Caro Giovanni,
ti ringrazio per le tue gentili parole che, in verità, non merito. Mi sono solo indegnamente limitato a commentare i dati che tu, assieme agli altri amici, hai fornito.
In linea di principio, concordo pienamente con le tue affermazioni sul viceregno, ma – forse - sarei un tantino meno radicale. Durante i due secoli di dominazione spagnola, si sono alternati periodi con differenti gradazioni di criticità. Al Di Toledo sono succeduti altri, come il Gusman di Olivares ricordato per: “
i suoi talenti, la sua prudenza e’l suo senno”, paragonato a Seneca e detto
el Gran Papelista. Pertanto, accanto ai nuovi ricchi, credo non siano mancate, anche in quel periodo, alcune figure meritevoli. Al riguardo mi piace ricordare quelle dei Baroni Razionali della Regia Camera della Sommaria, esempio di una nuova (nel ‘600!

) classe dirigente basata sul merito.
Proprio perché, come detto, condivido le tue argomentazioni circa la compravendita dei titoli “maggiori”, trovo di particolare interesse lo studio della nobiltà “minore”, titolata o meno, che per secoli ha costituito la vera ossatura del tessuto sociale meridionale. Mi riferisco essenzialmente a Baroni, Nobili (titolati), Signori e Nobiltà cittadina dei centri minori e delle campagne. Un’interessante estensione di questo discorso a tempi più recenti, potrebbe poi riguardare Sindaci, Decurioni e (perché no?) Ufficiali della Guardia Nazionale.
Senza dubbio ci sarebbe molto da approfondire!
Un cordiale saluto
Guido10