da Fra' Cesare da Serravalle » lunedì 11 febbraio 2008, 7:49
11 febbraio
Carissimi Signori, vedo con piacere che in questi giorni la cosa è andata avanti a testimoniare la passione e lo spirito critico dei partecipanti. Un Forum dove tutti dicessero la stessa cosa e si perdesse tempo nel complimentarsi a vicenda, in capo a tre giorni sarebbe morto stecchito. È bellissimo potere esporre le proprie idee, e se tutto è condito di un sapido lepore tanto meglio.
Proprio ora, mentre stavo raccogliendo le idee sul mio intervento, leggo quanto dice il caro Don Antonio, al quale mi associo nell’invito alla riflessione generato dalle vedute della Gentile Silvia, e subito la parola dirimente del Reverendo Padre Eusanio.
Gentile Silvia, Lei ha ragione: non avevo inteso il Suo messaggio che invece ora è chiarissimo. Le parole possono talvolta nascondere insidie che non ci devono intrappolare. “Smarrimento”: un’evidente forzatura retorica la cui valenza, a Lei titolare di una raffinata cultura, non può sfuggire. “Linguaggio forbito”: una risposta divertita (“ahimè, quasi un’imputazione”) ad un’osservazione che mi aveva divertito.
Posto che manifestare il mio pensiero significa tenere nella massima considerazione le vedute altrui, e le Sue in modo speciale, va detto che questa discussione ha un po’ subito il sovrapporsi di diversi temi.
– Se l’araldica è tale e se, sulla base di singole caratterizzazioni, viene suddivisa in categorie per motivi di chirezza, non capisco per quale ragione l’araldica ecclesiastica debba esserne esclusa.
– In origine le armi non erano punto ereditarie: lo sono divenute più avanti con un processo non particolarmente celere. Non è pensabile che un’arma scelta da un cavaliere o da un contadino, trasmessa poi a nessuno, non possa essere messa a ruolo a pieno titolo nell’araldica. Anche l’ araldica napoleonica già ricordata da Padre Eusanio non era per niente ereditaria se non nei rari casi di istituzione di un maggiorascato, e pezze e figure furono create ex novo risultando perfettamente legittime e perfettamente araldiche. Se venisse in mente a me, e ciò non succederà, di crearmi uno stemma, non avendo io discendenti il mio stemma non sarebbe araldico? Il Sig. Ferrante, bravo!, richiama l’arma di Sisto V Peretti: voglio citare l’ Humilitas (un’impresa) di s. Carlo Borromeo che è entrata stabilmente nell’arma di famiglia.
– Al momento della loro comparsa gli emblemi usati erano semplicissimi e scelti soltanto in base a preferenze personali. Niente simbolismi. Questi si faranno strada molto più avanti frutto di interpretazioni tardive nate con l’affermarsi, come Lei giustamente ricordava, delle imprese. Al giorno d’oggi si può dire che non nascano stemmi (personali, di enti associativi o pubblici o territoriali, ecclesiastici ecc.) che non si fondino su un simbolismo programmatico.
– Tutte le pezze e le figure sono nate “nuove” (anche quelle usate in precedenza e che diventano nuove al “sistema” s’intende) e poi sono state benissimo acquisite ed integrate nell’araldica.
– Stesso discorso per il linguaggio che ha sviluppato termini e sintassi crescendo in modo parallelo alle figure. Si potrebbe blasonare senza vergogna un cartello stradale o un cartellone pubblicitario
– La mano con l’ala: certo che mi entusiasma la simbologia che ha sovrinteso al suo nascere, le cui motivazioni, per ora sconosciute, abbiamo cercato di interpretare! Figura nuova, nomi nuovi. Le innumerevoli novità che ogni giorno la moderna araldica produce (e che solo raramente richiedono nomi nuovi) sono espressione della straordinaria plasticità di questa materia. Correlata ai problemi sollevati da questa figura, è nata la discussione concernente la famigerata “mano d’aquila”, che proprio non mi piace. Ho già detto la mia preferenza per il suo sinonimo “artiglio alato”: una ragione è un po’ come chiamare la ferrovia strada ferrata.
- La torre: poiché la locuzione “al naturale” si trova nel linguaggio araldico in compagnia di altre come “di ferro”, “di terracotta”, “di pietra”, “di carnagione”, “di mattone”, “di legno” e chissà quante altre, tutte specificazioni della prima e tutte da usarsi talora obbligatoriamente oppure se si può nel definire il materiale di una figura. Mi sono permesso di proporre “di pietra” dandone le ragioni. Esplicitare i passaggi logici che guidano le scelte e selezionano le preferenze, è prima di tutto un debito della ragione e poi un atto di profondo rispetto verso gli interlocutori.
Tutte le questioni inerenti a questa bella discussione erano però, e lo sono tuttora, subordinate (l’ho sempre detto con molta chiarezza e lo ripeto con forza) al parere ultimativo di Padre Eusanio, come Maestro e come Moderatore, al quale va il mio riverente pensiero.
A Lei, Gentile Signora ed a Miss Hompesch il saluto più cordiale e la più sincera stima.
Benedicamus Domino.
Fra’ Cesare
Fra Cesare da Serravalle
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"Caritas Christi urget nos"