Carlo Chenis, vescovo di Civitavecchia-Tarquinia

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Re: Carlo Chenis, vescovo di Civitavecchia-Tarquinia

Messaggioda FML » mercoledì 2 gennaio 2008, 18:31

fra' Eusanio da Ocre ha scritto:
Zaccheo ha scritto:Personalmente, preferisco non omettere alcune posizioni di figure al fine di facilitarne la comprensione anche ai non espertissimi.
Grazie, in ogni modo, dei suggerimenti....sempre ben accetti!

Allora preferirai blasonare sempre anche i leoni rampanti, i leopardi passanti e con la testa di profilo, le aquile in maestà ed al volo spiegato...
...nonchè il fatto che ognuno di essi è isolato nel cuore dello scudo, quando è l'unica figura dell'arma...
...tanto per limitarci ai primi esempi che possono venire in mente...

Assolutamente :shock: no, Fretello caro!

Penso, tuttavia, che alcune locuzioni araldiche "sottintese" siano veramente eccessive e che paradossalmente rendano troppo farraginosa la scienza blasonica.
In chimica ad esempio (è una materia che ho discretamente studiato all'università), al di la del fatto che nel corso del tempo siano avvenute nuove scoperte e, dunque, ci sia stata la necessità di arricchire la nomenclatura ed i nomi dei composti, dai primi del '900 ad oggi il linguaggio è stato massicciamente e volutamente rielaborato....eliminando proprio i termini più particolaristici.

In araldica, mi permetto di dirlo (ma sono anche pronto a convincermi del contrario), il discorso dovrebbe essere inverso.

Ferrante
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Re: Carlo Chenis, vescovo di Civitavecchia-Tarquinia

Messaggioda Antonio Pompili » mercoledì 2 gennaio 2008, 19:26

Zaccheo ha scritto:Penso, tuttavia, che alcune locuzioni araldiche "sottintese" siano veramente eccessive e che paradossalmente rendano troppo farraginosa la scienza blasonica.
In chimica ad esempio (è una materia che ho discretamente studiato all'università), al di la del fatto che nel corso del tempo siano avvenute nuove scoperte e, dunque, ci sia stata la necessità di arricchire la nomenclatura ed i nomi dei composti, dai primi del '900 ad oggi il linguaggio è stato massicciamente e volutamente rielaborato....eliminando proprio i termini più particolaristici.
In araldica, mi permetto di dirlo (ma sono anche pronto a convincermi del contrario), il discorso dovrebbe essere inverso.

La trasformazione di un'aldeide in chetone (ho studiato anch'io chimica, per cinque anni) non è però la stessa cosa di un blasone carissimo Ferrante! :lol:
Se mi consenti il tuo esempio è chiaro, ma blasonare è un'arte (oltre che una scienza), e come arte in parole è soggetta alle "regole" della poesia. La poesia parla per schemi: metri, stichi, rime... ma non ne viene ingabbiata. E le poesie più belle sono quelle in cui non si spendono troppe parole, perchè la parola possa risplendere di tutta la sua luce. La poesia deve parlare al cuore in modo immediato e chiaro.
Personalmente credo che certe semplificazioni siano molto più chiarificatrici che non certe specificazioni. E non credo possano esser un ostacolo, anche per chi è meno dentro ai lavori. Un poeta che scrivesse le sue poesie avendo paura di esser troppo "poetico", fallirebbe la sua missione. Se la poesia è fatta col cuore, parla al cuore sempre! Ed è sempre chiara. Lo stesso credo si possa applicare all'arte del Blasone. :wink:
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Re: Carlo Chenis, vescovo di Civitavecchia-Tarquinia

Messaggioda FML » mercoledì 2 gennaio 2008, 19:47

antonio p. v. g. ha scritto:
Zaccheo ha scritto:Penso, tuttavia, che alcune locuzioni araldiche "sottintese" siano veramente eccessive e che paradossalmente rendano troppo farraginosa la scienza blasonica.
In chimica ad esempio (è una materia che ho discretamente studiato all'università), al di la del fatto che nel corso del tempo siano avvenute nuove scoperte e, dunque, ci sia stata la necessità di arricchire la nomenclatura ed i nomi dei composti, dai primi del '900 ad oggi il linguaggio è stato massicciamente e volutamente rielaborato....eliminando proprio i termini più particolaristici.

La trasformazione di un'aldeide in chetone (ho studiato anch'io chimica, per cinque anni) non è però la stessa cosa di un blasone carissimo Ferrante! :lol:
Se mi consenti il tuo esempio è chiaro, ma blasonare è un'arte (oltre che una scienza), e come arte in parole è soggetta alle "regole" della poesia. La poesia parla per schemi: metri, stichi, rime... ma non ne viene ingabbiata. E le poesie più belle sono quelle in cui non si spendono troppe parole, perchè la parola possa risplendere di tutta la sua luce. La poesia deve parlare al cuore in modo immediato e chiaro.
Personalmente credo che certe semplificazioni siano molto più chiarificatrici che non certe specificazioni. E non credo possano esser un ostacolo, anche per chi è meno dentro ai lavori. Un poeta che scrivesse le sue poesie avendo paura di esser troppo "poetico", fallirebbe la sua missione. Se la poesia è fatta col cuore, parla al cuore sempre! Ed è sempre chiara. Lo stesso credo si possa applicare all'arte del Blasone. :wink:

Belle e delicate, le tue parole caro Antonio....ed in parte assolutamente condivisibili!
Il problema che ho posto, amico, è solo finalizzato ad aprire un dibattito sulla eventuale necessità di ripensare una terminologia tecnica che, sottintendendo la postura di alcune figure, non ne permette sempre un oggettivo riscontro grafico.
Questo a fronte di discordanti "scuole di pensiero" proposte da parte dei più noti araldisti (italiani e stranieri) del passato.

Se non c'è comprensione, sarai d'accordo con me, che finisce anche la possibilità di gustare una stemma come fosse una poesia.

Grazie dell'utile contributo!

Ferrante
Ultima modifica di FML il mercoledì 2 gennaio 2008, 20:03, modificato 1 volta in totale.
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Re: Carlo Chenis, vescovo di Civitavecchia-Tarquinia

Messaggioda Antonio Pompili » mercoledì 2 gennaio 2008, 20:03

Zaccheo ha scritto:Belle e delicate, le tue parole caro Antonio....ed in parte assolutamente condivisibili!
Il problema che ho posto, amico, è solo finalizzato ad aprire un dibattito sulla eventuale necessità di ripensare una terminologia tecnica che sottintendendo la postura di alcune figure, non ne permette un facile riscontro grafico.
Questo a fronte di discordanti "scuole di pensiero" da parte degli araldisti più noti del passato.

Se non c'è comprensione, sarai d'accordo con me, che finisce anche la possibilità di gustare una stemma come fosse una poesia.

Cerca di comprendere cosa intendo dire, Antonio....

Grazie!

Credo di aver compreso, Ferrante.
Io non posso aver una risposta definitiva al problema che tu poni. Tuttavia credo che le varie "scuole di pensiero" che si sono succedute nel passato circa i metodi blasonici vadano tenute in considerazione, ma solo in secondo luogo rispetto ai veri protagonisti dell'araldica: gli stemmi!
Uno stemma parla da solo. L'araldista non dovrebbe parlare dello stemma, ma farlo parlare: questo è il miglior blasone! Almeno credo di poterlo affermare con una buona sicurezza. Sai cosa mi sostiene in questa mia convinzione? Il paragone (forse azzardato più che il tuo con la chimica) con l'esegesi biblica, che pure deve misurarsi con i "simboli", per così dire: quelli del linguaggio (spesso altamente simbolico, e talora anche poetico) della Sacra Scrittura. La miglior spiegazione di un testo biblico non consiste nell'"appiccicare" le proprie parole su di esso, ma nel lasciarlo parlare, nel farne emergere il senso profondo (il verbo exegheomai, da cui "esegesi", in greco indica proprio questo: "trarre, tirar fuori"). E per questo non sono necessarie molte parole... anzi, meno si parla e meglio è: il testo parla! Il blasone dovrebbe essere - almeno io la vedo così - l'esegesi di uno stemma, non la sua spiegazione articolata.

Grazie a te!
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Messaggioda FML » mercoledì 2 gennaio 2008, 20:19

Questo tuo ultimo discorso, Antonio, lo condivido :) totalmente!

Hai spiegato in modo estremamante toccante ed efficace cosa uno stemma possa comunicare quale forma nobilissima di arte.
"Uno stemma parla da solo", hai detto benissimo. Esso al pari di ogni altra espressione artistica comunica a tutti, esperti e non esperti, colti ed ignoranti, e può farlo benissimo pur nella soggettività interpretativa.

L'araldica si avvale di un linguaggio artistico disciplinato, tuttavia, da regole scientifiche che ne fanno una materia sempre "dimostrabile" e "riproducibile".
Queste regole si avvalgono di una "nomenclatura" degli elementi (il riferimento alla chimica è qui :lol: veramente casuale).
Io mi son permesso di dire che questa nomenclatura è andata, a mio avviso, complicandosi nel corso del tempo (è un fenomeno "manieristico" tipico in molte discipline) e questo ne ha semplicemente inficiato il riscontro oggettivo.

Cordialmente,
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » giovedì 3 gennaio 2008, 14:37

Duole invece notare un'altra cosa, ben più importante.

Il vecchio frate volutamente ha scritto:Allora preferirai blasonare sempre anche i leoni rampanti, i leopardi passanti e con la testa di profilo, le aquile in maestà ed al volo spiegato...

Mentre avrebbe dovuto scrivere:

...i leopardi passanti e con la testa in maestà...

L'errore è stato fatto volutamente, ripeto e sottolineo.

Apposta per vedere se il discorso riusciva a tornare sul piano della fattiva e reciproca collaborazione sui fatti.

Tentativi di dialogo arenati per assenza di controsponda.

Questo topic ha evidentemente esaurito la sua funzione.

Bene :( valete
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