La MANO in araldica

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la mano

Messaggioda Fritz » martedì 22 gennaio 2008, 20:17

Tanto per dare un pizzico di proibito al tema, segnalo che i Manuel di Dronero (Cn), baroni di San Giovanni, che erano un ramo illegittimo di casa Savoia, portavano
d’azzurro, al capo d’argento, alla mano di carnagione, tenente un palmizio di verde, alata d’argento, attraversante
Fritz
 

Messaggioda Antonio Pompili » mercoledì 23 gennaio 2008, 1:14

Mi permetto di aggiungere un altro esempio di mano in uno stemma prelatizio, questa volta di certa attribuzione.

Immagine

Si tratta dello stemma di Edouard Joseph Bélin, 23° vescovo di Namur (1884-1892), in Belgio. Un'immagine rara se non esclusiva. Si tratta di una mano nimbata d'oro alla croce patente di rosso.
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Messaggioda FML » mercoledì 23 gennaio 2008, 13:35

Facendo eco all'amico Antonio, propongo un originale esempio di mano araldica. Si tratta di quella nimbata di (...) e impugnante una corona d'oro, gemmata di (...) presente nello stemma di Mons. Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto, direttamente ispirata all'iconografia paleocristiana.

Immagine

Per la simbologia si rimanda alla spiegazione ufficiale dello stemma, già segnalata in altro dibattito: http://www.iagiforum.info/viewtopic.php ... ght=chieti .

Ferrante
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Messaggioda Lynx » giovedì 24 gennaio 2008, 17:04

per le vie di Pula (Croazia)


ricorda lo stemma italiano dei "Calamo" in cui, oltre alla mano che regge appunto un calamo, è presente anche un calamaio.


Interessantissimi spunti!
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la mano in araldica

Messaggioda Fra' Cesare da Serravalle » venerdì 25 gennaio 2008, 20:39

Carissimi, tema meraviglioso quello proposto con tanta sensibilità da Lynx! E la ricchezza delle risposte sollecitate. La mano, opera veramente divina attuata attraverso la natura creata. La mano, la mano sul cuore, la mano sulla coscienza, la mano che dà e quella che riceve, la mano sui Vangeli, la mano che carezza, la mano che garantisce e quella che ferisce, la mano dell’artigiano e quella dell’artista, la mano che risana, la mano che benedice...
L’araldica poi: pensate ai mille destro- e sinostrocherii, alle mani isolate, recise, strappate, a cogliere e rappresentare significati talvolta dimenticati o imperseguibili, normalmente appalmata oppure, nel mostrarne il dorso, contrappalmata. La mano d’Irlanda, già citata, destra e di smalto rosso, da non confondere con la mano del baronettaggio anch’essa rossa ma sinistra. La mano del giuramento, quella con le prime tre dita estese e divaricate, quella che alzano le guardie svizzere nel giurare fedeltà al Sommo pontefice. Le mani giunte, dette preganti; la mani che si stringono, dette fede. La mano benedicente ( vuoi alla greca, vuoi alla latina), la mano divina, dispensatrice di grazie raffigurate nei raggi che ne escono, la mano detta celeste quando esca benedicente da una nube: bella metafora della divinità che, inconoscibile ma provvida, si stende sul mondo.
Sono debitore di una indicibile emozione al Sig. Antonio P.V.G. per avere proposto la straordinaria immagine dello stemma di Mgr Bélin, mirabile e luminosa sintesi araldica della professione di San Cirillo, quella divina ipostasi sancita a Calcedonia: d’azzurro, alla mano benedicente di carnagione, uscente in palo da una nube d’argento, movente dalla linea del capo, attraversante su un nimbo d’oro, crociato patente di rosso. Quest’ ultima figura, allusiva alla divinità del Cristo, è attraversata dalla mano bendicente di carnagione, manifestazione della natura umana di questi ma direttamente promanante dalla nube, manifestazione sensibile di Dio. Straordinario!
L’immagine della mano, qui non benedicente, uscente da una nuvola di rosso (o d’oro) trova un suo corrispettivo nell’altro bell’esemplare presentato dal Sig. Zaccheo
Mi sento di proporre prudentemente una precisazione in merito alla nube ed al nimbo, due figure di aspetto e di significato completamente diversi eppure troppo spesso confuse. La nube, o nuvola, ha un suo sinonimo linguistico nel termine nembo: da qui la confusione. Nimbo invece ha in araldica un suo sinonimo in aureola, ossia quel chiarore (quasi sempre reso pittoricamente, e quindi in araldica, con un cerchio o un disco luminoso) che rende percepibile un’energia spirituale; le figure munite di aureola, o più precisamente nimbo, sono infatti blasonate nimbate.
Benedicamus Domino.
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Messaggioda Antonio Pompili » venerdì 25 gennaio 2008, 21:37

Fra' Cesare da Serravalle ha scritto:Sono debitore di una indicibile emozione al Sig. Antonio P.V.G. per avere proposto la straordinaria immagine dello stemma di Mgr Bélin, mirabile e luminosa sintesi araldica della professione di San Cirillo, quella divina ipostasi sancita a Calcedonia: d’azzurro, alla mano benedicente di carnagione, uscente in palo da una nube d’argento, movente dalla linea del capo, attraversante su un nimbo d’oro, crociato patente di rosso. Quest’ ultima figura, allusiva alla divinità del Cristo, è attraversata dalla mano bendicente di carnagione, manifestazione della natura umana di questi ma direttamente promanante dalla nube, manifestazione sensibile di Dio. Straordinario!

Sono io che ti sono debitore, carissimo, per le belle parole di commento che hai aggiunto a questa immagine. Credo come te che siamo davanti a una vera e propria rappresentazione araldica della divinità del Cristo, unitamente all'idea di provvidenza che la mano celeste può suscitare immediatamente nell'osservatore. Credo che questa seconda sfumatura di significato sia garantita dal motto che (anche se non si legge bene nell'immagine che ho postato) appare come OPUS ADJUTOR ma sostitisce erroneamente il vero motto (riportato da fonti ufficiali) DEUS ADJUTOR. Credo anche questo possa esser di aiuto per una maggior comprensione della ricchezza simbolico-teologica di questo semplice e bello stemma: l'aiuto di Dio, il suo amore benevolo che è salvezza, è stato rivelato (la nube, anche in tante teofanie bibliche è significativa in questo senso) per mezzo del suo Figlio Morto e Risorto.
Ma dopo questa possibile pista di interpretazione (possibile... non possiamo esser sicuri al 100% di cosa volesse significare realmente il titolare), vorrei - se me lo permetti - dire una parola sul blasone da te proposto. Mi pare molto buono davvero. Ma specificherei il "tipo" di benedizione e lo semplificherei un po'.
Credo per questo che potremmo dire:
d’azzurro, alla mano di carnagione, benedicente alla latina, uscente da una nube d’argento movente dal capo, nimbata d’oro, alla croce patente di rosso.
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Re: la mano in araldica

Messaggioda FML » venerdì 25 gennaio 2008, 22:36

Fra' Cesare da Serravalle ha scritto:L’immagine della mano, qui non benedicente, uscente da una nuvola di rosso (o d’oro) trova un suo corrispettivo nell’altro bell’esemplare presentato dal Sig. Zaccheo


E' veramente molto bella la simbologia proposta dalla "mano impugnante una corona d'oro" visibile nel capo dello stemma dell'arcivescovo Bruno Forte!
Grazie, frate Cesare, per averci ricordato le differenze esistenti, anche in araldica, tra le "nubi" e il "nimbo" (o aureola). Nello stemma in questione, tuttavia, mi sembra di scorgere che detta mano esca più da una presenza energetico-luminosa dai colori oro e rosso (e, dunque, assimilabile ad un nimbo dai contorni sfumati) che da una nube (tra l'altro, solitamente raffigurata al "naturale"). E' un'interpretazione: :) potrei sbagliare.

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Re: la mano in araldica

Messaggioda Antonio Pompili » venerdì 25 gennaio 2008, 23:02

Zaccheo ha scritto:Grazie, frate Cesare, per averci ricordato le differenze esistenti, anche in araldica, tra le "nubi" e il "nimbo" (o aureola). Nello stemma in questione, tuttavia, mi sembra di scorgere che detta mano esca più da una presenza energetico-luminosa dai colori oro e rosso (e, dunque, assimilabile ad un nimbo dai contorni sfumati) che da una nube (tra l'altro, solitamente raffigurata al "naturale"). E' un'interpretazione: :) potrei sbagliare.

Proprio le differenze ricordate da Fra' Cesare ci permettono di dare un nome preciso a quella che tu chiami "una presenza energetico-luminosa". Io non esiterei a parlare di nube, anche se appare (sostanzialmente) di rosso. Lo smalto della nube è infatti piuttosto variabile. Più frequentemente in argento, può ben esser anche di altri colori:
lo stemma della famiglia Camoli di Lodi è ad esempio d'azzurro, alla nuvola d'oro, radiosa dello stesso.
Non dobbiamo dimenticare che Mons. Forte è insigne teologo. Non credo sia stato difficile per lui pensare alla nube di fuoco di cui ci parla il libro dell'Esodo (Es 13,21; 14,20; 40,36-38 ), per la composizione del suo stemma.
D'altra parte se parlassimo di nimbo, dovremmo dar un blasone del tipo: nimbo sfumato... Alla fine staremmo parlando, in modo un po' contorto e in ultima analisi improprio, di quello: di una nube!
A mio avviso è meglio parlare di mano uscente da una nuvola di rosso.
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Messaggioda FML » venerdì 25 gennaio 2008, 23:42

Non ricordo da quale manufatto iconografico l'arcivescovo Bruno Forte abbia mutuato le figure del suo stemma.
Nei magnifici mosaici absidali di alcune importanti chiese di Roma (mi vengono in mente Santa Maria in Trastevere, San Clemente e Santa Prassede), la mano impugnante la corona, in tutto e per tutto identica a quella visibile nell'arma in questione, è sempre uscente dalle nuvole.
Nel caso specifico (forse non facilitato da un linguaggio :roll: tipicamente pittorico-musivo) ho evidentemente interpretato male.

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Messaggioda Antonio Pompili » sabato 26 gennaio 2008, 14:44

Infatti! Il cielo di Roma è non frequentemente coperto di nuvole. Ma nelle basiliche ce ne sono di bellissime. :P
Una di quelle sarà finita nello stemma dell'Arcivescovo di Chieti. In fondo non è lontanissima da Roma. :wink:
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » sabato 26 gennaio 2008, 14:48

E le foto a colori dei libri di storia dell'arte (e non solo) le diffondono per ogni dove.

É sufficiente :wink: osservarle.

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Messaggioda FML » domenica 27 gennaio 2008, 1:44

Un omaggio a Mons. Bruno Forte, napoletano, arcivescovo di Chieti-Vasto, ma soprattutto :P un omaggio a Roma:

Immagine
Roma (Basilica di San Clemente) - La mano dell'Onnipotente (mosaico absidale, sec. XII).

Buona Domenica del Signore!

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La mano in Araldica

Messaggioda Fra' Cesare da Serravalle » domenica 27 gennaio 2008, 7:25

E un omaggio alla sagacia del Sig. Zaccheo, al suo senso del bello e del sublime.
Il giorno del Signore dia pace a tutti.
Benedicamus Domino.
Fra' Cesare
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Messaggioda FML » domenica 27 gennaio 2008, 16:16

Zaccheo ha scritto:Non ricordo da quale manufatto iconografico l'arcivescovo Bruno Forte abbia mutuato le figure del suo stemma.

Le figure presenti nello stemma di Mons. Bruno Forte sono copiate (con fedeltà alle proporzioni e ai colori) dal mosaico della volta del Battistero di San Giovanni in Fonte, ubicato in un'antica cappella laterale del Duomo di Napoli.
In quel luogo l'attuale Arcivescovo di Chieti-Vasto ha ricevuto il Battesimo cristiano.

Rinnovo gli auguri domenicali a tutti e particolarmente a Fra' Cesare, così gentile.

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la mano

Messaggioda Fra' Cesare da Serravalle » lunedì 28 gennaio 2008, 9:19

Il Sig. Antonio PVG ha scritto: "Credo per questo che potremmo dire: d’azzurro, alla mano di carnagione, benedicente alla latina, uscente da una nube d’argento movente dal capo, nimbata d’oro, alla croce patente di rosso".

Carissimo Amico, la Sua proposta è netta e del tutto accettabile. Lo scopo della formulazione verbale del blasone è infatti quella di non lasciare spazi a dubbi in chi desideri renderlo in disegno.
La mia precisazione concernente la posizione della mano può realmente apparire pleonastica, come anche “alla latina”, ciò perché il linguaggio blasonico tende a rendere superflui nella blasonatura (ossia considerandoli “normali”) quei caratteri che sono presenti nella stragrande generalità delle figurazioni.
Anche il “dalla linea del capo” può apparire superfluo: era stato usato solo per precisare che la nuvola non muoveva dallo spazio-capo, ma dal suo bordo.
Un minima perplessità mi resta: paragonando la blasonatura all’ analisi del periodo, vedremo la mano essere la figura “reggente”. Il suo attributo “nimbata”, morfologicamente forma aggettivale, accoglie con minor chiarezza la presenza della croce che, riferita al nimbo, rischia di apparire (ma è una sottigliezza da sofisti) attribuita alla mano.
La ringrazio, Amico gentile, per lo stimolo, sempre eccitante, alla ricerca.

Non voglio chiudere senza rinnovare il grazie anche al Sig. Zaccheo per la bellissima immagine musiva che ha presentato e che mi richiama alla mente, con un fremito, la corona della lettera a Timoteo.
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