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Burella

Messaggioda Fritz » sabato 2 febbraio 2008, 10:46

Cara Silvia,
fai bene a toglierti un sassolino dalla scarpa, ma per quanto riguarda burella mi sono ricordato che avevo già cercato sul Grande Dizionario della Lingua Italiana (il Battaglia) e che alla voce burellato avevo trovato
Burellato Arald. Convenevole partizione composta da dieci o più fasce di due smalti alternati.
= Derivato da Burella (2)
Burella (2) sf Antic. Cavallo bianco pezzato di scuro
= voce romagnola, deriv. da buro 'buio'; cfr imolese burèla 'vacca pezzata'
:) :) :)
Cari saluti
Fritz
 

La burella

Messaggioda Sigillum1 » sabato 2 febbraio 2008, 12:19

Caro Fritz, se almeno qualcuno di noi, e certamente molti esperti della materia, come è avvenuto recentemente nel corso dei nostri, quasi sempre amabili dibattiti, ha a cuore una revisione del linguaggio araldico, credo sia utile evitare, quando è possibile, il rinvio al mantello delle nostre vacche romagnole, ammesso che il termine da esso derivi, non mi pare probabile e neppure facilmente comprensibile.
1. il termine fasciato non necessita di specificazioni: quando le fasce sono molte, sono evidentemente diminuite
2. quando siano poche, le si possono descrivere diminuite (ci sono alternative, proposte dai nostri dizionari classici), ma mi piacciono assai meno.
Faccio mia questa proposta, ma ti prego di leggerne i fondamenti negli scritti di araldisti non propriamente "giacobini". Un cordiale saluto. Silvia
Silvia
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Messaggioda Fritz » sabato 2 febbraio 2008, 12:41

caedant arma togae :)
Fritz
 

Messaggioda mcs » sabato 2 febbraio 2008, 12:47

Gent.mi tutti :P ,

azzardo con un inquartato, nel 1° e 4° di rosso a 5 fascie increspate d'oro, nel 2° e 3° d'argento a tre cuori di rosso posti 1,2... :roll: ...

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Messaggioda da Fiore » sabato 2 febbraio 2008, 12:49

Mi trovi perfettamente d'accordo, cara Silvia.
Evitare le ampollosità e i termini troppo obsoleti, adattandoli ai linguaggi tecnici più vicini alle scienze artistiche, pur conservando i necessari fondamenti storici del linguaggio blasonico, trovo che sia la via giusta per una "riforma" dello stesso.

Per il termine burella, infatti, si era già posto il problema in vecchie discussioni su questo stesso forum e si era chiaramente indicato come ormai sorpassato in una visione riformatrice della terminologia araldica.

Vi segnalo i link alle discussioni:

http://www.iagiforum.info/viewtopic.php ... a&start=15

http://www.iagiforum.info/viewtopic.php ... a&start=30

http://www.iagiforum.info/viewtopic.php ... ht=burella

Saluti

Marilisa
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Messaggioda Fritz » sabato 2 febbraio 2008, 13:27

Cari colleghi,
confermo il mio sostanziale agnosticismo per quanto riguarda la revisione del linguaggio araldico :).
Tempo fa avevo fatto una domanda alla quale solo uno di voi aveva dato una risposta.
La ripropongo: a vostro parere, quale associazione, ente, gruppo di studio, circolo culturale, dipartimento universitario, avrà mai l'autorevolezza condivisa per proporre e far accettare una modernizzazione del linguaggio araldico?
Mi pare di capire che, in anni tutto sommato "araldicamente regolamentati" come la fine Ottocento e la prima metà del Novecento, questo non si sia realizzato.
Non è il mio campo di interesse e dunque potrei aver detto una "castroneria" :)
Cari saluti
Fritz
 

Messaggioda pierfe » sabato 2 febbraio 2008, 16:11

Fritz ha scritto:Cari colleghi,
confermo il mio sostanziale agnosticismo per quanto riguarda la revisione del linguaggio araldico :).
Tempo fa avevo fatto una domanda alla quale solo uno di voi aveva dato una risposta.
La ripropongo: a vostro parere, quale associazione, ente, gruppo di studio, circolo culturale, dipartimento universitario, avrà mai l'autorevolezza condivisa per proporre e far accettare una modernizzazione del linguaggio araldico?
Mi pare di capire che, in anni tutto sommato "araldicamente regolamentati" come la fine Ottocento e la prima metà del Novecento, questo non si sia realizzato.
Non è il mio campo di interesse e dunque potrei aver detto una "castroneria" :)
Cari saluti


Interessante domanda, purtroppo mi era sfuggita. Non sono sempre sul forum perchè la gestione delle associazioni mi impedisce di partecipare attivamente alle vostre discussioni, ma qui ci sono 3 amministratori e 6 moderatori che seguono le discussioni.
Solo ora da uno di loro sono stato allertato per rispondere al quesito.
Ma veniamo alla domanda...
1) Quante persone in Italia studiano l'araldica? Sarebbe interessante fare un conto visto che poi non sono molte...
2) Quante di queste persone hanno pubblicazioni che si dicono "araldiche"?
3) Quanti hanno una formazione universitaria? E qui scendiamo vistosamente...
4) Quante di queste persone hanno seguito corsi accademici di araldica? Pochissimi...
5) Quanti di coloro che si interessano di araldica si sono laureati con una tesi specifica su questa materia? Mah...
6) Quante persone riferite ai punti 4 e 5 hanno pubblicazioni di araldica? Un numero che definire raro è esagerare.

Ma ci si può ancora chiedere:
a) quanti di tutti coloro che sono indicati in questi punti hanno un confronto internazionale di livello accademico?...
b) Quanti di costoro oltre ad avere un confronto partecipano ad incontri scientifici a livello internazionale? Gli italiani sono praticamente assenti!

Per me solo coloro che sono indicati ai punti a e b (se hanno un background compreso nei punti 4-5) possono avere diritto di parola per riformare un linquaggio come quello araldico, in un Paese dove l'araldica è in agonia da almeno 60 anni...

Ci vorrà del tempo, ma si arriverà a parlare il linguaggio del nostro tempo anche in araldica, spero solo che succeda prima che questo linguaggio sia di nuovo vecchio...

Ma queste persone che vogliono migliorare l'approccio e la sostanza di questa materia, non è detto che siano sui forum che si occupano di Scienze Documentarie della Storia.

Negli incontri internazionali si parla molto di rendere attuale questo linguaggio... e spero vivamente che l'epoca dei dilettanti, degli improvvisati che impongono dogmi oggi (come è stato in passato) sia finita, o meglio ostacolata in ambito scientifico...

Con i criteri che ho esposto, l'IAGI dal 2009 pensa di creare un gruppo ristretto di studiosi che periodicamente si riuniscano per dare idee al miglioramento di questa disciplina.
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La burella

Messaggioda Sigillum1 » sabato 2 febbraio 2008, 16:37

Cara Marilisa, sono contenta che tu condivida...l'Araldica è ormai una disciplina autonoma e una revisione del suo linguaggio è indispensabile perchè possa essere convenientemente comunicata, anche attraverso sistemi informatizzati, che ci consentiranno, fra l'altro, di ottenere strumenti di consultazione relativi alla struttura e agli oggetti contenuti negli scudi.
Caro Fritz, esprimo qui un'opinione personale ma meditata e, credo, fondata: un vocabolario araldico condiviso al momento non è disponibile; vi sono onesti strumenti di lavoro, anche successivi a quelli che ho citato, ad esempio quello del compianto Caratti di Valfrei, persona squisita e intelligente, che ha prodotto un lavoro utile ma nessuna revisione critica. Soltanto il lavoro di noi tutti, te compreso, che il linguaggio araldico usi, mi pare, ogni giorno, potrà condurci, non so quando, ad una proposta autorevole e come tale presentabile alla comunità scientifica, che non può venire dal cielo..., ma dalle persone e dalle comunità, come questa, ma devo averlo già detto...
E' necessario naturalmente che ciò avvenga nella salvaguardia di un lessico specialistico assai sofisticato (poetico???) che ha tuttavia una lunga storia, per la gran parte dimenticata dagli araldisti, la cui scarsa sensibilità nei confronti del tema della comunicazione della disciplina praticata mi sembra incomprensibile, anche se qualche ipotesi è comparsa recentemente anche qui. Un cordiale saluto. Silvia
Silvia
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Messaggioda Sigillum1 » sabato 2 febbraio 2008, 16:42

Solo per chiarezza preciso che il mio intervento è stato inviato in parallelo a quello del Presidente e non rappresenta perciò in alcun modo una risposta al suo che non avevo letto. Un cordiale saluto. Silvia
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Re: La burella

Messaggioda da Fiore » sabato 2 febbraio 2008, 17:07

Cara Silvia, devo dire che anch'io avevo preparato una mia risposta a Friz, ma quando stavo per inviarla mi sono accorta dell'intervento del Presidente e ho desistito. Ho visto adesso la tua risposta, perciò mi sono decisa comunque a riportare quanto avevo scritto, che sostanzialmente concorda con quanto da te espresso.

Io penso che la revisione di un linguaggio tecnico passi solo attraverso coloro che questo linguaggio lo adoperano e che posseggono una padronanza della disciplina, così com'è successo in tutti i campi della ricerca.

Il linguaggio araldico tecnico, secondo me, non deve essere il risultato di un'imposizione di uno ad un altro, ma deve avere una sua evoluzione nel seno degli stessi araldisti. Questi possono anche far parte di vari enti o associazioni, ma devono necessariamente ritrovarsi a dialogare nella comunità scientifica mirando a trovare un accordo.
Un linguaggio convenzionale comune a tutti, alla fine si codificherà, specialmente per la terminologia, ma differenze e sfumature nell'espressione di ciascun blasone rimarranno sempre, come del resto rimangono nelle schede artistiche o in quelle archeologiche, giusto per rimanere in ambiti affini che riguardano la cultura materiale e quella dei "simboli".

Questa è la mia modestissima opinione, che in parte avevo già espresso altrove e che qui ribadisco.

saluti
Marilisa
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Re: La burella

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » sabato 2 febbraio 2008, 18:15

da Fiore ha scritto:Il linguaggio araldico tecnico, secondo me, non deve essere il risultato di un'imposizione di uno ad un altro, ma deve avere una sua evoluzione nel seno degli stessi araldisti. Questi possono anche far parte di vari enti o associazioni, ma devono necessariamente ritrovarsi a dialogare nella comunità scientifica mirando a trovare un accordo.
Un linguaggio convenzionale comune a tutti, alla fine si codificherà, specialmente per la terminologia, ma differenze e sfumature nell'espressione di ciascun blasone rimarranno sempre, come del resto rimangono nelle schede artistiche o in quelle archeologiche, giusto per rimanere in ambiti affini che riguardano la cultura materiale e quella dei "simboli".

Non solo.

Tu m'insegni che ogni linguaggio ha un solo, unico "impositore" che sancisce la fortuna e il declino dei singoli termini, e delle varie forme espressive.

Quel grande impositore che si chiama "uso quotidiano", e che prevale su tutto e tutti.

Così almeno crede il vecchio frate, con quel poco di esperienza che s'illude di aver fatto.

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Linguaggio

Messaggioda Fritz » sabato 2 febbraio 2008, 18:34

Grazie al Presidente, a Silvia e Marilisa per i loro interventi, anche in risposta alla mia domanda.
Condivido molte delle considerazioni da voi fatte. Ribadisco tuttavia che non ho nè la vostra preparazione, nè un interesse specifico per la materia (se non come utile ausilio alla storia della mia terra). Con lo stesso obiettivo, ho preparato e gestisco un sito dedicato alle bandiere e uniformi sabaude (che sto vergognosamente trascurando per l'araldica, ma che vi invito a visitare :))
Desidero unicamente citare due esempi, che spero possano chiarire la mia posizione un po' pessimista.
1. Come il Presidente saprà, prima degli anni Trenta la lingua piemontese si scriveva in molti modi, i suoni si traducevano con varie lettere e/o vocali e così via. Fu solo con la costituzione della Companìa dij Brandé e la pubblicazione della omonima rivista letteraria "Ij brandé" che venne definita ed unificata la grafìa piemontese. Forse sono miope, ma per l'araldica non vedo Compagnie dei Brandé, o forse ne vedo troppe (e alcune autorevoli).
2. Conosco personalmente e ho collaborato con i tre maggiori studiosi di araldica piemontese (non faccio nomi, ma li potete immaginare leggendo molti testi sull'argomento), ma da nessuno ho mai sentito parlare di un desiderio di "modernizzare" il linguaggio araldico. Eppure almeno due su tre rispondono a tutti i punti elencati dal Presidente. Forse il problema è che qui a Torino siamo bogianen (la o nella grafia dij Brandé si pronuncia u :))
Cari saluti a tutti :D
Fritz
 

Re: La burella

Messaggioda Antonio Pompili » sabato 2 febbraio 2008, 19:22

fra' Eusanio da Ocre ha scritto:
da Fiore ha scritto:Il linguaggio araldico tecnico, secondo me, non deve essere il risultato di un'imposizione di uno ad un altro, ma deve avere una sua evoluzione nel seno degli stessi araldisti. Questi possono anche far parte di vari enti o associazioni, ma devono necessariamente ritrovarsi a dialogare nella comunità scientifica mirando a trovare un accordo.
Un linguaggio convenzionale comune a tutti, alla fine si codificherà, specialmente per la terminologia, ma differenze e sfumature nell'espressione di ciascun blasone rimarranno sempre, come del resto rimangono nelle schede artistiche o in quelle archeologiche, giusto per rimanere in ambiti affini che riguardano la cultura materiale e quella dei "simboli".

Non solo.

Tu m'insegni che ogni linguaggio ha un solo, unico "impositore" che sancisce la fortuna e il declino dei singoli termini, e delle varie forme espressive.

Quel grande impositore che si chiama "uso quotidiano", e che prevale su tutto e tutti.

Così almeno crede il vecchio frate, con quel poco di esperienza che s'illude di aver fatto.

Con quella esperienza molto minore della tua che ho fatto io (direi quasi insignificante), carissimo Frate, credo di poter aggiungere che è l'"uso quotidiano" che segna il passaggio dal passato al futuro! Per questo, è su questo linguaggio (sulla bocca di accademici e dilettanti, di specialisti e principianti) che bisogna lavorare, per migliorarlo.
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Lingua e uso

Messaggioda Fritz » sabato 2 febbraio 2008, 19:29

Con tutto il rispetto e la sincera ammirazione che ho per il Caro Frate (dico sul serio eh), mi permetto di dissentire dalla sua considerazione, o quanto meno di integrarla.
Se il Grande Impositore fosse solo l'uso quotidiano, forse il linguaggio araldico si modernizzerebbe, ma sicuramente la lingua italiana si impoverirebbe.
Due esempi. Sempre più spesso si sente o si legge la frase "di questo argomento il tizio ne ha già parlato". Il congiuntivo è praticamente scomparso.
Non sono un laudator temporis acti, ma qualche radice dobbiamo salvaguardarla, se vogliamo camminare verso il futuro.
Ma forse con "uso quotidiano" il saggio Frate intendeva sottintendere "da parte di persone sagge" :)
Per aspera ad astra
Fritz
 

Re: Lingua e uso

Messaggioda Antonio Pompili » sabato 2 febbraio 2008, 19:43

Fritz ha scritto:Ma forse con "uso quotidiano" il saggio Frate intendeva sottintendere "da parte di persone sagge" :)

Credo che fra' Eusanio intendesse parlare di "uso quotidiano" di linguaggio degno di questo nome. Non di uso dialettale o dell'uso di qualche gergo di basso livello. Almeno così ho inteso io la sua riflessione e in questo senso mi son permesso di dir una parola in continuità di essa.
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