Quale futuro c'è in queste memorie?

Per discutere, di tutto un po' sulle nostre materie / Discussions of a general nature on our topics

Moderatori: Guido5, Novelli, Lambertini

Messaggioda miss hompesch » martedì 15 gennaio 2008, 22:12

...dimenticavo: al signor Fabrizio Guinzio risponderò in privato appena mi sento meno stanca!
miss hompesch
 

Messaggioda da Fiore » martedì 15 gennaio 2008, 22:18

Geusillo Limonio ha scritto:Sono completamente d'accordo con Degli Uberti: il problema di un linguaggio araldico unificato esiste (senza contare poi quello della "traduzione" nelle varie lingue), ed è grosso. Come sempre poi la disciplina ha due aspetti normativo e storico: Per il primo problema lo sforzo dovrebbe tendere a una omologazione. Per il quadro storico il problema è insormontabile, come per qualunque linguaggio. Una massa enorme di blasonature è consegnata documenti antichi di secoli, e per interpretarli non ci sono scorciatoie. La richiesta della gentile paleografa è sacrosanta: ma uscire da un gergo è impossibile comunque, in qualunque disciplina, si tratterebbe solo di semplificarlo. Senza però banalizzarlo: le descrizioni "non in gergo" nei testi antichi non sono affatto più comprensibili di quelle in gergo. E questo perché ogni linguaggio è formazione storica e mutevolissima nello spazio e nel tempo. Ho scritto una cosina, di poche righe, uscita ora su «Medioevo», in proposito. Un piccolo esempio, ma mi pare utile. Posso rinviare ad essa?


Condivido in pieno l'analisi fatta dal prof. Savorelli, in particolare le frasi che ho sottolineato!!
Il linguaggio porta in sè un retaggio storico, oltre che una peculiarità propria della disciplina, che non si può cancellare sic et simpliciter!
La sua evoluzione, che pur ci deve essere e c'è, deve tenerne conto: semplificare, ma non banalizzare o peggio farne perdere la caratteristica, questa mi sembra la via giusta.

saluti
Marilisa
Carmina litterae non dant panem...
...sed...
Deus nobis haec otia fecit (Verg. Buc. I)
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Messaggioda Antonio Pompili » martedì 15 gennaio 2008, 23:17

miss hompesch ha scritto:Il mio pensiero l'ho espresso e fortemente ma finora nessuno ha risposto al quesito: quale futuro in queste memorie?

Personalmente una risposta a questo preciso quesito non saprei darla. Qualcosa a riguardo credo di averlo però già detto nel mio precedente intervento, affermando che il presente di oggi è già il futuro di ieri, e che evoluzioni sono possibili proprio se, facendo tesoro delle ricchezze del passato, ci si impegna giorno per giorno a costruire qualcosa di nuovo senza la pretesa di cambiare tutto e subito.

Mi permetto però di aggiungere qualche idea a partire da un profondo insegnamento di uno dei più grandi pensatori di tutti i tempi: Agostino di Ippona.
Nelle sue Confessiones (XI, 20), dopo aver dichiarato che non esiste né il futuro né il passato, e dunque non è esatto parlare dell'esistenza di tre tempi, passato, presente e futuro, egli afferma:
Tempora sunt tria: praesens de praeteritis, praesens de praesentibus, praesens de futuris. Sunt enim haec in anima tria quaedam et alibi ea non video. Praesens de praeteritis memoria; praesens de praesentibus contuitus; praesens de futuris expectatio.
L'insegnamento del Doctor Gratiae è chiaro. Né il passato né il futuro esistono ora. I tre tempi di cui - secondo l'Ipponate - possiamo più propriamente parlare (un presente delle cose passate, un presente delle cose presenti e un presente delle cose future) sono nella nostra mente ("nella mia anima, e non li vedo altrove"). E' nella nostra mente che possiamo rendere presente il passato per mezzo della "memoria", avere presente il presente per mezzo della "visione", e anticipare in qualche modo il futuro per mezzo dell'"attesa".
Da questo insegnamento vorrei ricavare due idee di fondo per la nostra discussione.

:arrow: Il futuro in queste "memorie" c'è già, e c'è perchè queste memorie sono presenti! Si tratta solo di aprire gli occhi e cercare di averne una corretta percezione. Nel momento in cui vedo uno stemma e lo blasono, usando un linguaggio sia pure (ma non sempre o necessariamente) apparentemente arcaico o insignificante per orecchi poco esperti o allenati, io sto già rendendo presente qualcosa, e lo proietto verso il futuro.

:arrow: Interrogarsi sul futuro di qualcosa è far una scommessa che si chiama "attesa"! Evidentemente, chi vive davvero in vista del futuro non potrà accontentarsi di un'attesa passiva, che equivale a inerzia. Chi attende davvero qualcosa non solo lo desidera, ma lo prepara muovendosi verso di esso. Se nelle "memorie" c'è già il futuro, direi che sta a noi renderlo presente per noi e per gli altri. Però tenendo ben presente nella nostra mente il valore e le conquiste del passato, e cercando di renderlo attuale. Non trasformare il passato in presente: perchè il presente viene dal passato e non è possibile il movimento inverso! E non pretendendo di applicare ipotesi di futuro al presente: perchè il futuro si costruisce con la relatà del presente e non con ipotesi che equivalgono a sogni, o vaghi progetti! L'evoluzione del linguaggio blasonico (e in fin dai conti ogni vero sviluppo) è sempre ancorata al passato e fatta nel presente, a piccoli passi. Solo chi ama davvero il passato e parte da esso è costruttore di futuro!

"Creare" il futuro è dunque operazione lenta e faticosa. Ma - come ho già detto sopra - mi sembra che in questo forum qualcosa in questo senso si stia facendo.
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Messaggioda pierfe » mercoledì 16 gennaio 2008, 1:05

Se dovessi dedicare un post scriverei:

Grazie miss hompesch

non voglio entrare in merito al contenuto di questa discussione che può essere apprezzabile o criticabile a secondo dei punti di vista, ma senza dubbio è riuscita a smuovere tutti e qui intendo: appassionati, artigiani, curiosi, dilettanti, professionisti, accademici delle scienze documentarie della storia con una carica di "adrenalina" che da tempo non vedevamo più.
Il tema è di grande interesse e meriterebbe addirittura una sezione apposita nel forum... chissà che dopo la riunione di Roma del 23 gennaio 2008 possa nascere... a questo proposito chiedo i pareri dei partecipanti al forum (per favore scrivete iagi@iol.it).
Quindi alla nostra miss hompesch un grazie particolare per avere permesso con il suo intervento che apparisse un po' di sole in questo "eterno" inverno delle scienze documentarie della storia.
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Messaggioda miss hompesch » mercoledì 16 gennaio 2008, 11:38

Da qualche parte avevo scritto:

" Le vecchie nomenclature devono essere comprese dagli esperti e dagli studiosi, non possono essere di tutti.
Io auspico che si possa nel futuro svecchiare queste formule.
Ogni volta che qualcuno, nel corso della storia, ha cercato di apportare dei cambiamenti all'interno di una scienza è stato, spesso, ridicolizzato, attaccato e, qualche volta, perseguitato ed esiliato.
Il nuovo ha bisogno di sedimentarsi e specie se si parla di storia, i tempi sono lunghi e densi di difficoltà.
E solo un esperto sa quali sono le migliorie da apportare e le "grandi rivoluzioni" da effettuare: lungi da tutto questo il tanto dibattuto concetto di revisionismo!"

E, ancora, altrove avevo precisato:


"Una lingua se non progredisce, se non si arricchisce di neologismi, di nuove forme, dopo un pò muore. Se,<invece, si trasforma a passo con i progressi della "Scienza e della Coscienza", è viva, pulsa di idee, di nuovi progetti, profuma degli uomini e delle donne del proprio tempo.
Mi spiace . . . io preferisco essere viva e vorrei che così fosse pure la scienza Araldica, con il suo linguaggio tecnico-scientifico nuovo, lussurioso, lussureggiante, una disciplina forte, terribilmente nuova ma ferma nel riconoscimento del proprio passato, vigile, attenta e integerrimamente integra nella sua scientificità".

Io ringrazio Lei, gentile Presidente, per aver compreso che non intendo "attaccare" o "minacciare" un luogo come questo forum al quale liberamente ho scelto di iscrivermi ma solo apportare il mio contributo e le mie idee.
Senza voler entrare in disquisizioni pseudo religiose, in questi giorni assistiamo alla scandalosa rivolta della Sapienza nei confronti di Sua Santità, università fondata da un Papa, che fino a questo episodio era una Università libera in cui tutti potevano andare a raccontare il proprio pensiero specie se invitati, come in questo caso.
Un gruppo di pseudo professori - fisici, tutti fisici - ha ribadito che il Papa non era ben accetto perchè nel passato i papi avevano perseguitati alcuni scienziati: ricordate la storia del lupo e dell'agnello?
Una storiella che aveva, come ben sapete, una morale, quella morale che manca del tutto a questi pseudo professori che purtroppo insegnano ai nostri figli concetti antichi di intolleranza.
Oggi, a mio avviso, essere "rivoluzionari" significa avere capacità di ascoltare tutti e poi, eventualmente, decidere se si è in accordo o meno: ma evidentemente i pseudo professori amano parlarsi fra loro, essere autoreferenziali e non ascoltare nessun altro.
Nessun processo ai fisici ma a quel ristretto gruppo di di firmatari di quel documento che è fermo alla condanna di Galileo: spero, anche per mia figlia che è iscritta a quella università, che le loro sperimentazioni e ricerche non siano ferme al XVII secolo.
In definitiva, questi pseudo professori non sono diversi da quei papi che nel XVII secolo fermarono Galileo: oggi sono loro a fermare il papa!
Che stranezze, tale modernità che sa di vecchio e sa di inquisizione!
Ma su questo forum, io so che non è così e la discussione va avanti con piena libertà, apertura mentale, e voglia assoluta di tendere al meglio!
Mio caro Guido, non censurarmi, non ho parlato d religione ma solo di "storia delle intolleranze" da Galileo a Benedetto XVI.
miss hompesch
 

Messaggioda Antonio Pompili » mercoledì 16 gennaio 2008, 13:20

miss hompesch ha scritto:Da qualche parte avevo scritto:

" Le vecchie nomenclature devono essere comprese dagli esperti e dagli studiosi, non possono essere di tutti.
Io auspico che si possa nel futuro svecchiare queste formule.
Ogni volta che qualcuno, nel corso della storia, ha cercato di apportare dei cambiamenti all'interno di una scienza è stato, spesso, ridicolizzato, attaccato e, qualche volta, perseguitato ed esiliato.
Il nuovo ha bisogno di sedimentarsi e specie se si parla di storia, i tempi sono lunghi e densi di difficoltà.
E solo un esperto sa quali sono le migliorie da apportare e le "grandi rivoluzioni" da effettuare: lungi da tutto questo il tanto dibattuto concetto di revisionismo!"

Come non essere d'accordo carissima?! Ma io mi permetterei di aggiungere che i "cambiamenti all'interno di una scienza" sono veri, fruttuosi e duraturi, se partono dall'interno della scienza stessa.

E, ancora, altrove avevo precisato:

"Una lingua se non progredisce, se non si arricchisce di neologismi, di nuove forme, dopo un pò muore. Se,<invece, si trasforma a passo con i progressi della "Scienza e della Coscienza", è viva, pulsa di idee, di nuovi progetti, profuma degli uomini e delle donne del proprio tempo.
Mi spiace . . . io preferisco essere viva e vorrei che così fosse pure la scienza Araldica, con il suo linguaggio tecnico-scientifico nuovo, lussurioso, lussureggiante, una disciplina forte, terribilmente nuova ma ferma nel riconoscimento del proprio passato, vigile, attenta e integerrimamente integra nella sua scientificità".

Ancora una volta come non condividere questo desiderio?! E' auspicabile che questo lo vogliano tutti quelli che contribuiscono da più o meno tempo e con maggior o minor impegno al nostro forum.

Un gruppo di pseudo professori - fisici, tutti fisici - ha ribadito che il Papa non era ben accetto perchè nel passato i papi avevano perseguitati alcuni scienziati: ricordate la storia del lupo e dell'agnello?
Una storiella che aveva, come ben sapete, una morale, quella morale che manca del tutto a questi pseudo professori che purtroppo insegnano ai nostri figli concetti antichi di intolleranza.
Oggi, a mio avviso, essere "rivoluzionari" significa avere capacità di ascoltare tutti e poi, eventualmente, decidere se si è in accordo o meno: ma evidentemente i pseudo professori amano parlarsi fra loro, essere autoreferenziali e non ascoltare nessun altro.
Nessun processo ai fisici ma a quel ristretto gruppo di di firmatari di quel documento che è fermo alla condanna di Galileo: spero, anche per mia figlia che è iscritta a quella università, che le loro sperimentazioni e ricerche non siano ferme al XVII secolo.
In definitiva, questi pseudo professori non sono diversi da quei papi che nel XVII secolo fermarono Galileo: oggi sono loro a fermare il papa!
Che stranezze, tale modernità che sa di vecchio e sa di inquisizione!
Ma su questo forum, io so che non è così e la discussione va avanti con piena libertà, apertura mentale, e voglia assoluta di tendere al meglio!

Ne sono convinto anch'io. Per questo spendo in esso la maggior parte del mio (poco, pochissimo a volte) tempo libero. Il clima di libertà e apertura mentale con voglia assoluta di tendere al meglio, in una parola il clima I.A.G.I., è una delle cose più preziose, da conservare gelosamente e da difendere, se necessario al di là delle proprie personali e rispettabilissime idee, o di più o meno nobili interessi di parte.

Mio caro Guido, non censurarmi, non ho parlato d religione ma solo di "storia delle intolleranze" da Galileo a Benedetto XVI.

Il mio modesto parere è questo, gentilissima miss hompesch.
La vera "rivoluzione" è "evoluzione". E davanti a questo nobile ed efficace procedere che è l'evoluzione, ogni possibile intolleranza prima o poi svanisce nel nulla, perchè non è tollerabile. La storia stessa, il corso degli eventi, se la scrollerà di dosso. E la scienza, ogni scienza, anche l'araldica, essendo figlia della storia, non può essere incatenata a lungo da nessuno pseudo-professore. Se ciascuno con umiltà dà il suo apporto, senza pretendere di insegnare niente a nessuno, magari giocando a fare il lupo che si veste da agnello (per ritornare alla "storia" da lei sopra richiamata), sarà davvero possibile una Araldica sempre più viva, attuale e amabile.
Certo dei nobili sentimenti che la muovono in questo senso, mi unisco dunque anch'io ai ringraziamenti del nostro caro Presidente.
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Messaggioda FML » mercoledì 16 gennaio 2008, 14:58

pierfe ha scritto:non voglio entrare in merito al contenuto di questa discussione che può essere apprezzabile o criticabile a secondo dei punti di vista, ma senza dubbio è riuscita a smuovere tutti e qui intendo: appassionati, artigiani, curiosi, dilettanti, professionisti, accademici delle scienze documentarie della storia con una carica di "adrenalina" che da tempo non vedevamo più.

Una discussione indubbiamente interessante che si è svolta in modo assolutamente civile: esponendo le proprie opinioni e ascoltando quelle altrui.
Così dovrebbe essere in qualsiasi luogo abitato dagli uomini. Università comprese.

Grazie a tutti!

Ferrante
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L'Araldica

Messaggioda Sigillum1 » mercoledì 16 gennaio 2008, 17:06

L'Araldica è ora una disciplina scientifica a tutti gli effetti, pur mantenendo vivissima la sua funzione "ausiliaria": ottimi studi ne hanno ricostruito la storia e, grazie ad una folta letteratura di qualità, si arricchisce continuamente di "materiali" correttamente trattati; il fronte italiano è forse fra i più scarni e soprattutto qualitativamente fragili, ma il suo linguaggio è sostanzialmente rimasto inalterato e purtroppo non conosco ricerche relative alla sua genesi
Ciò salta agli occhi nel momento in cui ci si pone l'obbiettivo di mettere a disposizione di tutti un complesso araldico di grandi dimensioni, e non solo nella forma della classica pubblicazione, ma anche di una banca data da tutti consultabile e anche, perchè no, ad uso largamente didattico.
Le parole di Giorgio Cencetti, che recensiva un nuovo manuale di Araldica, mi tornano continuamente in mente, mentre lavoro a questo progetto, e per questa ragione ho cominciato, prima della nostra interlocutrice, a "buttare sassi".
Per questa stessa ragione continuo a condurre il dibattito verso le "nostre" parole e verso la struttura sintattica del linguaggio blasonico, in un luogo, seppur virtuale, dove questo linguaggio è pratica quotidiana di un interessante progetto divulgativo e formativo cui mi piace partecipare.
Il termine lampassato sarà pur presente nel Dizionario Treccani, che ne registra acriticamente l'uso, ma è assente, ad esempio, in quello promosso dalla Consulta araldica del Regno all’inizio di questo secolo e con una evidente funzione, diremmo ora, di normalizzazione, dove è reperibile soltanto, e a mio avviso correttamente, come traduzione francese del termine linguato..
I miei sassi sono pietruzze e amo troppo il linguaggio araldico per pensare di sostituirlo, ma è pieno di detriti, ampollosità, barbarismi, che peraltro, lo ribadisco, sono del tutto estranei alle fonti e che ne ostacolano la comunicazione e la comprensione, sino a renderci a volte ridicoli: la nostra disciplina non lo merita. Ringrazio anch’io la nostra Miss per i suoi “macigni”. Silvia

PS. La questione della tolleranza mi interessa, ma attendo l’”imprimatur” di Guido, che custodisce gelosamente, e mi pare sempre correttamente, lo statuto di questo forum, per contribuire.
Silvia
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Messaggioda Antesterione » mercoledì 16 gennaio 2008, 18:34

Si è parlato di linguaggio... di comprensione... di "evoluzione"

Così vi posto un esempio di evoluzione di linguaggio. Recentissimo e risalente ad oggi. Più di così.


Un giocatore di Giochi Fantasy Online ha scritto:Gli shammy sono ( erano? ) i signori e padroni incontrastati del parser heal ( ora con la ward dell'80 dei templar c'è un po' di sfida almeno )..sono eccellenti soloer ( ^^^ bianchi e blu senza scendere sotto il verde...fino a eof..a rok i ^^^ nei dungeon in solo ti masticano vivo ),ovviamente difettano della velocità con cui può dpssare un fury. Io ti posso parlare del mystic fino al 30..a dir la verità era già pronto ad essere cancellato...poi ho provato a dargli una chance in + e ho betrayato a defiler..ora è 77 e + vivo che mai. In un raid possono non esserci druidi ( per lo meno in mt group )...senza shammy però non si parte. Credo che dal punto di vista dps puro il mystic sia avvantaggiato grazie alla linea combat mastery di eof ( in sostanza trasforma le spell offensive in combat art...quindi niente tempo di cast..niente interrupt etcetc), credo abbia anche la possibilità di aumentare il buff velocità fino a 40% 45%..il che non è male ( concordo cmq che avere i portali dei druidi sia una bella ocmodità )..il defi dal canto suo ha probabilmente le aa + belle ( insieme a quelle del necro )dell'intero parco classi. Al momento il defiler sembra essere un po' + trendy del mystic ( anche se restano due classi difficili da giocare..quantomeno nella curva di apprendimento ), è un debuffer molto importante...dal 52 in poi non ha mai problemi di mana grazie a varie spell e aa...ha buff che fanno felici anche i dps se messo fuori mt group..insomma a me piace.


Si evince (o si dovrebbe evincere) che come avviene per molti argomenti specifici per appassionati, cultori e studiosi, questo giocatore stia parlando dando per scontato che vi siano delle conoscenze tecniche e specifiche e che il suo interlocutore capisca cosa vuol comunicare con le sue abbreviazioni, anglesismi, percentuali ecc.
La persona che scrive il messaggio che ho citato, è una persona comune, non è un tecnico. E' un "utente". Che ha scritto in un contesto differente da quello di questo forum. Tant'è che forse molti troveranno difficoltà nel comprenderlo! Eppure non si può certo dire che non sia "evoluto" (pur non apprezzando l'esposizione in oggetto), attuale. Anzi...

Per scrivere tutto questo ad una persona che fosse al di fuori del contesto specifico, immagino che avrebbe dovuto impiegare più spazio e perdersi in una serie di approfondimenti, e forse avrebbe dovuto anche saper approfondire e spiegare quel che di intuito "conosce" ed "attua".

A mio avviso, il problema è a chi ci si rivolge.
Questo è un esempio di "evoluzione" del linguaggio. E avrei potuto trovare esempi ancor più complessi.

Per discutere di linguaggio oltre a proiettarsi nell'interpretazione del passato (anche remoto), non si può non porre l'accento sull'instabilità del linguaggio presente. Anzi. Solo una vera e concreta comprensione del linguaggio presente può davvero far sorgere riflessioni di un certo peso su questo argomento.... e alla luce del mio esempio, bisognerebbe interrogarsi di quale linguaggio si parli... quando si sostiene di voler far evolvere, rinnovare, rendere attuale. Credo che il giovane che abbia scritto quell'intervento non avrebbe alcuna difficoltà ad apprendere e seguire le regole specifiche del linguaggio araldico.

Ci sono linguaggi che si trasformano e si codificano perché siano fruibili dai soli intenditori di un determinato argomento ed oggetto.

E' sempre stato così e sarà sempre più così per via anche dell'influenza della cultura americana e anglofona.

Come si può pensare che tutti possano capire tutto. Una cosa è capire termini basici di medicina, un'altra è addentrarsi nel linguaggio scientifico vero e proprio, e sarebbe un'utopia credere che, seppur la medicina sia una scienza utile e fondamentale per la vita del genere umano, tutti debbano poter comprenderne esattamente il linguaggio scientifico, non credete?

Così come per il linguaggio informatico una cosa è parlare di "Schermo", "Lettore CD", "Tastiera" (cose utili e parole che fanno parte di un linguaggio comune informatico, equiparabili a "influenza", "emicrania", "frattura" nel linguaggio medico), un'altra è parlare di transistor, di file system, di overclock, di architetture (non quelle degli architetti), di bus di memoria, di VPN... (E non sono certo i termini più complessi, anzi sono linguaggio comune di un ragazzo medio di oggi che si interessa nello specifico di argomenti relativi e correlativi all'informatica).

Tuttavia, pur conoscendo il linguaggio che ho citato pocanzi e talvolta provandone orrore (!), apprezzo di cuore il linguaggio araldico, che viene ancora usato dagli araldisti, dagli studiosi, dagli appassionati, come linguaggio comune.

Chiedere ad un giocatore di oggi di tradurre quel messaggio che ho citato, potrebbe addirittura demotivarlo dall'affrontare nuovamente la questione.
Riflettiamoci. Tutto qui.

La domanda sorge spontanea: "Chi sono gli "utenti" dell'araldica? Ve ne sono? Si possono definire tali?"
Inquadrare (si badi bene) su basi realistiche e non "romantiche", l'"utente" medio dell'araldica può aiutare a trovare una risposta al quesito iniziale, forse anche semplice, forse scontata, forse anche già fornita più volte in questa stessa discussione.
Che la memoria abbia più bisogno di parafrasi che di traduzione o evoluzione per rimanare tale e non diventare altro da sé?
Ma sono gli stemmi del passato o l'araldica ad essere "memoria"?
Mi pare che non si possa definire l'araldica solo memoria, lo dimostrano le continue discussioni, ma anche l'evoluzione e l'uso continuo di simboli non codificati, impongono ulteriori riflessioni. E' il linguaggio o sono gli elementi di questo linguaggio a necessitare un'evoluzione...? Tutti su questo forum credo possano concordare sulla seconda ed allora il quesito non è affatto rivoluzionario. Oppure, se per assurdo quegli elementi non codificati fossero semplicemente impropri, quel di cui si vuol parlare non è più araldica e l'araldica non sarebbe aperta all'evoluzione (ma questo non è vero). Sulla prima parte dell'ultimo quesito, il mio parere è che si rischi di perdere elementi propri di quel che l'Araldica di fatto è. E dove finirebbe la memoria del passato, bisognerebbe ritradurla tutta. E quale sarebbe la necessità, se c'è chi ancora quella memoria riesce a capire con un po' di impegno e di pazienza?
Ultima modifica di Antesterione il giovedì 17 gennaio 2008, 7:18, modificato 7 volte in totale.
A l'heure où le mal a si souvent droit de cité parmi les hommes, et jusque dans les plus hautes institutions, le réveil de la vocation chevaleresque est une urgence, à laquelle le ciel n'a jamais tardé à répondre. P. Philippe-Emmanuel RAUSIS o.p.
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Messaggioda Maria Luisa Alasia » mercoledì 16 gennaio 2008, 19:12

Gentile Miss Hompesch,
In questa sua frase......
Ogni volta che qualcuno, nel corso della storia, ha cercato di apportare dei cambiamenti all'interno di una scienza è stato, spesso, ridicolizzato, attaccato e, qualche volta, perseguitato ed esiliato. noto che' Lei e' al massimo pessimismo.
Molti furono anche glorificati!
Cordialmente, Maria Luisa
Alasia Maria Luisa alasia44@yahoo.com 3 Edson Lane Old Brookville,N.Y. 11545 516-759-4392
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