renatocampofreda ha scritto:Gent.mo Sig.de Bellis,ho letto tra i libri da Lei elencati a proposito della transumanza attraverso i tratturi,il titolo di un volume,che ho individuato con Google,"La Capitanata dalla pastorizia al capitalismo agrario".Ho cercato di avere notizie del libro in questione,ma non sono approdato a nulla.Nell'antrprima che si legge su Google,digitalizzando il cognome,si evidenzia il nome del mio antenato Nazario Campofreda,solo non so il contesto nel quale viene citato,visto che con la transumanza non aveva a che fare.Non potrebbe consigliarmi come trovare il libro in questione,almeno per leggere il passo che mi interessa?Grazie .Saluti.Renato Campofreda.
Preg.mo Sig. Campofreda,
ho dato uno sguardo a questo libro nell'aiutare un amico della Famiglia Antonelli molti anni fa, se non sbaglio alla Biblioteca nazionale Sagarriga Visconti Volpi - via Pietro Oreste, 45 - 70123 BARI - tel. 080/2173111 - fax 080/2173444 - e-mail:
visconti@librari.beniculturali.it oppure in Biblioteca per la cultura e per le arti Santa Teresa dei Maschi - già Biblioteca provinciale De Gemmis - strada Lamberti, 4 - 70122 BARI - tel. 080/5210484 - fax 080/5213142-080/5249738 - e-mail:
b_degemmis@hotmail.com -
pomes@poloterradibari.it.
Con la Dogana avevano a che fare le Famiglie proprietarie di greggi e i funzionari, altri non so, a meno che la sua Famiglia era proprietaria di Masserie in Terra di Puglia e a tal proposito le riporto una nota riferita a Masserie strutture e funzioni e Dogana delle Pecore.
In un primo momento l’indirizzo gestionale delle masserie era molto diversificato. Alcune avevano una preminente vocazione zootecnica, in relazione anche ai crescenti flussi di bestiame transumante, richiamato nel Barese, nel Foggiano e nel Tarantino dalla istituzione della Dogana della Mena delle Pecore, voluta dal Re aragonese Alfonso il Magnanimo . Nacquero così le
Masserie di Pecore, ma anche di vacche e di maiali.
Un discorso a parte meritano le masserie equine, gestite in regime di monopolio dallo Stato.
Infatti in un primo momento l’indirizzo gestionale delle Masserie era molto diversificato,alcune avevano come tipologia una vocazione esclusivamente zootecnica(della Madonna,di S. Martino ,di Pagnotta, del Purgatorionel mio territorio) dette
Masserie di Pecore (ove si allevava la Pecora Gentile di Puglia) per la lavorazione casearia e la produzione di carne e lana, ma anche di vacche e maiali.
In altre
Masserie dette Regie (M. del Regio, M. S. Nicola),già ai tempi di Federico II,con amministrazione e governo proprio ,erano aziende statali specializzate finalizzate all’inserimento dello Stato nella rete dei commerci internazionali, si selezionava la razza bovina podolica oppure si selezionavano le sementi.
Molte masserie divengono di proprietà regia, regolate da particolari statuti (fra cui la
"Costitutio...super massariis curiae" di Federico II e lo
"Statutum massariarum" di Manfredi). Nel 1443, con la riorganizzazione della "
Dohana Menae Pecudum" voluta dal re Alfonso d'Aragona, le masserie divengono punti strategici per la gestione della produzione agricola, ma soprattutto del traffico del bestiame soggetto a transumanza.
Istituite dette aziende agricole nelle Difese, aree escluse dalla fruzione pubblica, site una volta nelle Terre Universali, si allevavano anche vacche ,tori e buoi di razza,utilizzati in agricoltura anche per arare in coppia (il paricchio),spesso usati anche come unità di misura.
Una menzione a parte merita la
Masseria Regia Equina detta Cavallerizza o Aratia, gestita dal Monopolio di Stato in periodo Aragonese,ove si selezionavano le razze equine per uso militare e da lavoro,vedi la nascita del Cavallo delle Murge, dal cavallo denominato Conversano o Napolitano.
I Conti di Conversano dedicarono passione e competenza nell’allevamento di dette razze equine.
Altre ancora dette
Masserie da Campo, avevano l’indirizzo cerealicolo-zootecnico (di de Bellis,di Poli,di Ciacci,di Panicelli ecc.) ove la coltivazione di cereali e leguminose nei parchi, e di olive e mandorle nelle chiusure e nei chiusi, ove una adeguata recinzione di muretti a secco impediva l’ingresso di pecore e di cinghiali. Le coltivazioni servivano al diretto sostentamento delle famiglie coltivatrici e del popolo,ma non si disdegnava l’allevamento di api e colombi .
Certo di fare cosa gradita rendo la nota.
Lorenzo Longo de Bellis