Scudi, cimieri, lambrecchini et cetera

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Scudi, cimieri, lambrecchini et cetera

Messaggioda Maramaldo » martedì 15 gennaio 2008, 8:28

Cari amici, gentili Signori,
sappiamo, nel solco degli insegnamenti del V.E. (Venerandissimo Enciclopedico), che quanto raffigurato su di uno scudo è necessario e fondamentale, quanto sta al di fuori di esso incidentale ed accessorio.

Perfettamente d'accordo per quanto inerisce i lambrecchini.
Altri elementi, tuttavia, mi pongono alla mente il quesito -senza sognarmi nemmeno di contestare l'autorità in materia del V.E. ;)- di quale sia la ratio, tra le tante informazioni che ci da uno stemma, che pone la pietra di confine tra gli elementi che necessariamente ci sono e quelli che possono esserci.

Detto in altre parole: alcuni elementi di uno stemma sono comunque, anche se al di fuori dello scudo, intimamente connessi con l'individuo o con la famiglia; pensiamo ad un cimiero che magari non trovi richiamo in una figura sul campo dello scudo ma che abbia comunque un significato non solo estetico, ad un motto, ad un elmo che a seconda della sua foggia e della sua posizione è indicativo di una cittadinanza piuttosto che di un membro di una famiglia reale, alle bandiere dietro lo scudo di un generale, ai segni distintivi di un Onore.
Elementi della storia e della persona dell'armigero spesso con questi intimamente connessi, caratterizzanti e che con molta difficoltà definirei accessori (non metto in dubbio che gli elementi dello stemma lo siano)

Mi verrebbe quasi da pensare, così, sul momento, che lo scudo sia necessario in quanto espressione della famiglia, del sangue, della persona, mentre vengono diversamente considerati (al di fuori della superficie di esso) elementi soggetti alle vicende del mondo il rango, le imprese, i motti, gli onori.

Ma con questo contrasta o pare contrastare in parte il fatto che comunque più di qualche volta vengono illustrati nello scudo stesso riferimenti ad imprese, fatti gloriosi, origini oscure o illustri e così via... o con gli armigeri che in presenza di situazioni più o meno significative hanno modificato lo stemma stesso così come raffigurato sullo scudo...

Con viva cordialità,


Antonio
RECTE AD MAJORA ANIMO

Chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola.
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Messaggioda MMT » martedì 15 gennaio 2008, 13:37

Mi permetto di farLe due osservazioni.
1° la concezione dell'elmo posto in un certo modo che corrisponde ad un certo stato sociale o a un certo titolo è cosa recentissima che ha creato una grandissima confusione. Gli elmi anticamente (cioè fino al secolo scorso) venivano posti secondo il gusto dell'artista o del committente.

2° è giusto e sono pienamente d'accordo nel dire che il motto, il cimiero, tutto ciò che viene accollato allo scudo (croci, armi ecc.) e quant'altro siano personali. Per il motto in reealtà in Italia c'è molto in concetto di quello familiare (tant'è vero che veniva registrato nel Libro d'Oro del Regno con Decreto Ministeriale) e anche anticamente spesso è sempre lo stesso per centinaia di anni (veda il criptico FERT dei savoia oppure il Fides dei Gonzaga) tuttavia non è mancato chi abbia voluto crearse uno personale e diverso da quello familiare magari legato ad un'impresa, queste sì personalissime, create per diletto o anche per necessità, ma sempre a carattare singolare difatti che si parla dell'impresa del cardinal tal dei tali e raramente della famiglia ecc. Analogo discorso dei motti si può fare per i cimieri, mentre tutto ciò che è accollato allo stemma è di norma personale come le croci di ordini cavallereschi, le bandiere di un generale, oggetti che si richiamano alla carica che si ha a corte (soprattutto la corte di Francia) ecc.

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Messaggioda MMT » martedì 15 gennaio 2008, 14:44

Per meglio comprendere le imprese riporto dal Felice Tribolati "Grammatica Araldica" che in appendice sulle imprese riprende a sua volta un testo di Monsignor Paolo Giovio, che detta le 4 regole fondamentali per le imprese:
1° giusta proporzione di anima e corpo
2° ch'ella non sia oscura, di sorte abbia ch'abbia mestiero della Sibilla per interprete a volerla intendere: nè tanto chiara che ogni plebeo l'intenda.
3° che soprattutto abbia bella vista, la qual si fa riuscire molto allegra, entrandovi stelle, soli, lune, fuoco, acqua, arbori verdeggianti, istrumenti meccanici, animali bizzarri ed uccelli fantastici
4° non ricerca alcuna forma umana
5° richiede il motto, che è l'anima del corpo, e vuol essere comunemente d'una lingua diversa dall'idioma di colui che fa l'impresa, perchè il sentimemto sia alquanto più aperto. Vuole anco esser breve, ma non tanto, che si faccia dubbioso; di sorte che di due o tre parole quadra benissimo eccetto se fosse in forma di verso, o integro o spezzato.

Riporto anche titolo d'esempio l'impresa di un mio antenato:
Immagine

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Messaggioda Guido5 » martedì 15 gennaio 2008, 15:00

Caro Michele,
una "impresa" o il "signum tabellionis" di un E-Tuccimei-Notarius? Un piccolo dubbio che tante immagini analoghe mi suscitano... Ciao!
Guido
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Usque ad sidera

Messaggioda Sigillum1 » martedì 15 gennaio 2008, 15:26

Concordo pienamente con Guido, e ho una lunga esperienza di lavoro sui sigilli, si tratta di un sigillo notarile (un pò complesso per derivare da un signum tabellionis, termine con il quale in genere si designa un signum manus), come confermato dalla N che completa le iniziali del titolare. Ciao. Silvia
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Messaggioda MMT » martedì 15 gennaio 2008, 15:38

Si Guido è esattamente il timbro di un notaio, Evangelista TNotarius, ma troppo complesso, come dice giustamente Silvia, per essere un semplice signum tabellionis, che era per lo più disegnato a mano dallo stesso notaio, e che di solito compredeva disegni geometrici o lettere sovrapposte. Parlerei nello specifico di impresa notarile, poichè come vedi v'è il corpo e l'anima.

Immagine
Questo è invece un classico signum tabellionis fatto a mano.

Michele
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Re: Usque ad sidera

Messaggioda FML » martedì 15 gennaio 2008, 17:19

Sigillum1 ha scritto:ho una lunga esperienza di lavoro sui sigilli, si tratta di un sigillo notarile (un pò complesso per derivare da un signum tabellionis, termine con il quale in genere si designa un signum manus), come confermato dalla N che completa le iniziali del titolare.

Come piccola integrazione all'ottimo intervento della gentile Silvia, mi permetto di aggiungere che i sigilli notarili rappresentati da veri e propri timbri ad inchiostro riproducenti quella sorta di "imprese" di cui parla il caro Michele Tuccimei, unitamente alle sottostanti iniziali del nome del notaio seguite dalla/e lettera/e N. (notaio) o N.P. (notaio pubblico), divennero di uso obbligatorio, per ciò che riguarda l'ambito dello Stato Pontificio, a partire dalla seconda metà del sec. XVII.
Questi sigilli sostituirono in poco tempo l'uso del signum tabellionis (realizzato a mano con modalità troppo ripetitive e confondibili).
Da riscontri personali ho appurato che in alcuni sporadici casi, nei sigilli notarili ad inchiostro (volutamente di tipologia piuttosto uniforme) era raffiguarto l'emblema di famiglia del professionista (privo dello scudo), o parte di esso.

Ferrante
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Messaggioda MMT » martedì 15 gennaio 2008, 17:30

E difatti, caro Ferrante, le imprese erano spesso e volentieri riprese o comunque ispirate allo stemma, ovviamente v'era anche chi ne assumeva una del tutto diversa!
Ritengo che le imprese notarile siano una sorta di evoluzione di quelle classiche, nate per necessità in sostituzione dei vecchi signum tabellionis, che per altro si potevano contraffare con più semplicità di quanto si possa un timbro con un'effige complessa.

Michele
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Sigilli notarili

Messaggioda Sigillum1 » mercoledì 16 gennaio 2008, 0:41

Cari tutti, l'uso del sigillo notarile risale ad epoche molto lontane e bellissimi esempi si possono vedere nel volume di Bascapè, dedicato alla Sigillografia italiana.
Le iconografie che vi compaiono sono davvero molto varie, e fra queste vi sono anche le armi araldiche, per intero, o parti di esse e molte figure simboliche e religiose, alludenti ai temi cari al proprietario, anche accompagnate da motti ad esse collegati.
Se penso alle tipologie che ho sinora potuto studiare, fatico un poco a definirle imprese notarili, perchè il termine evoca in me la trattatistica cinquecentesca e i prodotti di grande raffinatezza e, devo dire, per me, oscurità, che gli uomini di cultura studiarono per sè e per i grandi dell'epoca...Un cordiale saluto. Silvia
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Messaggioda cipollone » mercoledì 16 gennaio 2008, 16:50

Per tornare "a bomba" posto l'immagine di uno stemma della famiglia Cicciaporci. Anche in questo caso lo stemma è dentro lo scudo, ma mi chiedo se si debbano blasonare anche i 6 porci posti in cinta stolati d'argento che ne accompagnano sempre lo scudo. Non sono nè un lambrecchino, nè un cimiero che possono esserci o meno; questi maiali ci sono sempre! Quindi mi chiedo se anch'essi, pur essendo fuori dallo scudo, ne facciano parte. :roll:
Immagine
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Una bordura?

Messaggioda Sigillum1 » mercoledì 16 gennaio 2008, 17:44

Il suo stemma è molto piccolo, non lo distinguo perfettamente, ma direi che si tratta di una bordura rossa caricata dai porci...Uno bello stemma, e singolare...Donde viene la famiglia? Un cordiale saluto. Silvia
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Re: Una bordura?

Messaggioda cipollone » giovedì 17 gennaio 2008, 13:53

Sigillum1 ha scritto:Il suo stemma è molto piccolo, non lo distinguo perfettamente, ma direi che si tratta di una bordura rossa caricata dai porci...Uno bello stemma, e singolare...Donde viene la famiglia? Un cordiale saluto. Silvia

Cara Silvia, mi scuso per la foto ma non sono riuscito a far di meglio... :oops: La famiglia è fiorentina e in realtà non si tratta di una bordura, ma di un tondo rosso su cui poggia lo scudo e intorno allo scudo vi sono posti i porci. Il tondo è a sua volta circondato da una "Ghirlanda" di tronchi di legno nodosi di verde.
Grazie, Filippo
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Una bordura?

Messaggioda Sigillum1 » giovedì 17 gennaio 2008, 16:18

Caro Filippo, ho ricevuto dal gentilissimo Guido una foto ingrandita; la realizzazione è piuttosto fantasiosa e, devo dire bellissima, ma, confrontandola anche con lo scudo presente sul Ceramelli Papiani, credo si potrebbe definirla comunque una bordura; i due rami, o tronchi incurvati e riuniti in capo e in punta, mi paiono invece ornamentali, una semplice cornice, anch'essa alquanto insolita. Mi conforterebbe l'opinione del nostro frate...Ma non è la tua famiglia, vero? Ciao. Silvia
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Re: Sigilli notarili

Messaggioda MMT » giovedì 17 gennaio 2008, 20:47

Sigillum1 ha scritto:Cari tutti, l'uso del sigillo notarile risale ad epoche molto lontane e bellissimi esempi si possono vedere nel volume di Bascapè, dedicato alla Sigillografia italiana.
Le iconografie che vi compaiono sono davvero molto varie, e fra queste vi sono anche le armi araldiche, per intero, o parti di esse e molte figure simboliche e religiose, alludenti ai temi cari al proprietario, anche accompagnate da motti ad esse collegati.
Se penso alle tipologie che ho sinora potuto studiare, fatico un poco a definirle imprese notarili, perchè il termine evoca in me la trattatistica cinquecentesca e i prodotti di grande raffinatezza e, devo dire, per me, oscurità, che gli uomini di cultura studiarono per sè e per i grandi dell'epoca...Un cordiale saluto. Silvia


In realtà io non vedo poi questa grande differenza anche di contenuti e di significati racchiusi e da snidare tra l'immagine proposta
Immagine
e questa qui:
Immagine
Se invece parliamo di esecuzione grafica, allora sono d'accordissimo essendo la prima un'immagina stampata in positivo da un timbro e la seconda un'incisione.

Michele T.
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Le imprese e i sigilli...

Messaggioda Sigillum1 » giovedì 17 gennaio 2008, 23:50

Gentile Michele, l'esempio che porta è assolutamente calzante...Se, ritengo, non sono un'esperta del tema, il motto notarile ha origini giuridiche e credo che venga ancora usato in questo senso, l'mpresa che ha scelto è tanto famosa che persino io posso illustrarla: dedicata a un cardinale dei Medici, Ippolito, mi pare, ad illustrare Giulia Gonzaga, non se ne può comprendere il significato se non sapendo che il suo motto è una citazione da Orazio che, in quello stesso passo,aveva designato la cometa come stella giulia, perchè era apparsa alla morte di Giulio Cesare: mi perdoni l'estrema sintesi e la semplificazione estrema, ma è un linguaggio non proprio "notarile".
E, mi creda, i sigilli notarili sono molto interessanti, ma il loro linguaggio è generalmente, salve rare eccezioni, di estrema semplicità...Un cordiale saluto. Silvia
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