Sigillum1 ha scritto:Cari amici, premesso che non ho alcuna esperienza relativa a studi ed enti assimilabili che si occupano professionalmente di ricerca genealogica e araldica e che perciò non sono in grado di esprimere a priori alcun giudizio sul loro lavoro, a seguito dei recenti interventi, ora non più fisicamente presenti nel forum, ma, relativi ad un tema che, credo, ci interessa, mi permetto di suggerire a tutti e a coloro che ci hanno chiesto consiglio, un controllo accurato della documentazione, araldica e non, fornita, e "lautamente pagata": su quella credo sia possibile una valutazione che potrà guidare il successivo, eventuale, ricorso alla loro collaborazione.
I risultati di una ricerca storica, e quindi anche di una ricerca araldica e/o genealogica, possono agevolmente essere valutati sulla base di regole condivise da ogni comunità scientifica e che rappresentano la base di ogni insegnamento metodologico: ciascun documento fornito, compreso lo stemma, debbono essere corredati delle referenze bibliografiche e/o documentarie necessarie ad un controllo da parte dei lettori e ancor di più dei committenti.
Quel che ciascun esperto/docente comunica in primo luogo ai propri discenti/studenti è che una ricerca attendibile deve poter essere ripercorsa passo per passo dal lettore /committente, che dovrà essere messo in grado di controllare le fonti utilizzate e di valutarne singolarmente il contenuto, la provenienza e la eventuale interpretazione.
Ciò consentirà a ciascuno di valutare anche il rapporto qualità/prezzo del lavoro eseguito (l'uso di fonti a stampa, ad esempio richiede tempi e professionalità limitatissimi, rispetto al ricorso a fonti manoscritte ed inedite...); una eventuale valutazione del “costo per secolo”, è da considerarsi del tutto incomprensibile, se non risibile, per un modello di ricerca che dipende da una grande varietà di fattori, a partire dalla tipologia delle fonti utilizzate, dalla quantità e dalla qualità dei documenti consultati (la trascrizione e la interpretazione della documentazione antica richiedono tempi del tutto diversi a seconda delle epoche e dei soggetti produttori), e potrei continuare a lungo…Un cordiale saluto. Silvia
Mi è piaciuto moltissimo il suo intervento che condivido in pieno.
Fortunatamente in Italia dall'inizio degli anni '90 e con 20 anni di ritardo rispetto a Francia e Gran Bretagna l'utenza che richiedeva una ricerca genealogica ha cambiato obiettivi, si è passati dalla richiesta di una genealogia "nobiliare" ad una genealogia familiare (quando ho iniziato ad occuparmi di queste materie, ho conosciuto professionisti del settore che cercavano in tutti i modi di dimostrare la nobiltà prima che una vera genealogia), ricordo a chi legge che dietro di noi lasciamo così tanti documenti che non è credibile una falsificazione genealogica (non basta alterare gli atti di stato civile o quelli eccleasistici - come facevano i "professionisti" di allora, perchè ci sono tanti altri documenti...).
Oggi gli interessati chiedono quasi sempre la vera genealogia, mostrandosi poco interessati ad un passato inventato.
Purtroppo fra i professionisti del settore manca l'esigenza di frequentare una Scuola che insegni veramente una metodologia (nel mondo ci sono 4 scuole che hanno contatti fra di loro), solo 2 università invece effettuano corsi ma con obiettivi diversi (in Spagna sono ancora nobiliaristi, in USA sono solo per la genealogia popolare, senza dare altre nozioni se non quelle utili a leggere gli atti di stato civile ed ecclesiastici).
In Italia abbiamo la nostra Scuola che è pragmaticamente catalogabile fra le scuole professionali, anche se il suo programma di studio è stato testato perchè sia a livello universitario e che svoge anche semplici corsi gratuiti aperti a tutti (quest'anno oltre a quello italiano proprio a Bologna abbiamo realizzato quello di San Marino che sarà dal 14 al 18 aprile e che ha un programma specificatamente da me studiato per la Repubblica di San Marino).
Fra qualche anno avremo dei validi professionisti usciti dalla nostra Scuola che permette per gli italiani l'ottenimento dei 2 master universitari della UNED (rispettivamente di 25 e 50 crediti) se hanno svolto bene il nostro programma di studio.
Ora parliamo di prezzi, concordo in pieno con la prof.ssa Neri perchè non si può quantificare così alla cieca una cifra senza sapere la difficoltà che richiede la ricerca, ma io ritengo che una buona ricerca genealogica deve essere ben pagata, e considero il genealogista-araldista alla stregua di un avvocato (quindi con tariffe simili a quelle praticate da un legale).
Oltre ad una formazione umanistica predominante, a causa del mio lavoro ho dovuto anche ampliare i miei orizzonti legati allo studio del commercio e dell'economia e mi permetto di fare alcune considerazioni ricordando che un lavoro viene pagato sempre in base ai vari fattori che ne determinano il prezzo; e nel caso di una ricerca genealogica il prezzo è ovviamente caro perchè viene fatta una sola volta nella vita, e serve anche per decine di persone, appartiene al genere del futile (perchè da noi non si è ancora capito che può anche salvare la vita... mi riferisco all'utilità della genetica) e può implicare degli imprevisti e difficoltà di realizzazione se non si trovano immediatamente i documenti.
Quindi Euro 1000,00 a secolo (saltando il secolo XX) possono essere giustificati se contemporaneamente vengono forniti i documenti in fotocopia, e certamente sono solo limitati agli atti di stato civile, ma anche ad una rosa di atti provenienti dall'Archivio di Stato, dall'Archivio Parrocchiale e Diocesano, dal fondo storico del Comune, e della biblioteca attraverso una ricerca nei fondi storici locali, ma voglio anche aggiungere per il secolo XX e XIX anche un saggio sulle salme contenute nel cimitero.
La ricerca genealogica, ancora oggi. è considerata solo un elenco di documenti civili o religiosi riferiti alla nascita, al matrimonio e alla morte, ma questo aspetto è poca cosa rispetto a quello che ci si deve aspettare da una ricerca genealogica ben fatta e qui dico: atti provenienti dall'Archivio di Stato, come fogli matricolari, atti di compravendita, contratti di vario genere, capitoli matrimoniali e testamenti.
Poi al cliente si deve anche far comprendere lo spazio geografico e sociale dove viveva l'antenato, a quali guerre ed eventi aveva partecipato, al vino che beveva, al cibo che mangiava, e così via, senza dimenticare di leggergli le antiche foto di famiglia e anche la posta... perchè si scoprono tanti misteri.
Noi abbiamo fondato l'Istituto Italiano per la Storia di Famiglia che è, per usare una terminologia genealogica, un "ramo" dell'IAGI sotto la presidenza del Prof. Carlo Tibaldeschi, che ha proprio come fine fra gli altri il controllo della bontà documentale riferita alle ricerche genelogiche a pagamento.
L'attività di genealogista può essere anche molto redditizia, personalmente non l'ho mai svolta a fini commerciali ma solo di studio, ed ho voluto che nel nostro statuto IAGI, i soci ordinari (ovvero gli studiosi) non potessero esercitare questa attività a fini commerciali, proprio per rimanere sopra le parti anche in questo settore.
Ma ora il mio consiglio è quello di fare da soli la propria ricerca genealogica, perchè è una esperienza meravigliosa paragonabile alla conoscenza di un "nuovo" zio o alla venuta di un "nuovo" fratello in famiglia (la genealogia allargata considera anche quelli che non lo sono, ma fanno parte del nuovo gruppo familiare nato dall'unione di altre 2 unioni naufragate

).
Non dimenticherò mai il mio viaggio di nozze, dove con mia moglie siamo andati proprio ad approfondire la conoscenza dei suoi antenati...
Pier Felice degli Uberti
PS la ricerca araldica ha aspetti diversi da quelli genealogici e si deve basare su altre metologie che pressuppongono già una conoscenza della genealogia della famiglia che si va a ricercare.