Gentile San Marco,
trovo che l'arte sia una compagna davvero eccezionale per l'esegesi biblica!
Del resto la maggior parte delle rappresentazioni pittoriche e scultoree che si trovano nelle nostre chiese, sono rappresentazioni di personaggi o avvenimenti biblici, spesso accompagnati da particolari di grande valore comunicativo e interpretativo, talora consolidati da una vera e propria tradizione biblico-artistica. Come non pensare ad esempio - solo per rimanere nel tema degli angeli - al giglio tenuto dall'Arcangelo Gabriele nel momento dell'Annuncio alla Vergine, o alla bilancia tenuta da San Michele che colpisce di spada il drago infernale?
Tutto questo nei secoli ha avuto, ben oltre un semplice valore decorativo, il senso di una prima, chiara e affascinante esposizione al popolo cristiano degli avvenimenti su cui si basava la sua stessa fede. A tale riguardo molti amano parlare di "Bibbia dei poveri". Aggiungerei che è una beata povertà quella che si nutre dell'arte che è una delle maggiori ricchezze del genere umano...
Sono fermamente convinto che ancora oggi nelle varie manifestazioni dell'arte sia possibile trovare insuperabili e insostituibili modi di trasmissione del messaggio biblico nei suoi diversi livelli (storico-letterale, teologico-dottrinale, etico-morale).
E sono ancor più convinto che l'araldica (non solo ecclesiastica) sia, con la forza di sintesi e l'efficacia che le viene dall'uso del simbolo, un validissimo veicolo per la comunicazione di quei valori umani e spirituali che scaturiscono dalla fonte della Sacra Scrittura.
Abbiamo in questo topic affrontato il valore che può assumere in uno stemma la presenza di un serafino o altro "tipo" di angelo. Ma certo, i simboli di estrazione biblica sono una ricchezza di cui l'araldica si nutre da sempre. Basti pensare alla figura dell'
Agnus Dei che si ritrova in diversi stemmi comunali italiani, come nell'antica corporazione dei lanai; o le chiavi petrine che, assunte come emblema papale, sono pure presenti in molti stemmi di comuni (non solo quelli in cui ritorna il nome del Principe degli Apostoli) o nobiliari; o, ancora di più, a quella pezza onorevole di prima classe, antichissima e diffusissima, che è la croce...
Il successo avuto poi dagli angeli nell'araldica, forse sarà dovuto proprio a questo loro essere tra il mondo di Dio e il mondo degli uomini (
anghelos in greco significa "messaggero"), come comunicatori delle realtà divine ma anche come intercessori presso il Cielo e difensori degli uomini. E che cos'è il simbolo - che nell'araldica è a casa sua - se non la trasmissione di una realtà nuova e sorprendente che, non comunicabile con categorie solamente umane o un linguaggio unidirezionale, nasce necessariamente dall'incontro (simbolo: gr.
sym - balein, "gettare, mettere insieme", "accostare, avvicinare", "congiungere") aperto, misterioso ed evocativo tra due realtà, quella che è contemplata e quella che contempla? Ecco! Direi che l'aradica, più che oggetto di intelligenza o conoscenza, è oggetto di contemplazione!
