Io non riesco a seguire più il ragionamento di questo topic

e a capirne fino in fondo il senso: avrò anch'io

un solo neurone e me ne accorgo

solo ora!!
Qui si mette in discussione un linguaggio, quello araldico, al quale si imputa di essere incomprensibile ed obsoleto.
Ma si mette in discussione l’arretratezza del linguaggio, o il linguaggio araldico
tout-court?
Fermo restando che un linguaggio tecnico è tale perché è espressione delle caratteristiche specifiche di una disciplina, quale linguaggio tecnico non risulta al profano incomprensibile o quasi?
Se si parla di arretratezza, allora, io trovo che il linguaggio araldico si sia evoluto di molto dal secolo scorso ad oggi: i blasoni ottocenteschi, si, che sono

incomprensibili!
Oggi mi pare che lo sforzo degli araldisti, ed emerge anche nel forum, vada proprio in direzione di semplificare e di sfrondare, proprio per essere più aderente al linguaggio scientifico che a quello poetico e in questo sono d’accordo con la, credo di

capire, quasi collega miss Hompesch.
Il discorso della divulgazione, poi, è da porre su un altro livello: nella ricerca c'è sempre una fase di divulgazione scientifica e una divulgativa, senza che per questo si sviliscano i risultati della ricerca stessa.
Dalla mia esperienza posso dire che ho scritto e continuo a scrivere sia ad un livello che all'altro e ovviamente, per questo motivo, non scrivo sempre allo stesso modo!
Se pubblico su una rivista scientifica che consultano solo addetti ai lavori utilizzo un linguaggio tecnico e faccio riferimenti a termini, tecniche o classi di produzioni noti nell’ambiente, ma se devo scrivere una guida turistica, un depliant illustrativo, un pannello didattico, o una dispensa per studenti dei licei o, ancora meglio, per scolari delle elementari, allora mi adeguo!
Spiego con un linguaggio alla portata di essi gli stessi esiti scientifici delle mie ricerche, che agli esperti ho presentato in altro modo.
Mi è capitato in un progetto P.O.N di dover spiegare l’analisi archeologica dei monumenti a bambini disadattati di V elementare e I media: potevo parlare loro di stratigrafie murarie

con lo stesso linguaggio che uso nelle mie pubblicazioni sulle riviste “per pochi addetti”?
Evidentemente no!
Ho cercato di spiegargliele con parole adeguate, per poi giungere alla fine del corso a fargli utilizzare i termini tecnici; immaginate la mia soddisfazione nel sentire questi bambini andar per monumenti e dire: “questa è una prima fase, questa è la successiva”!!
La comprensibilità e l’uso di un linguaggio tecnico da parte di un profano passa sempre da una fase di decodificazione guidata, è chiaro!
Perciò, non vedo perchè l’Araldica non debba fare lo stesso e agire su due livelli, cioè tenersi per gli addetti ai lavori un suo linguaggio tecnico, come tutte le discipline, che si evolverà come tutti i linguaggi tecnici e non, e poi operare una divulgazione che sciolga quelle espressioni che ai profani sembrano astruse, anche con l’ausilio di strumenti quali i dizionari araldici.
D’altra parte anche in Archeologia, come in Arte, esistono dizionari tecnici che servono proprio a decodificare i linguaggi specifici di queste discipline!
Una parasta in architettura cos’è? potrebbe essere per un profano l’equivalente di uno scaglione in Araldica, no?
saluti
M.
Carmina litterae non dant panem...
...sed...
Deus nobis haec otia fecit (Verg. Buc. I)