Moderatori: Novelli, Antonio Pompili, mcs, Lambertini
si arriva in cieloFra' Cesare da Serravalle ha scritto:Reverendo Padre Eusanio, mi è possibile solo questa mattina visionare la Sua risposta che è completa ma che mi lascia tutte le perplessità alle quali vorrei trovare soluzione. Ogni tanto per esercitarmi provo a blasonare stemmi più o meno complessi ma spessissimo mi fermo davanti a forme troppo diverse in esempi diversi dello stesso stemma.
Questo dipende dai blasonatori di cui si legge, caso per caso, la prosa.
I quali, se tecnicamente e araldicamente abili, a parità di stemma dovrebbero redigere blasoni difformi soltanto a fronte di esemplari materialmente difformi fra loro.
Da qui nasce il problema più importante: qual’è il vero stemma? Faccio un esempio a caso che chissà quante volte Lei si è trovato di fronte: quante fasce sono quelle “giuste” se una volta ne vedo sei, una volta dieci, una volta otto, un’altra volta sette o cinque? Come posso allora dire che quello “è” lo stemma di una famiglia o di una città?
Qui la questione si fa del tutto differente.
Se uno stemma è un tre fasce, e noi lo vediamo fasciato, i casi son due: o l'artefice del manufatto è stato impreciso (e su questa frase potremo spendere fiumi di parole), o non si tratta del medesimo stemma.
Da quello che ho visto, e da quello che capisco, può un artista disegnare quello che vuole e come vuole (tanto va bene in ogni caso)
Ci mancherebbe altro!
La liceità dell'artista è sacrosanta, ma la fedeltà nel riprodurre uno stemma dato dovrebbe esserlo ancora di più!
e chi lo vede si deve arrangiare? E chi legge uno stemma e non riporta ESATTAMENTE tutto ciò che vede disegnato, sbaglia oppure ha il diritto di leggere ciò ritiene opportuno, sopratutto quando sa già come stanno le cose?
Concorderai con me, spero, nel ritenere che sbaglia.
Come Lei ha detto, la risposta sta nell’esperienza araldica dell’osservatore, ma quale esperienza si può fare se ci si trova continuamente in imbarazzo? Attendo da Lei tutti gli insegnamenti dei quali la mia inesperienza e il mio desiderio di imparare ha bisogno. Io La ricorderò nelle mie povere preghiere.
Benedicamus Domino.
Fra’ Cesare
si arriva in cieloFra' Cesare da Serravalle ha scritto:Le Sue risposte, Reverendo Padre, sono come sempre puntuali ma forse io non ho saputo dare il senso preciso del problema sollevato.
Invece hai trasmesso benissimo il senso delle tue problematiche.
Il problema è che si tratta di questioni vastissime, per di più se connesse alla generica ed atemporale casistica da te indicata.
Faccio un esempio concreto. Il signor Pinco ha uno stemma con un certo numero di bande merlate: una volta le trovo in numero pari di colori alternati e dirò che è un bandato; un’altra volta sono dispari con il campo di un colore e le bande di un altro; un’altra volta i colori del campo e delle bande sono invertiti; un’altra volta i merli sono addosso ai bordi e non so se deve essere conteggiata come banda lo spazio del campo che si vede fra un merlo e l’altro. Non parliamo poi del numero delle bande. Se vedo tanta varietà di forme, cosa devo blasonare, e qual’è il VERO STEMMA del signor Pinco?
Perdona la domanda, ma per aumentare concretezza al quesito dovremmo collocarlo nel tempo e nello spazio.
Un conto è applicarlo (esempio) all'Europa centrale del XIII secolo.
Un altro è applicarlo (esempio) all'area asiatica del XX.
La stessa cosa vale per figure di stemmi che appartengono ad una stessa persona o uno stesso Comune, supponiamo un castello. In un esempio ha due torri, in un altro tre (che credo sia il numero regolare), una volta ha la porta aperta e un’altra chiusa, una volta ha due finestre e un’altra tre ecc.. Cosa devo blasonare, e qual’è il VERO STEMMA posseduto?
Credo che nonostante il mio impegno e la Sua benevolenza non imparerò mai l’araldica.
Permetti al vecchio frate di dubitarne fortemente.
Molto fortemente.
In ogni modo grazie.
Benedicamus Domino.
Fra’ Cesare
si arriva in cieloMessanensis ha scritto:(l'errore può nascere quando un artista nel copiare lo stemma sbaglia nel disegnarlo omettendo o modificandone un particolare per sua imperizia; oppure se qualche araldista in un proprio libro blasona lo stemma in maniera non esatta e l'artista per riprodurre lo stemma si affida a quella blasonatura imprecisa).
Sempre che non si tratti di modifiche volontarie apportate allo stemma in un certo momento (solitamente l'aggiunta di qualche figura).
si arriva in cieloSigillum1 ha scritto:ritengo che la descrizione araldica debba essere guidata dalle stesse regole che la comunità scientifica ha definito per l'edizione delle fonti, tenendo conto, naturalmente, delle peculiarità della disciplina
si arriva in cieloSigillum1 ha scritto:Caro Moderatore, le "suddette regole" non hanno nulla a che fare con il linguaggio araldico
Cara Sigillum1...
...e allora perchè adeguare questo a quelle?...
ma hanno bensì a che fare con l'edizione critica, o quanto meno metodologicamente corretta, di una qualsiasi fonte:
L'arte del blasone è la forma più calzante, e quindi filologicamente e metodologicamente adeguata, per descrivere uno stemma.
Fare uno studio critico su uno stemma è operazione ulteriore rispetto al descriverlo.
Ne convieni?
e non mi pare discutibile che uno stemma debba essere compreso fra le fonti;
Certamente sì, deve esserlo.
quanto alla nascita di queste regole, ci ho pensato a lungo e ne intravvedo i primi semi nell'opera di Lorenzo Valla dedicata alla "donazione di Costantino".
Siamo ugualmente a molti decenni di ritardo rispetto ai primi blasoni.
Quando descrivi una fonte, insomma, sia essa un diploma medievale o uno stemma seicentesco, lo fai all'nterno di un sistema metodologico comune da cui deriva l'obbligo di istituire un confronto con le eventuali altre fonti disponibili (ad esempio la forma di uno stemma consolidato da una tradizione sicura); allo stesso modo, quando editi un manoscritto e ti accorgi che l'autore ha commesso un errore ne dai la forma corretta in nota. Ciò può essere fatto in forme diverse e dunque possiamo concordare altre modalità di confronto, ma l'Araldica, come ogni altra disciplina, deve adeguarsi ad esprimersi in forme metodologicamente corrette e confrontabili con quelle che la comunità scientifica si è data.
Il blasone è il modo tecnico di descrivere uno stemma...
Sono interessata a conoscere le tue, come altre ipotesi al riguardo. Un cordiale saluto. Silvia
si arriva in cieloSigillum1 ha scritto:Caro Moderatore, ti sarei grata se volessi rileggere con attenzione quel che ho scritto, temo che, e non per la prima volta, non ci siamo capiti...
Carissima Sigillum1, siamo qui apposta per capirci e comprenderci a vicenda, pur nelle difficoltà che talora il vecchio frate può incontrare, e delle quali si scusa con te e con tutti.
Non ho proposto alcuna sostituzione del linguaggio araldico, me ne guardo bene, sono da sempre amante della conservazione di ogni linguaggio specialistico... Nella edizione critica di una carta del XII secolo, e senza alterarla in nessun modo, l'editore scioglie le abbreviazioni meno comuni in parentesi quadrata; la mia proposta e di inserire nel testo o in una nota la eventuali e naturalmente con certezza documentate, correzioni di errore palese, vale a dire: se lo stemma che descrivo è rosso, caricato da tre gigli d'oro e io so con certezza che il campo è azzurro, la mia blasonatura risulterà: rosso [ma azzurro], tre gigli di Francia d'oro: darò poi conto del contenuto della parentesi in nota bibliografica o documentaria (e il tutto può anche comparire soltanto in una nota)...mi spieghi in qual modo sto alterando il linguaggio araldico?
Stiamo parlando delle metodologie che regolano il trattamento e l'edizione delle fonti, che nulla ha a che fare con la storia delle singole discipline...Un cordiale saluto a tutti. Silvia
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