da MMT » giovedì 24 aprile 2008, 1:37
Anche se il discorso sembra essersi raffreddato, mi sembra opportuno riportare parte di trattato molto interessante, per altro di recente pubblicazione e approfondita cognizione, "Le nobiltà europee" di J.P. Labatut ed. il Mulino, che ho trovato molto illuminante.
Al capitolo III si tratta della nobiltà di toga e ne riporto alcuni passi (tutto sarebbe eccessivo) davvero pertinenti alla discussione, che abbiamo prolungato per molto tempo. Spero troverete la lattura interessante quanto l'ho trovata io: mi saprete dire. Mi perdonerete (spero) la prolissità del messaggio, tenendo presente che si tratta di un sunto di una decina di pagine.
"[...] Tuttavia la nobiltà francese non aveva soltanto un ruolo militare, perché di fatto offriva al sovrano due diversi grandi tipi di servizio: quello della spada e quello della toga. Orbene, il potere che hanno gli uomini di toga parrebbe una caratteristica affatto francese, e corrisponde ad un sistema che regola l’ingresso nell’ordine nobiliare –un sistema progressivo ed efficace- assai diverso dalla semplice nobilitazione quale era praticata nei più diversi paesi d’Europa. […]
Il sistema francese delle nobilitazioni si presenta caratteristico per la varietà delle sue forme e per le occasioni di promozione sociale che offriva a diversi esponenti della èlite dei non nobili. Diciamo subito che era per più aspetti è un sistema con notevole apertura, ma questo non toglie che si fondi su una norma rigorosa: l’ingresso nel secondo ordine o «stato» deve sempre essere conforme alle leggi o alla volontà dello Stato. infatti ciò che la monarchia esige è che sia accettata una nobiltà ottenuta in base ai servizi di governo resi al paese, mentre non si vuole affatto che prenda piede una nobiltà che segua la via dell’integrazione autonoma, ossia che si formi poco a poco con un ritmo proprio di ascesa sociale. La legislazione dell’Antico Regime intese opporsi strenuamente all’usurpazione della condizione nobiliare da parte di famiglie che avevano preso l’abitudine «a viver nobilmente» e che avrebbero voluto avvantaggiarsi della longanimità tollerante del potere. Lo Stato aveva allora tutto l’interesse a stroncare un simile modo di procedere e, d’altronde, la nobiltà autentica, sollecita nel preservare la propria caratteristica, non poteva che appoggiare una tale politica. Ecco allora che a questo fine furono adottate misure specifiche e così vediamo l’ordinanza di Amboise vietare nel 1555 ai non nobili l’usurpazione della condizione nobiliare sotto pena di mille livres di ammenda. E la Cour des Aides, dietro istanza delle parrocchie o di singole persone, pretese dai supposti nobili la prova della loro nobiltà, mentre il re nel suo Consiglio decideva di compiere inchieste sulla nobiltà. […] Dopo l’ordinanza di Blois nel 1579, non fu più ammessa la nobilitazione che avesse per base l’attestazione che la famiglia da nobilitare possedeva ormai da tre generazioni una terra nobile. […]
Era poi possibile entrare nell’ordine nobiliare occupando cariche municipali. In verità questo tipo di nobiltà ebbe in Francia un’importanza molto relativa soprattutto se confrontiamo la situazione francese con quella delle nobiltà cittadine della Germania, della Svizzera e dell’Italia. La nobiltà di cloche (campana) –così detta dalla campana della torre municipale che serviva a convocare gli échevins (gli scabini ossia i membri del Consiglio)- ebbe una fortuna mediocre. Sedici città privilegiate godettero in certi momenti di un potere nobilitante di cui fruivano i loro consiglieri e, nonostante i provvedimenti selettivi adottati agli inizi del governo personale di Luigi XIV, Parigi, Lione e Tolosa riuscirono a conservare il privilegio acquisito.[…]
L’ambiente di toga, a dire il vero, è del tutto diverso da quelli finora indicati [fa riferimento a quella feudale e civica ndr]. Qui la nobilitazione era un affare che richiedeva più tempo ma la sua persistenza nel tempo era un fatto stupefacente. Praticando la libera dimissione dalle cariche si formarono delle vere e proprie dinastie di magistrati, come fu il caso dei Lamoignon, dei Lefèvre d’Ormesson, dei Molé e di tanti altri; e proprio la trasmissione ereditaria della carica poteva mettere un freno al rinnovamento di questa élite di toga. È un fatto che la nobilitazione conseguente a cariche nell’amministrazione della giustizia o nella gestione delle finanze ci mostra in che modo lo Stato considerava i rapporti tra la funzione pubblica e il secondo ordine. Il rapporto tra l’una e l’altro è un fatto nuovo, proprio dell’età moderna, almeno per quanto riguarda le definizioni che regolano il processo di nobilitazione. Infatti da molto tempo era convenuto che una funzione nobile conferisse a colui che la ricopriva un carattere nobile. […]
Ma questo modo di nobilitazione era meno agevole di quanto si sia talvolta pensato".
MMT