illustri Carbonari italici*

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illustri Carbonari italici*

Messaggioda Albertopd » venerdì 2 novembre 2007, 19:24

Gentilissimi amici, sto facendo una ricerca riguardo i membri della Carboneria in Italia. Ho trovato tra vari documenti di famiglia uno risalente al 1860 circa, dove son elencati i nomi dei membri del Comitato segreto delle Provincie Venete per cospirare contro il governo austriaco. Molti di questi convegni segreti avvennero nella Villa Soranzo-Favaro di Fiesso d'Artico.

Nell'elenco spiccano i nobili nomi di:
Cittadella Giovanni (padova)
Dolfin Boldù Lucrezia (padova)
Emo Capodilista Leonardo (padova)
Fabris Galileo (treviso)
Favaro Giuseppe (padova)
Fusinato Arnaldo
Fusinato Clemente
Grimani Antonio (venezia)
Michieli Morosini Teresa (padova)
Turri Alfonso (adria)

Molti altri nomi sono elencati.
Qualcun'altro è in possesso di documenti simili?
Sarebbe interessantissimo riconporre un elenco dei Carbonari.
Essendo tuttavia la mia ignoranza estrema, qualora esistessero già degli elenchi, qualcuno sarebbe così gentile di indicarmeli?
vi ringrazio
Alberto P.
Ultima modifica di Albertopd il venerdì 16 novembre 2007, 12:25, modificato 1 volta in totale.
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Messaggioda eugubino » venerdì 2 novembre 2007, 23:03

Parlare di Carboneria nel 1860 mi sembra incongruente.

Forse si trattava di qualche altra organizzazione segreta.
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Messaggioda L.de Bellis » sabato 3 novembre 2007, 12:15

Preg.mo Alberto,

la Carboneria in Provincia di Bari, fu molto presente,leggendo,Giuseppe De Ninno circa Le Vendite dei Carbonari della Terra di Bari nel 1820-21, troverai gli elenchi dei Carbonari in Provincia.

Esempio:Nel 1810 la Carboneria ebbe una "vendita" anche nel iCasale Sammichele, intitolata "La Costanza" e fondata dal sacerdote Vito Carmine Lagravinese.

Ma mi pregio riportare da altri Autori e mie integrazioni gli Eventi nella Città di Modugno e la Vendita Santo Spirito racconto partigiano il mio in quanto si parla di don Nicola Longo.

Le idee rivoluzionarie portate in Italia da Napoleone fecero sorgere anche rivendicazioni di libertà costituzionale e di unità nazionale. Esse si concretizzarono nelle associazioni segrete carbonare, che si diffusero anche nel Regno di Napoli coinvolgendo esponenti della borghesia, del clero e delle nobiltà. Una prima forma di carboneria esisteva già ai tempi di Gioacchino Murat che in un primo tempo la assecondò ma poi la vietò. Ferdinando di Borbone che dall'esilio aveva approfittato del veto per cercare le simpatie dei patrioti, quando tornò sul trono largheggiò in repressioni per mezzo della polizia, incaricata di compilare le liste coi nomi dei carbonari. Da queste liste apprendiamo i nomi dei modugnesi appartenenti alla Carboneria e che Gran Maestro della sezione modugnese (detta Vendita Santo Spirito) era il nobile Pietro Capitaneo. La Carboneria controllava l’amministrazione comunale modugnese: diversi sindaci e decurioni erano iscritti alla carboneria.

Sorta nel Regno delle Due Sicilie all'indomani della Restaurazione. Essa reclutava i propri seguaci in diversi strati della popolazione: professionisti, artigiani, piccoli proprietari, commercianti, ufficiali e sottufficiali dell'esercito, basso clero tutti uniti da un comune desiderio di rinnovamento che si esprimeva nella richiesta di una Costituzione.

La Carboneria riprendeva i simboli e i rituali dal lavoro dei carbonai, era organizzata in vendite sparse sul territorio, con una struttura verticistica e clandestina. I carbonari ispiravano la loro azione a ideali di costituzionalismo e liberalismo moderato.

A Modugno nel 1817 fu fondata una vendita carbonara denominata "Spirito Santo" e aveva 91 affiliati. Contava una decina di professionisti, 70 proprietari, alcuni nobili, gli artigiani e 9 ecclesiastici. Essa non era antireligiosa, anzi si proponeva la ricostruzione della Patria sul Vangelo e sulla croce; infatti molte vendite avevano nomi religiosi e spesso ad esse vi appartenevano sacerdoti e frati. Gran Maestro della vendita modugnese era il nobile ventiseienne Pietro Capitaneo, lo stesso che fece realizzare Palazzo Capitaneo a Palese, discepolo del dotto Alessandro Sessa. Il Capitaneo era stato firmatario dell'indirizzo rivolto a Gioacchino Murat con cui chiedeva la Costituzione come "necessaria garanzia di libertà per tutti". È probabile che alla vendita "Spirito Santo" vi facessero parte anche dei Palesini. Infatti nella riunione segreta di massoni e liberali di Terra di Bari, tenuta a Santo Spirito nella notte tra il 20 e il 21 giugno 1848 presso la villa di don Marco Cioffrese, vi parteciparono due carbonari di Palese entrambi affiliati alla vendita "Spirito Santo" di Modugno: Vincenzo Lasarachella e Vincenzo Maiorano. Ciò testimonia che anche nel Villaggio Riunito della Marina vi erano liberali anti-borbonici che si opponevano alla politica reazionaria di Ferdinando II e diedero il proprio contributo ai moti dal 1848 al 1860 per la realizzazione dell'Unità d'Italia.

Durante i moti del 1820 avviati da Michele Morelli e Giuseppe Silvati si tennero a Modugno riunioni segrete nella casa di Lorenzo Minielli. Quando a seguito di quei moti venne proclamata la costituzione, nei festeggiamenti dove si distinsero Nicola Russo e Gaetano Cesena che sventolavano il tricolore della carboneria, il sacerdote Nicola Priore con fascia tricolore sul petto e il sacerdote Luigi Loiacono che gridava “Viva la Costituzione” agitando il crocifisso. Il proprietario terriero Pietro Maranta e il cappuccino Luigi da Palo tennero dei discorsi.

Quando al Congresso di Lubiana fu deciso di intervenire in Sud Italia per reprimere la rivolta, molti carbonari si arruolarono volontari per respingere, sotto i comando del generale Guglielmo Pepe, le truppe austriache. Molti furono i modugnesi che si arruolarono con grande entusiasmo nella legione di Bari, comandata dal colonnello Carlo Nicolai di Canneto. Però, dopo le notizie delle prime sconfitte del generale Pepe, l’entusiasmo iniziale calò rapidamente e si verificarono diserzioni tanto che la legione non raggiunse il generale che combatteva in Abruzzo. Il 24 marzo 1821 gli Austriaci entrarono a Napoli ristabilendo la situazione iniziale e iniziarono una feroce repressione. Il Decurionato di Modugno protesse i patrioti affermando che nessun modugnese si era arruolato volontariamente contro gli Austriaci. I cospiratori che si erano maggiormente esposti, però, subirono le ritorsioni della polizia borbonica. Queste continuarono anche durante il regno di Francesco I e Ferdinando II che represse nel sangue l’insurrezione di Cosenza che, nel 1844, vide il sacrificio dei fratelli Bandiera.


Il tramare in segreto delle associazioni carbonare emerse nel 1848 nei moti in tutta Europa. I moti che partirono dalla Sicilia scaturirono nella concessione delle costituzione, il 12 gennaio. Le elezioni per eleggere i rappresentanti del neoformato parlamento si svolsero a Modugno nella Chiesa del Purgatorio. Sull’esempio della concessione di Ferdinando II anche Pio IX, Carlo Alberto e il Granduca di Toscana Leopoldo II concessero la carta costituzionale. Nello stesso anno scoppiò la Prima guerra d'Indipendenza alla quale Ferdinando II contribuì con un’armata di 12000 uomini guidati dal generale Guglielmo Pepe. Il Decurionato modugnese stanziò 40 ducati per le famiglie bisognose dei soldati.
La grande miseria della popolazione ed i nuovi cambiamenti che andavano ad esclusivo vantaggio della borghesia causarono un malcontento che prese corpo nelle manifestazioni e sommosse che il 30 aprile 1848 si verificarono anche a Modugno e si esaurirono solo dopo l’intervento della forza pubblica.

Nello stesso tempo, Ferdinando II che mal volentieri aveva concesso la costituzione e aveva partecipato alla guerra d’Indipendenza, iniziò a limitare le libertà accordate. Alle proteste dei patrioti napoletani rispose con la forza sciogliendo il Parlamento e convocando nuove elezioni. Il 15 giugno i modugnesi, in segno di protesta, inserirono nell’urna di voto la scheda che diceva: “Mi niego all’elezione del Presidente dei Segretari dei Deputati ritenendo esistente legalmente e nella pienezza dei suoi poteri la nostra rappresentanza che non può dirsi legalmente sciolta” [13].

Il 2 luglio si tenne nel capoluogo la Dieta di Bari dove si doveva decidere il da farsi e Giuseppe Capitaneo fu il rappresentante di Modugno. La Dieta, tuttavia, non raggiunse il suo scopo perché la sconfitta nella prima guerra d’Indipendenza fu accompagnata da un’ondata di repressioni. Tutti coloro che avevano partecipato alla Dieta di Bari vennero processati, ma le testimonianze dell’arciprete, del sindaco e di altri cittadini servirono a salvare Giuseppe Capitaneo.

Ferdinando II volle unire alle repressioni un viaggio nelle terre del suo regno per accattivarsi la simpatia della popolazione. Nel gennaio 1859 in Puglia fu accolto da grandi accalmazioni della popolazione. In questo viaggio Ferdinando II sentì i primi sintomi della malattia che lo condusse alla morte. Quando si trovava a Bari vennero convocati i migliori medici della provincia, tra cui don Nicola Longo di Modugno. Nel maggio 1859 Ferdinando II morì a Napoli e gli successe il figlio Francesco II. Il poeta modugnese Marcello Maffei venne invitato nella capitale per commemorare il sovrano scomparso. Durante il regno di Ferdinando II si distinse il modugnese Giuseppe Mario Arpino che fu ambasciatore a Londra, capo della Tesoreria del Regno e capo del Dipartimento a Palermo.

Con l’inizio della Seconda guerra d'indipendenza si riaccesero i fermenti patriottici anche nel Sud Italia e venne costituito un “Comitato provinciale di insurrezione”: Modugno faceva parte con Bari, Valenzano, Triggiano e Sannicandro di Bari della terza sezione. Con lo sbarco dei Mille a Marsala i comitati di Puglia e di Lucania volevano insorgere, ma il comitato centrale di Napoli invitò a non spargere sangue inutilmente. A Modugno, come in altri comuni, venne istituita la Giunta Insurrezionale di cui faceva parte, tra gli altri, don Nicola Longo che ospitò nella proprio palazzo il quartiere generale dei cospiratori. A settembre arrivo in terra di Bari il colonnello Liborio Romano, inviato da Garibaldi con l’intento di far insorgere la Puglia. Arrivò a Modugno e lì accolse il sindaco di Bari.

Francesco II lasciò il trono di Napoli il 13 febbraio 1861.

In città, sugli edifici pubblici gli stemmi borbonici vennero sostituiti con quelli sabaudi. Cambiò l’ordinamento amministrativo e venne abolito il Decurionato sostituito dalla Giunta Municipale e dal Consiglio Comunale. Il nuovo governo, per aumentare i posti di lavoro, investì in opere pubbliche: il Municipio di Modugno ebbe 452 ducati che utilizzò per lavori stradali e per il rifacimento della Piazza Sedile. Il 3 novembre 1861 vennero cambiati i nomi ad alcune strade e piazze cittadine intitolandole Piazza del Plebiscito, Corso Vittorio Emanuele, Piazza Garibaldi, Strada Cavur. Durante la Terza guerra d'indipendenza sostò a Modugno un battaglione di volontari italiani.

I primi anni dopo l’unità d’Italia furono molto difficili soprattutto nel Sud dove gran parte della popolazione, della nobiltà e del clero avversavano la monarchia sabauda. Ebbe un forte impulso il brigantaggio che, per sua natura antigovernativo, veniva incoraggiato e aiutato dalle popolazioni. La reazione del governo italiano fu molto dura: venne inviato nel Mezzogiorno l’esercito e vi furono 1000 fucilati, 3000 imprigionati ed oltre 2500 uccisi in conflitti. A Modugno non si registrano frequenti atti di brigantaggio a causa della vicinanza al capoluogo e dell’assenza di boschi dove potersi nascondere. Nel maggio 1862, la giunta comunale venne a conoscenza dell’imminente arrivo nel territorio di Palese di due briganti: venne allertata la Guardia Nazionale che catturò uno di loro. Il 1 gennaio 1863 venne aperta una sottoscrizione per combattere il brigantaggio nel Meridione e Modugno partecipò con 400 lire.

Pian piano, si andò accrescendo anche nelle popolazioni del Sud il sentimento di appartenenza alla nazione italiana e le ricorrenze importanti dello Stato. L’ingresso di Garibaldi a Napoli, il Plebiscito, la concessione dello Statuto, venivano festeggiate da tutti con luminarie e fuochi d’artificio. Alla morte di Vittorio Emanuele II venne progettato a Roma un grande monumento in memoria del re scomparso per la realizzazione del quale Modugno donò 200 lire. Nel venticinquesimo anniversario della Presa di Roma ci furono a Modugno grandi festeggianti e “Via La Marina” venne rinominata “Via XX Settembre”. In seguito all’attentato a Umberto I vennero celebrati nella Chiesa Matrice i funerali solenni, la Giunta Municipale espose il lutto per un mese e venne apposta una lapide sulla facciata della Sala del Sedile dei Nobili.

Nel 1836 si verificò un'epidemia di colera durante la quale si distinse il medico modugnese don Nicola Longo che, nominato Presidente del consiglio sanitario provinciale, si recò nei luoghi dove il morbo era più violento per dare il proprio aiuto in prima persona.

In quegli stessi anni si verificò in Italia una grave crisi economica con un rapido incremento dei prezzi. La Giunta Municipale il 19 aprile 1898, per aiutare la cittadinanza, decise di fissare il prezzo delle farine a 42 centesimi rimborsando i fornai per l'eccedenza. Questo non bastò; nel pomeriggio del 27 aprile, avuta la notizia dei tumulti di Bari, iniziò una protesta che provocò l’abbassamento del prezzo delle farine a 30 centesimi e quello del pane a 25. Venne chiamato un reparto di fanteria che nella notte del 28 aprile arrestò una cinquantina di modugnesi che si erano messi in evidenza nelle manifestazioni. Le truppe lasciarono la città a maggio. Per tentare di risolvere la situazione, l’Amministrazione Comunale tentò, senza riuscirci, di contrarre un debito di 10.000 lire. I membri della Giunta decisero allora di pagare di tasca loro quanto era necessario alla popolazione.

Nota storica un po lunga..pazienza.

Lorenzo Longo de Bellis
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Messaggioda Albertopd » sabato 3 novembre 2007, 12:21

:? effettivamente c'è una palese incongruenza... ovviamente nel documento non si nomina mai la Carboneria e si parla solo di "Comitato segreto delle Provincie Venete per cospirare contro il governo austriaco"... il nome di Arnaldo Fusinato e il tema della lotta contro l'invasore austriaco mi avevano tratto in inganno... :roll: chiedo scusa!!
Gli ideali e il carattere segreto sono paragonabili a quelli carbonari, solo che la carboneria si reputa estinta con l'ultima disfatta del 1948...
Non saprei che nome dare a questo movimento...
qualcuno saprebbe chiarire la situazione?
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Messaggioda vdaurelio » lunedì 5 novembre 2007, 12:53

Cari amici,
come al solito il sig. Lorenzo è una piacevole valanga di storia in Terra di Bari e per questo mi stuzzica a parlarVi del Salento nella mia Terra d'Otranto :wink: .
La Carboneria intesa nel suo vero senso di società segreta e massonica ebbe il suo massimo attivismo nella prima metà dell'Ottocento. Nel Salento pullulavano ovunque vendite carbonare e le stesse controllavano amministrazioni comunali e le popolazioni in genere, anche dietro minacce di morte. A tal proposito metto in linea due righe tratte da alcune mie ricerche proprio sull'argomento.
Storicamente siano alla caduta della Repubblica Partenopea ed al ritorno del Re Borbone da Palermo sul trono del Regno di Napoli che si avviò con una serie di dure repressioni tra la popolazione che aveva appoggiato i giacobino di Murat:

"... Scomparsa ovunque la libertà civile, chiusa ogni via legale per manifestare le proprie idee, questi liberali dovettero nascondersi e, non volendo rinunciare alle proprie aspirazioni, si affiliarono alle società segrete, che pullularono ovunque. Di esse la più forte e la più importante fu senza dubbio la Carboneria, filiazione della Massoneria che era stata importata in Italia per opera dell’esercito di Gioacchino Murat. A Salve, a Maglie, a Gallipoli vennero perseguitati i carbonari e i massoni in genere. Alcune delle società affini alla carboneria che fiorirono in Terra d’Otranto furono Idro in Otranto, I liberali messapi e i Figli di Focione a Lecce, Il sole regolo a Corigliano d’Otranto, la Fenice Neretina a Nardò ecc… In opposizione alle sette liberali sorsero le sette reazionarie, più o meno favorite dai regnanti, che si servirono di esse per affrontare quelle. Tali furono nell’Italia meridionale quelle dei Sanfedisti e dei Calderali. Esse giuravano di difendere la monarchia assoluta e la religione e di combattere a morte le altre sette. Era ovvio che in un clima così arroventato approfittassero i malviventi “per tre anni non vi fu angolo di Terra d’Otranto che non fosse diventato teatro di assassini e ruberie. Vi furono uccisioni e massacri a Poggiardo, Spongano e a Collepasso …”. La vita diventava impossibile e per ristabilire l’ordine, le stesse sette in una seduta segreta, decisero di aiutare la polizia per eliminare la piaga del brigantaggio. Nei moti della borghesia tra il 1820 e il 1821, presero parte anche gli imprenditori agricoli ormai divenuti favorevoli ai movimenti liberali Questa situazione politica ed economica dettata dalle nuove idee repubblicane regolarono la vita quotidiana dei nostri antenati anche se è storicamente provato che le nostre province vissero solo di riflesso la politica francese in quanto nel 1799 nel basso salento sia le nuove idee che i francesi stessi non vi penetrarono mai. La maggior parte della popolazione vi insorse contro, in particolare a Lecce, anche se e in altri comuni della provincia erano presenti delle notabilità che parteggiavano per la repubblica ma le stesse furono prontamente represse e messe a tacere. Tra la popolazione non vi era veramente nessuno interessato ad un cambio di governo tant’è che a seguito della disfatta di Murat a Macerata per opera degli austriaci, in tutto il Regno di Napoli vi furono grandi plausi e manifestazioni di gioia per il ritorno al trono della casata borbonica. Essendo la storia fatta, come diceva il Vico, da corsi e ricorsi storici la situazione delle classi contadine non cambiò. Con il ritorno dei Borboni la popolazione credeva che si sarebbe avuto un periodo di tranquillità ed un permanente equilibrio politico ed economico ma non fu così specialmente nelle province meridionali del Salento. Il trattato di Casalanza aveva tenuto in carica tutti gli impiegati del governo francese, al quale molti di essi erano ancora legati, e per tale motivo il governo del re non aveva tutto il necessario vigore per controllare e reprimere eventuali spiriti insurrezionali. Lo stesso Re e tutti funzionari di polizia credevano bene di non opporsi violentemente al nuovo pensiero politico poiché il tutto si sarebbe prima o poi affievolito con il passare del tempo. Per tal modo di ragionare la setta dei carbonari che aveva cominciato a diffondersi con Gioacchino Murat nell’intento di far nascere un governo costituzionale, crebbe nella provincia a dismisura dopo la sconfitta di questi. Alla Carboneria si iscrissero numerosi notabili ma anche tanti pessimi soggetti che sfruttarono la setta stessa per trarne ogni tipo di vantaggio economico e sociale. I carbonari stessi però si resero conto che le loro forze non erano sufficienti per attuare un grande progetto qual era il governo costituzionale e credettero opportuno reclutare anche parte della popolazione formando una società segreta secondaria chiamata, come anticipato, dei Filadelfi. A questa si associarono non solo gli operai ma anche i contadini ed ogni classe di persone che venivano istruite e regolate dai carbonari stessi. Questi si riunivano in luoghi ben precisi e tali riunioni furono chiamate vendite. Come già detto né il governo, né le autorità badavano all’operato delle sette che in questo modo agivano molto liberamente, le vendite erano diventate quasi pubbliche, tanto da poter credere di essere persino protette da una mano invisibile. Il gran numero di iscritti e l’impunità produsse l’audacia delle stesse sino al punto che coloro i quali non volevano iscriversi per qualunque motivo erano ritenuti come appartenenti alla setta politicamente opposta dei Calderai anche se la stessa non si diffuse mai nella provincia di Lecce. Si era arrivati a tal punto che quasi in ogni comune vi erano carbonari e filadelfi e tra gli iscritti vi erano persino molte autorità di polizia. Non sarebbe stato un male se tali sette si fossero limitate alle sole riunioni o a fantasticare su progetti di costituzionalità ma le stesse invece instaurarono uno stato di terrore in tutta la provincia stessa. Forti per il numero di aderenti e per la posizione indifferente del governo al loro operato, le stesse iniziarono a perseguitare tutti coloro che alla carboneria, per carattere o per principio, non avevano voluto aderire. Questo fu il pretesto di quei pessimi soggetti iscritti i quali, girando a loro favore la setta, ne approfittarono per dare sfogo, attraverso le persecuzioni e la violenza, ai loro risentimenti privati vendicandosi di quei nemici i quali potevano essere di intralcio ai propri affari. Nelle riunioni, questi sbandati, proponevano le uccisioni, la tortura, ecc. e si dava luogo a giudizi e sentenze basate sui loro stessi interessi e sulla massima che chi non fosse con loro era contro di loro. Con grande sbalordimento generale si diede esecuzione alle sentenze e più di uno venne assassinato o bastonato senza che poi fossero seguite delle indagini per stabilire chi fossero i mandanti. Questo era reso possibile dalla maggior parte dei giudici che, simpatizzando per la repubblica, tendevano a non scoprire gli assassini, loro confratelli, ma facevano di tutto affinché degli stessi delitti si perdessero le tracce. Tali furono i motivi per i quali la maggior parte della popolazione credette che queste sette fossero protette ed impunibili e pertanto il timore si impadronì dei deboli che amando la tranquillità non crederono di poter fare meglio che iscriversi in modo da potersi totalmente esimersi da ogni minaccia e pericolo a cui andavano incontro i non aderenti. Questa concorrenza di iscritti non socialmente rilevanti diede occasione a capi intriganti di trarne profitto ed ogni tipo di vantaggio economico tant’è che gli stessi capi si dimostrarono fortemente contrariati ad accettare nuove iscrizioni di personalità notabili. Le ammissioni di queste infatti, venivano discusse nelle sedute e si cercava con ogni modo infame e con ogni pretesto di escluderli quando potevano minacciare il loro potere. Molte persone nella provincia furono vittime di questo stato di cose, chi ucciso, chi bastonato e chi in mille modi insultato. Tutto quanto avveniva e rendeva invivibile la vita dei paesi, la gente quando usciva o si incamminava per le campagne si doveva guardare bene attorno ed in particolare la sera quando con il favore delle tenebre erano molto più facili gli assalti e gli omicidi da parte di delinquenti mascherati.... Vi era campo libero per tutti i delinquenti i quali potevano meglio intrigare in forza dell’ignoranza che serpeggiava tra la popolazione e specialmente ignoranza delle cose politiche nonché l’uso ormai impiantato di pensare esclusivamente ai propri interessi e per niente al bene comune. A questo punto, divenuto ormai insostenibile, il governo borbonico scosso dalle lamentele che si alzavano da ogni angolo della provincia e per i racconti degli esuli scappati a Napoli, allora capitale del Regno e residenza del re, per non essere uccisi dalle sette, decise di indagare. Per conoscere il vero stato delle cose e constatarne la gravità mandò nella provincia di Lecce nel mese di ottobre il generale inglese Church che rientrato dopo poco a Napoli riferì ciò che effettivamente la popolazione aveva a lamentarsi. Immediatamente venne disposto che una forza militare insieme al generale Church fosse inviata in provincia a rimettere l’ordine per far cessare l’anarchia nella quale questa parte di regno era caduta. Appena si conobbero tali disposizioni, i settari incominciarono ad avere paura e progettarono varie contromosse. I più compromessi negli eccidi e nelle violenze credevano giusto che si fosse resistito alla truppa che veniva in virtù del minor numero di soldati rispetto al numero dei settari, altri più ragionevoli credevano più opportuno ricevere le truppe amichevolmente. Poichè le idee erano contrastanti e molto lontane tra loro venne disposto, da parte dei settari, la convocazione di una riunione alla quale avrebbero dovuto partecipare tutti i capi ed i dignitari delle vendite carbonare. Tale riunione si tenne in Galatina il giorno della fiera di Santa Caterina e si decise di operare secondo l’idea dei moderati e quindi di accogliere amichevolmente le truppe in modo da poter ottenere buone condizioni di resa. A seguito di tale decisione l’esercito entrò senza resistenza e al generale Church si deve l’abilità con la quale riuscì a guadagnarsi la fiducia dei capi carbonari. La sua idea non era quella di perseguitare e condannare coloro che volevano esprimere un pensiero politico avverso alla monarchia ma di punire coloro che avevano, sotto questo pretesto, commesso delitti. Arrivato dunque a Lecce il 27 dicembre 1817 procedette all’arresto di quelli che avevano prestato il braccio alle violenze e tutti coloro che materialmente le avevano eseguite. Creò una commissione militare per giudicarli e distaccò la truppa in vari punti della provincia che malgrado l’inferiorità numerica rispetto ai carbonari ed ai filadelfi, non fu costretta ad intraprendere nessuna battaglia..."

In merito ai Carbonari io ho la lista dei sospettati di Carboneria di Maglie.
Spero di averVi fatto cosa gradita.
Saluti cari
Vincenzo DAurelio
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Messaggioda Giovannimaria Ammassari » sabato 10 novembre 2007, 23:10

Signori,
navigando in internet ho trovato il sito web http://www.carboneria.net
Nuova Carboneria Italiana -Associazione Culturale. vi sono anche dei cenni storici, anche se opinabili e discutibili.
Non sono daccordo sul titolo del topic illustri carbonari italiani.
Ma l'italia ancora non c'era e non era unita quando vi erano i carbonari. o mi sbaglio?
Le altre successive "associazioni" erano società segrete, sette segrete ma credo che la carboneria, se non erro, finì molto prima del 1861.
A maggiori chiarimenti....
Saluti
Giovannimaria Ammassari

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Messaggioda vdaurelio » giovedì 15 novembre 2007, 10:12

Caro Giovanmaria,
siamo d'accordo sul fatto che i carbonari non fossero concomitanti ma precedenti all'Unità d'Italia. Ma moralmente va significato che i carbonari furono il germe che diffuse e istruì le masse alle idee innovatrici della Repubblica procedendo alla delegittimazione della classe feudale. Diciamo che la carboneria ebbe un ruolo attivo nel cambio della sensibilità politica del cittadino che lo portò a prendere posizione a tutela dei suoi diritti e di controparte creò quella instabilità geo-politica che portò alla prima caduta, nel Mezzogiorno, dei Borboni. Pur vero che al ritorno degli stessi, e la contestuale caduta di Napoleone e quindi Murat, riportarono le masse al loro stato servile e miserabile ma è pur vero che il Borbone non contrastò mai queste sette che anche sotto il suo regno prolificavano e continuavano nella loro politica libertaria. Tale fu il fenomeno che, e questo spero non me lo contesterete, permise a Garibaldi in accordo con il Savoia a unificare l'Italia.
Quindi vero che i carbonari non furono direttamente legati all'Unità d'Italia, ma pur vero che grazie alle società segrete si istigarono le masse e ci si avviò al processo di unificazione.
Saluti cari
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Messaggioda adj » giovedì 15 novembre 2007, 23:34

Gentili signori,
"istigare le masse" è probabilmente la definizione più corretta dell'azione di questi individui.
Quanto poi "istigare le masse" sia azione corretta (tanto in genere che nello specifico) è un altro discorso.
adj
 

Messaggioda Giovannimaria Ammassari » giovedì 15 novembre 2007, 23:40

vdaurelio ha scritto:Caro Giovanmaria,
siamo d'accordo sul fatto che i carbonari non fossero concomitanti ma precedenti all'Unità d'Italia. Ma moralmente va significato che i carbonari furono il germe che diffuse e istruì le masse alle idee innovatrici della Repubblica procedendo alla delegittimazione della classe feudale. Diciamo che la carboneria ebbe un ruolo attivo nel cambio della sensibilità politica del cittadino che lo portò a prendere posizione a tutela dei suoi diritti e di controparte creò quella instabilità geo-politica che portò alla prima caduta, nel Mezzogiorno, dei Borboni. Pur vero che al ritorno degli stessi, e la contestuale caduta di Napoleone e quindi Murat, riportarono le masse al loro stato servile e miserabile ma è pur vero che il Borbone non contrastò mai queste sette che anche sotto il suo regno prolificavano e continuavano nella loro politica libertaria. Tale fu il fenomeno che, e questo spero non me lo contesterete, permise a Garibaldi in accordo con il Savoia a unificare l'Italia.
Quindi vero che i carbonari non furono direttamente legati all'Unità d'Italia, ma pur vero che grazie alle società segrete si istigarono le masse e ci si avviò al processo di unificazione.
Saluti cari


Caro Vincenzo,
a me personalmente non è piaciuto il termine"italiani".
Ripeto "personalmente" è una mia opinione, del tutto opinabile.
L'italia non c'era, perciò essi, a mio avviso non possono essere definiti "italiani".
Vi era la carboneria nel Regno di Napoli? Essi erano Carbonari Napoletani!
Vi era la Carboneria nel regno lombardo veneto essi erano Carbonari lombardi veneti!
Vi era carboneria nel regno di sardegna? essi erano Carbonari sardi.
A me personalmente suonava male e fuori luogo il termine italiani quando ancora l'italia come stato ossia nazione non c'era. Della sua esistenza geografica nessuno discute o contesta.
I carbonari, se pur illustri non erano italiani.
Poi i discorsi politici su Garibaldi ed i Savoia quello è un'altro discorso.
E' una storia, tutta da riscrivere, ciò che è riportato sui testi di storiografia dell'unità d'italia viene, come tu ben sai messo quotidianamente in discussione. Gli sheletri dagli armadi sono usciti e tanto si sà di più ora sui Savoia e su Garibaldi. L'accordo di quest'ultimo con i Savoia, come tu scrivi ma anche e soprattutto con la potente Massoneria Inglese alla quale furono date in cambio la maggior parte delle riserve auree conservate nel Banco di Napoli e nella Banca di Palermo per quanto riguarda il Regno di Napoli. Un tornaconto con la Massoneria che compromise non poco l'unità d'italia.
E' una storia tutta da riscrivere....e ve ne sono tanti esempi, tralasciamo i filoborbonici i neoborbonici, nel web abbiamo l'esempio del sito :
http://www.ilportaledelsud.org/ più volte citato in questo Forum per i cognomi del sud di Ciro la Rosa. http://www.ilportaledelsud.org/cognomi.htm
C'è molto, molto ancora da scoprire perchè molto è stato coperto, e molto moltissimo definitivamente cancellato.
E gli ex sudditi del Regno di Napoli, ma anche tanti e tanti e tanti e tanti Veneti furono costretti ad emigrare per la fame, la fame che c'era e che continuò a perdurare subito dopo l'unità d'italia.
La classe feudale, come tu ben sai e la storia(non quella scritta sui libri) c'è lo insegna, continuò a dominare le masse. I nuovi feudatari furono quelli che con le loro grandi ricchezze terriere divennero i nuovi latifondisti del regno d'italia. E a Maglie tu sai c'è stato l'esempio di un nuovo latifondista che grazie alla sua immensa proprietà divenne senatore del Regno d'italia. Che comprava dal Demanio Nazionale beni al pubblico incanto appartenuti a Feudatari come Monasteri di Benedettine, Conventi di Celestini e quant'altro. Che continuò a percepire decime ex feudali trasformate in Canone nel 1890 sino all' 1904-1910 e forse oltre !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
C'è un Comune della Provincia di Lecce che ancora oggi 2007 vuole percepire ex decime da alcuni territori che nella fine del milleottocento appartenevano al Demanio Comunale di quel Comune e poi mano mano vendute in quote a tanti proprietari diversi.
Ancora oggi vi sono i latifondisti feudatari, che dominano le masse di cittadini di questa Repubblica.
Ma non voglio fare discorsi politici perchè so e conosco che in questo forum non si discute dipolitica, ma sopratutto di idee politiche e di parte ossia partitiche.
Volevo solo e solamente farvi conoscere la mia personale e discutibilissima opinione.
Scusate questo mio lungo intervento forse pure fuori luogo e tema, ma l'amico Vincenzo mi ha provocato!!!!
Saluti e buona ricerca.
Giovannimaria Ammassari

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Messaggioda vdaurelio » venerdì 16 novembre 2007, 9:45

Caro GiovanMaria,
a questo punto convengo al termine i Carbonari Italici :wink:
Saluti cari
Vincenzo DAurelio
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Messaggioda RFVS » venerdì 16 novembre 2007, 9:51

a proposito di Carboneria...avete informazioni per lo Stato Pontificio ed in particolare per la Provincia di Ancona?
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Messaggioda Albertopd » venerdì 16 novembre 2007, 12:27

effettivamente il titolo "carobonari italici" è piu preciso. ringrazio Giovannimaria per l'ottima precisazione, provvedo subito a sistemare il titolo della discussione.
distinti saluti
Alberto
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Messaggioda fabrizio guinzio » venerdì 16 novembre 2007, 15:14

Carissimi, vorrei ricordare che nella storiografia(anche a livello universitario) l'aggettivo italiano si usa per tutta la storia italiana, dall'alto medioevo ad oggi(e taluni storici lo alternano a italici anche per l'evo antico; ho letto sul Syme:Ottaviano,clementissimo comandante italiano).Una nazione, un popolo non coincide assolutamente con le vicende di uno o più stati:ci sono nazioni che lo stato non lo hanno neanche oggi(per esempio la Catalogna, ma i catalani esistono, ve lo assicuro, così come i curdi ecc.).Un caro saluto, Fabrizio.
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Messaggioda vdaurelio » venerdì 16 novembre 2007, 17:10

Caro Sig. Fabrizio,
è giusto quello che scrivete ma ritengo che Giovanmaria volesse collegare il nome ITALIA a STATO ITALIANO e quindi ITALIANI = ITALIA = STATO ITALIANO.
Partendo da questo presupposto la tua tesi contrasta l'altra e viceversa, pur rimanendo intatto il concetto che l'Italia è prima di tutto una ben definita regione geografica europea e poi anche stato o nazione che dir si voglia e pertanto gli abitanti sono italiani.
Bravi tutti e due e anche per oggi mi si è fusa la testa! :D
Saluti cari
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Messaggioda Giovannimaria Ammassari » sabato 17 novembre 2007, 0:03

vdaurelio ha scritto:Caro Sig. Fabrizio,
è giusto quello che scrivete ma ritengo che Giovanmaria volesse collegare il nome ITALIA a STATO ITALIANO e quindi ITALIANI = ITALIA = STATO ITALIANO.
Partendo da questo presupposto la tua tesi contrasta l'altra e viceversa, pur rimanendo intatto il concetto che l'Italia è prima di tutto una ben definita regione geografica europea e poi anche stato o nazione che dir si voglia e pertanto gli abitanti sono italiani.
Bravi tutti e due e anche per oggi mi si è fusa la testa! :D
Saluti cari


Vincenzo Caro,
precisissimo, mi leggi anche nel pensiero!!!!!! oltre che sul Forum.
Hai esposto precisamente e puntualmente il mio pensiero e la mia opinione. Che dire...
Ringrazio il Signor Albertopd per le parole di ringraziamento a me rivolte.
Saluti
Giovannimaria Ammassari

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