E' possibile risalire al vero propietario?
Moderatori: Novelli, Antonio Pompili, mcs, Lambertini


Zaccheo ha scritto:Il proprietario del manufatto su cui è ricamato lo stemma da te mostrato, gentile Davide, fu certamente un cardinale. Il galero rosso a trenta nappe (15 per lato) che timbra lo scudo in questione, infatti, non sembra lasciare dubbi in proposito.
Al momento non saprei dirti altre cose.
QUI FACIT VERITATEM VENIT AD LUCEM (Gv 3,21a) 




QUI FACIT VERITATEM VENIT AD LUCEM (Gv 3,21a) 

Tilius ha scritto:Più che di "proprietario", nel caso di questi sontuosi paramenti sacri é generalmente più corretto parlare di "donatore".
Lo stemma indica di solito il prelato che ha commissionato i paramenti e ne ha quindi fatto dono a qualche chiesa o santuario (chiesa usualmente connessa all'ufficio del religioso: cardinale titolare di quella chiesa, giuspatronato di famiglia o anche semplicemente parroco di quella chiesa...), in modo che diventasse definitivamente parte del corredo di paramenti di proprietà di questi luoghi sacri.
QUI FACIT VERITATEM VENIT AD LUCEM (Gv 3,21a) 
Tilius ha scritto:Più che di "proprietario", nel caso di questi sontuosi paramenti sacri é generalmente più corretto parlare di "donatore".
Lo stemma indica di solito il prelato che ha commissionato i paramenti e ne ha quindi fatto dono a qualche chiesa o santuario....

antonio p. v. g. ha scritto:Tilius ha scritto:Più che di "proprietario", nel caso di questi sontuosi paramenti sacri é generalmente più corretto parlare di "donatore".
Lo stemma indica di solito il prelato che ha commissionato i paramenti e ne ha quindi fatto dono a qualche chiesa o santuario (chiesa usualmente connessa all'ufficio del religioso: cardinale titolare di quella chiesa, giuspatronato di famiglia o anche semplicemente parroco di quella chiesa...), in modo che diventasse definitivamente parte del corredo di paramenti di proprietà di questi luoghi sacri.
Più che "generalmente più corretto", direi che può esser "anche corretto" parlare di donatore. Di fatto venivano realizzati dei veri e propri parati (quindi pianeta + piviale + 2 dalmatiche o tunicelle) con lo stemma del prelato che ne faceva uso. Poi questi chiaramente divenivano parte del corredo - come da te giustamente osservato - della chiesa connessa all'ufficio del religioso. C'erano (ci sono tutt'ora) anche i casi di paramenti con stemma, lasciati in dono (talvolta creati appositamente) dal titolare in un determinato luogo di culto o istituzione religiosa. Ho avuto modo di vederne diversi nel Pontificio Seminario Romano Maggiore: doni offerti da ex-alunni al Seminario dove si erano formati al sacerdozio. Spesso, simili donazioni sono importanti testimonianze araldiche, oltre che vere e proprie opere d'arte.

Zaccheo ha scritto:Sarebbe bello se, in seno alla Chiesa, ogni oggetto liturgico di uso privato potesse prima o poi tornare a far parte del bene comune.
A tal proposito desidero condividere con voi la bella descrizione della Chiesa di Gerusalemme offerta dal testo degli Atti degli Apostoli (2,42-44): “Erano assidui nell’ascoltare l’insegnamento degli Apostoli e nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nella preghiera. (…) Tutti coloro che erano divenuti credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune”.
QUI FACIT VERITATEM VENIT AD LUCEM (Gv 3,21a) 
Tilius ha scritto:É ovvio che lo stemma apposto su un oggetto denota una pubblica dichiarazione di "possesso", che però (generalmente) voleva essere più un possesso morale che non materiale: più che significare "questo é mio" doveva significare "questo lo ho fatto fare io a beneficio di questa chiesa/santuario/abbazia/basilica/cattedrale/..."
QUI FACIT VERITATEM VENIT AD LUCEM (Gv 3,21a) 
antonio p. v. g. ha scritto:P.S. Cara MC, ti vedo molto preparata in materia di ricami... Semmai trovassi del tempo libero, da passar in questa rispettabilissima forma d'arte... saprei come aiutarti a trovar occupazione!

Visitano il forum: Nessuno e 11 ospiti