da Antesterione » martedì 3 aprile 2007, 1:36
Mi permetto di contribuire alla discussione.
Il personaggio è ritratto sicuramente in anni tra il 1868 ed il 1907, considerata la foggia delle insegne dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro. Anno in cui con il Breve Quam multa del 3 Maggio appunto del 1907 il Papa Pio X, nel quadro di una riforma che donasse maggior lustro all'Ordine, anche sul piano del riconoscimento dello stesso dagli stati ed i governi, dichiarò che i Sovrani Pontefici fossero ormai i Gran Maestri dell'Ordine pur delegando i loro poteri per la gestione dello stesso al patriarca latino di Gerusalemme. In quest'occasione egli concesse il Trofeo Militare a tutti i Cavalieri dell'Ordine (per le dame veniva specificato nel testo delle istruzioni per l'applicazione della riforma pubblicato dalla Segreteria di Stato del Vaticano, che invece del trofeo militare fosse posto un fiocco).
Dicevo che segue sicuramente il 1868, infatti solo dopo questa data si formalizza l'uso della croce di Gerusalemme con la sola croce più grande potenziata. Fino al 1868 l'uso comune vedeva le cinque croci delle insegne potenziate, i diplomi stessi riproducevano la croce dell'Ordine con cinque croci potenziate. Nel 1868, quattro anni prima di morire, Mons. Valerga, l'allora Patriarca latino di Gerusalemme convinse il Papa Pio IX a formalizzare alcuni cambiamenti. Cosa che avviene con il breve Cum multa sapienter del 24 Gennaio 1868, viene stabilito il colore definitivo del nastro e la foggia delle insegne che corrisponde a quelle riprodotte nel ritratto in questione.
Si evince inoltre, che si tratti di un Commendatore, oltre che dalle dimensioni della croce, dal fatto che si tratti di un'insegna da collo. In quell'epoca la classe di Cavaliere (inteso come cavaliere di terza classe) non prevedeva un formato da collo, ma solo il nastro da petto in formato regolamentare da portare su abito da Cerimonia o su Uniforme.
Cordialità,
Andrea
A l'heure où le mal a si souvent droit de cité parmi les hommes, et jusque dans les plus hautes institutions, le réveil de la vocation chevaleresque est une urgence, à laquelle le ciel n'a jamais tardé à répondre. P. Philippe-Emmanuel RAUSIS o.p.