza e il colore.
Ciao
M.
Carmina litterae non dant panem...
...sed...
Deus nobis haec otia fecit (Verg. Buc. I)