Gentile Stefano,
scolpiti sul portone dell'attuale Museo diocesano di Trivento (ex Chiesa Ss. Trinità), oltre ai due stemmi del vescovo triventino
Giovanni Fabrizio Severino, ci sono le armi della famiglia
d'Afflitto e del
Comune.
Che io sappia, i Severino, nobili napoletani, e i d'Afflitto, conti di Trivento, non ebbero legami di parentela.
Gli stemmi presenti sul portone, dunque, hanno il preciso scopo di rappresentare graficamente chi patrocinò la costruzione della chiesa dedicata alla Trinità: il vescovo
pro tempore, il signore del luogo e la comunità.
Ottima la tua osservazione relativa ai differenti copricapo episcopali (
galero e
mitra) che timbrano i due simmetrici stemmi oggetto del dibattito. Di questo interessante aspetto, in ogni modo,

si è già fatto cenno:
Ferrante Mancini Lucidi ha scritto:(L'arma) realizzata simmetricamente su entrambe le ante del portone, ha la particolarità di essere stata raffigurata una volta timbrata dal galero episcopale e l'alta dalla mita: un esempio significativo di come, per un certo lasso di tempo immediatamente successivo alla riforma liturgica nata dal Concilio di Trento, siano coesistite le vecchie e le nuove regole araldiche.
Come ben sai, infatti, prima del Concilio tridentino l'unico copricapo araldico utilizzato dai vescovi era la mitra e non il galero (fino a quel momento di esclusivo uso cardinalizio).
Cordialmente,
Ferrante