Elenco dei Titolati del Regno di Napoli

Per discutere sulla storia di famiglia e sulla genealogia / Discussions on family history and genealogy

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Elenco dei Titolati del Regno di Napoli

Messaggioda Grimaldi » venerdì 16 novembre 2007, 11:30

Volevo segnalare agli interessati
l'Elenco dei Titolati del Regno di Napoli, tratto dall'Almanacco dei titolati che pubblicò Ceva Grimaldi nelle Memorie della città di Napoli nel 1857.

A tale elenco si può confrontare l'elenco dei titolati del Regno di Napoli citato da altri autori come Beltrano (1671), che metterò online, ed ancora elenchi precedenti, come quello dello studioso Nino Cortese (sui feudatari del Regno di Napoli ad inizio cinquecento).

In questo modo si potranno notare interessanti questioni:

1) La decadenza delle famiglie feudali medievali del Regno;
2) La politica antinobiliare degli Asburgo (soprattutto dall'epoca di Toledo);
3) L'ascesa di una nobiltà minore nel corso del '500;
4) La decadenza dei titoli nobiliari e la conseguente inflazione di nuovi nobili e di titoli maggiori (soprattutto nel '600);


Sul tema sto scrivendo un breve studio che metterò a disposizione degli interessati.
Idem come lo studio sulla storia della genealogia e dei genealogisti nel Regno di Napoli.

Cordiali saluti
Grimaldi
 

Messaggioda Guido10 » venerdì 16 novembre 2007, 17:50

Complimenti, ottima iniziativa la pubblicazione dei diversi elenchi, si preannuncia un topic molto interessante! :)

Se mi posso permettere un piccolo suggerimento, per effettuare le analisi di cui ai punti 1...4 mi sembrerebbe necessario anche l'elenco dei titoli "minori": baroni, nobili ed anche semplici intestatari feudali non altrimenti titolati.

Un saluto

Guido10
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Messaggioda Grimaldi » domenica 18 novembre 2007, 12:51

Caro Guido
ho segnalato questo elenco sul forum ed anche al consocio Shamà per uno studio più approfondito proprio perchè credo sia un tema interessante.

La vera nobiltà feudale del Regno delle Due Sicilie è stata quella dell'epoca medievale.

Con il viceregno spagnolo, la politica antinobiliarista di Carlo V d'Asburgo (sostenuta soprattutto dal Toledo in poi), la sconfitta del ceto nobiliare napoletano, hanno segnato la decadenza della nobiltà regnicola.

E conseguente decadimento del valore dei titoli e della nobiltà stessa.
A riprova di questo l'inflazione dei titoli feudali.

Riporto "Sulla feudalità e sui grandi domini feudali nel Regno di Sicilia e sul Principato di Taranto" apparso nella Rivista di storia del Diritto Italiano, settembre-dicembre, 1931:

“Nel 1579 avevamo titoli di principe: 13; di Duca: 23; di marchese 28; di conte 27.

Nel 1610 di principe 38; di duca 57; di marchese 85; di conte 59.

Nel 1710 di principe 53; di duca 259; di marchese 246; di conte 52.

Nel 1900 di principe 150; di duca 266; di marchese 268; di conte 70. Passandosi così da un totale di 91 titolati nel 1579 ai 754 del 1900. E ciò senza tener conto dei titoli onorari poggiati sul cognome, di quelli del S.R.I, di quelli pontifici o di altri stati (Piemonte, Parma ecc.) e di quelli estinti “.

Da notare il "boom" e la diffusione dei titoli di Duca e Marchese rispetto a quelli di Conte ad esempio. Segno che era relativamente facile ottenerli.

Riassumendo poi possiamo evidenziare che lo studio sulle casate nobiliari del Regno delle Due Sicilie ha alcuni campi di approfondimento fonora mai fino in fondo esplorati:

1) Classificazione e studio di tutte le famiglie feudali e di tutti titoli feudali concessi nel Regno;

2) Studio della nobiltà titolata minore (semplici Signori e Baroni su feudi minori e suffeudi); che dal Frezza in poi non è stata mai sufficientemente studiata;

3) Studio della nobiltà patrizia e della nobiltà generica, senza titoli, del Regno (su tale tema ho raccolto materiale vario per uno studio che donerò poi allo I.A.G.I. sperando che sia gradito), che ha sempre generato confusioni, fraintendimenti, equivoci.

Saluti cordiali
Grimaldi
 

Messaggioda GM Pd'A » martedì 20 novembre 2007, 11:23

Gentile Grimaldi,
molto interessante quello che dice.
Peraltro le vorrei far notare alcune cose.
Intanto c'è forse anche un problema di rapporto fra l'allargamento della classe nobiliare e un generale sviluppo che c'è stato nei secoli nel Regno di Napoli , cui ha corrisposto anche un incremento demografico notevole: Napoli nel 700 è arrivata a essere tra le maggiori città d'Europa con 400.000 abitanti.
Se si vedono però le famiglie patrizie dei Seggi negli elenchi del 700, si vede che quasi tutte le famiglie iscritte sono principesche o ducali, trattandosi altresì per la grande maggioranza delle stesse famiglie ,che già nel 200 erano patrizi e cavalieri di seggio.
Voglio dire che ,nel corso dei secoli (come si evince dalle genealogie), dal semplice titolo di patrizio e di signore feudale, le stesse famiglie sono passate via via a titolazioni maggiori: questo è stato peraltro un fenomeno
presente anche altrove e per ceti aspetti ovvio. Nel corso del tempo,ulteriori "premi" non potevano che essere dati elevando i titoli,mentre nuovi soggetti "premiati" entravano nella nobiltà con titoli minori. Il Bonazzi (1902) riporta anche 80 titoli di barone.
Bisogna anche dire che mentre i primi titoli corrispondevano spesso ciascuno a una persona, successivamente i titolati,oltre che un incremento magiorativo dei titoli ebbero anche un aumento del numero dei titoli attribuiti: per es. una persona poteva accomulare non infrequentemente uno o più titoli di principe, uno o più titoli di duca,magari qualcuno di marchese, di conte e innumerevoli predicati.
Queste note, senza intento critico,ma per contribuire all'interessante tema.

Con cordialità.

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Messaggioda Grimaldi » martedì 20 novembre 2007, 13:52

Caro signore
se però facciamo uno studio su più ampio spettro notiamo alcune questioni interessanti.

1) La nobiltà napoletana medievale era costituita dai discendenti di famiglie cittadine patrizie, da antichi casati feudali di provincia e dalle famiglie arrivate con i vari dominatori (normanni e francesi, tedeschi, provenzali e francesi, catalani e aragonesi, etc.);

2) La maggioranza delle grandi casate medievali del Regno di Napoli decade però in epoca moderna (simbolica è la rovina dei Sanseverino di Salerno), soprattutto politicamente;

3) La maggioranza dei nobili delle epoche moderne non discende da casati antichi; anche gli stessi nobili antichi presero a rincorrere l'acquisto di titoli;

4) L'aumento dei titoli non è proporzionale allo sviluppo demografico e sociale del Regno, ma a ben vedere è inversamente proporzionale.
Fioriscono i titoli soprattutto da quando, con la geurra dei Trent'anni, i sovrani, costretti a spremere come un limone il Regno, vendono feudi e perfino casali regi. Nel seicento si assiste ad un generale decadimento del valore dei titoli inversamente proporzionale alla loro inflazione.
Ed eminenti studiosi fanno notare simile fenomeno.


Il tema è comunque complesso e non esuribile in poche note. :)

Saluti
Grimaldi
 

Messaggioda GM Pd'A » martedì 20 novembre 2007, 20:05

Non capisco cosa intenda a proposito dell' "inversamente proporzionale" allo sviluppo sociale e demografico.
Mi risulta che la città di Napoli abbia raggiunto:

100.000 abitanti alla fine del '400,
200.000 nel '500,
400.000 nel '700, quarta città d'Europa dopo Londra,Parigi e Costantinopoli.
450.000 nel' '800 .
Prima città d'Italia fino al 1931,poi superata da Roma.

GM Pd'A
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Messaggioda Grimaldi » mercoledì 21 novembre 2007, 0:05

GM Pd'A ha scritto:Non capisco cosa intenda a proposito dell' "inversamente proporzionale" allo sviluppo sociale e demografico.
...
GM Pd'A


Semplicemente intendevo che l'aumento della diffusione dei titoli e dei titolati non è andato di pari passo con lo sviluppo sociale del regno di Napoli e nemmeno è stato motivato dallo sviluppo demografico (cioè aumento dei titoli per aumento della popolazione).

Ovvero le titolature non si sono così diffuse perchè nel regno le famiglie hanno raggiunto un benessere sociale tale da permettersi dei titoli.
Ma all'opposto la crisi economica e sociale del Regno fece aumentare la necessità per la corona di ottenere danaro e quindi vendere titoli, benefici, etc. etc....
Ed allo stesso modo il "boom" dei titoli non ha avuto cause demografiche.

Cordiali saluti
Grimaldi
 

Messaggioda Alessio Bruno Bedini » mercoledì 21 novembre 2007, 0:24

GM Pd'A ha scritto:Non capisco cosa intenda a proposito dell' "inversamente proporzionale" allo sviluppo sociale e demografico.
Mi risulta che la città di Napoli abbia raggiunto:

100.000 abitanti alla fine del '400,
200.000 nel '500,
400.000 nel '700, quarta città d'Europa dopo Londra,Parigi e Costantinopoli.
450.000 nel' '800 .
Prima città d'Italia fino al 1931,poi superata da Roma.

GM Pd'A


Esatto per la popolazione. L'ISTAT riporta:

ROMA:

1861 - 194.500
1871 - 212.432
1881 - 273.952
1901 - 422.411
1911 - 518.917
1921 - 660.235
1931 - 930.926
1936 - 1.150.589
1951 - 1.651.754
1961 - 2.188.160

NAPOLI:

1861 - 484.000
1871 - 489.000
1881 - 535.000
1901 - 621.000
1911 - 751.000
1921 - 859.000
1931 - 831.000
1936 - 865.000
1951 - 1.010.000
1961 - 1.182.000

Il "sorpasso" è avvenuto dunque col censimento del 1931
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Messaggioda Guido10 » mercoledì 21 novembre 2007, 17:58

Cari amici,

dalla sintesi dei dati sin qui riportati si evince che il boom dei titoli avvenne nel corso del ‘600. Infatti, tra la fine del ‘500 e la fine del ‘600, la popolazione napoletana aumentò del 50%, passando da 200.000 a 300.000 abitanti, mentre i titoli passarono da 239 a 610, con un aumento del 155%, quindi il triplo dell’incremento demografico.

Nei due secoli successivi, invece, pur se la popolazione aumentò del 107%, passando da 300.000 a 621.000, i titoli crebbero solo del 24%, passando da 610 a 754, con un tasso d’incremento, quindi, pari solo ad un quarto di quello della popolazione.

Il considerevole incremento nel numero dei titoli avvenuto nel corso del ‘600 (ed, in misura minore, anche nel ‘500) può, a mio avviso, essere in parte spiegato ricordando che si trattò del periodo del viceregno spagnolo, durante il quale esponenti di numerose famiglie nobili spagnole si trasferirono a Napoli (ed alcuni vi rimasero).

In realtà, quest’analisi si limita a considerare la sola città di Napoli ed i soli titoli maggiori (più soggetti ad influenze internazionali ed a contrattazioni economiche), trascurando invece, quelli di Barone e Nobile, spesso più propriamente legati al territorio, alla feudalità ed al tessuto sociale del Meridione.

Cordialmente

Guido10
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Messaggioda Grimaldi » mercoledì 21 novembre 2007, 19:13

Caro Guido
come sempre le tue lucide considerazioni arricchiscono le nostre conversazioni.

Esattamente la crisi politica, sociale ed economica del regno (aggravata dal mal governo spagnolo, dall'esosità fiscale, dalla crisi finanziaria generale, e va fattori vari come la guerra citata, la famosa peste manzoniana, etc. etc.) fu il terreno fertile che permise a nuovi arricchiti (soprattutto togati, militari, funzionari, spagnoli, locali ed a mercanti-banchieri stranieri come i genovesi, etc.) di nobilitarsi comprando e/o ottenendo titoli feudali a varia ragione.

La considerazione evidente che se ne deduce
è che la nobiltà moderna è stata in buona parte composta da nuovi ricchi e da "parvenue" che seppero approfittare dei tempi per nobilitarsi.

Sulla nobiltà minore, quella non titolata, i feudatari minori (come i numerosi suffeudatari), il patriziato locale ed il ceto medio "civile", sto compiendo vari studi che spero prossimamente di sottoporvi.

Saluti

G.
Grimaldi
 

Messaggioda Guido10 » giovedì 22 novembre 2007, 16:56

Caro Giovanni,

ti ringrazio per le tue gentili parole che, in verità, non merito. Mi sono solo indegnamente limitato a commentare i dati che tu, assieme agli altri amici, hai fornito.

In linea di principio, concordo pienamente con le tue affermazioni sul viceregno, ma – forse - sarei un tantino meno radicale. Durante i due secoli di dominazione spagnola, si sono alternati periodi con differenti gradazioni di criticità. Al Di Toledo sono succeduti altri, come il Gusman di Olivares ricordato per: “i suoi talenti, la sua prudenza e’l suo senno”, paragonato a Seneca e detto el Gran Papelista. Pertanto, accanto ai nuovi ricchi, credo non siano mancate, anche in quel periodo, alcune figure meritevoli. Al riguardo mi piace ricordare quelle dei Baroni Razionali della Regia Camera della Sommaria, esempio di una nuova (nel ‘600! :)) classe dirigente basata sul merito.

Proprio perché, come detto, condivido le tue argomentazioni circa la compravendita dei titoli “maggiori”, trovo di particolare interesse lo studio della nobiltà “minore”, titolata o meno, che per secoli ha costituito la vera ossatura del tessuto sociale meridionale. Mi riferisco essenzialmente a Baroni, Nobili (titolati), Signori e Nobiltà cittadina dei centri minori e delle campagne. Un’interessante estensione di questo discorso a tempi più recenti, potrebbe poi riguardare Sindaci, Decurioni e (perché no?) Ufficiali della Guardia Nazionale.

Senza dubbio ci sarebbe molto da approfondire! :)

Un cordiale saluto

Guido10
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Messaggioda GM Pd'A » giovedì 22 novembre 2007, 23:05

Due osservazioni.
Dall'elenco dei titoli proposto, del 1730, se non ho contato male, ricavo:
Caracciolo - 12 titoli di principe ,12 titoli di duca
Pignatelli - 7 di principe,8 di duca
Carafa , 5 di principe, 7 di duca.

Certamente si tratta delle maggiori famiglie e delle più diramate, ma evidentemente si tratta di un accumulo di titoli nella stessa (antichissima) famiglia.
Molte altre famiglie hanno più titoli.

Seconda osservazione: delle famiglie comprese nell'elenco di principi e duchi decisamente la gran parte è di antica o antichissima nobiltà napoletana (patrizie almeno dai tempi di Carlo I). Alcune altre sono grandi famiglie di origine non napoletana,ma grandi famiglie comunque presenti da tempo nel napolitano (Colonna,Doria,Vargas...). Molto poche le famiglie di recente nobilitazione.

La tesi del facile accesso,non mi sembra reggere molto.

Saluti.

GM Pd'A
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Messaggioda Grimaldi » venerdì 23 novembre 2007, 12:56

Gentili signori
cerco di rispondere alle questioni sollevate.

1) Per Guido:
Il governo spagnolo è stato generalmente accusato di malgoverno (leggiamo storici come Croce, Coniglio, etc.) e molti dei problemi meridionali sono rintracciabili fino alla loro epoca.ù
Ovviamente che fra i vari governanti qualcuno fosse anche meritevole è fuori dubbio.
Interessante poi notare come le città regie e quelle con patriziati cittadini furono più permeabili all'elevazione sociale delle famiglie "nuove".
Queste famiglie, elevatesi come "nobiltà di toga, d'arme, etc." (burocrati, magistrati, dottori, militi, etc.), riuscivano così nelle città regie a farsi ascrivere al patriziato locale, prima o dopo aver comprato oppure ottenuto un feudo, un titolo nobiliare.


2) Per il signor GM Pd'A:
Gentile signore
forse non mi sono spiegato io.
Innanzitutto consideriamo che quando parlo di "maggioranza di nobili" parlo di tutti i nobili (e non solo dei nobili titolati, che costituivano solo una parte, il vertice della piramide nobiliare).

E' però evidente che l'antica nobiltà regnicola decadde politicamente e socialmente durante l'epoca spagnola.
Questo anche per la politica antinobiliarista inaugurata da Carlo V d'Asburgo.
Come non ricordare la fallita invasione francese del 1527-29 guidata da Lautrec, che si risolse con una repressione dei molti nobili del regno filofrancesi.

Le vecchie e forti casate in generale furono combattute e contrastate nel corso del '500 a favore di nuovi nobili di origine spagnola, della piccola nobiltà che ascese e dei nuovi nobili (di origine "civile, togati, militi, etc.) che sostituirono quelli vecchi (soprattutto fra '500 e '600).
Parlavo infatti di grandi casate meridionali antiche che furono scalzate e decaddero, non delle minori, benchè antiche, che si affermarono.
Molti degli studi di genealogisti meridionali del '600 furono proprio dedicati alle "rovine delle case" antiche.

Questo non toglie quindi che famiglie meridionali importanti e ben ramificate (come Caracciolo e Carafa etc.) oppure famiglie antiche ma meno importanti che si elevarono soprattutto in tale epoca spagnola (ricordo Spinelli, Pignatelli, etc.).

Ma soprattutto poi il mio discorso era improntato sulla questione che era più facile diventare
nobile e più facile comprare un titolo maggiore in epoca spagnola
di quanto non lo fosse in epoca medievale.


Per coniugare fra loro i due argomenti (decadenza grandi casate antiche ed ascesa nuovi nobili minori) ricordo il caso emblematico di Salerno.
Dopo secoli di potere del grande casato dei Sanseverino, intorno ai quali fiorirono famiglie di loro seguaci e vassalli, questa casa decade ed il principato, poco dopo, smembrato.
I loro vassalli diventano quindi la base del patriziato salernitano ed i possessori di vari feudi dell'ex principato (ricordo a mente il caso dei Del Pezzo).

Cordiali saluti
Ultima modifica di Grimaldi il venerdì 23 novembre 2007, 13:08, modificato 1 volta in totale.
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