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Per discutere sull'araldica / Discussions on heraldry

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Re: L'emblematica vescovile

Messaggioda FML » domenica 10 febbraio 2008, 23:19

Sigillum1 ha scritto:Caro Ferrante, sono del tutto d’accordo, le armi araldiche sono perlopiù state assunte liberamente dalle persone che le hanno poi trasmesse alle famiglie; ne è testimone il primo trattato di un giurista italiano sull’argomento, Bartolo da Sassoferrato, che, contestualmente, descrive lo stemma che gli era stato concesso dall’imperatore.

Sarebbe molto interessante poter leggere lo scritto di cui tu, Silvia, hai menzionato l'autore. Potresti fornirmi ulteriori indicazioni a tal proposito (magari tramite un m.p.)?

Non so bene che cosa tu intenda per “armi di alleanza” e, come ho più volte confessato, non so nulla di questa araldica vescovile, neppure dal lato giuridico: ditemi voi, che ne siete gli esperti, se ciò è possibile e soprattutto se questo avviene nella prassi; per parte mia osservo solo che quando una iconografia è tanto legata ad una missione pastorale e ad una fede (perdonate la genericità ma sono proprio un ciuco su questi temi), è del tutto inadatta ad essere trasmessa, sic et simpliciter, come un drago o una fascia….

Nei miei interventi precedenti ho fatto cenno alle "armi di alleanza" (= quegli scudi partiti, interzati, inquartati, ecc. nei cui campi sono presenti gli stemmi di famiglie unite in matrimonio o da qualche altra forma di alleanza) per specificare che nell'eventuale atto di far divenire familiare (o proprio) uno stemma creato da un antenato ecclesiastico, si debba circoscrivere l'operazione ai soli campi araldici di pertinenza personale (eliminando, dunque, "armi di religione" o diocesane....che io, impropriamente, per questioni di comodo ho definito "armi di alleanza").


Cara Silvia e gentili amici,
una testimonianza eloquente di come uno stemma ecclesiastico possa essere trasmissibile al pari di ogni altra arma, è rappresentata dalla storia araldica della famiglia Peretti di Montalto da cui, nell'anno 1521, nacque il francescano Fr. Felice, divenuto Successore di Pietro con il nome di Sisto V (1585).


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Re: L'emblematica vescovile

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » domenica 10 febbraio 2008, 23:24

Zaccheo ha scritto:
Sigillum1 ha scritto:Caro Ferrante, sono del tutto d’accordo, le armi araldiche sono perlopiù state assunte liberamente dalle persone che le hanno poi trasmesse alle famiglie; ne è testimone il primo trattato di un giurista italiano sull’argomento, Bartolo da Sassoferrato, che, contestualmente, descrive lo stemma che gli era stato concesso dall’imperatore.

Sarebbe molto interessante poter leggere lo scritto di cui tu, Silvia, hai menzionato l'autore. Potresti fornirmi ulteriori indicazioni a tal proposito (magari tramite un m.p.)?

Il trattato De insigniis et armis del celebre Bartolo è una breve operetta indispensabile per lo studio dell'araldica, oggetto di recente egregia traduzione dal latino a cura di Mario Cignoni, per i tipi del benemerito editore fiorentino Giampiero Pagnini.

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Messaggioda Fra' Cesare da Serravalle » lunedì 11 febbraio 2008, 7:49

11 febbraio
Carissimi Signori, vedo con piacere che in questi giorni la cosa è andata avanti a testimoniare la passione e lo spirito critico dei partecipanti. Un Forum dove tutti dicessero la stessa cosa e si perdesse tempo nel complimentarsi a vicenda, in capo a tre giorni sarebbe morto stecchito. È bellissimo potere esporre le proprie idee, e se tutto è condito di un sapido lepore tanto meglio.
Proprio ora, mentre stavo raccogliendo le idee sul mio intervento, leggo quanto dice il caro Don Antonio, al quale mi associo nell’invito alla riflessione generato dalle vedute della Gentile Silvia, e subito la parola dirimente del Reverendo Padre Eusanio.
Gentile Silvia, Lei ha ragione: non avevo inteso il Suo messaggio che invece ora è chiarissimo. Le parole possono talvolta nascondere insidie che non ci devono intrappolare. “Smarrimento”: un’evidente forzatura retorica la cui valenza, a Lei titolare di una raffinata cultura, non può sfuggire. “Linguaggio forbito”: una risposta divertita (“ahimè, quasi un’imputazione”) ad un’osservazione che mi aveva divertito.
Posto che manifestare il mio pensiero significa tenere nella massima considerazione le vedute altrui, e le Sue in modo speciale, va detto che questa discussione ha un po’ subito il sovrapporsi di diversi temi.
– Se l’araldica è tale e se, sulla base di singole caratterizzazioni, viene suddivisa in categorie per motivi di chirezza, non capisco per quale ragione l’araldica ecclesiastica debba esserne esclusa.
– In origine le armi non erano punto ereditarie: lo sono divenute più avanti con un processo non particolarmente celere. Non è pensabile che un’arma scelta da un cavaliere o da un contadino, trasmessa poi a nessuno, non possa essere messa a ruolo a pieno titolo nell’araldica. Anche l’ araldica napoleonica già ricordata da Padre Eusanio non era per niente ereditaria se non nei rari casi di istituzione di un maggiorascato, e pezze e figure furono create ex novo risultando perfettamente legittime e perfettamente araldiche. Se venisse in mente a me, e ciò non succederà, di crearmi uno stemma, non avendo io discendenti il mio stemma non sarebbe araldico? Il Sig. Ferrante, bravo!, richiama l’arma di Sisto V Peretti: voglio citare l’ Humilitas (un’impresa) di s. Carlo Borromeo che è entrata stabilmente nell’arma di famiglia.
– Al momento della loro comparsa gli emblemi usati erano semplicissimi e scelti soltanto in base a preferenze personali. Niente simbolismi. Questi si faranno strada molto più avanti frutto di interpretazioni tardive nate con l’affermarsi, come Lei giustamente ricordava, delle imprese. Al giorno d’oggi si può dire che non nascano stemmi (personali, di enti associativi o pubblici o territoriali, ecclesiastici ecc.) che non si fondino su un simbolismo programmatico.
– Tutte le pezze e le figure sono nate “nuove” (anche quelle usate in precedenza e che diventano nuove al “sistema” s’intende) e poi sono state benissimo acquisite ed integrate nell’araldica.
– Stesso discorso per il linguaggio che ha sviluppato termini e sintassi crescendo in modo parallelo alle figure. Si potrebbe blasonare senza vergogna un cartello stradale o un cartellone pubblicitario
– La mano con l’ala: certo che mi entusiasma la simbologia che ha sovrinteso al suo nascere, le cui motivazioni, per ora sconosciute, abbiamo cercato di interpretare! Figura nuova, nomi nuovi. Le innumerevoli novità che ogni giorno la moderna araldica produce (e che solo raramente richiedono nomi nuovi) sono espressione della straordinaria plasticità di questa materia. Correlata ai problemi sollevati da questa figura, è nata la discussione concernente la famigerata “mano d’aquila”, che proprio non mi piace. Ho già detto la mia preferenza per il suo sinonimo “artiglio alato”: una ragione è un po’ come chiamare la ferrovia strada ferrata.
- La torre: poiché la locuzione “al naturale” si trova nel linguaggio araldico in compagnia di altre come “di ferro”, “di terracotta”, “di pietra”, “di carnagione”, “di mattone”, “di legno” e chissà quante altre, tutte specificazioni della prima e tutte da usarsi talora obbligatoriamente oppure se si può nel definire il materiale di una figura. Mi sono permesso di proporre “di pietra” dandone le ragioni. Esplicitare i passaggi logici che guidano le scelte e selezionano le preferenze, è prima di tutto un debito della ragione e poi un atto di profondo rispetto verso gli interlocutori.
Tutte le questioni inerenti a questa bella discussione erano però, e lo sono tuttora, subordinate (l’ho sempre detto con molta chiarezza e lo ripeto con forza) al parere ultimativo di Padre Eusanio, come Maestro e come Moderatore, al quale va il mio riverente pensiero.
A Lei, Gentile Signora ed a Miss Hompesch il saluto più cordiale e la più sincera stima.
Benedicamus Domino.
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Messaggioda T.G.Cravarezza » lunedì 11 febbraio 2008, 12:38

Giorgio Aldrighetti ha scritto:Mi permetto proporre lo stemma episcopale di mons. Beniamino Pizziol, vescovo titolare di Cittanova e vescovo eletto ausiliare del Patriarcato di Venezia, che verrà consacrato domenica 24 febbraio nella basilica cattedrale di san Marco in Venezia.
La blasonatura porta: D’argento alla stella di otto punte, di rosso, accompagnata in punta da tre ancore, poste 2, 1, la prima d’azzurro, la seconda di verde, la terza di rosso; al capo di san Marco: di rosso al leone passante, alato e nimbato, movente dalla partizione, tenente con la zampa anteriore destra il libro aperto recante le parole nella prima facciata, in quattro righe, PAX TIBI MARCE, nella seconda facciata, similmente in quattro righe, EVANGELISTA MEUS, il tutto d’oro, con la scritta in lettere maiuscole romane di nero.
Lo scudo, accollato ad una croce astile d’oro, è timbrato da un cappello di verde, con cordoni e nappe dello stesso, in numero di dodici, disposte sei per parte, in tre ordini di 1, 2, 3.
Sotto lo scudo, nella lista bifida e svolazzante d’argento, il motto in lettere maiuscole di nero: “DEUS CARITAS EST”.


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La decorazione parietale delle stazioni ferroviarie

Messaggioda Sigillum1 » martedì 12 febbraio 2008, 0:33

Caro fra’ Cesare, ricordo di avere recentemente dichiarato che i passatempi dei vescovi non mi interessano; aggiungo ora che neppure quelli dei frati; se le verrà perciò in mente di blasonare le “decorazioni parietali” delle stazioni ferroviarie, dopo i cartelli stradali, ciò riguarderà soltanto lei…da parte mia preferisco quella dell’Archiginnasio, ma “de gustibus fratrum”…
Sono certa però che non le sarà consentito di arricchire del prodotto del tuo lavoro il dizionario della nostra disciplina, e men che meno di farlo entro questa comunità, dove, chi conosce l’Araldica, la sua storia e il suo linguaggio, ha sinora condotto un proficuo lavoro di comunicazione e di formazione intorno ai temi che ci stanno a cuore
Mi sono largamente e credo chiaramente espressa sui temi trattati e non ho tempo né francamente interesse a proseguire; osservo soltanto che

1. L’Araldica ecclesiastica esiste, ed è oggetto di studio da molto tempo: ho schedato centinaia di stemmi vescovili, cardinalizi e pontifici negli ultimi sei mesi
2. Le imprese non hanno nulla a che fare con l’Araldica: se ne vuol parlare, completi la sua formazione studiando qualche trattato
3. Il più importante saggio prodotto sull’Araldica italiana inizia con questa frase: “Come emanazione figurativa, stabile ed ereditaria di gruppi saldati da vincoli di sangue….

A giudicare dalle dotte disquisizioni sugli artigli (???) alati, (chi si occupa di Araldica, conosce bene gli artigli…quel che manca forse sono gli occhiali…) raffinata cultura si respira piuttosto in questo forum…
Ritengo tuttavia che una modesta conoscenza della storia dei più noti sistemi simbolici, Araldica compresa, consenta a ciascuno di scegliere i linguaggi giusti per ciascun oggetto: lo dico soprattutto a don Antonio che mi pare disposto ad osservare i suoi amati stemmi con maggiore attenzione.
Buona notte a tutti. Silvia
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Il messaggio criptico

Messaggioda Sigillum1 » martedì 12 febbraio 2008, 0:38

Caro Fritz, sono stata assente e non avevo notato il tuo criptico messaggio, saresti così gentile da rendere palese a noi tutti il suo senso, visto che non sempre si leggono gli stessi libri? Ciao. Silvia
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L'Araldica napoleonica

Messaggioda Sigillum1 » martedì 12 febbraio 2008, 1:08

Caro, vecchio frate, è un sistema a parte, è il suo, con proprie regole e uno statuto rigidissimo, prodotto da chi, non solo aveva abolito l'Araldica, ma aveva distrutto la documentazione antica e persino gli stemmi esterni, generando a sua volta un modello autoritario che all'Araldica toglieva gli ultimi spazi di libertà e che perciò non aveva e non poteva avere nulla di personale.
Sono la libertà, la fantasia, gli ideali, i progetti personali, e nel caso specifico, pastorali, che producono nuovi ed originali oggetti che, comparendo una volta, in un unico scudo, rischiano di essere malamente descritti da un linguaggio codificato nel passato e di intasare il nostro dizionario.
E' un'opinione, ma ispirata ad un vero interesse per ogni prodotto emblematico, nessuno escluso. Buona notte. Silvia
Silvia
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vescovi ausil

Messaggioda Fra' Cesare da Serravalle » martedì 12 febbraio 2008, 8:39

Gentile Silvia, so benissimo di non avere alcun titolo per aspirare ad un posto, anche soltanto di usciere, nell’empireo delle Lettere. Terrò gran conto delle Sue proposizioni.
Benedicamus Domino. Fra’ Cesare.
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Stelle e stellette

Messaggioda Fritz » martedì 12 febbraio 2008, 11:31

Cara Silvia,
non voleva essere un messaggio criptico. Suggerivo unicamente la lettura di codesto divertissement minore di Eco, gustosa icona di certa mentalità che, a scanso di equivoci, definirei "sabauda" :) (e nella quale mi metto parzialmente pure io).
Un caro sorriso :)
-<-<-<@
Fritz
 

L'empireo delle lettere?

Messaggioda Sigillum1 » martedì 12 febbraio 2008, 12:06

Caro Fra' Cesare, se così ritiene, e se la compagnia non le dispiace troppo, siamo almeno in due..., ma possiamo continuare serenamente ad occuparci di quel che ci piace. Un cordiale saluto e a presto. Silvia
Silvia
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Il messaggio criptico

Messaggioda Sigillum1 » martedì 12 febbraio 2008, 12:16

Caro Fritz, sei aduso ai messaggi criptici e agli indovinelli...devo attendere di trovare e di leggere il libro per conoscere il significato di quest'ultimo, o se preferisci lo specifico senso del termine sabaudo, che, a naso, non sembra positivo? Ciao. Silvia
Silvia
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Eco

Messaggioda Fritz » martedì 12 febbraio 2008, 12:30

Credevo che l'avessi letto. Come non detto
Fritz
 

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » martedì 12 febbraio 2008, 18:23

Sigillum1 ha scritto:Caro, vecchio frate, è un sistema a parte, è il suo, con proprie regole e uno statuto rigidissimo, prodotto da chi, non solo aveva abolito l'Araldica, ma aveva distrutto la documentazione antica e persino gli stemmi esterni, generando a sua volta un modello autoritario che all'Araldica toglieva gli ultimi spazi di libertà e che perciò non aveva e non poteva avere nulla di personale.

In senso lato, è certamente come dici...
...ma in senso araldico, è altrettanto innegabile che le fonti concordino da tempo nel dire che l'araldica napoleonica era un sistema pensato per produrre stemmi a valenza prevalentemente personale...
:shock:

Sono la libertà, la fantasia, gli ideali, i progetti personali, e nel caso specifico, pastorali, che producono nuovi ed originali oggetti che, comparendo una volta, in un unico scudo, rischiano di essere malamente descritti da un linguaggio codificato nel passato e di intasare il nostro dizionario.

I dizionari sono fatti per essere riempiti di dati, infatti!
E un dizionario araldico non può non contenere nozioni inerenti agli stemmi ecclesiastici, sua branca rilevantissima anche perchè connessa alle radici stesse della civiltà che ha generato la scienza araldica.


E' un'opinione, ma ispirata ad un vero interesse per ogni prodotto emblematico, nessuno escluso. Buona notte. Silvia

Interesse condiviso da tutti coloro che studiano stemmi, carissima.

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Stelle e stellette

Messaggioda Fritz » martedì 12 febbraio 2008, 18:29

Mi sento in dovere di riassumere per sommi capi il tema del libriccino di Umberto Eco.
Si tratta di una gustosa serie di fonogrammi scambiati, in un futuro lontano, tra la Sede Centrale di un'Unione Galattica (in particolare il Comando dell'Armata Galattica, affidato a rigidi, stolidi generali dal nome tipicamente piemontese, come Pautasso...), e alcuni Comandi periferici dislocati su pianeti lontani migliaia di anni luce.
Questi, a causa dell'enorme varietà di situazioni razziali, culturali, ambientali in cui operano, si trovano ad affrontare problemi di ogni genere, che il Centro non riesce neppure a immaginare e che cerca di risolvere con metodi o indicazioni francamente esilaranti per la loro rigida chiusura.
Il libro si conclude con un finale drammatico: arrivano gli invasori e il Comando Galattico, di fronte alla ulteriore grave novità, non sa che rispondere con proclami retoricamente roboanti.
Cosa c'entra con la discussione?
Leggendo molti degli interventi sul tema, mi è sembrato di rileggere Stelle e Stellette.
A mio parere talora non ci si capisce perchè i protocolli di comunicazione, legati alla propria formazione culturale, corrono a livelli diversi e paralleli.
A scanso di ulteriori equivoci, io mi metto tra i sardo-piemontesi e mi accomuno a Pautasso :(
Buona sera
Fritz
 

L'Araldica ecclesiastica

Messaggioda Sigillum1 » mercoledì 13 febbraio 2008, 23:21

Caro, vecchio frate, studio l'Araldica ecclesiastica dai tempi dell’Università, ho inventariato una collezione di sigilli contenente magnifiche matrici di produzione ecclesiastica fra il XIII e il XVIII secolo, sai che sto schedando gli stemmi dell'Archiginnasio dove vescovi e cardinali sono la norma, hai presumibilmente letto i miei interventi, ti sarò grata se vorrai evitare di attribuirmi opinioni così insensate.
Non riprenderò più questo tema, ma ti ricordo che anche in passato la concessione di uno scudo, poteva essere personale, nel senso di non estesa agli eredi, come quella napoleonica, ma l'arma concessa era definita dal concedente e, nel caso specifico, entro un sistema rigidamente definito; qui si discute di prodotti emblematici del tutto affidati all'estro di un singolo individuo, e in questo senso personali.
I dizionari specialistici debbono essere implementati, a mio modesto avviso, soltanto di quei termini che attengono al tema di riferimento. Un cordiale saluto a tutti. Silvia
Silvia
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