da FML » martedì 8 aprile 2008, 0:26
Stando alle mie conoscenze e alla Consulta Araldica, due sole famiglie Lucidi ebbero riconoscimento di nobiltà durante il Regno d'Italia: i Lucidi di Subiaco e quelli di Corneto (oggi Tarquinia).
Nel Bollettino Ufficiale della Consulta Araldica (vol. V - n. 24; 1902), infatti, si legge che a una famiglia Lucidi dimorante in Subiaco (originaria di Benevento) spettava il titolo comitale (m.pr.), mentre a quella dimorante (e originaria) di Corneto, il titolo di nobile cittadino (m.f.).
Riporto alcune brevi notizie estratte dall'opera Memorie di Subiaco e sua Badia, scritta dal can. Gregorio Jannuccelli (Genova, 1856), riscontrabili nel celebre Dizionario di erudizione storico-ecclesiastico di Gaetano Moroni (Venezia, 1840-1879): "Di questa illustre famiglia sublacense (Lucidi, ndr) si ha traccia in antichi documenti conservati presso la biblioteca abbaziale di Santa Scolastica. Da questi si evince come i Lucidi fossero in Subiaco già dalla metà del sec. XV".
La famiglia, dalla quale nacquero soprattutto militari, visse more nobilium fino al 1837, anno in cui, "a seguito di decreto di papa Gregorio XVI, i fratelli Pietro, Benedetto e mons. Lorenzo (Canonico vaticano, Officiale del Sant’Uffizio e Cav. dell’Ord. Costantiniano, ndr), figli di Francesco Lucidi e Regina Pelliccia, ebbero la concessione del titolo di conti". Nei primi del '900 i conti Lucidi si estinsero. A Subiaco di questo casato si ammira ancora oggi l'omonima villa (inizi sec. XIX). A causa dei tragici eventi bellici del secolo scorso, del palazzetto di famiglia (sec. XVI), situato nella piazza principale della cittadina laziale (luogo in cui, tra gli altri, erano stati ospiti il Card. Giovanni Angelo Braschi, fututo papa Pio VI, e lo stesso Gregorio XVI), non rimane che un artistico arco sormontato da stemma araldico.
Si escludono rapporti parentali tra i Lucidi di Subiaco e quelli di Corneto, anche se entrambe le famiglie utilizzarono identica arma.
Cordialmente,
Ferrante
"Gli Israeliti si accamperanno ciascuno vicino alla sua insegna con i simboli dei casati paterni" (Numeri 2,2)