Michele Tuccimei di Sezze ha scritto:Ci sono da considerare due aspetti sullo status: il primo (rispondendo a von Trotta) riguarda le cd. "arti meccaniche" cio se uno nasceva nobile ma poi di fatto faceva il contadino era considerato come contadino, tant'è vero che negli ordini cavallereschi (parlo di epoche storiche coeve al quesito) era insuperabile il requisito di non aver mai esercitato le generiche "arti meccaniche". E con questo termine era inteso ampiamente.
Gentile Tuccimei di Sezze,
sebbene siano certo elementi storico-sociali rilevanti le consuetudini di ricezione negli Ordini, non credo siano l'unica forma che lo storico abbia a disposizione per rilevare la nobiltà di un'individuo o di una famiglia. Se devo affrontare la storia di una determinata area non utilizzo per trattare delle famiglie nobili locali, gli statuti dei Giovanniti, ma, ovviamente, i documenti d'archivio. Sul campo, ritengo quindi che la prima fonte che riconosceva, se esitente, una nobiltà immemoriale sia quella di quella Comunità locale che in base alle proprie consuetudini ed alla propria storia - spesso così difformi da un'area all'altra - era la prima a riconoscere e conferire ad un personaggio ed alla sua famiglia la sua condizione propria. Per le aree alpine che mi competono, Le confermo che la pregiudiziale delle arti meccaniche in determinate epoche, in determinate zone e per certe stirpi di acclamata nobiltà immemoriale era del tutto ininfluente: personaggi che svolgono evidentemente attività artigianali mantengono titolature nobiliari, matrimoni conformi e, soprattutto, cariche riservati ai "nobiles".
Lo pseudonimo mi priva di poterLe offrire i casi - talvolta, mi creda, molto divertenti! - da me ritrovati; Lei a ragione mi potrà censurare e io per primo mi scuso, ma in considerazione di un area prossima ai miei pochi studi di molti anni fa vorrei avvalermi di quanto scritto da Niccolo' Orsini de' Marzo nel suo Stemmario Bosisio:
«(...) il lettore anche profano si potrà infatti fare l'idea della soprprendente (ma sorprendente solo a causa di pregiudizi che certa storiografia ha ammantato e continuerebbe ad ammanire nella credulità poplare) mobilità sociale e sovrannazionale dei secoli passati, e sfatare certi altri pregiudizi che vorrebbero l'aristocrazia del passato composta da tanti imbelli ed inutili giovin signori pariniani: quando invece vediamo assurgere, ad esempio, al decurionato comense, organo di governo del patriziato cittadino, mercanti ed artigiani: questo almeno fino a certa epoca. Similmente, un Meyus ferarius de catanei, del ceppo feudale del capitanei di Sondrio e stipite di una nobile famiglia Ferrari locale, era decano della Quadra dei Nobili di Sondrio nel 1403».
Il tema in realtà mi ha sempre divertito e proprio dall'elenco dei decurioni di Como che anni fa avevo avuto l'occasione di sfogliare annotai tra gli infiniti "mercatores" e "spiciarii" anche un "ferario de Bregadiis" padre di un decano di Como nel 1367, un "Antonius de Godenzate caligarius" decurione nel 1436, un "Donatus del Nato borsetarius" decurione, e, ancora, un Gasparolo de Suave "nobilis et mercator" decurione nel 1425.
Ancora le opere dell'Orsini censiscono nello "Stemmario Veneziano" in modo così ampio e inoppugnabile le "gustose" professioni artigianali dei "barnabotti" veneziani la cui nobiltà era riconosciuta dall'accesso al maggior consiglio e dal pieno esercizio dei relativi privilegi.
Ritengo quindi che con le dovute attenzioni spesso il caso generico, sia molto lontano da quello specifico che la ricerca storica di specifiche realtà locali, esercitata sul campo, talvolta ci presenta in modo "inaspettato".
Un saluto cordiale,
FJVT