Quale futuro c'è in queste memorie?

Per discutere, di tutto un po' sulle nostre materie / Discussions of a general nature on our topics

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Messaggioda Alessio Bruno Bedini » sabato 12 gennaio 2008, 17:43

Guido5 ha scritto:Cari amici,
permettetemi di banalizzare il discorso prendendo parte di un blasone con qualche parola gergale. Troncato, nel 1° d'oro al leone nascente di nero, lampassato di rosso... Sul “troncato” mi sembra che non ci siano problemi: tagliato in due nel senso più breve, come un ramo o un tronco d’albero. Il “nascente” mi piace: qualcosa è uscito (dalla partizione, da dietro l’orizzonte, da qualcosa) ma ancora non del tutto. Sul “lampassato” ho qualcosa da dire: nemmeno i francesi sanno l’etimo della parola (io butto là un “langue qui dépasse”). Ma se nel blasone, invece di “lampassato di rosso”, scrivo “la lingua [che esce] di rosso” sono da “bacchettare” con il corniolo o posso permettermi la licenza, poetica o prosaica che sia? Il “busillis” è proprio qui e – se non mi si dà il benestare – sposo le tesi di Miss Hompesch, checché ne dica mia moglie.

Ciao a tutti!
Guido5


Lo stesso criterio, come già detto, si deve allora applicare non solo all'araldica.

Invece di "ipotenusa" perchè non diciamo "lato opposto all'angolo retto nel triangolo rettangolo"?

Oppure ci sta antipatico solo il termine "lampassato"?
Ultima modifica di Alessio Bruno Bedini il sabato 12 gennaio 2008, 17:44, modificato 1 volta in totale.
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Alessio Bruno Bedini
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Messaggioda miss hompesch » sabato 12 gennaio 2008, 17:44

In effetti, caro Guido, non sarebbe molto elegante scrivere che il leone " fa la linguaccia" :D
Mi saluti Sua moglie.
miss hompesch
 

Messaggioda da Fiore » sabato 12 gennaio 2008, 17:47

Io non riesco a seguire più il ragionamento di questo topic :? e a capirne fino in fondo il senso: avrò anch'io :lol: :lol: un solo neurone e me ne accorgo :oops: solo ora!!

Qui si mette in discussione un linguaggio, quello araldico, al quale si imputa di essere incomprensibile ed obsoleto.
Ma si mette in discussione l’arretratezza del linguaggio, o il linguaggio araldico tout-court?

Fermo restando che un linguaggio tecnico è tale perché è espressione delle caratteristiche specifiche di una disciplina, quale linguaggio tecnico non risulta al profano incomprensibile o quasi?

Se si parla di arretratezza, allora, io trovo che il linguaggio araldico si sia evoluto di molto dal secolo scorso ad oggi: i blasoni ottocenteschi, si, che sono :roll: incomprensibili!
Oggi mi pare che lo sforzo degli araldisti, ed emerge anche nel forum, vada proprio in direzione di semplificare e di sfrondare, proprio per essere più aderente al linguaggio scientifico che a quello poetico e in questo sono d’accordo con la, credo di 8) capire, quasi collega miss Hompesch.

Il discorso della divulgazione, poi, è da porre su un altro livello: nella ricerca c'è sempre una fase di divulgazione scientifica e una divulgativa, senza che per questo si sviliscano i risultati della ricerca stessa.

Dalla mia esperienza posso dire che ho scritto e continuo a scrivere sia ad un livello che all'altro e ovviamente, per questo motivo, non scrivo sempre allo stesso modo!
Se pubblico su una rivista scientifica che consultano solo addetti ai lavori utilizzo un linguaggio tecnico e faccio riferimenti a termini, tecniche o classi di produzioni noti nell’ambiente, ma se devo scrivere una guida turistica, un depliant illustrativo, un pannello didattico, o una dispensa per studenti dei licei o, ancora meglio, per scolari delle elementari, allora mi adeguo!
Spiego con un linguaggio alla portata di essi gli stessi esiti scientifici delle mie ricerche, che agli esperti ho presentato in altro modo.

Mi è capitato in un progetto P.O.N di dover spiegare l’analisi archeologica dei monumenti a bambini disadattati di V elementare e I media: potevo parlare loro di stratigrafie murarie :shock: con lo stesso linguaggio che uso nelle mie pubblicazioni sulle riviste “per pochi addetti”?
Evidentemente no!
Ho cercato di spiegargliele con parole adeguate, per poi giungere alla fine del corso a fargli utilizzare i termini tecnici; immaginate la mia soddisfazione nel sentire questi bambini andar per monumenti e dire: “questa è una prima fase, questa è la successiva”!!
La comprensibilità e l’uso di un linguaggio tecnico da parte di un profano passa sempre da una fase di decodificazione guidata, è chiaro!

Perciò, non vedo perchè l’Araldica non debba fare lo stesso e agire su due livelli, cioè tenersi per gli addetti ai lavori un suo linguaggio tecnico, come tutte le discipline, che si evolverà come tutti i linguaggi tecnici e non, e poi operare una divulgazione che sciolga quelle espressioni che ai profani sembrano astruse, anche con l’ausilio di strumenti quali i dizionari araldici.
D’altra parte anche in Archeologia, come in Arte, esistono dizionari tecnici che servono proprio a decodificare i linguaggi specifici di queste discipline!
Una parasta in architettura cos’è? potrebbe essere per un profano l’equivalente di uno scaglione in Araldica, no? :wink:

saluti
M.
Carmina litterae non dant panem...
...sed...
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Messaggioda miss hompesch » sabato 12 gennaio 2008, 17:53

... come Gioacchino? :D
miss hompesch
 

Messaggioda da Fiore » sabato 12 gennaio 2008, 18:08

miss hompesch ha scritto:... come Gioacchino? :D


CERTO!!! :2: :2: :P :P

...e come blasonerebbe il Draco Magnus et Rufus del Liber Figurarum? :wink:

M.
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Messaggioda miss hompesch » sabato 12 gennaio 2008, 18:10

... con la lingua penzolante e "di spirito profetico dotati" ....
E qui ci capiamo solo io e lei, eh eh eh
miss hompesch
 

Messaggioda da Fiore » sabato 12 gennaio 2008, 18:15

miss hompesch ha scritto:... con la lingua penzolante e "di spirito profetico dotati" ....
E qui ci capiamo solo io e lei, eh eh eh


Linguaggio 8) ...gioachimita!! :wink:
Carmina litterae non dant panem...
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Messaggioda curiosa » sabato 12 gennaio 2008, 18:21

Gentili Signore,
con tutto il rispetto per Gioacchino, così non vale!!! :? :wink:

Tornando a ragionar d'araldica, sono d'accordo con quanto esposto da Marilisa (da Fiore).
..."dica di più chi vane frasi ha da spendere,
io non vanterò ciò che non intendo vendere" (W.S.)
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Messaggioda miss hompesch » sabato 12 gennaio 2008, 18:33

La sua curiositas, cara curiosa, Le ha consentito di cambiare idea!
Mi complimento.

PS: peccato che l'influenza sia passata e che da domani sarò su questo forum solo sporadicamente...
miss hompesch
 

Messaggioda curiosa » sabato 12 gennaio 2008, 18:39

Solo un pò.
...Solo gli sciocchi non smussano mai gli angoli.

Spero di ritrovarla presto, la saluto con simpatia :wink:
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Messaggioda T.G.Cravarezza » sabato 12 gennaio 2008, 19:44

Alessio Bruno Bedini ha scritto:
Guido5 ha scritto:Cari amici,
permettetemi di banalizzare il discorso prendendo parte di un blasone con qualche parola gergale. Troncato, nel 1° d'oro al leone nascente di nero, lampassato di rosso... Sul “troncato” mi sembra che non ci siano problemi: tagliato in due nel senso più breve, come un ramo o un tronco d’albero. Il “nascente” mi piace: qualcosa è uscito (dalla partizione, da dietro l’orizzonte, da qualcosa) ma ancora non del tutto. Sul “lampassato” ho qualcosa da dire: nemmeno i francesi sanno l’etimo della parola (io butto là un “langue qui dépasse”). Ma se nel blasone, invece di “lampassato di rosso”, scrivo “la lingua [che esce] di rosso” sono da “bacchettare” con il corniolo o posso permettermi la licenza, poetica o prosaica che sia? Il “busillis” è proprio qui e – se non mi si dà il benestare – sposo le tesi di Miss Hompesch, checché ne dica mia moglie.

Ciao a tutti!
Guido5


Lo stesso criterio, come già detto, si deve allora applicare non solo all'araldica.

Invece di "ipotenusa" perchè non diciamo "lato opposto all'angolo retto nel triangolo rettangolo"?

Oppure ci sta antipatico solo il termine "lampassato"?


Ritengo che il puntuale Alessio abbia azzeccato la questione: si usa da tempo il "lampassato". Perchè oggi, 2008, devo perdere tempo, perchè a mio avviso di ciò si tratta, per trovare un termine diverso, allo stesso modo veloce e corto, per indicare ciò che già indica "lampassato" e che gli addetti ai lavori conoscono e che con un semplice vocabolario araldico può conoscere anche un neofita? Senza contare che dopo aver inventato il nuovo temrine, devo anche convincere tutto il mondo araldico ad usare tale temrine e devo scrivere nuovi vocabolari. Cosa ci guadagna l'araldica? Anche perchè, state sicuri, anche volessimo "svecchiare" la terminologia araldica, essendo comunque una scienza, alla fine dei conti si realizzerà comunque una terminologia scientifica pur sempre complessa, almeno di più rispetto al linguaggio comune.
Come giustamente afferma Alessio, perchè non cambiare anche l'"ipotenusa"? :D
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Messaggioda adj » sabato 12 gennaio 2008, 20:18

Lampassato non mi piace o non lo capisco, allora propongo: esibente la lingua
Ma un mio amico preferisce: linguato
E un altro "sponsorizza": con lingua estroflessa
Sperando che nessuno si esibisca in un linguacciuto
Ma già temo di trovare chi sostenga in alternativa:
mostrante la lingua
dalla lingua fuoriuscente
dotato di lingua

e così via ...

Se poi invece che di lingua di altri attributi si trattasse... :oops:
... lascio immaginare la dovizia di alternative a disposizione :shock:
adj
 

Messaggioda miss hompesch » sabato 12 gennaio 2008, 21:37

... insomma c'è da rimanere lampassati :shock: :shock: :shock:
miss hompesch
 

Sono anch'io lampassata

Messaggioda Sigillum1 » sabato 12 gennaio 2008, 22:16

Chi ha seguito recentemente il nostro forum sa che il tema proposto mi è caro e sono perciò contenta che qualcuno sia riuscito a coinvolgere una comunità che mi è sempre parsa poco sensibile all'oggetto.
Concordo... i cultori dell'Araldica debbano cominciare a riflettere, e lo ha già fatto, in un ormai antichissimo ma molto attuale contributo (gli araldisti del resto sono adusi agli strumenti antichissimi...), Giorgio Cencetti, sulla storia della disciplina e a liberarsi del pesante fardello costituito da una letteratura per gran parte autoreferenziale, certamente non scientifica e soprattutto del tutto sprovvista di una vera conoscenza delle fonti, che ha prodotto il linguaggio e la sintassi di cui si parla.
Il termine lampassato è solo uno dei tanti "barbarismi", così li definì Cencetti, che contribuiscono a rendere incomprensibile la descrizione araldica, ma qualcuno può spiegarmi perchè dovremmo continuare a descrivere come "di rosso" un campo rosso?
Ho appena trascritto un certo numero di blasonature bolognese del XVII secolo, tratte da diplomi di concessione da parte di conti palatini, l'uso degli aggettivi è identico a quello attualmente in uso. Credo che proprio noi, cultori e appassionati dell'Araldica, possiamo fare molto....Silvia
Silvia
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Re: Sono anch'io lampassata

Messaggioda pierfe » sabato 12 gennaio 2008, 22:36

Sigillum1 ha scritto:Chi ha seguito recentemente il nostro forum sa che il tema proposto mi è caro e sono perciò contenta che qualcuno sia riuscito a coinvolgere una comunità che mi è sempre parsa poco sensibile all'oggetto.
Concordo... i cultori dell'Araldica debbano cominciare a riflettere, e lo ha già fatto, in un ormai antichissimo ma molto attuale contributo (gli araldisti del resto sono adusi agli strumenti antichissimi...), Giorgio Cencetti, sulla storia della disciplina e a liberarsi del pesante fardello costituito da una letteratura per gran parte autoreferenziale, certamente non scientifica e soprattutto del tutto sprovvista di una vera conoscenza delle fonti, che ha prodotto il linguaggio e la sintassi di cui si parla.
Il termine lampassato è solo uno dei tanti "barbarismi", così li definì Cencetti, che contribuiscono a rendere incomprensibile la descrizione araldica, ma qualcuno può spiegarmi perchè dovremmo continuare a descrivere come "di rosso" un campo rosso?
Ho appena trascritto un certo numero di blasonature bolognese del XVII secolo, tratte da diplomi di concessione da parte di conti palatini, l'uso degli aggettivi è identico a quello attualmente in uso. Credo che proprio noi, cultori e appassionati dell'Araldica, possiamo fare molto....Silvia


Concordo in pieno!
Oggi da noi l'araldica è morta e pochissimi sono quelli che cercano di risvegliarla. Gli italiani sempre meno partecipano ai congressi internazionali, ancora meno ai colloqui di araldica (senza il confronto internazionale non si può andare avanti).
Ma guardatevi intorno dove l'araldica è viva, andate a prendere gli stemmi inventati dal Dr Robert Watt (già autorità araldica del Canada), buttate un occhio su quello che fa il Bureau of Heraldry del Sudafrica, Marcel van Rossum, fra poco avrà il suo congresso nel suo Paese africano.
Sono felice che ora il mondo accademico incominci a porsi delle domande, e valutare risposte.
Sono almeno 20 anni che mi pongo questi interrogativi che vedo per la prima volta nel forum, ma sino al 2005 era solo il vecchio Cronista de Armas del Regno di Spagna che mi dava corda.

Ora che ci sono le università che finalmente (almeno all'estero) fanno corsi d'araldica, è necessario per chi si occupa di questa materia intraprendere uno studio universitario specifico come è in tutti i settori dello scibile umano... l'era dei dilettani è finalmente finità.

Ricordate che l'araldica è un linguaggio, pertanto in evoluzione e tutte le lingue per essere vive devono cambiare altrimenti finiscono relegate tra le lingue morte o meglio - per usare un termine araldico che qui indichi l'agonizzare - "LAMPASSATE".

Pier Felice degli Uberti
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