Anello araldico

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Messaggioda T.G.Cravarezza » martedì 27 novembre 2007, 18:41

mct ha scritto:Anche io ritengo che debba essere portato dove si vuole...
Nel caso specifico, è riportato sul "pollice" per una maggior Visibilità.
M. :wink:


Penso che nel caso del quadro in questione l'unica posizione utile a rendere l'anello visibile fosse proprio quella adottata. Non penso quindi fosse una prassi l'uso dell'anello al pollice.
Però concordo anche io che si possa indossare su qualsiasi dito della mano, anche se, personalmente, ritengo sia più corretto l'anulare sinistro per i celibi e l'anulare destro per gli sposati.
Tomaso Giuseppe Cravarezza
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Messaggioda Maramaldo » mercoledì 26 dicembre 2007, 10:41

... e potrebbe anche uno chevalière, a Vostro avviso, essere in oro bianco...?

Con viva cordialità :D,


Antonio
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Messaggioda RFVS » mercoledì 26 dicembre 2007, 10:51

io dico di sì!
tra l'altro mi piacerebbe molto averne uno in oro bianco che, secondo me, è un goccio meno"pesante" di quello giallo :wink:
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Messaggioda MMT » mercoledì 26 dicembre 2007, 14:01

Si ne ho visti, anche se io, a differenza di Riccardo preferisco l'oro giallo... ma sono gusti e per questi non c'è davvero un'etichetta particolare! :wink:

Michele
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Messaggioda Maramaldo » mercoledì 26 dicembre 2007, 17:19

Sì, sono d'accordo... con entrambi ;), anch'io personalmente lo chevalière lo vedo più classico d'oro giallo; certo che bianco tenta assai, più raro, di più sfumato impatto visivo, forse anche più portabile...

A Vostro avviso, poi, ed a proposito, allo chevalière si applicherà o meno la c.d. "regola" dei metalli (gemelli di metallo bianco con orologio di metallo bianco, d'oro giallo con orologio idem...) ?... Personalmente ho delle forti perplessità, in fondo non si cambia la fede nuziale nell'arco della giornata per accordarla con orologi e gemelli, no?... :D

E un altro dubbio: ma in un'incisione araldica -magari proprio nel ristretto spazio di uno chevalière- é necessario (... opportuno? gradito?... tollerato?... ) un riferimento ai colori (e.c.: righe verticali per il rosso, orizzontali per l'azzurro e così via) ?...

Con viva cordialità,


Antonio
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Messaggioda Qohelet » mercoledì 26 dicembre 2007, 18:08

Rispondo solo a lume di buonsenso, senza particolari competenze in materia, alla prima domanda. Ovviamente la chevalière va tenuta sempre addosso, e quindi semmai si cercherà, nei limiti del possibile, di abbinare ad essa gli altri gioielli e ornamenti. Personalmente esculderei l' uso di braccialetti in senso assoluto, tantopiù se si porta una chevalière; per quanto concerne l' orologio ho sempre trovato quello interamente d' oro decisamente sfacciato, prediligerei un cinturino in pelle scura. Per i gemelli oro, al limite decorati con smalti (se onorano qualche ordine) o pietre. Comunque essendo la chevalière un' insegna più che un gioiello direi che le norme che regolano accessori ed abbigliamento cedano di fronte al blasone, come si diceva, essendo questo anello una species a sé stante.
Riguardo la seconda domanda, assolutamente sì, poichè l' anello araldico deve essere "leggibile", quindi righe per il blu, puntinatura per l' oro eccetera.
Sull' oro bianco: ne ho visti e sono decisamente gradevoli, anche se il mio e in oro giallo. Ma ne ho visti anche di peltro al dito di aristocratici gallesi. Pare sia tradizionale per le famiglie baronali più antiche, o almeno così mi dicevano. Cordialmente

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Messaggioda Maramaldo » lunedì 14 gennaio 2008, 19:32

Riprendo brevemente in mano questo argomento, giusto in riferimento alle teorie già qui ed in altri thread esposte secondo le quali un anello araldico dovrebbe essere per forza di cose in negativo, a sigillo, oppure andrebbe portato ad un certo dito... oppure all'opinione di qualche bello spirito (io... :oops:) che considerava portare l'anello con iniziali come dire "vorrei lo stemma ma non ce l'ho".
A conferma -se mai ve ne fosse la necessità- delle sagge parole di chi mette in guardia dagli eccessivi irrigidimenti e schematizzazioni e sperando di non infrangere alcun copyright:

Facendo la tara della possibilità che, chissà, la foto sia erroneamente ribaltata: SAR il Principe di Galles porta il suo emblema (stemma?... arma? impresa?... :? :o) inciso, non a sigillo, come fa fede l'"ich dien".
Immagine

Fatta salva la considerazione sopra esposta, SAR il Principe Nikolaos di Grecia porta lo chevalière al mignolo destro...
Immagine

Mentre -ehm!...- SAR l'Earl di Wessex :oops: porta un anello con una semplice "E" (Edward), sia pure coronata.
Immagine


Antonio
Ultima modifica di Maramaldo il martedì 15 gennaio 2008, 0:30, modificato 1 volta in totale.
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Messaggioda inquisitor86 » lunedì 14 gennaio 2008, 20:05

Gentili Signori,
mi permetto di intervenire nella vostra discussione inserendo queste righe che ho rinvenuto nell'opera "Sulle convenienze sociali e sugli usi dell'alta società" del conte Alfonso Bergando (della fine dll'800)
"Sull'uso dei giojelli
1- Il portare molti anelli alle dita tanto per parte di Signore, come e sopratutto per parte di Signori - è una usanza superlativamente antisignorile.
2- I soli anelli ammessi e ben portati sono tre:
l'anello matrimoniale;
l'anello collo stemma di famiglia;e
l'anello di un parente defunto portato come una sua memoria.
Le Signore si permettono di avere qualche altro anello ancora, ma più quale un oggetto raro ed artistico che un oggetto di adornamento o di valore.
[...]
7- Il vostro orologio faccia riscontro colla catena, sia dello stesso colore dell'oro di questa - ed abbia esternamente in rilievo o l'arma della vostra famiglia, o il vostro monogramma.
"

Andrea G.
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Messaggioda MMT » lunedì 14 gennaio 2008, 20:20

Maramaldo ha scritto:Facendo la tara della possibilità che, chissà, la foto sia erroneamente ribaltata: SAR il Principe di Galles porta il suo emblema (stemma?... arma? impresa?... :? :o) inciso, non a sigillo, come fa fede l'"ich dien".


Si tratta più propriamente del badge di Carlo d'Inghilterra.

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Messaggioda Maramaldo » lunedì 14 gennaio 2008, 22:52

Michele Tuccimei di Sezze ha scritto:Si tratta più propriamente del badge di Carlo d'Inghilterra.

Grazie, Michele :D ; traducibile a Suo avviso con... :?:
io continuerei a pensare impresa. :roll:


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Messaggioda MMT » martedì 15 gennaio 2008, 13:11

Se leggiamo quanto scrive il Guelfi Camajani non riusciamo bene a comprendere cosa sia realmente un'impresa. "L'impresa può essere di due specie, di corpo e l'anima. E' di corpo quando consiste in una figura simbolica che sostiene un motto od una sentenza e in questo caso è posta in cimiero. E' d'anima quando è formata da una sola sentenza o da una frase allegorica, e allora si pone in fascia sotto lo scudo".
Tuttavia qui a mio avviso si fa confusione tra cimiero e motto, che sì possono essere richiamati nell'impresa ma non sempre.
L'impresa difatti è un emblema personale, che può contenere figuere araldiche come anche altre magari naturali (si veda il sito http://bivio.signum.sns.it/bvFigureList ... ellImprese ) e possono a volte essere anche dei badge, che però in realtà sono più semplici ed immediati e contengono sempre figure araldiche.
Diciamo che mentre dietro l'impresa c'è magari un concetto allusivo complesso da svelare il badge è molto più diretto contendo meno figure.
A volte il badge sostituisce interamente lo stemma (come si vede nel caso sopra del Principe di Galles, che per ha altro ha un b. fisso, cioè legato al suo titolo di principe ereditario) mentre un'impresa di solito è sempre qualcosa che si aggiunge all'arma familiare, che la completa.

Un aneddoto: la famosa Guerra delle Rose prende il nome dai badges degli York e dei Lancaster, una rosa d'argento e una di rossa che derivavano da quella d'oro di Edoardo I. In seguito vennero riunite da Enrico VII divendendo la Rosa Tudor.

In conclusione direi che associare l'impresa al badge è possibile, tuttavia dobbiamo ricordarci che hanno delle sfumature diverse: in Italia non non abbiamo conosciuto questa realtà del simbolo strettamente personale, o forse solo alla stregua del cimiero, e anche le imprese non furono molto usate se non alla stregua di timbro notarile o per diletto di qualche personaggio importante.

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