mi permetta alcune considerazioni in merito alla sua interessante risposta:
Fritz ha scritto:Grazie al Presidente, a Silvia e Marilisa per i loro interventi, anche in risposta alla mia domanda.
Condivido molte delle considerazioni da voi fatte. Ribadisco tuttavia che non ho nè la vostra preparazione, nè un interesse specifico per la materia (se non come utile ausilio alla storia della mia terra). Con lo stesso obiettivo, ho preparato e gestisco un sito dedicato alle bandiere e uniformi sabaude (che sto vergognosamente trascurando per l'araldica, ma che vi invito a visitare)
Considero i suoi siti:
Blasonario Subalpino
http://members.xoom.alice.it/blasonpiemon/
e
Le bandiere e le uniformi sabaude http://members.xoom.alice.it/blasonpiemon/
un sicuro riferimento per chi ama l'araldica e senza dubbio l'opera on line più completa e ben fatta sull'araldica e la vessilologia della mia terra (per chi non lo sa ancora sono un Monferrino).
E quanto qui detto lo dico e scrivo da anni, perchè se tutti fossero attivi come lo è lei noi avremmi degli studi araldici da far invidia a tutti i Paesi del mondo.
Desidero unicamente citare due esempi, che spero possano chiarire la mia posizione un po' pessimista.
1. Come il Presidente saprà, prima degli anni Trenta la lingua piemontese si scriveva in molti modi, i suoni si traducevano con varie lettere e/o vocali e così via. Fu solo con la costituzione della Companìa dij Brandé e la pubblicazione della omonima rivista letteraria "Ij brandé" che venne definita ed unificata la grafìa piemontese. Forse sono miope, ma per l'araldica non vedo Compagnie dei Brandé, o forse ne vedo troppe (e alcune autorevoli).
Allora forse anch'io sono pessimista come lei... perchè non vedo ancora in Italia persone con voglia di fare una critica costruttiva come è avvenuto in tante altre scienze, ma piuttosto individui che stanno bene come sono, perchè è comodo così, ma che prolungano quella che è oggi per l'araldica una lunga agonia...
Ho fatto i conti e posso dire che gli autori in questi ultimi 10 anni sono diminuiti del 30% (non metto nel calderone chi scrive di araldica senza conoscerla).
La prova è che nell'Accademia Internazionale di Araldica gli ingressi fra gli accademici sono sempre più rari rispetto agli anni 50-60-70.
La sua affermazione mi ricorda - per fare un esempio concreto - quelli che ancora nel 2007 affermano che non usano il pc perchè sono usi alla penna d'oca![]()
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Il mondo deve andare aventi, perchè così viene fatto in tutte le scienze, le arti, o qualunque altra sfumatura dello scibile umano.
Ho la speranza che l'araldica studiata nelle università possa creare una generazione di persone che avvicinandosi a questo studio lo facciano in maniera critica regalandoci i loro contribuiti, e non come veniva fatto nel passato e ancora fra la mia generazione con solo scopo autoesaltativo.
Vedo ancora studiosi di questa materia che quando parlano in pubblico (conferenze, dibattiti, tavole rotonde) non hanno di meglio che usare come esempio il proprio stemma di famiglia - o in alcuni casi supposto tale - al posto di far vedere sempre diversi scudi araldici e fornire così al fruitore una vasta gamma di esempi...
2. Conosco personalmente e ho collaborato con i tre maggiori studiosi di araldica piemontese (non faccio nomi, ma li potete immaginare leggendo molti testi sull'argomento), ma da nessuno ho mai sentito parlare di un desiderio di "modernizzare" il linguaggio araldico. Eppure almeno due su tre rispondono a tutti i punti elencati dal Presidente. Forse il problema è che qui a Torino siamo bogianen (la o nella grafia dij Brandé si pronuncia u)
Quando rivedo il Gattopardo - lo stupendo film di Visconti - ed arrivo all'episodio del funzionario piemontese il cavaliere Chevalley di Monterzuolo mi sento a casa (fra l'altro ho scoperto che la figura è stata ispirata da un mio concittadino quando Tomasi era militare a Casale Monferrato).
Del cavaliere di Monterzuolo amo l'onesta morale (che abbiamo noi piemontesi), ma aggingo pure che l'essere "immutabili" non è un dogma![]()
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Sono orgoglioso di essere piemontese, o almeno lo sono a metà (l'altra metà è delle Due Sicilie), ma al tempo stesso sono un assertore di un araldica viva, di utilizzazione quotidiana, fruibile almeno a livello elementare da tutti (non solo gli specialisti), come lo è in Gran Bretagna, in Canada e persino in Sudafrica, dove agli stemmi del passato ricchi di storia e significato, si aggiungono le attuali rappresentazioni della vita di tutti i giorni.
A questo punto forse comincio a pensare che non ci siamo bene intesi su quanto intendo per innovazione araldica, davo per scontato parlando con persone che conoscono l'araldica che la mia idea è quella che deve rispettare le norme stabilite dall'uso plurisecolare, e voglio dire che non ho mai pensato di voler cancellare i termini araldici del passato (sarebbe contro la mia mentalità di storico), anzi vorrei implementarli con vere ricerche d'archivio (ci sono centinaia di stemmari in Italia ancora inediti da pubblicare).
Intendo che è necessaria una critica documentale come sta facendo in Italia per fare un nome Alessandro Savorelli.
Ma si può rendere più agile la forma come in passato ha fatto il Manno modernizzando il di Crollalanza...
Poi non voglio polemizzare sulla mancata presenza degli italiani (punto b del mio precedente intervento) agli incontri internazionali (Congresso e Colloquio dell'Accademia Internazionale d'Araldica), però posso dire che quest'anno al Colloquio di Araldica rispetto al passato eravamo tanti: Borgia AIH, degli Uberti AIH e Cirri aih... chissà se al Congresso a Quebec City nel 2008 saremo di più?
Concludo ancora con una affermazione... secondo il mio concetto di contemporaneità araldica lei ha saputo - utilizzando una descrizione storica - far vedere allo sprovveduto come è uno stemma perchè i suoi "psichedelici" colori fanno vivere gli stemmi dei secoli passati anche a chi non aveva mai pensato che certe famiglie si identificavano come scriverebbe uno sprovveduto della materia con colori, metalli, figure e rappresentazioni di tutto quanto può esistere al mondo...
Pier Felice degli Uberti
Cari saluti a tutti

si arriva in cielo
