Aiuto per stemmi

Per discutere sull'araldica / Discussions on heraldry

Moderatori: Novelli, Antonio Pompili, mcs, Lambertini

Re: Linguaggio

Messaggioda pierfe » sabato 2 febbraio 2008, 23:19

Caro Fritz,
mi permetta alcune considerazioni in merito alla sua interessante risposta:

Fritz ha scritto:Grazie al Presidente, a Silvia e Marilisa per i loro interventi, anche in risposta alla mia domanda.
Condivido molte delle considerazioni da voi fatte. Ribadisco tuttavia che non ho nè la vostra preparazione, nè un interesse specifico per la materia (se non come utile ausilio alla storia della mia terra). Con lo stesso obiettivo, ho preparato e gestisco un sito dedicato alle bandiere e uniformi sabaude (che sto vergognosamente trascurando per l'araldica, ma che vi invito a visitare :))

Considero i suoi siti:
Blasonario Subalpino
http://members.xoom.alice.it/blasonpiemon/
e
Le bandiere e le uniformi sabaude http://members.xoom.alice.it/blasonpiemon/
un sicuro riferimento per chi ama l'araldica e senza dubbio l'opera on line più completa e ben fatta sull'araldica e la vessilologia della mia terra (per chi non lo sa ancora sono un Monferrino).
E quanto qui detto lo dico e scrivo da anni, perchè se tutti fossero attivi come lo è lei noi avremmi degli studi araldici da far invidia a tutti i Paesi del mondo.


Desidero unicamente citare due esempi, che spero possano chiarire la mia posizione un po' pessimista.
1. Come il Presidente saprà, prima degli anni Trenta la lingua piemontese si scriveva in molti modi, i suoni si traducevano con varie lettere e/o vocali e così via. Fu solo con la costituzione della Companìa dij Brandé e la pubblicazione della omonima rivista letteraria "Ij brandé" che venne definita ed unificata la grafìa piemontese. Forse sono miope, ma per l'araldica non vedo Compagnie dei Brandé, o forse ne vedo troppe (e alcune autorevoli).

Allora forse anch'io sono pessimista come lei... perchè non vedo ancora in Italia persone con voglia di fare una critica costruttiva come è avvenuto in tante altre scienze, ma piuttosto individui che stanno bene come sono, perchè è comodo così, ma che prolungano quella che è oggi per l'araldica una lunga agonia...
Ho fatto i conti e posso dire che gli autori in questi ultimi 10 anni sono diminuiti del 30% (non metto nel calderone chi scrive di araldica senza conoscerla).
La prova è che nell'Accademia Internazionale di Araldica gli ingressi fra gli accademici sono sempre più rari rispetto agli anni 50-60-70.
La sua affermazione mi ricorda - per fare un esempio concreto - quelli che ancora nel 2007 affermano che non usano il pc perchè sono usi alla penna d'oca :D :D :D
Il mondo deve andare aventi, perchè così viene fatto in tutte le scienze, le arti, o qualunque altra sfumatura dello scibile umano.
Ho la speranza che l'araldica studiata nelle università possa creare una generazione di persone che avvicinandosi a questo studio lo facciano in maniera critica regalandoci i loro contribuiti, e non come veniva fatto nel passato e ancora fra la mia generazione con solo scopo autoesaltativo.
Vedo ancora studiosi di questa materia che quando parlano in pubblico (conferenze, dibattiti, tavole rotonde) non hanno di meglio che usare come esempio il proprio stemma di famiglia - o in alcuni casi supposto tale - al posto di far vedere sempre diversi scudi araldici e fornire così al fruitore una vasta gamma di esempi...


2. Conosco personalmente e ho collaborato con i tre maggiori studiosi di araldica piemontese (non faccio nomi, ma li potete immaginare leggendo molti testi sull'argomento), ma da nessuno ho mai sentito parlare di un desiderio di "modernizzare" il linguaggio araldico. Eppure almeno due su tre rispondono a tutti i punti elencati dal Presidente. Forse il problema è che qui a Torino siamo bogianen (la o nella grafia dij Brandé si pronuncia u :))

Quando rivedo il Gattopardo - lo stupendo film di Visconti - ed arrivo all'episodio del funzionario piemontese il cavaliere Chevalley di Monterzuolo mi sento a casa (fra l'altro ho scoperto che la figura è stata ispirata da un mio concittadino quando Tomasi era militare a Casale Monferrato).
Del cavaliere di Monterzuolo amo l'onesta morale (che abbiamo noi piemontesi), ma aggingo pure che l'essere "immutabili" non è un dogma :D :D :D
Sono orgoglioso di essere piemontese, o almeno lo sono a metà (l'altra metà è delle Due Sicilie), ma al tempo stesso sono un assertore di un araldica viva, di utilizzazione quotidiana, fruibile almeno a livello elementare da tutti (non solo gli specialisti), come lo è in Gran Bretagna, in Canada e persino in Sudafrica, dove agli stemmi del passato ricchi di storia e significato, si aggiungono le attuali rappresentazioni della vita di tutti i giorni.

A questo punto forse comincio a pensare che non ci siamo bene intesi su quanto intendo per innovazione araldica, davo per scontato parlando con persone che conoscono l'araldica che la mia idea è quella che deve rispettare le norme stabilite dall'uso plurisecolare, e voglio dire che non ho mai pensato di voler cancellare i termini araldici del passato (sarebbe contro la mia mentalità di storico), anzi vorrei implementarli con vere ricerche d'archivio (ci sono centinaia di stemmari in Italia ancora inediti da pubblicare).
Intendo che è necessaria una critica documentale come sta facendo in Italia per fare un nome Alessandro Savorelli.
Ma si può rendere più agile la forma come in passato ha fatto il Manno modernizzando il di Crollalanza...

Poi non voglio polemizzare sulla mancata presenza degli italiani (punto b del mio precedente intervento) agli incontri internazionali (Congresso e Colloquio dell'Accademia Internazionale d'Araldica), però posso dire che quest'anno al Colloquio di Araldica rispetto al passato eravamo tanti: Borgia AIH, degli Uberti AIH e Cirri aih... chissà se al Congresso a Quebec City nel 2008 saremo di più?

Concludo ancora con una affermazione... secondo il mio concetto di contemporaneità araldica lei ha saputo - utilizzando una descrizione storica - far vedere allo sprovveduto come è uno stemma perchè i suoi "psichedelici" colori fanno vivere gli stemmi dei secoli passati anche a chi non aveva mai pensato che certe famiglie si identificavano come scriverebbe uno sprovveduto della materia con colori, metalli, figure e rappresentazioni di tutto quanto può esistere al mondo...
Pier Felice degli Uberti

Cari saluti a tutti :D
Pier Felice degli Uberti
Sine virtute nulla nobilitas
pierfe
Presidente IAGI
 
Messaggi: 2408
Iscritto il: domenica 12 gennaio 2003, 2:11
Località: Bologna

Re: La burella...

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » sabato 2 febbraio 2008, 23:45

Abbiate pazienza, ma forse il :oops: tornare un attimo sul "tecnico" non è poi così fuori tema...
Sigillum1 ha scritto:Cari tutti, purtroppo non ho lumi sullo scudo coi cuori...proverò ad impegnarmi. Intervengo per chiedervi di osservare da vicino il termine "burella" che qualcuno ha usato per descriverlo..., perchè si tratta di uno di quei barbarismi (francesismo, nello specifico) che già i classici dizionari araldici (Manno, Guelfi Camaiani) avevano proposto di abolire dal nostro comune linguaggio. Mi consentite questo "sassolino"? Un cordiale saluto. Silvia

Se sulla burella si vuole fare un discorso compiutamente scientifico, probabilmente basta affrontare il tema con razionalità tenendo a base il metodo blasonico.

Il quale prevede, fra i suoi requisiti primi, la sintesi.

E da questo punto di vista, i termini burella e simili (trangla, cotissa, controfiletto, ecc.) sono ideali, poichè in un'unica parola condensano un concetto grafico.

Ma altro requisito richiesto dal metodo blasonico è l'aderenza fra testo del blasone e disegno dello stemma.

E anche sotto questo punto di vista la burella è ideale, perchè "calza" con ciò che descrive.

Ma ulteriore requisito del detto metodo è la gradevolezza del blasone, concetto in cui rientran quelli di comprensibilità, eleganza, scorrevolezza, piacevolezza lessicale.

E qui la burella inciampa, tirandosi dietro gli altri francesismi (cotissa) e assistendo impotente al tonfo della trangla.

Ma una fra le maggiori doti del metodo blasonico (conseguente alla sua doviziosità lessicale) è l'interscambiabilità dei termini, ovviamente entro i limiti del significato annesso ai termini stessi.

E qui la burella cade, dopo decenni d'utilizzo non ancora interrotti, sull'alternativa blasonica di (esempio) fascia diminuita, che il vecchio frate (per quel che vale) preferisce di gran lunga.

Benchè più prolissa, la combinazione sostantivo + aggettivo "calza" ugualmente col disegno, ed è più gradevole.

E "moderna".

Almeno per il vecchio frate.

Bene :D vale
"Quando il mediocre plagia il maestro, ne copia anche gli errori"
---
Detestabile è la falsa umiltà
Chiedete a Icaro se con i copiaincolla Immagine si arriva in cielo
Avatar utente
fra' Eusanio da Ocre
 
Messaggi: 12913
Iscritto il: mercoledì 7 maggio 2003, 21:14

La burella

Messaggioda Sigillum1 » domenica 3 febbraio 2008, 1:29

Cari tutti, per quanto il dibattito abbia ormai perduto i contatti con la burella, ad essa ci riconduce correttamente il nostro frate che, e non da ora, si era espresso sul termine (grazie a Marilisa per le citazioni che non avrei mai trovato da sola), mostrandoci come sia proprio nel quotidiano contatto con le fonti e con la pratica della blasonatura che il linguaggio può essere rivisitato ed eventualmente meglio definito.
Concordo interamente con Marilisa, standard di descrizione e linguaggi controllati, se correttamente definiti, non limitano in alcun modo la nostra ricerca e contribuiscono alla salvaguardia dei linguaggi specialistici.
Continuo ad occuparmi di linguaggio araldico, come vede, caro Presidente, perchè il tema mi appassiona, e nonostante quell'altissimo profilo che ha delineato (devo ridurmi al silenzio?) e che mi torna alla mente: è molto selettivo, soprattutto se applicato al nostro Paese, dove l'Araldica è stata trattata da molti e appassionati cultori non professionisti, la cui competenza è certo variegata ma non può essere, a mio avviso, ignorata.
A Fritz, che usa termini per me incomprensibili, comprendo assai meglio il più oscuro linguaggio araldico, sono bolognese: il tema, mi sembra, non ti appassiona e non appassiona neppure altri e competenti studiosi, osservi, e tuttavia è difficile negare che il linguaggio di una disciplina abbia una qualche rilevanza sulla comunicazione dei suoi contenuti, se si desidera beninteso comunicarli, e non solo a noi. Un cordiale saluto. Silvia

PS. Dimenticavo, gli scudi "psichedelici" di Fritz mi inquietano un poco...non hanno età nè stile proprio e mi confondono, ma sono un eccellente strumento di lavoro.
Silvia
Sigillum1
 
Messaggi: 688
Iscritto il: lunedì 14 maggio 2007, 18:34
Località: Bologna

Messaggioda RFVS » domenica 3 febbraio 2008, 10:55

Pierfe scrive:

anzi vorrei implementarli con vere ricerche d'archivio (ci sono centinaia di stemmari in Italia ancora inediti da pubblicare).



Io sono pienamente disponibile per una bella scorpacciata dei diversi (circa 6 se non ricordo male) blasonari delle famiglie assisane conservati nell'Archivio della cattdrale San Rufino.
Sono anni che ho in mente di studiarli a fondo, classificando le famiglie.
Purtroppo da solo e con tutti gli impegni che mi ritrovo la cosa diventa imposssibile.
Ma prima o poi....

Per non parlare di Spello (negli statuti del 1300 sono elencate le 175 :shock: :D famiglie addette alla guardia del territorio)

per non parlare di Foligno (gli stemmari si sprecano nei numerosi archivi)

Aggiungo che proprio in questo periodo sto censendo gli stemmari folignati della Biblioteca Comunale: sono 5 e tutti manoscritti.
C'è poi il bellissimo blasonario del Nuti, riportato all'antica belle zza diversi anni fa e conservato all'Archivio di Stato, nonchè già pubblicato nel Bollettino Storico della Città di Foligno nel 1993.
Ultima modifica di RFVS il domenica 3 febbraio 2008, 13:00, modificato 1 volta in totale.
RFVS
 
Messaggi: 2073
Iscritto il: mercoledì 15 agosto 2007, 11:40

Re: La burella...

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » domenica 3 febbraio 2008, 11:11

fra' Eusanio da Ocre ha scritto:[..]Se sulla burella si vuole fare un discorso compiutamente scientifico, probabilmente basta affrontare il tema con razionalità tenendo a base il metodo blasonico.

Il quale prevede, fra i suoi requisiti primi, la sintesi.[..]


Effettivamente per quanto "antiquato" possa essere il termine sarebbe molto sgradevole sostituirlo con 4 o 5 parole :roll:
Immagine
Avatar utente
Alessio Bruno Bedini
Moderatore Genealogia, Manifestazioni e Bibliografia
 
Messaggi: 7471
Iscritto il: martedì 21 settembre 2004, 21:47
Località: Cittadino del Mondo

Messaggioda Fritz » domenica 3 febbraio 2008, 12:13

Ringrazio il Presidente sia per le considerazioni sul tema del linguaggio, che mediterò con la mente e con il cuore, sia per le benevole parole sui miei siti.
Mi spiace che le parole del mio primo esempio siano incomprensibili per Silvia.
Per quanto riguarda gli stemmi "psichedelici" (cito il Presidente), dal momento che non capisco cosa significhi l'aggettivo, sorrido e abbozzo (gergo romanesco, ma entrato nell'uso comune) :)
Fritz
 

Messaggioda pierfe » domenica 3 febbraio 2008, 12:49

Fritz ha scritto:Ringrazio il Presidente sia per le considerazioni sul tema del linguaggio, che mediterò con la mente e con il cuore, sia per le benevole parole sui miei siti.
Mi spiace che le parole del mio primo esempio siano incomprensibili per Silvia.
Per quanto riguarda gli stemmi "psichedelici" (cito il Presidente), dal momento che non capisco cosa significhi l'aggettivo, sorrido e abbozzo (gergo romanesco, ma entrato nell'uso comune) :)


Eccomi a spiegare il senso in cui ho usato la parola "psichedelico" che non intende essere in alcun modo offensivo.
La resa cromatica del suo sito (e di quelli che usano internet per l'araldica) è alterata rispetto agli splendidi colori "canonici" dell'araldica creando un effetto simile a quello che si percepisce in una discoteca che utilizza effetti di luci strane (non canoniche come quelle che si vedono in casa).
Pier Felice degli Uberti
Pier Felice degli Uberti
Sine virtute nulla nobilitas
pierfe
Presidente IAGI
 
Messaggi: 2408
Iscritto il: domenica 12 gennaio 2003, 2:11
Località: Bologna

Re: La burella

Messaggioda pierfe » domenica 3 febbraio 2008, 13:07

Sigillum1 ha scritto:omissis
Continuo ad occuparmi di linguaggio araldico, come vede, caro Presidente, perchè il tema mi appassiona, e nonostante quell'altissimo profilo che ha delineato (devo ridurmi al silenzio?) e che mi torna alla mente: è molto selettivo, soprattutto se applicato al nostro Paese, dove l'Araldica è stata trattata da molti e appassionati cultori non professionisti, la cui competenza è certo variegata ma non può essere, a mio avviso, ignorata.
omissis
Un cordiale saluto. Silvia


Lei è un docente che ha l'obbligo di parlare perchè ha dato tantissimo a questi studi, ed ha ancora moltissimo da dare.
Lei è frai i docenti che ammiro e che sono uso citare quando devo fare una conferenza sull'araldica... dico sempre se non ci fosse la professoressa ... a Bologna, e il prof. ... a Pisa, il prof. ... a Roma, in Italia nelle università ci sarebbe più o meno il vuoto assoluto.
E voglio qui proprio dire grazie a nome di tutti i fruitori della materia e dei lettori del forum.
Ha ragione, tutti coloro che si occupano di questa materia hanno diritto di parlare, ma vorrei anche aggiungere solo quelli che hanno quella formazione citata nei punti del mio intervento precedente hanno poi il diritto di decidere...
Rendiamo l'araldica più professionale e meno improvvisata.
Non dimentichiamo poi come si dice all'Accademia Internazionale di Araldica che la blasonatura è solo una piccola parte quella tecnica (in altri settori detta meccanica) ma non quella sostanziale degli studi sull'araldica (non dimentichiamo l'utilità di questa disciplina per la storia particolarmente quando serve ad esempio per datare un monumento, un periodo storico, cosa che solo uno stemma può fare).
Pier Felice degli Uberti
Pier Felice degli Uberti
Sine virtute nulla nobilitas
pierfe
Presidente IAGI
 
Messaggi: 2408
Iscritto il: domenica 12 gennaio 2003, 2:11
Località: Bologna

Messaggioda da Fiore » domenica 3 febbraio 2008, 15:55

pierfe ha scritto:
..omissis.. Ha ragione, tutti coloro che si occupano di questa materia hanno diritto di parlare, ma vorrei anche aggiungere solo quelli che hanno quella formazione citata nei punti del mio intervento precedente hanno poi il diritto di decidere...
Rendiamo l'araldica più professionale e meno improvvisata.
Non dimentichiamo poi come si dice all'Accademia Internazionale di Araldica che la blasonatura è solo una piccola parte quella tecnica (in altri settori detta meccanica) ma non quella sostanziale degli studi sull'araldica (non dimentichiamo l'utilità di questa disciplina per la storia particolarmente quando serve ad esempio per datare un monumento, un periodo storico, cosa che solo uno stemma può fare).
Pier Felice degli Uberti

Caro :P presidente, lei mi legge sempre nel pensiero e anticipa ciò che ho in animo di scrivere! :wink:

A parte gli scherzi, meditando su questa discussione a proposito della revisione del linguaggio blasonico che sembra sia diventata quasi essenziale perché la disciplina stessa non muoia, mi è venuta, piuttosto, da fare una considerazione che riguarda più la vera "sostanza" dell'Araldica!
Il suo valore nell'ambito delle discipline documentarie della Storia!!

Un blasone fatto con termini ridondanti o incomprensibili, è sempre preferibile ad uno studio magari ineccepibile sotto il profilo lingustico, ma che è carente metodologicamente nell'analisi stilistica e iconografica, nell'allaccio alla storia di famiglia e alla genealogia, nel giusto inserimento nel contesto storico ed artistico!
E allora vadano bene termini più corretti e meno antiquati, sintassi semplificate e abolizioni di burelle, lampassati e quant'altro, ma, per favore, non perdiamo di vista l'essenza vera e l'utilità intrinseca dell'Araldica nel campo delle discipline storiche.

Quanti edifici databili dal XIV secolo in poi potremmo datare ed attribuire con certezza alla committenza di una famiglia, in assenza di prove documentali, senza il contributo dell'Araldica? Io dico molto meno di quanti oggi non siano stati datati ed attribuiti grazie ad uno stemma!
E quanti documenti datati ad un periodo più antico che recano uno stemma ineccepibilmente più tardo, e grazie all’Araldica si scoprono falsi!
E potrei continuare ancora con molti esempi.

Per me l’araldista veramente tale e non improvvisato, è proprio colui che, grazie a formazione accademica (molto rara, dal momento che solo adesso si parla di Araldica in ambito accademico) o anche ad un metodo corretto acquisito sul campo, con lo studio e l’esperienza e grazie ad una preparazione salda in campo storico ed artistico, riesce a far dare più risposte ad uno stemma, in modo da consentire alle altre discipline di poter giungere a conclusioni sempre più vicine all’esattezza.

Poi l’uso del linguaggio diventa una convenzione, un ulteriore perfezionamento verso un maggior dialogo con il resto della comunità scientifica, ma non inficia certo il valore di uno studio araldico che sia veramente professionale.

Altro discorso è il far capire all'esterno della comunità dei cultori della materia il linguaggio araldico, cioè quando la disciplina si rivolge al grande pubblico.
Ma quello, l’ho detto già fermamente in altro topic e lo ribadisco ancora una volta, è un altro livello della ricerca, che attiene alla comunicazione, alla didattica ed alla divulgazione e non ha a che fare con il linguaggio tecnico che attiene alla fase di studio di un manufatto araldico, perciò diretto solo alla comunità degli "addetti ai lavori"!

saluti
Marilisa
Carmina litterae non dant panem...
...sed...
Deus nobis haec otia fecit (Verg. Buc. I)
da Fiore
 
Messaggi: 609
Iscritto il: martedì 16 maggio 2006, 1:38
Località: Gioiosa Jonica (RC)

Messaggioda Fritz » domenica 3 febbraio 2008, 16:34

Uso colori psichedelici, faccio esempi incomprensibili ai non piemontesi :)
Forse è meglio che mi ritiri dalle discussioni su temi generali e mi dedichi al Blasonario.
Buona domenica
Fritz
 

Messaggioda pierfe » domenica 3 febbraio 2008, 17:12

da Fiore ha scritto:
pierfe ha scritto:
..omissis.. Ha ragione, tutti coloro che si occupano di questa materia hanno diritto di parlare, ma vorrei anche aggiungere solo quelli che hanno quella formazione citata nei punti del mio intervento precedente hanno poi il diritto di decidere...
Rendiamo l'araldica più professionale e meno improvvisata.
Non dimentichiamo poi come si dice all'Accademia Internazionale di Araldica che la blasonatura è solo una piccola parte quella tecnica (in altri settori detta meccanica) ma non quella sostanziale degli studi sull'araldica (non dimentichiamo l'utilità di questa disciplina per la storia particolarmente quando serve ad esempio per datare un monumento, un periodo storico, cosa che solo uno stemma può fare).
Pier Felice degli Uberti

Caro :P presidente, lei mi legge sempre nel pensiero e anticipa ciò che ho in animo di scrivere! :wink:

A parte gli scherzi, meditando su questa discussione a proposito della revisione del linguaggio blasonico che sembra sia diventata quasi essenziale perché la disciplina stessa non muoia, mi è venuta, piuttosto, da fare una considerazione che riguarda più la vera "sostanza" dell'Araldica!
Il suo valore nell'ambito delle discipline documentarie della Storia!!

Un blasone fatto con termini ridondanti o incomprensibili, è sempre preferibile ad uno studio magari ineccepibile sotto il profilo lingustico, ma che è carente metodologicamente nell'analisi stilistica e iconografica, nell'allaccio alla storia di famiglia e alla genealogia, nel giusto inserimento nel contesto storico ed artistico!
E allora vadano bene termini più corretti e meno antiquati, sintassi semplificate e abolizioni di burelle, lampassati e quant'altro, ma, per favore, non perdiamo di vista l'essenza vera e l'utilità intrinseca dell'Araldica nel campo delle discipline storiche.

Quanti edifici databili dal XIV secolo in poi potremmo datare ed attribuire con certezza alla committenza di una famiglia, in assenza di prove documentali, senza il contributo dell'Araldica? Io dico molto meno di quanti oggi non siano stati datati ed attribuiti grazie ad uno stemma!
E quanti documenti datati ad un periodo più antico che recano uno stemma ineccepibilmente più tardo, e grazie all’Araldica si scoprono falsi!
E potrei continuare ancora con molti esempi.

Per me l’araldista veramente tale e non improvvisato, è proprio colui che, grazie a formazione accademica (molto rara, dal momento che solo adesso si parla di Araldica in ambito accademico) o anche ad un metodo corretto acquisito sul campo, con lo studio e l’esperienza e grazie ad una preparazione salda in campo storico ed artistico, riesce a far dare più risposte ad uno stemma, in modo da consentire alle altre discipline di poter giungere a conclusioni sempre più vicine all’esattezza.

Poi l’uso del linguaggio diventa una convenzione, un ulteriore perfezionamento verso un maggior dialogo con il resto della comunità scientifica, ma non inficia certo il valore di uno studio araldico che sia veramente professionale.

Altro discorso è il far capire all'esterno della comunità dei cultori della materia il linguaggio araldico, cioè quando la disciplina si rivolge al grande pubblico.
Ma quello, l’ho detto già fermamente in altro topic e lo ribadisco ancora una volta, è un altro livello della ricerca, che attiene alla comunicazione, alla didattica ed alla divulgazione e non ha a che fare con il linguaggio tecnico che attiene alla fase di studio di un manufatto araldico, perciò diretto solo alla comunità degli "addetti ai lavori"!

saluti
Marilisa


Cara Marilisa,
concordo in pieno!
Ci tengo a sottolineare ancora una volta che io non ho parlato di " abolizioni di burelle, lampassati e quant'altro..."
ma solo di rendere attuale un linguaggio perchè sia inteso da tutti, del resto nella lingua italiana esiste ancora il termine D'UOPO che oggi fa sorridere, ma è copiosamente utilizzato in certi forum che s'interessano delle nostre materie, mentre ormai nel linguaggio contemporaneo si dice comunemente NECESSARIO che rende meglio oggi l'idea :D
Pier Felice degli Uberti
Pier Felice degli Uberti
Sine virtute nulla nobilitas
pierfe
Presidente IAGI
 
Messaggi: 2408
Iscritto il: domenica 12 gennaio 2003, 2:11
Località: Bologna

Bogianen...??

Messaggioda Sigillum1 » domenica 3 febbraio 2008, 18:04

Ringrazio anzitutto il Presidente per le cortesi parole: ho avuto un'ottima formazione ma ritengo di non aver coltivato abbastanza la disciplina che, paradossalmente, si poteva ancora insegnare a Bologna sino a dieci anni fa, ma i nuovi ordinamenti ci hanno tolto gran parte dei nostri spazi formativi ed è sempre più difficile avere il tempo di affrontare temi tanto specialistici.
Certamente certi piemontesi sono ombrosi e poi forse anche "bogianen"??, era questo termine che non avevo capito (sei sei così gentile da tradurre...); per il resto, caro Fritz, ti comprendo perfettamente, e chissà, un giorno potrei condurti a sperimentare un indice delle figure araldiche contenute nei tuoi stemmi, credo sia l'unico modo per renderti sensibile al tema del dizionario araldico...(Concordo col Presidente, il termine che ha usato per i tuoi stemmi era forse stravagante ma non lontano dalla percezione che ne abbiamo, noi che siamo abituati a datare con un'occhiata uno scudo d'epoca).
A Marilisa, che con tanto equilibrio contribuisce alla comprensione fra le diverse opinioni, vorrei spiegare meglio che, per quanto io sia assolutamente conscia delle grandi potenzialità "ausiliarie" dell'Araldica, il mio punto di vista è tutto interno alla disciplina che, per esser detta interamente scientifica, deve disporre di un lessico condiviso e relativamente stabile, ma anche frutto della sua storia e non di un relativamente breve ed anarchico periodo di essa, ed anche comprensibile, vale a dire ad esempio, per quanto possibile, ci si deve esprimere in italiano e non con termini malamente "dedotti" da altra lingua". Sono poi d'accordo con lei, la qualità della ricerca non sarà certo sminuita dal linguaggio utilizzato, ma perchè non ambire ad entrambi?
Apprezzo molti l'intervento di Riccardo e con garbo ci riconduce al lavoro: hai ragione, l'Araldica italiana ha soprattutto bisogno di lavoro di base, sulla documentazione, sugli stemmari; dovremmo seguire l'esempio di Fritz... Un affettuoso saluto a tutti e la promessa che, per un pò, eviterò di parlarvi di linguaggio. Silvia
Silvia
Sigillum1
 
Messaggi: 688
Iscritto il: lunedì 14 maggio 2007, 18:34
Località: Bologna

Messaggioda RFVS » domenica 3 febbraio 2008, 18:30

Ti ringrazio Silvia!

Io non sono un docente, tutt'altro. Puoi inserirmi nella categoria degli appassionati o "ricercatori autodidatti".
Nonostante ciò sento la necessità di approfondire gli studi sugli stemmari.
In circa otto anni di ricerche ne ho incrociati numerosi.
Quasi tutti inediti, mai studiati e tantomeno mai pubblicati, apparte un paio.
La loro pubblicazione è fondamentale al fine della loro conoscenza e diffusione tra gli studiosi.
Come ho detto mi sto dedicando agli stemmari presenti in Assisi, Perugia, Spello e Foligno con un lavoro di "catalogazione" cosicchè, prima o poi, possa andare a controllare a colpo sicuro e vedere se ci fosse la possibilità di inquadrare le famiglie nel contesto cittadino.
Spesso infatti le pubblicazioni dei blasonari tralasciano di occuparsi delle relative famiglie presenti..cosicchè quei cognomi rimangono lì come semplici sequenze di lettere senza gran significato..e questo è un male, secondo me.
Mi rendo però conto che da solo sarò in grado di far ben poco, soprattutto sul fronte pubblicazione.

Intanto però vi inserisco i titoli degli stemmari folignati che ho reperito e che spero di riuscire a visionare quanto prima.

A. Barnabò, Araldica Fulginatensis, Biblioteca Comunale di Foligno, ms. F. 54 – 4 – 92

A. Barnabò, Famiglie nobili Folignati, Biblioteca Comunale di Foligno, ms. F. 54 – 5 – 86

A. Mancinelli, Stemmi delle famiglie nobili folignati, Biblioteca Comunale di Foligno, ms. A – 12 – 2- 100

A. Mancinelli, Stemmi dei cittadini di Foligno disegnati dal. Prof. A.. Mancinelli, ms s.d. in Biblioteca Comunale di Foligno

C. Degli Onofri, Libro delle famiglie tanto nobili quanto civili di Foligno, e d’altri luoghi, e de’Folignati che hanno piantate le loro famiglie i vari paesi [copia da L. Jacobilli], Biblioteca Comunale di Foligno, ms. F. 55 – 2 – 213

Oltre a questi c'è il già citato e già pubblicato blasonario Nuti.

spero infine di darvi notizia degli stemmari delle altre citttà citate.
RFVS
 
Messaggi: 2073
Iscritto il: mercoledì 15 agosto 2007, 11:40

Re: Lingua e uso

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » lunedì 4 febbraio 2008, 15:35

antonio p. v. g. ha scritto:
Fritz ha scritto:Ma forse con "uso quotidiano" il saggio Frate intendeva sottintendere "da parte di persone sagge" :)

Credo che fra' Eusanio intendesse parlare di "uso quotidiano" di linguaggio degno di questo nome. Non di uso dialettale o dell'uso di qualche gergo di basso livello. Almeno così ho inteso io la sua riflessione e in questo senso mi son permesso di dir una parola in continuità di essa.

Esatto per entrambi, gentili amici.

Bene :D valete
"Quando il mediocre plagia il maestro, ne copia anche gli errori"
---
Detestabile è la falsa umiltà
Chiedete a Icaro se con i copiaincolla Immagine si arriva in cielo
Avatar utente
fra' Eusanio da Ocre
 
Messaggi: 12913
Iscritto il: mercoledì 7 maggio 2003, 21:14

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » lunedì 4 febbraio 2008, 15:47

da Fiore ha scritto:Un blasone fatto con termini ridondanti o incomprensibili, è sempre preferibile ad uno studio magari ineccepibile sotto il profilo lingustico, ma che è carente metodologicamente nell'analisi stilistica e iconografica, nell'allaccio alla storia di famiglia e alla genealogia, nel giusto inserimento nel contesto storico ed artistico!
E allora vadano bene termini più corretti e meno antiquati, sintassi semplificate e abolizioni di burelle, lampassati e quant'altro, ma, per favore, non perdiamo di vista l'essenza vera e l'utilità intrinseca dell'Araldica nel campo delle discipline storiche.

Giustissimo.
Il linguaggio è solo uno dei componenti dell'"edificio-araldica".


Per me l’araldista veramente tale e non improvvisato, è proprio colui che, grazie a formazione accademica (molto rara, dal momento che solo adesso si parla di Araldica in ambito accademico)

Esatto.
Quanto sarebbe utile e gradita una "cattedra di araldica" fissa e stabile!


o anche ad un metodo corretto acquisito sul campo, con lo studio e l’esperienza e grazie ad una preparazione salda in campo storico ed artistico, riesce a far dare più risposte ad uno stemma, in modo da consentire alle altre discipline di poter giungere a conclusioni sempre più vicine all’esattezza.

Più che giusto.
Uno stemma parla.
Sempre.
E sempre in mille modi differenti e complementari.
Uno, ed uno solo, dei quali è quello connesso al suo contenuto blasonico.


Poi l’uso del linguaggio diventa una convenzione, un ulteriore perfezionamento verso un maggior dialogo con il resto della comunità scientifica, ma non inficia certo il valore di uno studio araldico che sia veramente professionale.

Condivido.

Altro discorso è il far capire all'esterno della comunità dei cultori della materia il linguaggio araldico, cioè quando la disciplina si rivolge al grande pubblico. Ma quello, l’ho detto già fermamente in altro topic e lo ribadisco ancora una volta, è un altro livello della ricerca, che attiene alla comunicazione, alla didattica ed alla divulgazione e non ha a che fare con il linguaggio tecnico che attiene alla fase di studio di un manufatto araldico, perciò diretto solo alla comunità degli "addetti ai lavori"!
saluti
Marilisa

...e in sede didattica, ovviamente, si dovrà parlare in maniera adeguata e consona con il pubblico discente, cosicchè i contenuti possano venir meglio trasmessi, compresi ed accettati.

Ad esempio, i termini da usare con i bambini delle elementari sarebbero inadatti in un contesto universitario, ma i bambini... quelli :wink: capiscono e assorbono!

Bene :D valete
"Quando il mediocre plagia il maestro, ne copia anche gli errori"
---
Detestabile è la falsa umiltà
Chiedete a Icaro se con i copiaincolla Immagine si arriva in cielo
Avatar utente
fra' Eusanio da Ocre
 
Messaggi: 12913
Iscritto il: mercoledì 7 maggio 2003, 21:14

PrecedenteProssimo

Torna a Araldica / Heraldry



Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 10 ospiti