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Sigillum1 ha scritto:Osservo che lo stemma con il quarto caricato dall'orso compare nelle Insignia degli Anziani di Bologna tardivamente; nel primo, all'inizio del '700, il quarto non c'è. Che si il segno di un'assunzione tardiva e di dubbia credibilità, come suggeriva il nostro saggio frate?
si arriva in cieloSigillum1 ha scritto:quello portato da Ludovico ha un orso ritto, giusto?
si arriva in cielodpascale ha scritto:(...) rileggo ora un'intervento piuttosto recente, si parla del castello di Mognano (http://www.iagiforum.info/viewtopic.php?t=4686):L'unica altra informazione che ho di quel castello è che nel medioevo
appartenne o alla famiglia Caccianemici o alla famiglia Savioli,
oppure a tutte e due in tempi diversi, essendo imparentate tra loro.
Erano due famiglie di parte guelfa, fazione soccombente (attorno al
1330) nel controllo della città di Bologna.
Amadasio Savioli, più o meno in quell'anno, dovette emigrare a
Padova con tutta la famiglia per non finire impiccato : può anche darsi
che gli avessero raso al suolo il castello a seguito delle vicende di cui
sopra. I Savioli tornarono a Bologna nel 1712 e ripresero possesso
del loro palazzo nel centro città ma del castello nessuno parlò più.
grazie, gheghe61
Dunque, potrebbe essere che l'orso nello stemma Savioli sia veramente da ricollegarsi ai Caccianemici... (...)


si arriva in cieloOsservo che lo stemma con il quarto caricato dall'orso compare nelle Insignia degli Anziani di Bologna tardivamente; nel primo, all'inizio del '700, il quarto non c'è. Che si il segno di un'assunzione tardiva e di dubbia credibilità, come suggeriva il nostro saggio frate?
[...] altre [famiglie], come la padovana Savioli, già conduttrice di poste, vennero aggregate [al Senato] nonostante il difetto delle origini.
[...]Savioli, la cui fortuna bolognese era dovuta invece quasi interamente a ripetuti matrimoni con ereditiere, che vennero elaborando genealogie bolognesi antichissime e praticamente feudali [...]
La società rivoluzionaria degli anni del direttorio e dell'impero i bolognesi in realtà l'avevano anticipata fin dagli anni '80 [...]. Per un motivo o per l'altro quasi tutta la nobiltà aveva le carte in regola per inserirsi nel nuovo regime, sia che, come i Marescalchi e i Caprara, gli Aldrovandi, lo avessero realmente perseguito, sia che come i Savioli, vi aderissero assai più tatticamente. Anche un reazionario come Savioli poteva poteva assumere un ruolo direttivo nel nuovo regime [Quali cariche assunse? ndr, che sarei io!], dato che da trent'anni la sua azione era tutta orientata in senso anticlericale, repubblicano, massonico, ed era sicuramente tra gli ispiratori e i mandanti dei moti prerivoluzionari degli anni '90.
A. BACCOLINI, Vita e opere di Lodovico Savioli, Bologna 1922. La personalità del Savioli dovrebbe però essere recuperata alla luce delle più recenti acquisizioni di storia della massoneria (Francovich, ecc.) che ne hanno notevolmente puntualizzato le diverse componenti ed in particolare la centralità del fratello Alessandro [Dunque alcuni Savioli potrebbero discendere da questo fratello, ndr] nella direzione dell'ala rivoluzionaria del movimento, gli Illuminati di Baviera, mantre la connotazione reazionaria del Savioli sul piano sociale appare anche dalla documentazione archivistica bolognese.
D'altra parte era talmemente urgente il bisogno della nobiltà di disporre di un numero minimo di fortune e di famiglie solide che nel 1777 il senato procedette alla nobilitazione amplissima ed ex officio dell'idraulico [immagino che oggi lo si chiamerebbe ingegnere] Marescotti, che certo aveva virtù personali e poteva vantare meriti pubblici, ma il cui vero nome era Mittarelli, ed il cui nonno era stato oste alla Marescotta: lo stesso senato tendeva insomma ad avallare un falso storico ed araldico e solo la reazione dell'antica famiglia patrizia ancora sedente in senato anche se in netta decadenza economica, valse a far aggiungere il cognome dello speziale Berselli, suocero del dottore, che con le sue speculazioni ed affittanze era all'origine della nuova rapida fortuna fondiaria inglobante ormai tutto il patrimonio bolognese del duca e senatore Riario, fallitissimo, e poi quello del soppresso collegio Ancarano.
Rileviamo da una cronaca questo curioso racconto che riguarda un Lodovico Bolognini [di antica famiglia senatoria bolognese, ndr]. Aveva questi una figlia [Maria Caterina, ndr] che seco portava la ricca eredità di L. 80000, e che ne trattava gli sponsali col conte Leopoldo Malvezzi [Giulio Leopoldo, della “prima” famiglia di Bologna, ndr]. Venivano questi ritardati perché il conte Lodovico pretendeva che il Malvezzi dovesse contentarsi di soli scudi diecimila lasciandogli l’usuofrutto della rimanente somma vita natural durante. Nel frattempo che si ventilavano simili differenze, la figlia di Lodovico fu tratta repentinamente dal convento di S. Leonardo in cui era, e da una sua zia, da Taddeo Bolognini suo cugino, e da Francesco Pensieri messa in una carozza, ed usciti da porta S. Vitale sotto buona scorta fu condotta a Venezia, dove immantinente fu sposata al conte Alessandro Savioli padovano il 7 gennaio 1701. In conseguenza di questo matrimonio l’ambasciatore dell’Imperatore a Venezia prese a proteggere la famiglia Bolognini [questo passaggio non è molto chiaro… forse i Savioli, in patria, non erano proprio l’ultima delle famiglie!, ndr] Il conte Pirro Malvezzi per vendicare Leopoldo, incontratosi con Massimiliano Bolognini vecchio settuagenario, lo malmenò col piatto della spada, poi fuggì a Reggio, e Leopoldo alla Selva [un feudo dei Malvezzi, ndr], ed i Bolognini si ritirarono in S. Giovanni in Monte [la parrocchia dei Bolognini, ndr]. Il solo Taddeo andò a Venezia mettendosi sotto la protezione dell’ambasceria Imperiale, poi ripatriò nello stesso anno con livrea e uomini del summentovato ambasciatore. Ma la protezione ottenuta non fece sospendere l’ordine emanato da Roma il 7 settembre 1701, che cioè tutti i Bolognini avessero lo sfratto da Bologna. I Malvezzi mal consigliati mandarono a Vienna l’arciprete della Selva D. Pelloi, per ottener grazia, ma questa gli fu negata. Lodovico [Bolognini, ndr] morì in Faenza li 20 gennaio 1703 marito di Seda Fogliani. Il perdono poi per entrambe le famiglie fu accordato il 4 dicembre 1704.
Vedi ancora la nota successiva:Ramo del conte Pompeo [Bolognetti, ndr]. Questo ramo era molto povero avendo pochi beni con casino alla Mezzolara, ed una possessione […]. Questi beni passarono poi in casa Savioli pel matrimonio di Silvia del conte Pompeo Bolognetti col senator conte Lodovico Savioli.
L’ultimo di questi da Canobbio [una famiglia che prima di oggi non avevo mai sentito nominare: non è certo tra le più importanti di Bologna – comunque il loro stemma è visibile al consueto blasonario Canetoli, ndr], che si diceva anche dei Tizzinali, fu Giuseppe di Carlo, la cui eredità passò all’Opera dei Vergognosi nel 1674, ma una parte di questa fu aggiudicata a Carlo Bolognetti in causa di Silvia Margherita Canobbi madre di Pompeo di Carlo ultimo del suo ramo morto in novembre del 1754, il quale lasciò una sola figlia ed erede di nome Silvia, maritata nel senatore conte Lodovico Savioli.
Lo stesso concetto si trova anche in Vol. VI, pag. 358.[…] Cortelli [Coltelli,ndr], l’ultimo [sic!] dei quali fu Cecilia, unica figlia ed erede di Orazio di Antonio, moglie del senator Filiberto Vizzani, morta nel 1656, la discendenza della quale portò il cognome Coltelli nel ramo Bentivogli, finito in Elisabetta di Costanzo moglie del Senator Paolo Magnani, e nei Savioli, in causa di Paola figlia di Elena Bentivogli e di Lodovico Fontana Barbieri, moglie del conte Gio. Andrea Savioli.
In realtà, senza dover scomodare i Caccianemici e Lucio II, i Dondini si trovano in posizione onorevole in Bologna a partire dal ‘400.Dondini. – Ceppo di questa famiglia trovasi essere stato un Dondino de’ Savi (detti anche Salvi) da Cento.
Per avere più remote nozioni circa i Salvi o Savi, autori dei Dondini, risalendo fino ai Caccianemici e agli Orsi, vedasi la nota [che io ho riportato insieme al fantasioso albero genealogico dei Savioli, ndr].
Al pari dei Savi, i Dondini portano nel loro stemma tre foglie dell’erba detta Salvia, da cui forse era provenuto il nome di Savi o Salvi, se pure lo stemma stesso non era dedotto dal nome del capostipite de’ Savi, ossia Savio o Salvio d’Orso di Malaventura, nipote di papa Lucio II. […]
Ebbero il senatorato nel 1770 [guarda caso proprio nell’anno in cui lo ottenne anche il loro lontano … cugino Lodovico Savioli! ndr]
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