Carissimi, Buona giornata ed ecco di seguito la risposta del mio studio.
Un oggetto povero, ottenuto con frammenti di risulta: una colonnina forse, un piccolo capitello , un elemento decorativo che sostiene una pietra incavata per l’acqua. Ma questa acquasantiera, che è tra i reperti meno considerati, eppure è molto significativa per la luce della storia della chiesa di S.Martino. I monaci sono ben consapevoli dell’analfabetismo diffuso della popolazione, e fanno un uso intenzionale dell'immagine per informarla e, soprattutto, per formarla. Per un tempo assai lungo, nelle immagini dipinte o scolpite prevale l’aspetto didattico ed ideologico su quello propriamente estetico. Tornando alla nostra acquasantiera, vi sono scolpiti dei simboli, degli emblemi, alcuni decifrati, altri, almeno finora, no. Lo Speranza, nella sua “Guida di Grottammare” del 1889, l’aveva osservata, ritenendo che le due colombe che bevono da un calice fossero lo stemma camaldolese e quindi indicassero il “ritorno” dei monaci benedettini intorno all’anno 1000 o comunque dopo il 1030 ( intorno a quest’ epoca sembrano effettivamente risalire i frammenti di cui è composta l’acquasantiera ), quindi benedettini “ritornati” , ma appartenenti alla suddetta congregazione camaldolese. Ma da una ricerca che abbiamo effettuato a Camaldoli non v’è alcun documento che dimostri che la nostra S.Martino appartenesse a questa congregazione, inoltre a quell’epoca lo stemma camaldolese non era ancora conformato così come lo vediamo oggi, in quanto “… intorno al sec. XI il nostro ordine non era ancora giuridicamente costituito…”, dettaglio questo indicatoci dal bibliotecario del monastero benedettino di Camaldoli, Padre Ugo Fossa. Inoltre le due colombe che bevono ai lati di un calice da cui si eleva una Croce o una Colomba, potrebbero semplicemente rappresentare un simbolo Eucaristico, difatti lo troviamo diffuso sovente nelle catacombe paleocristiane.Dall’altro lato dell’acquasantiera, che purtroppo oggi è collocata in un luogo poco visibile e anche difficilmente studiabile, vediamo un animale scolpito altrettanto rozzamente: lo Speranza lo liquida come “…un cane o lupo dormiente…”, ma possiamo confermare che si tratti effettivamente di un lupo o comunque di una bestia, ma tutt’altro che dormiente. Infatti l’animale ha l’occhio ben aperto. Inoltre sembrerebbe una “lupa”, anziché un lupo, legata con una corda al collo. Le lupe erano raffigurate quasi sempre con la testa rivoltata nei bestiari medievali, proprio come questa di S.Martino.nella tradizione popolare medioevale, al lupo appartiene la voracità, l'ingordigia, mentre la lupa diviene il simbolo della lussuria e della passionalità sfrenata.
La parola romana lupanaro, o postribolo, proviene appunto dalle lupe, le prostitute. Per l'Occidente cristiano medievale esso rappresenta il diavolo o gli eretici, il peccato, la morte, l'inferno. Nelle credenze cristiane medievali, il lupo è visto come il nemico principale delle greggi, e per questo viene identificato con Satana, poiché uccide le pecore (la gente), che può solo essere salvata dal Buon Pastore (Gesù). Non a caso la coda è fra le zampe, in segno di sottomissione, come ci indicano gli esperti dell’ Istituto Araldico Genealogico Italiano (
http://www.iagiforum.info ). Il collare può significare il giogo, ossia che il maligno è stato soggiogato, questo in riferimento forse al culto idolatra, vinto, sostituito da quello cristiano, come tramanda la tradizione e una lapide romana, che vuole che sul sito della chiesa di S.Martino esistesse un tempio pagano piceno dedicato alla dea Cupra. La rosa a 8 petali che le /gli sta davanti è un simbolo sacro molto usato dai benedettini per la decorazioni delle loro chiese: essa davanti equivale alla rigenerazione . La rosa si associa alla ruota del disco solare e perciò al ciclo della vita, all’alternarsi delle stagioni e dei tempi, nell’ordine immutabile del cosmo. La rosa è anche simbolo femminile della Vergine Maria. In Storia dell’Arte, a sei petali rappresenta il sigillo di Salomone, emblema della SAPIENZA; A sette petali simboleggia l’ ORDINE settenario del cosmo ( i 7 giorni della Creazione, le 7 direzioni dello spazio, ecc. ); A otto petali come questa di S.Martino, simboleggia l’Ottavo Giorno, ossia il giorno in cui si ricomincia; rappresenta anche la Trasfigurazione e il Nuovo Testamento. Seguendo i sei giorni della Creazione e il sabato, annuncia l’ ETERNITA’, la RESURREZIONE di Cristo ( avvenuta nell’ottavo giorno della settimana) e quella dell’uomo. Sul frammento anteriore, vi è un numero “otto” che racchiude due gigli inclusi ciascuno in una delle volute dell’otto. Il giglio è simbolo della PUREZZA e della POVERTA’. Un’ultima cosa: il numero 2 ricorre: 2 sono i gigli racchiusi nell’otto, 2 sono le colombe. Il due nel Vecchio Testamento è il numero del contrasto e del completamento; di qui l’accogliere a coppie gli animali nell’arca (Gen 6,19s). Il due «polare» si incontra nelle tavole mosaiche della legge e nelle due colonne davanti al tempio di Salomone. Nel Nuovo Testamento il n.2 è il numero delle due nature di Cristo (umana e divina), della decisione come nella parabola del fariseo e del pubblicano nel tempio ( Lc 18,10-14) e nell’immagine delle due vie (Mt 7,13s); nessuno infatti può servire a due padroni (Mt 6,24). Indica la possibilità di scelta dell’uomo.
Questa è la parte frontale del capitello, con il disegno ad “otto” ( qui evidenziato) e i due gigli. A nostro avviso, questi particolari decorativi facevano parte del portale originario della chiesa o del sostegno di bifore o trifore. Erano comunque collocati all’esterno, perché evidenziano notevoli segni di usura e consunzione dovuti all’esposizione agli agenti esterni. Riepilogando, il messaggio per immagini che ci viene trasmesso dall’ XI sec. da questi poveri frammenti lapidei presenti nella chiesa di S.Martino andrebbe così tradotto: “ Il male è stato sconfitto. Ora è il momento della Rinascita. In Gesù Cristo, Figlio di Dio Salvatore è riposta ogni nostra Speranza (6). Noi scegliamo decisamente di vivere contrariamente alle leggi del mondo: in Purezza e Povertà”(7).
• (6) Dalla Regola di S.Benedetto: “Porre in Dio la propria speranza” (51)
• (7) “Temere il giorno del giudizio. Avere terrore dell’inferno (53).Desiderare la vita eterna con tutto l’ardore dell’anima. Considerare ogni giorno con vigilanza e sospetto la possibilità della morte (54). (Regula S.Benedicti, IV)