da L.de Bellis » sabato 3 novembre 2007, 12:15
Preg.mo Alberto,
la Carboneria in Provincia di Bari, fu molto presente,leggendo,Giuseppe De Ninno circa Le Vendite dei Carbonari della Terra di Bari nel 1820-21, troverai gli elenchi dei Carbonari in Provincia.
Esempio:Nel 1810 la Carboneria ebbe una "vendita" anche nel iCasale Sammichele, intitolata "La Costanza" e fondata dal sacerdote Vito Carmine Lagravinese.
Ma mi pregio riportare da altri Autori e mie integrazioni gli Eventi nella Città di Modugno e la Vendita Santo Spirito racconto partigiano il mio in quanto si parla di don Nicola Longo.
Le idee rivoluzionarie portate in Italia da Napoleone fecero sorgere anche rivendicazioni di libertà costituzionale e di unità nazionale. Esse si concretizzarono nelle associazioni segrete carbonare, che si diffusero anche nel Regno di Napoli coinvolgendo esponenti della borghesia, del clero e delle nobiltà. Una prima forma di carboneria esisteva già ai tempi di Gioacchino Murat che in un primo tempo la assecondò ma poi la vietò. Ferdinando di Borbone che dall'esilio aveva approfittato del veto per cercare le simpatie dei patrioti, quando tornò sul trono largheggiò in repressioni per mezzo della polizia, incaricata di compilare le liste coi nomi dei carbonari. Da queste liste apprendiamo i nomi dei modugnesi appartenenti alla Carboneria e che Gran Maestro della sezione modugnese (detta Vendita Santo Spirito) era il nobile Pietro Capitaneo. La Carboneria controllava l’amministrazione comunale modugnese: diversi sindaci e decurioni erano iscritti alla carboneria.
Sorta nel Regno delle Due Sicilie all'indomani della Restaurazione. Essa reclutava i propri seguaci in diversi strati della popolazione: professionisti, artigiani, piccoli proprietari, commercianti, ufficiali e sottufficiali dell'esercito, basso clero tutti uniti da un comune desiderio di rinnovamento che si esprimeva nella richiesta di una Costituzione.
La Carboneria riprendeva i simboli e i rituali dal lavoro dei carbonai, era organizzata in vendite sparse sul territorio, con una struttura verticistica e clandestina. I carbonari ispiravano la loro azione a ideali di costituzionalismo e liberalismo moderato.
A Modugno nel 1817 fu fondata una vendita carbonara denominata "Spirito Santo" e aveva 91 affiliati. Contava una decina di professionisti, 70 proprietari, alcuni nobili, gli artigiani e 9 ecclesiastici. Essa non era antireligiosa, anzi si proponeva la ricostruzione della Patria sul Vangelo e sulla croce; infatti molte vendite avevano nomi religiosi e spesso ad esse vi appartenevano sacerdoti e frati. Gran Maestro della vendita modugnese era il nobile ventiseienne Pietro Capitaneo, lo stesso che fece realizzare Palazzo Capitaneo a Palese, discepolo del dotto Alessandro Sessa. Il Capitaneo era stato firmatario dell'indirizzo rivolto a Gioacchino Murat con cui chiedeva la Costituzione come "necessaria garanzia di libertà per tutti". È probabile che alla vendita "Spirito Santo" vi facessero parte anche dei Palesini. Infatti nella riunione segreta di massoni e liberali di Terra di Bari, tenuta a Santo Spirito nella notte tra il 20 e il 21 giugno 1848 presso la villa di don Marco Cioffrese, vi parteciparono due carbonari di Palese entrambi affiliati alla vendita "Spirito Santo" di Modugno: Vincenzo Lasarachella e Vincenzo Maiorano. Ciò testimonia che anche nel Villaggio Riunito della Marina vi erano liberali anti-borbonici che si opponevano alla politica reazionaria di Ferdinando II e diedero il proprio contributo ai moti dal 1848 al 1860 per la realizzazione dell'Unità d'Italia.
Durante i moti del 1820 avviati da Michele Morelli e Giuseppe Silvati si tennero a Modugno riunioni segrete nella casa di Lorenzo Minielli. Quando a seguito di quei moti venne proclamata la costituzione, nei festeggiamenti dove si distinsero Nicola Russo e Gaetano Cesena che sventolavano il tricolore della carboneria, il sacerdote Nicola Priore con fascia tricolore sul petto e il sacerdote Luigi Loiacono che gridava “Viva la Costituzione” agitando il crocifisso. Il proprietario terriero Pietro Maranta e il cappuccino Luigi da Palo tennero dei discorsi.
Quando al Congresso di Lubiana fu deciso di intervenire in Sud Italia per reprimere la rivolta, molti carbonari si arruolarono volontari per respingere, sotto i comando del generale Guglielmo Pepe, le truppe austriache. Molti furono i modugnesi che si arruolarono con grande entusiasmo nella legione di Bari, comandata dal colonnello Carlo Nicolai di Canneto. Però, dopo le notizie delle prime sconfitte del generale Pepe, l’entusiasmo iniziale calò rapidamente e si verificarono diserzioni tanto che la legione non raggiunse il generale che combatteva in Abruzzo. Il 24 marzo 1821 gli Austriaci entrarono a Napoli ristabilendo la situazione iniziale e iniziarono una feroce repressione. Il Decurionato di Modugno protesse i patrioti affermando che nessun modugnese si era arruolato volontariamente contro gli Austriaci. I cospiratori che si erano maggiormente esposti, però, subirono le ritorsioni della polizia borbonica. Queste continuarono anche durante il regno di Francesco I e Ferdinando II che represse nel sangue l’insurrezione di Cosenza che, nel 1844, vide il sacrificio dei fratelli Bandiera.
Il tramare in segreto delle associazioni carbonare emerse nel 1848 nei moti in tutta Europa. I moti che partirono dalla Sicilia scaturirono nella concessione delle costituzione, il 12 gennaio. Le elezioni per eleggere i rappresentanti del neoformato parlamento si svolsero a Modugno nella Chiesa del Purgatorio. Sull’esempio della concessione di Ferdinando II anche Pio IX, Carlo Alberto e il Granduca di Toscana Leopoldo II concessero la carta costituzionale. Nello stesso anno scoppiò la Prima guerra d'Indipendenza alla quale Ferdinando II contribuì con un’armata di 12000 uomini guidati dal generale Guglielmo Pepe. Il Decurionato modugnese stanziò 40 ducati per le famiglie bisognose dei soldati.
La grande miseria della popolazione ed i nuovi cambiamenti che andavano ad esclusivo vantaggio della borghesia causarono un malcontento che prese corpo nelle manifestazioni e sommosse che il 30 aprile 1848 si verificarono anche a Modugno e si esaurirono solo dopo l’intervento della forza pubblica.
Nello stesso tempo, Ferdinando II che mal volentieri aveva concesso la costituzione e aveva partecipato alla guerra d’Indipendenza, iniziò a limitare le libertà accordate. Alle proteste dei patrioti napoletani rispose con la forza sciogliendo il Parlamento e convocando nuove elezioni. Il 15 giugno i modugnesi, in segno di protesta, inserirono nell’urna di voto la scheda che diceva: “Mi niego all’elezione del Presidente dei Segretari dei Deputati ritenendo esistente legalmente e nella pienezza dei suoi poteri la nostra rappresentanza che non può dirsi legalmente sciolta” [13].
Il 2 luglio si tenne nel capoluogo la Dieta di Bari dove si doveva decidere il da farsi e Giuseppe Capitaneo fu il rappresentante di Modugno. La Dieta, tuttavia, non raggiunse il suo scopo perché la sconfitta nella prima guerra d’Indipendenza fu accompagnata da un’ondata di repressioni. Tutti coloro che avevano partecipato alla Dieta di Bari vennero processati, ma le testimonianze dell’arciprete, del sindaco e di altri cittadini servirono a salvare Giuseppe Capitaneo.
Ferdinando II volle unire alle repressioni un viaggio nelle terre del suo regno per accattivarsi la simpatia della popolazione. Nel gennaio 1859 in Puglia fu accolto da grandi accalmazioni della popolazione. In questo viaggio Ferdinando II sentì i primi sintomi della malattia che lo condusse alla morte. Quando si trovava a Bari vennero convocati i migliori medici della provincia, tra cui don Nicola Longo di Modugno. Nel maggio 1859 Ferdinando II morì a Napoli e gli successe il figlio Francesco II. Il poeta modugnese Marcello Maffei venne invitato nella capitale per commemorare il sovrano scomparso. Durante il regno di Ferdinando II si distinse il modugnese Giuseppe Mario Arpino che fu ambasciatore a Londra, capo della Tesoreria del Regno e capo del Dipartimento a Palermo.
Con l’inizio della Seconda guerra d'indipendenza si riaccesero i fermenti patriottici anche nel Sud Italia e venne costituito un “Comitato provinciale di insurrezione”: Modugno faceva parte con Bari, Valenzano, Triggiano e Sannicandro di Bari della terza sezione. Con lo sbarco dei Mille a Marsala i comitati di Puglia e di Lucania volevano insorgere, ma il comitato centrale di Napoli invitò a non spargere sangue inutilmente. A Modugno, come in altri comuni, venne istituita la Giunta Insurrezionale di cui faceva parte, tra gli altri, don Nicola Longo che ospitò nella proprio palazzo il quartiere generale dei cospiratori. A settembre arrivo in terra di Bari il colonnello Liborio Romano, inviato da Garibaldi con l’intento di far insorgere la Puglia. Arrivò a Modugno e lì accolse il sindaco di Bari.
Francesco II lasciò il trono di Napoli il 13 febbraio 1861.
In città, sugli edifici pubblici gli stemmi borbonici vennero sostituiti con quelli sabaudi. Cambiò l’ordinamento amministrativo e venne abolito il Decurionato sostituito dalla Giunta Municipale e dal Consiglio Comunale. Il nuovo governo, per aumentare i posti di lavoro, investì in opere pubbliche: il Municipio di Modugno ebbe 452 ducati che utilizzò per lavori stradali e per il rifacimento della Piazza Sedile. Il 3 novembre 1861 vennero cambiati i nomi ad alcune strade e piazze cittadine intitolandole Piazza del Plebiscito, Corso Vittorio Emanuele, Piazza Garibaldi, Strada Cavur. Durante la Terza guerra d'indipendenza sostò a Modugno un battaglione di volontari italiani.
I primi anni dopo l’unità d’Italia furono molto difficili soprattutto nel Sud dove gran parte della popolazione, della nobiltà e del clero avversavano la monarchia sabauda. Ebbe un forte impulso il brigantaggio che, per sua natura antigovernativo, veniva incoraggiato e aiutato dalle popolazioni. La reazione del governo italiano fu molto dura: venne inviato nel Mezzogiorno l’esercito e vi furono 1000 fucilati, 3000 imprigionati ed oltre 2500 uccisi in conflitti. A Modugno non si registrano frequenti atti di brigantaggio a causa della vicinanza al capoluogo e dell’assenza di boschi dove potersi nascondere. Nel maggio 1862, la giunta comunale venne a conoscenza dell’imminente arrivo nel territorio di Palese di due briganti: venne allertata la Guardia Nazionale che catturò uno di loro. Il 1 gennaio 1863 venne aperta una sottoscrizione per combattere il brigantaggio nel Meridione e Modugno partecipò con 400 lire.
Pian piano, si andò accrescendo anche nelle popolazioni del Sud il sentimento di appartenenza alla nazione italiana e le ricorrenze importanti dello Stato. L’ingresso di Garibaldi a Napoli, il Plebiscito, la concessione dello Statuto, venivano festeggiate da tutti con luminarie e fuochi d’artificio. Alla morte di Vittorio Emanuele II venne progettato a Roma un grande monumento in memoria del re scomparso per la realizzazione del quale Modugno donò 200 lire. Nel venticinquesimo anniversario della Presa di Roma ci furono a Modugno grandi festeggianti e “Via La Marina” venne rinominata “Via XX Settembre”. In seguito all’attentato a Umberto I vennero celebrati nella Chiesa Matrice i funerali solenni, la Giunta Municipale espose il lutto per un mese e venne apposta una lapide sulla facciata della Sala del Sedile dei Nobili.
Nel 1836 si verificò un'epidemia di colera durante la quale si distinse il medico modugnese don Nicola Longo che, nominato Presidente del consiglio sanitario provinciale, si recò nei luoghi dove il morbo era più violento per dare il proprio aiuto in prima persona.
In quegli stessi anni si verificò in Italia una grave crisi economica con un rapido incremento dei prezzi. La Giunta Municipale il 19 aprile 1898, per aiutare la cittadinanza, decise di fissare il prezzo delle farine a 42 centesimi rimborsando i fornai per l'eccedenza. Questo non bastò; nel pomeriggio del 27 aprile, avuta la notizia dei tumulti di Bari, iniziò una protesta che provocò l’abbassamento del prezzo delle farine a 30 centesimi e quello del pane a 25. Venne chiamato un reparto di fanteria che nella notte del 28 aprile arrestò una cinquantina di modugnesi che si erano messi in evidenza nelle manifestazioni. Le truppe lasciarono la città a maggio. Per tentare di risolvere la situazione, l’Amministrazione Comunale tentò, senza riuscirci, di contrarre un debito di 10.000 lire. I membri della Giunta decisero allora di pagare di tasca loro quanto era necessario alla popolazione.
Nota storica un po lunga..pazienza.
Lorenzo Longo de Bellis