Forse è questo il caso

del terzo stemma che ho proposto: quello di Dom Joaquim Giovani Mol Guimarães.
Lì si trova quel pastorale che ormai è un po' fuori luogo per uno stemma episcopale dopo la chiara norma stabilita da Paolo VI:
Ab huiusmodi autem insigni suve baculi pastorali sive infulae effigies tollantur. Di fatto con Paolo VI divenne oggetto di legislazione ciò che era già un uso diffuso.
Ora. Il pastorale resta insegna propria dei vescovi e da sempre solo per concessione viene usato anche dagli abati (che vescovi non sono). Per cui non sarebbe poi così assurdo usarlo ancora oggi in sostituzione della croce, che comunque si è imposta in araldica per i vescovi (diversamente da quanto è avvenuto per arcivescovi e primati) solo per il suo grande uso, e non perchè sia effettivamente insegna vescovile (il
Caerimoniale Episcoporum non ne fa menzione).
Credo che la regolamentazione introdotta nel 1969 da papa Montini, più che ad eliminare un'insegna in favore dell'altra, fosse mirata a eliminare la sovrapposizione di troppe insegne che non è certo il massimo che si possa avere in una rappresentazione araldica (basti vedere lo stemma postato dal caro Guido). Del resto, per secoli vescovi (e anche cardinali) hanno fatto uso di mitre e pastorali nei loro stemmi.
Ma resta il problema principale: quello della sicura individuazione della carica del titolare di uno stemma. Appena ho visto lo stemma con quel pastorale, prima di accertarmi della verità, mi son detto: questo è di un abate
nullius! E comunque son rimasto un po' dubbioso per la posizione "rivolta" che da qualcuno (non vorrei dire sciocchezze, credo da Goffredo di Crollalanza, ma non ricordo dove l'ho letto riportato e non posso controllare

) viene indicata come segno distintivo di un abate privo di giurisdizione episcopale. E forse c'era anche chi poneva distinzione fra il pastorale dei Vescovi, d'oro, e quello degli abati, d'argento (da parte sua Mons. Heim non pone tutte queste differenze).
Tuttavia le mie riserve circa il contemporaneo uso del pastorale e del cappello restano anche riguardo al loro effettivo uso nella realtà. Infatti mitra e pastorale sono insegne liturgiche, mentre cappello e croce sono insegne paraliturgiche (il prelato che arrivava con il suo bel copricapo dotato di fiocchi, veniva poi accompagnato e preceduto dalla croce, che non è da confondersi con quella delle processioni: il tutto prima e comunque al di fuori della liturgia). Si tratta dunque di scegliere l'abbinamento ottimale.
