I protettori di contrada

Per discutere sull'araldica / Discussions on heraldry

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Messaggioda Guido5 » martedì 17 luglio 2007, 20:25

Caro Michele,
e - sempre "off topic" - non dimenticherei l'Abbazia di Sant'Antimo e gli ottimi formaggi di Pienza...

Ciao a tutti!
Guido5
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Messaggioda Mic » mercoledì 18 luglio 2007, 7:39

Sottoscrivo caro Guido ;)
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Messaggioda Geusillo Limonio » mercoledì 18 luglio 2007, 8:40

Cara Reginella, non vedrei nessuna invasione della privacy: non citavo del resto quegli stemmi naïf e popolari per criticarli, ma per registrare un fatto di costume, che è molto interessante: appunto perché a SI si fa ancora araldica viva mentre altrove pare morta, o almeno, come diceva W. Allen ,«non si sente molto bene». Credo che non abbiano nessuna tradizione, ma siano stati proprio inventati per "metterci qualcosa". Singolarissima l'omogeneità grafica cui pochi si sottraggono (ho una foto con un "di rosso alla croce patente scorciata").
Anche Pucci ha fatto «araldica viva», straordinariamente tale: se ci va, mi dica le sue impressioni. Tenga conto che la collezione è del 1958!
Il drappellone del Rauch a me parve notevole: vidi il Palio, solo quella volta lì, ospite del comune, dal finestrone centrale del Palazzo. Uno spettacolo! e poi la contrada proletaria del bruco è nel cuore di tutti!
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Messaggioda Geusillo Limonio » mercoledì 18 luglio 2007, 8:45

Per inciso, e per spot pubblicitario, il volume in questione è:

1957. La collezione Palio, a c. di A. Arezzi Boza e M. Anselmi Zondadari, Siena, Protagon, 2007
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Messaggioda da Fiore » mercoledì 18 luglio 2007, 19:44

Geusillo Limonio ha scritto:.......a SI si fa ancora araldica viva mentre altrove pare morta, o almeno, come diceva W. Allen ,«non si sente molto bene». Credo che non abbiano nessuna tradizione, ma siano stati proprio inventati per "metterci qualcosa". Singolarissima l'omogeneità grafica cui pochi si sottraggono (ho una foto con un "di rosso alla croce patente scorciata").
Anche Pucci ha fatto «araldica viva», straordinariamente tale: se ci va, mi dica le sue impressioni. Tenga conto che la collezione è del 1958!


Gentile Geusillo, mi ha molto colpito questa definizione di "Araldica viva", immagino da interpretare come un qualcosa di estremamente contemporaneo e attivo; ma, mi perdoni, io che mi occupo di cose molto remote, non riesco a comprendere appieno la definizione di morta in senso deteriore, riferita a qualsiasi cosa che appartenga al passato.

Mi chiedo se il suo avatar non appartenga a questa forma di "Araldica viva" alla quale fa riferimento a proposito di quella senese: mi incuriosisce molto la motivazione del suo stemma, in particolare del fondo a racemi vegetali che mi ricorda molto i drappeggi e i tessuti di certe tele cinquecentesche.

Saluti
Marilisa Morrone
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Messaggioda Geusillo Limonio » mercoledì 18 luglio 2007, 20:11

Cara Marilisa (mi lasci intanto rallegrarmi per questo splendido e inusuale nome!),
sì ha visto giusto, l'avatar è un'invenzione scherzosa sul modello di quelle senesi!Lascio a Lei indovinare che c'è sotto... del resto pare facile.
Il campo però lo pensavo, d'argento pieno, non a racemi: cioè un argento "damascato".
Vivo e morto: avevo in mente che l'a. viva è quella che si pratica sul serio come sistema simbolico in atto. Naturalmente non è detto che corrisponda più alle auree regole e alle classi sociali cui l'a. storica ha fatto riferimento. Quella morta è quella - a mio parere - ingessata su un modello astratto, fisso, invariabile e limitata a una classe sociale come l'aristocrazia che ne pratica un uso un po' da "vestale" - potremmo dire, da custode di una sacra fiamma che come tale però interessa ben pochi ed è sottratta ai fedeli. Esempi di a. viva come l'intendo io? la grafica commerciale e l'a. "sportiva" . Benché i tifosi non lo sappiano, l'apparato simbolico del tifo sportivo è la pratica planetaria (di miliardi di persone) che inconsciamente e spontaneamente "funziona" come quelle dei cavalieri del XII s. e con gli stessi scopi. Altro esempio: l'a. comunale e pubblica in genere, assai più flessibile (nel bene e nel male) di quella privata, e comunque oggi assai più significativa (mentre nel medioevo ho calcolato che a livello continentale non rappresentasse che l'1-2% degli stemmi). L'attuale regolamento araldico italiano per i comuni etc. è un es. di a. morta: isterilito, datato, roboante, mai modernizzato in maniera intelligente. In molti paesi europei questo invece è accaduto. Ma è accaduto sempre: l'a. è sempre mutata a seconda del gusto delle epoche. Quella barocca o ottocentesca (la più brutta mai fatta e purtroppo ancora oggi dominante) non aveva quasi più nessuna parentela con quella delle origini, per funzioni, rappresentatività sociale e stilemi grafici. Morta anche nel senso, che - ci faccia caso - gran parte dei reperti araldici dal 600 in poi sono ... di uso funebre. Nel medioevo (o oggi sugli spalti di uno stadio) l'a. era viva, gioiosa, libera, piena di ironia. Dal 600 in poi diventa una pompa che tende sempre più all'albero di natale. Coll'Ottocento, come dicevo s'è toccato il fondo: disastrosa l'introduzione sistematica e complicata del "timbro", che ha modificato l'a, delle origini duttile e ariosa in un medagliere da generale sovietico! Beninteso lungi da me pensare che l'a. viva - negli esempi che ho portato - sia irreprensibile, anzi! Però è appunto viva: magari brutta, ma viva. L'altra in fondo interessa solo i frequentatori di archivi.
E' un argomento su cui potremmo parlare per mesi!
Un caro saluto!
Ultima modifica di Geusillo Limonio il mercoledì 18 luglio 2007, 20:21, modificato 3 volte in totale.
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Messaggioda Geusillo Limonio » mercoledì 18 luglio 2007, 20:15

p.s. scusi ho dimenticato di rispondere a un punto, che però è implicito in ciò che ho detto; quando lei dice «non riesco a comprendere appieno la definizione di morta in senso deteriore, riferita a qualsiasi cosa che appartenga al passato». Siamo perfettamente d'accordo, faccio lo storico e dunque non potrei non esserlo. No, volevo dire: viva/morta non corrisponde a moderna/antica. E' una distinzione che attraversa tutta la storia dell'a. nei suoi vari periodi. Come ho detto, si riferisce ssenzialmente all'uso, non alla maggiore o minore antichità. L'a. più moderna, tanto per intenderci, e paradosslamente, resta per me quella medievale! Come dicevo, il "timbro", malefica pratica moderna - cioè devastante dal 500 in poi, ha peggiorato l'araldica. Dunque l'a. brutta e peggiore è per me proprio quella "moderna" non quella antica. Ma il pubblico spesso conosce sempre e solo quella là: perché appena chiede qualche informazione gli si spiattella devanti uno Spreti o altra roba da museo simile!
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Messaggioda pierfe » mercoledì 18 luglio 2007, 20:37

Geusillo Limonio ha scritto:...omissis... Dunque l'a. brutta e peggiore è per me proprio quella "moderna" non quella antica. Ma il pubblico spesso conosce sempre e solo quella là: perché appena chiede qualche informazione gli si spiattella devanti uno Spreti o altra roba da museo simile!


Sono sicuro che per a. moderna non intende quella contemporanea, mi riferisco allo splendore dell'araldica del Canada e del Sudafrica, dove l'autorità araldica di Stato ha creato soggetti per la prima volta reali, vivi, a diretto contatto con l'uomo e il suo ecosistema...
L'a. medievale è solo una parte della storia araldica, ma dobbiamo ricordare sempre il buono e il brutto.
Allo Spreti aggiungerei anche i di Crollalanza, ma che dire, erano persone che vivevano in un mondo diverso dal nostro, limitato... fuori dalla realtà e un po' da sognatori... e poi dobbiamo aggiungere anche il Manno, ma questi signori meritano rispetto, perchè senza di loro ora chissà dove saremmo finiti... del resto non sono molto diversa dai loro adoratori con la differenza che oggi non viviamo più - per fortuna - nel Regno d'Italia.
Fra le mie future edizioni c'è proprio la riedizione del di Crollalanza parlo del "Dizionario storico-blasonico delle famiglie nobili ..." e questo deve servire come punto di partenza (da non imitare) per la scientifica opera Enciclopedia delle Famiglie Storiche d'Italia (è dal 1996 che ci lavoro).
Pier Felice degli Uberti
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Messaggioda Geusillo Limonio » giovedì 19 luglio 2007, 9:38

Caro Degli Uberti,
naturalmente concordo. Moderna: intendo dal 500 all'800 circa. Tutto va adeguatamente storicizzato, Crollalanza, Spreti, Manno etc. Ci mancherebbe! Anzi, se si legge la prefazione di Crollalanza alla Grammatica del Tribolati, si legge un testo di sorprendente modernità, fatte salve alcune riserve. Alludevo non tanto ai testi dei "classici", quanto alle illustrazioni d'epoca: il disegno araldico temo che lì abbia toccato il fondo. E nel testo citato Crollalanza lo dice bene, anche se non sempre si predica bene... Lo stile medio dell'a. italiana dalla Consulta in su è banale e la Consulta l'ha incoraggiato purtroppo; la stessa a. comunale e provinciale meriterebbe una ripulitura. Appunto i casi che Lei cita, di a. moderna vivace dovrebbero essere di stimolo: l'a. italiana si è come atrofizzata e fossilizzata. Il che non solo è criticabile in generale, come ogni cosa che subisce un arresto di sviluppo: ma lo è tanto più in a. Se posso ancora dilungarmi un po' - siamo in vacanza - vorrei dire che l'equivoco in Italia è dato dalla parola stessa "A." che altrove si declina cdiversamente. In italiano "a." è termine ambiguo, perché come si sa denota la "pratica dell'uso degli stemmi" (pratica, ripeto, spontanea), lo "studio dei medesimi" e la disciplina convenzionale che ne "detta le regole", cioè l'a. "normativa". Ebbene la sensazione è che quest'ultima abbia finito per fagocitare le altre due cose. Spesso vedo o sento qualcuno che chiede: ma questo stemma (magari del XIV s.) è in regola? come si blasona? questa figura non è così ,ma cosà, questo è un capo non un troncato, questa è una cotissa non una banda etc.... Tutto questo è preoccupante: le regole, il vocabolario araldico etc. devono essere usate come strumenti, per una descrizione la più esatta possibile di uno stemma: ma non possono diventare la bussola con cui giudicare l'a. "spontanea" del passato. Se non altro per non commettere un anacronismo. Ora la Consulta congelò queste regole e le rese vincolanti; di più introdusse uno stile che è praticato oggi come "senza tempo"; il che è assurdo: ogni epoca ha sempre "rifatto" le stesse figure secondo il gusto dominante. Le moderne a. svizzere, finlandesi etc. lo fanno ancora: l'a. italiana invece no. Beninteso modernizzazione non equivale automaticamente a bellezza! anzi! ne so qualcosa avendo partecipato recentemente a una commissione di restyling dello stemma di una provincia: ho visto un museo di orrori grafici che ci ha costretti a bocciare tutto! In ogni opera grafica ci si orienta: in a. si va a casaccio. Risultato , la costruzione di uno scudo o una figura è del tutto inconsapevole. Tutti - chi affronti un lavoro simile - dovrebbero vedere che un leone si costruisce (e si è costruito nei secoli) attorno a una struttura (nell'800 la struttura in realtà s'era persa del tutto), e ogni epoca e area geografica costruisce un leone o un'aquila su uno schema diverso. Per costruirla oggi bisogna ripercorrere quella storia e inventare o adeguare la struttura al gusto d'oggi, senza violentare l'a., ovviamente e le sue leggi "non scritte". Ricordo l'elefante di Catania: il comune aveva affidato il redesigna uno studio che bell bello ci fece Dumbo! La catastrofica assenza di una a. a livello istituzionale-accademico ha causato tutto ciò.
Quanto a "moderna" poi: non solo lostile a. comincia a decadere dal 500 all'800: ma anche la struttura dello stemma. La Zug Tucci qui ha detto qualcosa di molto valido: la struttura dello stemma coincide con le "serrate" aristocratiche e trasformò un sistema di identificazione libero e sciolto, com'era in fondo l'a. delle origine, in un sistema di espressione di ranghi e gerarchie sociali. Cioè, quello che voglio dire: di "araldiche" storiche se ne sono almeno due, anche se apparentemente simili, quella dei ss. XII-XIV o Xv e quella successiva. Quest'ultima irrigidì, allo scopo di significare gerarchie sociali il sistema grafico dell'a. originaria. Il punto decisivo fu la trasformazione da "a. dello scudo" in "a. degli accessori": questi ultimi preserò il campo in forma sempre più invadente. Nell'a. inglese direi persino paranoica! La bella chiara netta semplicità originaria è stata trasformata in una sgradevole panoplia: e questo è stato putroppo un punto di non ritorno, salvo eccezioni. Chi ha rifatto graficamente l'araldica moderna, come gli svizzeri, Boesch, Heim, o come Hupp, ha colto il problema. via le chincaglierie, valorizziamo l'essenziale.
Il mio discorso poi era - rispondendo a Marilisa - di altro ordine: c'è un'a. viva, spontanea, anche se scarsamente riconoscibile con le regole dell'arte, che è molto interessante, come fatto di costume, di stile, sociologicamente parlando. ma non è più quella gentilizia classica. L'esempio portato da Reginella dei bracciali di Siena (che spero potrà mandare in rete sotto forma di immagini) è probante. Credo si debba prendere atto che esistono oggi tante "araldiche", come sistemi di segni spontanei e relativamente codificati (logo, marchi, segnaletica etc.), che non sono "a." in senso proprio, ma lo sono per la funzione, che è quella originaria dell'a. del XII s. di denotare, di fungere da segno. La deriva decorativistica invalsa nell'epoca moderna (dal 500 in poi) è una parte della storia dell'a., non tutta. E l'a, stessa è una parte della storia della simbologia, non tutta. L'a. viva continua immersa in questa storia.
Un caro saluto e chiedo scusa per la lunghezza!
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Messaggioda da Fiore » venerdì 20 luglio 2007, 15:43

Geusillo Limonio ha scritto:Cara Marilisa (mi lasci intanto rallegrarmi per questo splendido e inusuale nome!),
La ringrazio; fu una creazione fantasiosa di un bimbo, cioé il mio fratellino maggiore, che all'epoca aveva 7 anni e che riunì in questa sintesi Elisabetta e Maria

sì ha visto giusto, l'avatar è un'invenzione scherzosa sul modello di quelle senesi!Lascio a Lei indovinare che c'è sotto... del resto pare facile.
...immagino la Fiorentina :wink: (giglio rosso in campo viola), in omaggio alla Sua ammirazione per la "viva araldica degli stadi"...

Il campo però lo pensavo, d'argento pieno, non a racemi: cioè un argento "damascato".
Mah, forse é meglio così: d'argento pieno sarebbe stato un po' carente di fantasia.

Vivo e morto: avevo in mente che l'a. viva è quella che si pratica sul serio come sistema simbolico in atto. Naturalmente non è detto che corrisponda più alle auree regole e alle classi sociali cui l'a. storica ha fatto riferimento.
Quella morta è quella - a mio parere - ingessata su un modello astratto, fisso, invariabile e limitata a una classe sociale come l'aristocrazia che ne pratica un uso un po' da "vestale" - potremmo dire, da custode di una sacra fiamma che come tale però interessa ben pochi ed è sottratta ai fedeli.
Esempi di a. viva come l'intendo io? la grafica commerciale e l'a. "sportiva" .
Io penso che in un'epoca in cui la nobiltà come categoria sociale riconosciuta non é più, é ovvio che l'Araldica “nuova” non vi corrisponda necessariamente; un certo tipo di famiglia si suppone possegga un suo stemma da secoli, perciò chi se ne dota oggi per forza di cose non appartiene alla stessa classe sociale dell’Araldica storica. Quanto alle regole, dipende dall’uso e dal fine di esso; io penso che nel caso, per esempio, dell’Araldica ecclesiastica, certe “auree regole”, come Lei le definisce, debbano essere rispettate, pur nella “contemporaneità” dell’espressione grafica. E’ ovvio che nella produzione dei simboli a scopi commerciali o calcistici, allora la libertà compositiva e grafica debba avere il sopravvento, ma non mi sentirei di definirla Araldica stricto sensu.

Benché i tifosi non lo sappiano, l'apparato simbolico del tifo sportivo è la pratica planetaria (di miliardi di persone) che inconsciamente e spontaneamente "funziona" come quelle dei cavalieri del XII s. e con gli stessi scopi.
Sono d’accordo in senso generale: il riferimento storico é calzante, nel senso che i cavalieri di oggi siano i calciatori, anche se le finalità di una partita di calcio sono in genere :evil: un po’ meno nobili di quelle di un torneo medievale....

Altro esempio: l'a. comunale e pubblica in genere, assai più flessibile (nel bene e nel male) di quella privata, e comunque oggi assai più significativa (mentre nel medioevo ho calcolato che a livello continentale non rappresentasse che l'1-2% degli stemmi). L'attuale regolamento araldico italiano per i comuni etc. è un es. di a. morta: isterilito, datato, roboante, mai modernizzato in maniera intelligente. In molti paesi europei questo invece è accaduto. Ma è accaduto sempre: l'a. è sempre mutata a seconda del gusto delle epoche. Quella barocca o ottocentesca (la più brutta mai fatta e purtroppo ancora oggi dominante) non aveva quasi più nessuna parentela con quella delle origini, per funzioni, rappresentatività sociale e stilemi grafici.
Ma questo direi che é naturale! Essendo l’Araldica, comunque, un’estensione dell’Arte, non può che seguirne il gusto e lo stile. Io, comunque, trovo differenza tra quella barocca e quella ottocentesca, ma questo é gusto personale. C’è chi preferisce il nudo candore di una cattedrale romanica pugliese e chi, al contrario, la ricchezza compositiva, icnografica e decorativa delle chiese del barocco romano...

Morta anche nel senso, che - ci faccia caso - gran parte dei reperti araldici dal 600 in poi sono ... di uso funebre.
Forse perché sono quelli che ci sono maggiormente pervenuti; quanti stemmi di palazzi, altari, mobili, libri si sono persi :( irrimediabilmente.

Nel medioevo (o oggi sugli spalti di uno stadio) l'a. era viva, gioiosa, libera, piena di ironia.
Ma anche più semplice e lineare...
Dal 600 in poi diventa una pompa che tende sempre più all'albero di natale.
Come tutta l’Arte barocca, secondo alcuni..
Coll'Ottocento, come dicevo s'è toccato il fondo: disastrosa l'introduzione sistematica e complicata del "timbro", che ha modificato l'a, delle origini duttile e ariosa in un medagliere da generale sovietico! Beninteso lungi da me pensare che l'a. viva - negli esempi che ho portato - sia irreprensibile, anzi! Però è appunto viva: magari brutta, ma viva. L'altra in fondo interessa solo i frequentatori di archivi.
Cioè gli storici!
E' un argomento su cui potremmo parlare per mesi!
Un caro saluto!


Geusillo Limonio ha scritto:p.s. scusi ho dimenticato di rispondere a un punto, che però è implicito in ciò che ho detto; quando lei dice «non riesco a comprendere appieno la definizione di morta in senso deteriore, riferita a qualsiasi cosa che appartenga al passato». Siamo perfettamente d'accordo, faccio lo storico e dunque non potrei non esserlo. No, volevo dire: viva/morta non corrisponde a moderna/antica.
Adesso é tutto chiaro
E' una distinzione che attraversa tutta la storia dell'a. nei suoi vari periodi. Come ho detto, si riferisce ssenzialmente all'uso, non alla maggiore o minore antichità. L'a. più moderna, tanto per intenderci, e paradosslamente, resta per me quella medievale! Come dicevo, il "timbro", malefica pratica moderna - cioè devastante dal 500 in poi, ha peggiorato l'araldica. Dunque l'a. brutta e peggiore è per me proprio quella "moderna" non quella antica. Ma il pubblico spesso conosce sempre e solo quella là: perché appena chiede qualche informazione gli si spiattella devanti uno Spreti o altra roba da museo simile!

L’Araldica medievale, sono d’accordo, é certamente più bella ed affascinante, ma, ripeto, restiamo sempre nell’ambito delle preferenze personali. Sarebbe come il dilemma: meglio la compostezza della scultura severa o la flessuosa, morbida linea delle creazioni lisippee?
E’ una disputa sull’ “oggettivo artistico”, su cui, Lei mi insegna, si potrebbe discutere senza mai arrivare ad un punto di convergenza.
Mi scuso per la lunghezza del post, ma ho risposto a due Suoi.

Cari saluti
Marilisa
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Messaggioda Geusillo Limonio » venerdì 20 luglio 2007, 19:46

Cara Marilisa, concordo con i suoi distinguo e le glosse: il mio era un discorso per brevità, "di tendenza" che va sempre sfumato. Naturalmente non vorrei passare da chi sostiene a) che in arte si possano applicare concetti come progresso etc. b) che il barocco è un concetto "negativo", Quando dico "barocco" in a. intendo "l'a. dell'età barocca". Esiste anche un'a. barocca piacevole.
Su un punto mi sentirei di insistere chiarendo il mio pensiero. La decadenza dell'a, "barocca" non è solo questione di gusto, ma credo abbia un fondamento oggettivo. In molti fenomeni artistici si parla di involuzione, maniera, etc. L'a. si è avviata dopo il 500 su quella strada funzionalmente, concettualmente e tecnicamente.
Perché? perché la semplicità dell'a. medievale non era solo una scelta di gusto, ma era funzionale all'a. come sistema di segni di identificazione. Questo sistema muta di senso coll'età moderna (da viva a morta nel senso che ho spiegato nella postilla), quando vira verso un sistema i cui scopi precipui sono la decorazione, la distinzione castale, l'enfasi letteraria. Così facendo i caratteri dell'a. originaria vengono a tal punto manomessi che quasi quasi si potrebbe essere autorizzati a parlare di due cose diverse: un'a. e una post-araldica!
Dal punto di vista formale l'a. barocca rinuncia a molti presupposti di quella medievale: chiarezza, horror vacui, simmetria, astrazione, in favore di una complicatezza fine a se stessa (ipertrofia del timbro e degli ornamenti, ipertrofia dei lambrecchini che diventano nuvole!, eccesso di accessori, moltiplicazione di campi dello scudo, naturalismo). Formalmente le figure perdono l'«aura» astratta che le aveva sempre connotate: ne assumono una banalmente comune; galleggiano nello scudo, gli animali diventano pupazzi, le pezze "molli", gli scudi, escrescenze carnose. Il disegno a. del 700 e 800 è addirittura avvilente, piatto, snervato, da manuale. Tutto questo beninteso "mediamente".
Tutti questi fenomeni involutivi ripeto, non sono solamente afferenti alla piega del gusto, ma riflesso del mutamento di funzione dell'a. Perché credo che oggi si debba puntare sulle forme dell'a. medievale? perché la nostra società che vive di segni e segnali e di essenzialità grafica ha enormemente da imparare dall'a. medievale come sistema di segni. Poco invece dall'a. moderna e dal suo decadente pittoricismo.
Un cordiale saluto
p.s.: ovviamente sul giglio ha visto giusto; fui vaccinato da piccolo con inchiostro viola (porpora) e non c'è rimedio.
Ultima modifica di Geusillo Limonio il venerdì 20 luglio 2007, 19:50, modificato 1 volta in totale.
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Messaggioda Geusillo Limonio » venerdì 20 luglio 2007, 19:49

p.s.; complimenti al fratellino, Marilisa, e una precisazione, il giglio della F. è rosso in campo bianco, "regolamentare". Il viola si potrebbe definire un colore di livrea. Il mio gigio però è oro, per ricordare quelli della mia città natale, Prato, che D'Annunzio chiamava «ingigliata figlia di Fiorenza»...
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Messaggioda da Fiore » domenica 22 luglio 2007, 20:34

Egregio Geusillo, lungi da me l’intenzione di vergare glosse al Suo testo, e chiedo scusa se ho dato questa impressione: il mio era solo un discorso portato tra le righe per comodità di citazione, vista la lunghezza delle Sue risposte che avrebbe potuto farmi perdere il filo del discorso.

Quanto al giudizio sull’arte e l’Araldica barocca probabilmente non avevo bene inteso il Suo discorso precedente, poiché il tutto a me sembrava che convergesse proprio verso un concetto di progresso-regresso e negativo-positivo.

Indubbiamente l’ aurea arte rinascimentale che sfuma verso il Manierismo e il Barocco ha fatto parlare di “involuzione” a generazioni di critici, non solo nell’Arte, ma anche in Letteratura, e di questo giudizio sono stati dati parametri anche “oggettivi”. E l’Araldica non fa che seguirne la scia. C’è, come Lei dice, un’Araldica barocca piacevole e ce n’é un’altra poco piacevole, come c’é un’Araldica medievale piacevole e un’altra meno piacevole. E’ chiaro che tutto dipende dalla felice riuscita o meno, tecnicamente, dell’opera. Il mio discorso era proprio puntato su questo: io non farei un distinguo per epoche, opererei piuttosto un taglio diacronico e distinguerei per artista, per committenza e per resa compositiva e tecnica.
Capisco bene il Suo discorso di “significato” diverso dell’Araldica medievale come segno di identificazione ma, e mi permetto di insistere, secondo me si tratta solo di un diverso modo di rendere un significato: nel Medioevo si rende quel simbolo come si usa fare in quel periodo, cioè in maniera semplice e lineare, nei periodi post 500eschi cambia il modo di rendere quel segno, ma non ne cambia la finalità. Una famiglia, una confraternita, una Universitas che realizza il suo “segno” nel periodo post-manieristico lo fa con quel linguaggio che le é proprio ed é proprio dell’epoca in cui vive! L’aggiunta di svolazzi, accessori, naturalismo etc., anche la “complicatezza” fine a se stessa, che Lei indica come precipua dell’Araldica barocca, io non riesco a vederla come uno svuotamento di significato ma semplicemente come cambio di gusto estetico figlio del suo tempo. Ed anche la “distinzione castale”, data da elmi, pennacchi e corone, non é altro che una conseguenza delle mutate condizioni sociali dell’aristocrazia: il prolificare di titolature, la mutata caratterizzazione della feudalità non può non riflettersi, secondo me, nel segno precipuo di questa classe sociale, che è lo stemma! Quanto é diversa l’aristocrazia dell’Ancien Règime da quella semplice e quasi rude e primordiale di quella del Medioevo, quanto diverso il senso della feudalità ed il rapporto con il sovrano tra un’epoca e un’altra: quella tesa ai traffici oceanici e immersa nel fasto delle corti, l’altra impegnata sui campi di battaglia e ogni giorno alle prese con la stessa conservazione delle proprie fortune.
E’, d’altra parte, un fenomeno che Lei stesso chiama “riflesso del mutamento di funzione dell'a.”, perciò uno stemma, da simbolo usato nelle tenzoni guerresche, passa ad indicare l’appartenenza ad una cellula ben determinata di una classe sociale.
Quanto all’Araldica contemporanea, é ovvio che, come dicevo nel mio post precedente, cambiano i destinatari dell’Araldica, cambia il modus operandi, ed anche lo stile non può che essere influenzato dai tempi.
Ma sono solo teorizzazioni, modi di intendere la materia in oggetto, che potrebbero continuare all’infinito; perciò forse é meglio non divagare più perché, fra l’altro, mi sembra di essere andata abbondantemente fuori Topic, e di questo mi scuso con il moderatore e con gli altri utenti.

Geusillo Limonio ha scritto:p.s.: ovviamente sul giglio ha visto giusto; fui vaccinato da piccolo con inchiostro viola (porpora) e non c'è rimedio.
Forza Fiorentina, allora... :wink:


Geusillo Limonio ha scritto:p.s.; complimenti al fratellino, Marilisa,
grazie, presenterò...

e una precisazione, il giglio della F. è rosso in campo bianco, "regolamentare". Il viola si potrebbe definire un colore di livrea. Il mio gigio però è oro, per ricordare quelli della mia città natale, Prato, che D'Annunzio chiamava «ingigliata figlia di Fiorenza»...
Una “variazione sul tema”, insomma...



Saluti

M. M.
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Messaggioda Geusillo Limonio » mercoledì 25 luglio 2007, 22:26

Cara Marilisa, ma le sue glosse erano molto ben accette, perché finemente argomentate! Anche la replica è sostenuta e a tratti molto convincente. Sì forse scivoliamo off topic: ma una sola osservazione: l'a. medievale sostituisce quasi sempre il nome (per questo è così difficile anche identificare stemmi anonimi); l'a. barocca sembra a volte aggiungersi al nome: bisogna insomma già conoscere il portatore, poi ci si mostrano i suoi pennacchi e i suoi quarti. Se mi passa il paragone volgare, mi ricorda un po' quei piatti che a volte sono usati in trattorie dozzinali; con scritto dentro "psce", "spaghetti", "pizza"...
L'assurda ipertrofia di segni e campi è vero che risponde a quel tipo di aristocrazia, ma appunto finisce per me per consumare il messaggio originale. Che era quello di una freccia oggi su una corsia. La grande forza dell'a. medievale è di essere una segnaletica. Una segnaletica con le norme dell'a. barocca provocherebbe solo incidenti... Insisto poi sulla qualità del segno: tendizialmente l'involuzione è drammatica.
Discutere d'a. con lei è comunque un piacere. Di che si occupa specificamente, storia dell'erte ? o che altro?
Un saluto e una buona estate
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Messaggioda Geusillo Limonio » giovedì 26 luglio 2007, 11:01

p.s.: in un altro topic, e un po fuori luogo, avevo inserito questa precisazione, che ripeto qui per Marilisa, perché più appropriata.
«... un accenno al tema "a. viva e morta". Mi riferivo a quanto ho letto a suo tempo nell'ottimo Lexikon der Heraldik, che a sua volta riprendeva un dibattito classico. Un'opera eccellente di cui sarebbe bello esistesse un analogon adattato all'Italia (quello tedesco è utile, ma un po' germanocentrico). Alla voce «Heraldik» la cosa è detta in modo mirabilmente semplice e con le scansioni cronologiche giuste: viva è quella davvero usata concretamente (in battaglia dice il Lexikon: io dico anche di più), fino al XV s.; morta quella successiva, e morta perché oggetto di mera erudizione o perché non più realmente usata come sistema di segni, ma come apparato decorativo»
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