Gentile Saladino,
anzitutto La saluto cordialmente e Le stringo la mano, dandoLe il benvenuto.
Per rispondere poi a quella che è la Sua domanda, ponendo un punto di vista ovviamente personale: non penso che ci sia tutta questa urgenza di aggiornare più del dovuto la terminologia araldica e per motivare la mia posizione parto proprio dal Suo esempio, quello della destra araldica. Visto che conosciamo il perchè di questa convenzione, sappiamo anche che la medesima è intimamente connessa con la funzione stessa dello scudo e quindi, per estensione sia pur ampia, con quello che sullo scudo è raffigurato. Se parliamo di araldica parliamo di uno scudo, se parliamo di uno scudo ci riferiamo ad un oggetto che per la sua intima ragion d'essere veniva portato in una certa maniera giustificando quindi la terminologia -riferendosi sempre alla destra e sinistra araldica- e le convenzioni di questa.
Sempre a mio parere: capovolgere -in maniera, certo, più intuitiva- il tutto e identificare la destra araldica con la destra "reale" implicherebbe, come magari altre innovazioni, sfumare i legami con le origini e la motivazione primigenia dell'araldica, rischiando allora sì -sia pure solo per quanto inerisce l'aspetto terminologico- di slegare l'attualità del tema dalle sue origini, di dare fiato a chi consideri l'araldica medesima un vezzo muffito di polverosi nostalgici. Con questo non propugno certamente la necessità di una disciplina imbalsamata che non innovi e non ricerchi e non osi -io amo l'araldica canadese che non può certo dirsi ingessata e refrattaria alle innovazioni...- ma mi limito a porre dei dubbi sull'opportunità di recidere le radici di una pianta e sperare che per questo essa riceva più linfa, o se preferisce a lasciare -se mi si perdona l'allegoria alla Tarzan...

- una liana senza averne individuata un'altra egualmente robusta .
Tutto cio, ovviamente, a tacere di altre più immediate considerazioni, come il fatto che qualsiasi scienza ha un linguaggio specialistico che non per questo deve essere preso come un muro contro i neofiti, o l'intuibile difficoltà a modificare troppo radicalmente standard di comunicazione secolari.
Con viva cordialità,
Antonio