da Luca Marcarini » lunedì 5 novembre 2007, 12:31
Pur essendo la questione molto complessa, anche in ragione delle diverse possibilità correttive sancite nei massimari dell’Ordine, nonché per il fatto che la valutazione delle prove nobiliari varia da Lingua a Lingua, vorrei precisare quanto segue.
Un cosa è “riconoscere” e un’altra è “concedere”. È notorio come l’Ordine di Malta, attualmente, valuti la posizione nobiliare del richiedente al fine della sua ricezione nelle varie classi.
Nel momento in cui reputa le prove addotte veritiere e conformi alle proprie norme interne, con l’ammissione del candidato nella classe nobiliare corrispondente, l’Ordine ne “riconosce” la nobiltà. È quindi ovvio che se le prove esaminate poggiano su un eventuale titolo, la convalida formale delle stesse quale positivo requisito di ammissione in una classe nobiliare, comporta anche un indiretto riconoscimento del titolo stesso e della sua spettanza.
Il riconoscimento della mera nobiltà è quindi da considerarsi, nell’ambito dell’ordinamento giuridico melitense, “diretto e pubblico”, consacrato apertamente attraverso la ricezione nella classe (nobiliare) corrispondente. Il connesso, indiretto, riconoscimento di un eventuale titolo, non ha valore pubblico per l’ordinamento melitense, il quale riconosce la nobiltà nei limiti anzidetti, che potremmo definire “funzionali”. Altro discorso ancora è il fatto che i titoli, indirettamente riconosciuti dall’Ordine Sovrano, godano di alto pregio in un ambito privato e di cortesia, come può essere quello del Collegio Araldico o del CNI.
Circa la “concessione”, debbo ribadire quanto già altrove ebbi modo di dire nella discussione segnalata da Messanensis, che ringrazio per la precisione e puntualità.
Infine, da indegno membro del Sovrano Militare Ordine di Malta, vorrei puntualizzare una cosa.
Sebbene questi aspetti giuridico nobiliari siano molto affascinanti e costituiscono senza dubbio la peculiarità unica di un’Istituzione che è unica nella sua storia e nel suo genere, è bene ricordare che l’Ordine non è uno “sportello” cui rivolgersi per farsi certificare o riconoscere questo e quello, o per ottenere quanto in altri ordinamenti statuali non è possibile avere. La nobiltà, fosse essa anche di sangue reale, non è requisito né essenziale né principale per essere ricevuti nell’Ordine. E neppure avvicinarsi ad esso solo con alberi genealogici e blasoni sotto il braccio è il modo migliore per vivere il carisma dell’ “obsequium pauperum” e della “tuitio fidei” che è la vera eredità del beato Gerardo. E chi veramente conosce l’Ordine e la sua vera quotidianità sa cosa intendo.
Di questo ci si dovrebbe preoccupare, qualora “l’Ordine di Malta leggesse le nostre parole”, non tanto di qualche imprecisione su temi che, pur essendo di interesse, sono solo il contorno della portata principale.
Scusate la prolissità
Cordialmente
Luca Marcarini