Nobiltà civica

Per discutere, di tutto un po' sulle nostre materie / Discussions of a general nature on our topics

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Messaggioda AndreaSperelli » mercoledì 12 settembre 2007, 9:11

Ripensando a questa discussione, mi è venuto a mente che in un numero del periodico “Nobiltà” si parlò della situazione della nobiltà francese, e si disse che nel periodo in cui le vere ricchezze si iniziarono ad accumulare con i commerci, gli aristocratici che non volevano perdere queste occasioni si ponevano in una situazione “dormiente”. In questo stato il titolo momentaneamente decadeva per poi ritornare “in vigore” alla fine delle eventuali trattative commerciali. In tal caso si superava il vincolo dell’impossibilità di compiere mestieri considerati “vili”. Alla luce di questo fatto la questione dell’impossibilità di compiere lavori meccanici risulta un vincolo più che altro formale che mal si coniuga con il contesto europeo post-rivoluzionario (ovviamente mi riferisco alla rivoluzione francese).
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Messaggioda Lynx » mercoledì 12 settembre 2007, 15:05

Grazie a tutti per i preziuosi contributi!
Lynx

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Messaggioda Guido10 » mercoledì 12 settembre 2007, 16:49

Michele Tuccimei di Sezze ha scritto: ... Sul libro d'oro del Regno (quello ufficiale) ci sono solo le famiglie che si sono fatte riconoscere dal Regno, che ovviamente non sono tutte, ...
...Prima dell'annessione al Regno la nobiltà delle famiglie era certificata dai regnanti sugli Stati pre unitari, però nel caso delle nobiltà civiche non sempre vi era un censimento sicuro, nè tutti gli Stati si adoperavano per censire i nobili. ...
Sbaglia dunque chi dice che all'infuori della nobiltà censita dal Regno (o dal Libro d'Oro per traslato) non ne esiste altra? E' ormai appurato che questa è un'esagerazione in negativo....


Concordo assolutamente, è certo che, sopratutto nei primi decenni del Regno, i Savoia furono animati da spirito punitivo nei confronti del Mezzogiorno, che li portò a favorire, tanto nella nobiltà quanto nell'esercito e nella pubblica amministrazione, coloro i quali si erano mostrati meno fedeli alla passata dinastia a tutto disapito dei cittadini animati da maggiore lealtà verso i Borbone.

Vi fù quindi una pletora di nobiltà minore, ma non solo, che, non essendosi guadagnata particolari benemerenze verso la nuova dinastia, non venne riconosciuta ufficialmente.
(Peraltro, bisogna anche ricordare che, durante il decennio di dominazione francese, molti titoli, sopratutto tra quelli minori e di "campagna", erano stati aboliti e successivamente non più ripristinati)


Michele Tuccimei di Sezze ha scritto:
eppure come dare torto a chi sostiene la tesi "restrittiva" del meglio pochi ma buoni quando in Italia si abusa di ogni titolo basta aver avuto un lontano prozio aquisito figlio di una contessina per diventare nobili?


Eh si questo è il vero problema! l'Italia è il paese in cui tutti sono "dottore", :) ... consoliamoci pensando che l'abuso di un titolo nobiliare è cosa molto meno pericolosa (ma direi molto più patetica) dell'abuso, ad esempio, del titolo di "medico".

Un saluto

Guido
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Siamo solo maglie nell'eterna catena della parentela. (H.H.)
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Messaggioda dpascale » mercoledì 12 settembre 2007, 17:37

Grazie a tutti per la bella discussione!

Michele Tuccimei di Sezze ha scritto:Riporto di seguito l'elenco completo delle città italiane che ottenneronil riconoscimento del loro patriziato:

Palestrina (Roma). Non riconosciuta
Parenzo (Pola). Ric. Nobile di m.f.
??
Pavia. Ric. Nobile Patrizio di m.
Penne (Teramo). Ric. Nobile di m.


Dunque a Parma non fu riconosciuto né patriziato, né nobiltà? Qualcuno mi sa spiegare la situazione di questa città? Eppure a Parma era ben presente una classe nobiliare molto forte!

Grazie!


Daniele
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Messaggioda Filippo Fontana » giovedì 13 settembre 2007, 20:04

Buonasera a tutti,


La situazione nobiliare di Parma non ha conosciuto un'aristocrazia civica chiusa che possa corrispondere alle caratteristiche che identificano la nobiltà civica.
Infatti fin dal periodo comunale, pure organizzata nelle consuete strutture di governo dall'Anzianato al Consiglio, non conobbe né l'aggregazione di famiglie e nemmeno ne riconobbe la nobiltà. Sebbene si notino le case appartenenti all'aristocrazia avvicendarsi nella guida della città la nobiltà di queste niente ebbe a che fare con il ceto civico parmigiano, che riformato dai primi Farnese costituiva l'insieme dei possidenti ( borghesi e non ) in possesso di un determinato censo e residenti in città, e sempre affonda nell'antica nobiltà di origine feudale e in quella creata dai Duchi. Tuttavia è doveroso segnalare un'eccezione. Nel 1757 il Duca Filippo di Borbone decretò che l'accesso alle maggiori cariche dell'amministrazione pubblica fornisse le prerogative per l'ascrizione pacifica
alla nobiltà di Parma sempre, tuttavia, ratificata dal sovrano e mai dal comune. Si è visto in questo fenomeno un punto di arrivo per la classe civica parmigiana riconosciuta nella sua nobiltà civica. Invero allo stato attuale questa non si riunì mai in un insieme omogeneo, sempre osteggiata, bisogna ricordarlo, dai Farnese che mal consideravano il peso eccessivo di un'aristocrazia che tendeva a sfuggirli.

Saluti

Filippo Fontana
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Messaggioda MMT » venerdì 14 settembre 2007, 1:54

Caro Filippo,
grazie per il tuo interessante e necessario contributo!

Michele
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Messaggioda dpascale » venerdì 14 settembre 2007, 11:34

Grazie al signor Filippo Fontana per l'utilissima precisazione :D


Daniele
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Messaggioda corbus » domenica 16 settembre 2007, 21:18

Volevo fare una domanda al gentilissimo Michele Tuccimei, ma in generale a chi avesse informazioni in merito. Grazie al prezioso elenco che ha condiviso sulle città che hanno riconosciuto la nobiltà civica, volevo sapere se ha qualche notizia in merito a tre località: Tenda (una volta provincia di cuneo), Perinaldo (IM), e sospello (ora in nizza ma prima italiana).
Se è possibile che queste due località avessero in passato un libro d'oro. Grazie anticipatamente
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Messaggioda Gian » domenica 16 settembre 2007, 22:09

talvolta i Savoja furono animati da "spirito punitivo" anche con famiglie piemontesi delle zone storicamente a loro ostili...
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Messaggioda corbus » domenica 16 settembre 2007, 22:40

Gian, per esempio quali zone nello specifico? intende le zona dell'ex marchesato di saluzzo?
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Messaggioda MMT » domenica 16 settembre 2007, 23:01

Spiacente ma non so davvero esserle di aiuto.

Mi spiace.

Michele Tuccimei
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Messaggioda corbus » domenica 16 settembre 2007, 23:11

La ringrazio lo stesso :)
Cordialmente
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Messaggioda Gian » lunedì 17 settembre 2007, 9:12

corbus ha scritto:Gian, per esempio quali zone nello specifico? intende le zona dell'ex marchesato di saluzzo?

sì anche. si potrebbe dire che in generale hanno sempre preferito la "loro nobiltà" a quella preesistente, sia in termini di riconoscimenti che di concessione di nuovi feudi...quindi va aggiunta anche la zona ex francese...ovviamente parliamo del 500-700, non di tempi a noi vicini...
queste sono mie impressioni, che possono essere giuste o no...
Gian
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Messaggioda MMT » martedì 23 ottobre 2007, 1:16

Volevo riprendere un po' un certo discorso interessante sull'autotitolazione di conte:

RFVS ha scritto:..i patiziati chiusero, mi sembra, già prima del 1860. Se non erro forse proprio in relazione al MP del 1827...mi par di ricordare che patriziato e nobiltà civica vennero incorporati in un unica classe nobiliare.
Cosa che in buona parte dello Stato Pontificio dette origine ad auto-titolature di Conte da parte degli ex-patrizi per differenziarsi dalle altre famiglia "minori".
..sono solo ricordi però..le informazioni precise non le ricordo bene...quindi utilizzate le pinze! :wink:


Michele Tuccimei di Sezze ha scritto:Si quella delle autotitolatura di conte è cosa davvero strana, tra l'altro non ho mai trovato nulla che suffragasse questa prerogativa. Sarebbe interessante leggere qualcosa in proposito.

Michele


RFVS ha scritto:...forse ho qualcosina di stringato di Squarti Perla, ma da qual che ricordo non è gran cosa.

magari avessi notizie più approfondite, te le passerei volentieri! :D


Michele Tuccimei di Sezze ha scritto::wink:

Sono propenso a credere che questa cosa dell'autoattribuzione del titolo comitale sia successo in rarissimi casi, per altro non riconosciuti, e quindi è come tutti quei signori chiamati dal popolo "baroni". Fa parte credo, del più ampio discorso sui titoli di cortesia, che sono sempre stati quasi privi di fondamento. Poi magari qualcun altro vedendo che una famiglia lo faceva liberamente si mise a farlo anche lui, e così, tacitamente si cercò meramente di dare vita ad una consuetudine. Ma no credo fosse cosa che abbia attecchito in tutto lo Stato Pontificio, nè vastissima, rimanendo al limite d'usurpazione di titolo! :wink:

Michele


RFVS ha scritto:in totale accordo con te.
io ho riscontrato qualche caso tra Umbria e Marche, ma non certo un fenomeno di massa come certe volte sembra essere stato.


Ho trovato in un cenno storico di una famiglia che tale usanza di assumere il titolo comitale "per la consuetudine invalsa dalla Restaurazione" venne suffragata dai M.P. del 1816, 1824 e 1827 vi risulta questo?

Michele
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Messaggioda MMT » martedì 23 ottobre 2007, 16:48

Ho letto i testi integrali dei tre motu prorpi: ma non si accenna minimamente a questa faccenda del titolo comitale!!!

Michele :shock:
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