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si arriva in cielo
drin71 ha scritto:la famiglia a cui appartiene lo stemma in questione e' quella dei Carnigia...
Sigillum1 ha scritto:Approfitto della "riapertura" di questo tema per un rilievo in ordine al linguaggio araldico che a volte, più che specialistico, trovo decisamente "bizantino", come del resto vi avevo preannunciato. In particolare mi pare pleonastico, ma soprattutto fuorviante descrivere una partizione come "trinciato a mò di troncato", vale a dire al modo del troncato.
Già altrove nel forum il vecchio frate parlava di questo neologismo in forma di locuzione, precisando di averlo ideato al solo scopo di sopperire a quella che (fino ad oggi) è una carenza della terminolgia blasonica, tuttora incapace di descrivere la posizione anomala di pezze e partizioni come questa in oggetto.
E precisando inoltre che si tratta, a proprio vedere, del minore dei mali possibili.
Il troncato, in questo stemma non esiste
Se è per questo, allora, non vi esiste neanche il trinciato!
e dunque credo che ciò introduca elementi di totale oscurità nella mente di chi non conosca la disciplina (e forse anche fra noi).
Ogni linguaggio, per quanto gergale, presuppone una comune condivisione di base, senza la quale tutto diventa difficile.
Ritengo che sarebbe più utile un'avvertenza metodologica che indichi una imperfetta realizzazione della partizione nello specifico scudo, e mi piacerebbe avere la vostra opinione, ed in primis, naturalmente, quella dell'"autore", in nostro saggio frate.
Ovvio che, nel commento allo stemma, tale avvertenza sia non necessaria ma anzi indispensabile!
Ma tu m'insegni che non sempre il blasone di uno stemma viene accompagnato da un commento.
Quindi, quando il blasone è "da solo", dovremmo rinunciare allo sforzo di descriverlo al meglio (anzi, al meno peggio) possibile?
Aggiungo un altro tema di confronto relativo alla descrizione di uno stemma da parte di Crollalanza (Stemma Sanguineti di Genova): D'azzurro, al mastio torricellato di due pezzi, il tutto d'argento e merlato alla guelfa, con tre caprioli d'oro, uno sull'altro, moventi da una all'altra torre, ed un albero di verde, nascente dal mastio, ed attraversante sui caprioli; col capo d'oro, all'aquila nascente di nero. Quel "moventi dall'una all'altra torre", come lo vedreste realizzato? Sto descrivendo uno stemma e ho qualche perplessità. Grazie per l'attenzione a un cordiale saluto a tutti. Silvia
si arriva in cieloSigillum1 ha scritto:Non trovi che i tre scaglioni moventi siano alquanto singolari? Attendo un consiglio, da te (e forse solo, perchè i nostri dibattiti restano spesso a due) per descrivere il mio stemma..
Sì, come a dire che "nascono" dai fianchi delle torri: certo è cosa rara.
Quanto al linguaggio...resto dell'opinione che il termine trinciato si addica meglio a questo stemma (anche tu lo hai inserito per primo...)
Il suo "sinonimo" troncato a mo' di trinciato ne era però perfettamente equivalente.
e lo accompagnerei, trattandosi di uno specifico scudo e non dello "scudo" della famiglia, con una specificazione in parentesi (non sempre gli araldisti lo fanno ma potremmo cominciare noi...);
Le parentesi possono essere prese come ulteriore motivo di incertezza, però.
l'araldica è l'oggetto principale del lavoro di alcuni di noi ma non dobbiamo dimenticare che rappresenta una fonte per il lavoro di altri ricercatori che, all'occorrenza, usano un manualetto e l'affiancare due partizioni, comunicando loro che si tratta di un trinciato ma al modo del troncato, riconoscilo, è oscuro e misterioso, così come, a mio avviso, e anche ad avviso di altri, per la verità, arcana e misteriosa, è stata spesso l'araldica. Un cordiale saluto. Silvia
si arriva in cieloSigillum1 ha scritto:Carissimo, confido che noi tutti concordiamo sul fatto che la ricerca deve essere metodologicamente corretta, anche (e direi soprattutto) quando si tratta di araldica: le fonti perciò devono essere citate nel loro linguaggio originale,
Verissimo.
non è consentito alterarne o aggiornarne il linguaggio a nostro piacere, e men che meno quando ci si avvale e si cita uno dei pochi studiosi che, fra XIX e XX secolo, hanno prodotto opere ancora preziose e insostituibili, per una disciplina in cui, per gran parte di quel periodo prevale il vaniloquio...del resto ancora molto diffuso.
Certo.
Ma se proporre un blasone "antico" in lingua originale può portare a malintesi, allora almeno affiancarlo al corrispettivo blasone in lingua "corrente" sarà senz'altro gradito a tutti.
Il termine capriolo è forse il più noto fra le "invenzioni" d'epoca, ne .... conosciamo le origini e non ne sorridiamo nemmeno più...purtroppo molti altri vengono ancora utilizzati...e gli "inventori" sono ancora in azione...
Solo le materie vive stimolano il proseguimento della ricerca.
E la ricerca a volte azzecca subito la "strada giusta", altre volte no.
Non pare, però, che ciò sia un invito a evitare di "inventare".
Nè, viceversa, ad intestardirsi su strade non percorribili.
Ripeto, le partizioni araldiche sono codificate e non ci resta che descriverle, indicando correttamente ai non esperti le deformazioni dovute a chi gli stemmi, e spesso con scarse competenze specifiche, ha materialmente realizzato. Non vedo proprio la necessità di produrre nuovi termini cui non corrispondono, mi pare, nuove partizioni...
Quindi blasonare non significa descrivere puntualmente quel che si vede, onde permetterne in forma filologicamente corretta l'eventuale riproduzione?
Ma invece descrivere quel che si vorrebbe vedere?
Buona serata a tutti. Silvia
PS. E i miei caprioli???
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