da RFVS » sabato 3 maggio 2008, 15:00
È necessario però un bel distinguo:
1) Basilica o Gonfalone + Chiavi (detto anche Capo della Chiesa):
direttamente dal sito Serlupi.it
I Capi delle Famiglie principesche e ducali romane, individuate dalla Congregazione Araldica Capitolina il 17 gennaio 1854 e iscritte fra i nobili e patrizi romani in ottemperanza alla volontà sovrana espressa nel Chirografo del 2 maggio 1853, sono i seguenti:
Principe Aldobrandini, Duca Altemps, Principe Altieri, Principe Barberini, Duca Barberini di Castelvecchio, Principe Bonaparte, Principe Boncompagni Ludovisi, Duca Bonelli, Principe Borghese, Duca Caetani, Duca Cesarini, Principe Chigi, Principe Colonna di Paliano, Principe Colonna di Sciarra, Principe Corsini, Principe Doria, Duca Lante, Principe Ludovisi Boncompagni, Principe di Montholon, Principe Odescalchi, Principe Orsini, Duca Ottoboni, Principe Pallavicini, Principe Rospigliosi, Principe Ruspoli, Duca Salviati, Principe Santacroce, Principe Strozzi, Duca Caffarelli, Duca Grazioli, Principe Conti, Duca Torlonia, Principe Torlonia, Duca Braschi, Principe Del Drago, Principe Gabrielli, Principe Massimo, Duca Massimo, Principe Spada.
A queste famiglie la Consulta Araldica del Regno aggiunse poi gli Sforza-Cesarini (succ. Cesarini), i Giustiniani-Bandini (per sentenza) e i Lancellotti (già Massimo).
Fra le sopra elencate famiglie la Congregazione Araldica Capitolina individuò quelle che ebbero nel loro seno uno o più Pontefici e che quindi “in qualche modo parteciparono della sovranità”, iscrivendole fra i “coscritti”:
Aldobrandini, Borghese, Altieri, Barberini, Boncompagni Ludovisi, Caetani, Chigi, Colonna di Paliano, Colonna di Sciarra, Corsini, Doria Pamphili, Ludovisi Boncompagni, Odescalchi, Orsini, Ottoboni, Rospigliosi.
A queste ultime famiglie spetta nello stemma l’ornamentazione della “Basilica”, cioè il Gonfalone della Camera Apostolica accollato alle chiavi pontificie.
In conformità alle consuetudini vigenti negli Stati della Chiesa, sono comprese a pieno titolo, negli elenchi sopra riportati, sia le Famiglie originarie che le Famiglie “surrogate”, con surrogazione “piena” o “mista”
Si ricorda infine che, per antica tradizione, sono assimilati ai Principi romani, nel rango e nel trattamento, i Marchesi romani detti “di Baldacchino”, che il Conte Carlo Cardelli, al pari di altri autori, indica nei Patrizi, Theodoli, Afan de Rivera Costaguti, Serlupi, Sacchetti e Soderini (“La tribune de la noblesse romaine au Vatican”, inedito in Archivio Cardelli, Roma).
Anche i Marchesi di Baldacchino utilizzano pertanto il Capo della Chiesa, che può anche essere spostato sopra lo scuod anziché usato come capo vero e proprio.
Direttamente dal sito IAGI:
Ricordiamo, anche, che l'art. 83 del Massimario della Consulta araldica del Regno d'Italia recita: “le famiglie che dettero Sommi Pontefici alla cattolicità, od ebbero il Vicariato od il Generalato della Romana Chiesa, o ne furono privilegiate, possono usare l'ornamentazione araldica della così detta Basilica; cioè: il gonfalone della camera Apostolica accollato con le chiavi pontificie, cimandone lo scudo, e ponendolo in capo, secondo la tradizione, previo riconoscimento, caso per caso, preceduto dal parere della Commissione araldica romana”.
2) Palo della Chiesa (Basilica + Chiavi, su fondo rosso ed inseriti in un palo):
sempre dal sito IAGI:
I vessilliferi o gonfalonieri di S. R. C. ottennero, invece, la facoltà di caricare nel loro scudo gentilizio, il famoso ed ambito “palo della Chiesa”, di rosso, caricato dal gonfalone papale e dalle chiave pontificie.
3) Chiavi decussate:
questa figura poteva venire concessa dai pontefici un po’ a chiunque per svariati motivi, sia a persone che enti o comuni (vedi ad esmpio il comune di Visso, che da Papa Eugenio IV ottenne, nel 1444, di inserire nello stemma le chiavi decussate ed il motto ”antiquum et fidele Vissum”)