VITA MORTE E MIRACOLI DI QUESTO STEMMA

Per discutere sull'araldica / Discussions on heraldry

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Messaggioda San Marco » giovedì 18 ottobre 2007, 17:04

Grazie per le preziose informazioni.
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » giovedì 18 ottobre 2007, 21:38

Grazie a te.

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Messaggioda StefanoM » mercoledì 24 ottobre 2007, 10:21

Lo stemma del blasonario Ligure somiglia molto a quello dei Van Den Berh (NL)

D'argento al leone di rosso rampante contro una costa erbosa al naturale.


Chiedo a voi
Stanzioni, Stanziani, Stanzani sono cognomi per indicare la stessa famiglia?
Dovrebbero essere di Bologna. Non conosco il o i loro stemmi.

Cordialità :wink:
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Messaggioda curiosa » mercoledì 24 ottobre 2007, 12:07

Gentile Stefano,
tempo fa non era sulle tracce della famiglia Stanzioni di Napoli?
Forse è la stessa famiglia del pittore seicentesco Massimo Stanzione/Stanzioni.
..."dica di più chi vane frasi ha da spendere,
io non vanterò ciò che non intendo vendere" (W.S.)
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Messaggioda drin71 » mercoledì 24 ottobre 2007, 12:51

Buongiorno
la famiglia a cui appartiene lo stemma in questione e' quella dei Carnigia appunto genovesi.
saluti
Andrea
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Messaggioda Guido5 » venerdì 9 novembre 2007, 2:37

drin71 ha scritto:la famiglia a cui appartiene lo stemma in questione e' quella dei Carnigia...

Cari amici,
eccovi l'immagine che ci ha fatto discutere tanto, priva delle cancellature fatte da Stefano:

..............................................................................Immagine

L'ho ripresa da un altro "forum" il cui amministratore, Janus, scrive a un utente: "ti consiglierei di chiedere aiuto anche ad esperti araldisti come quelli del forum dello IAGI".
Pur nelle dimensioni più ridotte sembra evidente che il leone sia coronato.

Ciao a tutti!
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Messaggioda Sigillum1 » venerdì 9 novembre 2007, 11:48

Approfitto della "riapertura" di questo tema per un rilievo in ordine al linguaggio araldico che a volte, più che specialistico, trovo decisamente "bizantino", come del resto vi avevo preannunciato. In particolare mi pare pleonastico, ma soprattutto fuorviante descrivere una partizione come "trinciato a mò di troncato", vale a dire al modo del troncato. Il troncato, in questo stemma non esiste e dunque credo che ciò introduca elementi di totale oscurità nella mente di chi non conosca la disciplina (e forse anche fra noi). Ritengo che sarebbe più utile un'avvertenza metodologica che indichi una imperfetta realizzazione della partizione nello specifico scudo, e mi piacerebbe avere la vostra opinione, ed in primis, naturalmente, quella dell'"autore", in nostro saggio frate.
Aggiungo un altro tema di confronto relativo alla descrizione di uno stemma da parte di Crollalanza (Stemma Sanguineti di Genova): D'azzurro, al mastio torricellato di due pezzi, il tutto d'argento e merlato alla guelfa, con tre caprioli d'oro, uno sull'altro, moventi da una all'altra torre, ed un albero di verde, nascente dal mastio, ed attraversante sui caprioli; col capo d'oro, all'aquila nascente di nero. Quel "moventi dall'una all'altra torre", come lo vedreste realizzato? Sto descrivendo uno stemma e ho qualche perplessità. Grazie per l'attenzione a un cordiale saluto a tutti. Silvia
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » venerdì 9 novembre 2007, 16:18

Sigillum1 ha scritto:Approfitto della "riapertura" di questo tema per un rilievo in ordine al linguaggio araldico che a volte, più che specialistico, trovo decisamente "bizantino", come del resto vi avevo preannunciato. In particolare mi pare pleonastico, ma soprattutto fuorviante descrivere una partizione come "trinciato a mò di troncato", vale a dire al modo del troncato.

Già altrove nel forum il vecchio frate parlava di questo neologismo in forma di locuzione, precisando di averlo ideato al solo scopo di sopperire a quella che (fino ad oggi) è una carenza della terminolgia blasonica, tuttora incapace di descrivere la posizione anomala di pezze e partizioni come questa in oggetto.
E precisando inoltre che si tratta, a proprio vedere, del minore dei mali possibili.


Il troncato, in questo stemma non esiste

Se è per questo, allora, non vi esiste neanche il trinciato!

e dunque credo che ciò introduca elementi di totale oscurità nella mente di chi non conosca la disciplina (e forse anche fra noi).

Ogni linguaggio, per quanto gergale, presuppone una comune condivisione di base, senza la quale tutto diventa difficile.

Ritengo che sarebbe più utile un'avvertenza metodologica che indichi una imperfetta realizzazione della partizione nello specifico scudo, e mi piacerebbe avere la vostra opinione, ed in primis, naturalmente, quella dell'"autore", in nostro saggio frate.

Ovvio che, nel commento allo stemma, tale avvertenza sia non necessaria ma anzi indispensabile!
Ma tu m'insegni che non sempre il blasone di uno stemma viene accompagnato da un commento.
Quindi, quando il blasone è "da solo", dovremmo rinunciare allo sforzo di descriverlo al meglio (anzi, al meno peggio) possibile?


Aggiungo un altro tema di confronto relativo alla descrizione di uno stemma da parte di Crollalanza (Stemma Sanguineti di Genova): D'azzurro, al mastio torricellato di due pezzi, il tutto d'argento e merlato alla guelfa, con tre caprioli d'oro, uno sull'altro, moventi da una all'altra torre, ed un albero di verde, nascente dal mastio, ed attraversante sui caprioli; col capo d'oro, all'aquila nascente di nero. Quel "moventi dall'una all'altra torre", come lo vedreste realizzato? Sto descrivendo uno stemma e ho qualche perplessità. Grazie per l'attenzione a un cordiale saluto a tutti. Silvia

Caprioli o scaglioni?

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Trinciato a mò di troncato...

Messaggioda Sigillum1 » venerdì 9 novembre 2007, 18:46

Caro frate, ho copiato esattamente la blasonatura di Crollalanza e, come certo sai, per quanto utilissimo, il "Dizionario" contiene termini tipici del linguaggio ottocentesco, comprese alcune "traduzioni letterari dal francese e, come in questo caso, del tutto improprie (credo che in francese il termine chevron sia tecnico e nulla abbia a che fare col capriolo italiano...). Non trovi che i tre scaglioni moventi siano alquanto singolari? Attendo un consiglio, da te (e forse solo, perchè i nostri dibattiti restano spesso a due) per descrivere il mio stemma..
Quanto al linguaggio...resto dell'opinione che il termine trinciato si addica meglio a questo stemma (anche tu lo hai inserito per primo...) e lo accompagnerei, trattandosi di uno specifico scudo e non dello "scudo" della famiglia, con una specificazione in parentesi (non sempre gli araldisti lo fanno ma potremmo cominciare noi...); l'araldica è l'oggetto principale del lavoro di alcuni di noi ma non dobbiamo dimenticare che rappresenta una fonte per il lavoro di altri ricercatori che, all'occorrenza, usano un manualetto e l'affiancare due partizioni, comunicando loro che si tratta di un trinciato ma al modo del troncato, riconoscilo, è oscuro e misterioso, così come, a mio avviso, e anche ad avviso di altri, per la verità, arcana e misteriosa, è stata spesso l'araldica. Un cordiale saluto. Silvia
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Trinciato a mò di troncato...

Messaggioda Sigillum1 » venerdì 9 novembre 2007, 18:50

Dimenticavo...chiedo scusa, ma non ho letto quel che mi dici di aver già scritto sul tema...lo cercherò...ma credo siamo di fronte ad un errore di realizzazione...non ad un nuovo modello di partizione...Silvia
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Re: Trinciato a mò di troncato...

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » venerdì 9 novembre 2007, 19:38

Sigillum1 ha scritto:Non trovi che i tre scaglioni moventi siano alquanto singolari? Attendo un consiglio, da te (e forse solo, perchè i nostri dibattiti restano spesso a due) per descrivere il mio stemma..

Sì, come a dire che "nascono" dai fianchi delle torri: certo è cosa rara.

Quanto al linguaggio...resto dell'opinione che il termine trinciato si addica meglio a questo stemma (anche tu lo hai inserito per primo...)

Il suo "sinonimo" troncato a mo' di trinciato ne era però perfettamente equivalente.

e lo accompagnerei, trattandosi di uno specifico scudo e non dello "scudo" della famiglia, con una specificazione in parentesi (non sempre gli araldisti lo fanno ma potremmo cominciare noi...);

Le parentesi possono essere prese come ulteriore motivo di incertezza, però.

l'araldica è l'oggetto principale del lavoro di alcuni di noi ma non dobbiamo dimenticare che rappresenta una fonte per il lavoro di altri ricercatori che, all'occorrenza, usano un manualetto e l'affiancare due partizioni, comunicando loro che si tratta di un trinciato ma al modo del troncato, riconoscilo, è oscuro e misterioso, così come, a mio avviso, e anche ad avviso di altri, per la verità, arcana e misteriosa, è stata spesso l'araldica. Un cordiale saluto. Silvia

...così come è misterioso e oscuro (se non di più) il riportare un blasone "antico" che parla (ad esempio) di un capriolo quando si è compreso che invece di scaglione di tratta...

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Trinciato a mò di troncato???

Messaggioda Sigillum1 » venerdì 9 novembre 2007, 20:57

Carissimo, confido che noi tutti concordiamo sul fatto che la ricerca deve essere metodologicamente corretta, anche (e direi soprattutto) quando si tratta di araldica: le fonti perciò devono essere citate nel loro linguaggio originale, non è consentito alterarne o aggiornarne il linguaggio a nostro piacere, e men che meno quando ci si avvale e si cita uno dei pochi studiosi che, fra XIX e XX secolo, hanno prodotto opere ancora preziose e insostituibili, per una disciplina in cui, per gran parte di quel periodo prevale il vaniloquio...del resto ancora molto diffuso.
Il termine capriolo è forse il più noto fra le "invenzioni" d'epoca, ne .... conosciamo le origini e non ne sorridiamo nemmeno più...purtroppo molti altri vengono ancora utilizzati...e gli "inventori" sono ancora in azione...
Ripeto, le partizioni araldiche sono codificate e non ci resta che descriverle, indicando correttamente ai non esperti le deformazioni dovute a chi gli stemmi, e spesso con scarse competenze specifiche, ha materialmente realizzato. Non vedo proprio la necessità di produrre nuovi termini cui non corrispondono, mi pare, nuove partizioni...
Buona serata a tutti. Silvia
PS. E i miei caprioli???
Silvia
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Re: Trinciato a mò di troncato???

Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » venerdì 9 novembre 2007, 21:22

Sigillum1 ha scritto:Carissimo, confido che noi tutti concordiamo sul fatto che la ricerca deve essere metodologicamente corretta, anche (e direi soprattutto) quando si tratta di araldica: le fonti perciò devono essere citate nel loro linguaggio originale,

Verissimo.

non è consentito alterarne o aggiornarne il linguaggio a nostro piacere, e men che meno quando ci si avvale e si cita uno dei pochi studiosi che, fra XIX e XX secolo, hanno prodotto opere ancora preziose e insostituibili, per una disciplina in cui, per gran parte di quel periodo prevale il vaniloquio...del resto ancora molto diffuso.

Certo.
Ma se proporre un blasone "antico" in lingua originale può portare a malintesi, allora almeno affiancarlo al corrispettivo blasone in lingua "corrente" sarà senz'altro gradito a tutti.


Il termine capriolo è forse il più noto fra le "invenzioni" d'epoca, ne .... conosciamo le origini e non ne sorridiamo nemmeno più...purtroppo molti altri vengono ancora utilizzati...e gli "inventori" sono ancora in azione...

Solo le materie vive stimolano il proseguimento della ricerca.
E la ricerca a volte azzecca subito la "strada giusta", altre volte no.
Non pare, però, che ciò sia un invito a evitare di "inventare".
Nè, viceversa, ad intestardirsi su strade non percorribili.


Ripeto, le partizioni araldiche sono codificate e non ci resta che descriverle, indicando correttamente ai non esperti le deformazioni dovute a chi gli stemmi, e spesso con scarse competenze specifiche, ha materialmente realizzato. Non vedo proprio la necessità di produrre nuovi termini cui non corrispondono, mi pare, nuove partizioni...

Quindi blasonare non significa descrivere puntualmente quel che si vede, onde permetterne in forma filologicamente corretta l'eventuale riproduzione?
Ma invece descrivere quel che si vorrebbe vedere?


Buona serata a tutti. Silvia
PS. E i miei caprioli???

Se si tratta di tentarne un blasone, occorre un :wink: volontario... che veda quel che deve blasonare!

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Messaggioda Guido5 » venerdì 9 novembre 2007, 21:27

Cara Silvia,
per conto mio immagino che il campo fra le due torricelle abbia qualcosa di molto simile ai gradi sul cappello di un capitano degli Alpini,
Immagine
ovviamente verde a parte e con due tagli verticali in corrispondenza della parte interna dello scaglione/capriolo più piccolo.

Ciao a tutti!
Guido5
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Trinciato a mò di troncato...

Messaggioda Sigillum1 » venerdì 9 novembre 2007, 22:38

Caro Guido, anch'io me li vedo così, non conosco l'abbigliamento degli alpini, ma la tua immagine è perfetta; ma i "tre caprioli d'oro, uno sull'altro, moventi da una all'altra torre", essendo moventi, si dipartono dal mastio al centro o dalle due torri, a mezz'aria?
Su questo ho qualche perplessità, ma per il resto la descrizione di Crollalanza è chiarissima, non vedo la necessità di altra blasonatura...i termini che usa sono il pane quotidiano di ogni araldista...mentre, caro frate, meno consueti sono i campi tagliati che si atteggiano a troncati...
Perdonami la battuta, e credimi, non amo la polemica fine a se stessa...ma sono affezionata a questa disciplina e un pò la conosco, ma questa tua modalità di descrizione non l'avrei proprio compresa...
Grazie a tutti e perdonate i numerosi interventi...mi ridurrò al silenzio per qualche giorno. Ciao e buona serata. Silvia
Silvia
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