Aiuto per decifrare misterioso stemma...forse benedettino?

Per discutere sull'araldica / Discussions on heraldry

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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » venerdì 16 marzo 2007, 23:16

Molto interessanti queste immagini: grazie, carissimi, di avercele inviate.

Il tema dei due animali simmetricamente disposti rispetto ad una figura centrale che fa da "asse mediano" è alla base di quella che gli storici dell'arte riconoscono come "posa araldica" anche a fronte di manufatti differenti dagli stemmi.

É un tema grafico vecchio come l'homo sapiens: pensate alle prime forme d'arte, o alla Porta dei Leoni di Micene (XIV-XIII secolo a. C.)...

...e poi riversatosi nel concetto base dell'araldica: la simmetria dell'arma rispetto agli assi interni dello scudo.

Nella fattispecie di questo manufatto, è ovvio che non si tratta di uno stemma...

...ma i due volatili che accostano un calice, ed in atto di abbeverarsi, sono le figure tipiche dello stemma dei Camaldolesi, e derivano da un antichissimo emblema paleocristiano effigiante le anime in atto di purificarsi al Bene divino.

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Messaggioda FML » venerdì 16 marzo 2007, 23:46

Gentilissimi,

in conseguenza a quanto ottimamente scritto dal caro fra' Eusanio, suggerisco di dare uno sguardo al sito del Monastero di Camaldoli (Casa madre dell´omonima Congregazione benedettina - O.S.B. Cam.): http://www.camaldoli.it/ .
In particolare alla pagina http://www.camaldoli.it/web_it/camon/camon00.htm vengono segnalate (in maniera sommaria) le aree geografiche di ubicazione dei vari monasteri o eremi dell´Ordine fondato da San Romualdo (sec. XI).

Immagine

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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » venerdì 16 marzo 2007, 23:50

Carissimi tutti, è ovvio che l'acquasantiera trovata dalla cara Carsus non è per nulla detto che sia camaldolese...

...ma più genericamente "antica" sì...

Carissima, attendiamo ora di venir :lol: influenzati dai tuoi ragionamenti al proposito! :wink:
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Messaggioda carsus » sabato 17 marzo 2007, 1:28

Al sito di Camaldoli sono già stata e ho parlato ( via e-mail) con il vice priore e bibliotecario padre Ugo Fossa, che non ha trovato alcuna documentazione nel loro archivio relativa al presunto monastero di S.Martino al Tesino di Grottammare.
Lui stesso precisa che nel sec. X-XI lo stemma della loro congregazione non era ancora stato definito, così pure la congregazione stessa e mi suggerisce che le 2 colombe possono rappresentare, molto più semplicemente, un generico simbolo Eucaristico, come si vede nell'arte paleocristiana delle catacombe. Cmq grazie per l'indicazione del sito.
Domani vi fornisco la mia "lettura" del bassorilievo col cane-lupo, stasera sono troppo stanca. Dopo una giornata pienissima, ho appena fatto il budino creme-caramel , mi sono ulteriormente stancata e devo assolutamente andare a nanna per recuperare un po' di energie. Domani vi dirò tutto e aspetto le vostre ipotesi e correzioni in proposito. 'Notte e sogni d'oro a ciascuno di Voi. Ciao
Susanna-Carsus
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Messaggioda FML » sabato 17 marzo 2007, 3:13

carsus ha scritto:nel sec. X-XI lo stemma della loro congregazione non era ancora stato definito

L´uso dell´araldica in ambito ecclesiastico nasce tra i secoli XIII e XIV, :roll: non prima.
É bene, tuttavia, ricordare che per le due figure proposte si deve parlare genericamente di simboli e non di manufatti araldici.

carsus ha scritto:le 2 colombe possono rappresentare, molto più semplicemente, un generico simbolo Eucaristico, come si vede nell'arte paleocristiana delle catacombe.

Cosí come suggerito dalla stesso preparatissimo fra' Eusanio da Ocre.

Buon riposo gentile amica :D e....a presto!

Cordialmente,
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Messaggioda carsus » sabato 17 marzo 2007, 11:31

Carissimi, Buona giornata ed ecco di seguito la risposta del mio studio.

Un oggetto povero, ottenuto con frammenti di risulta: una colonnina forse, un piccolo capitello , un elemento decorativo che sostiene una pietra incavata per l’acqua. Ma questa acquasantiera, che è tra i reperti meno considerati, eppure è molto significativa per la luce della storia della chiesa di S.Martino. I monaci sono ben consapevoli dell’analfabetismo diffuso della popolazione, e fanno un uso intenzionale dell'immagine per informarla e, soprattutto, per formarla. Per un tempo assai lungo, nelle immagini dipinte o scolpite prevale l’aspetto didattico ed ideologico su quello propriamente estetico. Tornando alla nostra acquasantiera, vi sono scolpiti dei simboli, degli emblemi, alcuni decifrati, altri, almeno finora, no. Lo Speranza, nella sua “Guida di Grottammare” del 1889, l’aveva osservata, ritenendo che le due colombe che bevono da un calice fossero lo stemma camaldolese e quindi indicassero il “ritorno” dei monaci benedettini intorno all’anno 1000 o comunque dopo il 1030 ( intorno a quest’ epoca sembrano effettivamente risalire i frammenti di cui è composta l’acquasantiera ), quindi benedettini “ritornati” , ma appartenenti alla suddetta congregazione camaldolese. Ma da una ricerca che abbiamo effettuato a Camaldoli non v’è alcun documento che dimostri che la nostra S.Martino appartenesse a questa congregazione, inoltre a quell’epoca lo stemma camaldolese non era ancora conformato così come lo vediamo oggi, in quanto “… intorno al sec. XI il nostro ordine non era ancora giuridicamente costituito…”, dettaglio questo indicatoci dal bibliotecario del monastero benedettino di Camaldoli, Padre Ugo Fossa. Inoltre le due colombe che bevono ai lati di un calice da cui si eleva una Croce o una Colomba, potrebbero semplicemente rappresentare un simbolo Eucaristico, difatti lo troviamo diffuso sovente nelle catacombe paleocristiane.Dall’altro lato dell’acquasantiera, che purtroppo oggi è collocata in un luogo poco visibile e anche difficilmente studiabile, vediamo un animale scolpito altrettanto rozzamente: lo Speranza lo liquida come “…un cane o lupo dormiente…”, ma possiamo confermare che si tratti effettivamente di un lupo o comunque di una bestia, ma tutt’altro che dormiente. Infatti l’animale ha l’occhio ben aperto. Inoltre sembrerebbe una “lupa”, anziché un lupo, legata con una corda al collo. Le lupe erano raffigurate quasi sempre con la testa rivoltata nei bestiari medievali, proprio come questa di S.Martino.nella tradizione popolare medioevale, al lupo appartiene la voracità, l'ingordigia, mentre la lupa diviene il simbolo della lussuria e della passionalità sfrenata.
La parola romana lupanaro, o postribolo, proviene appunto dalle lupe, le prostitute. Per l'Occidente cristiano medievale esso rappresenta il diavolo o gli eretici, il peccato, la morte, l'inferno. Nelle credenze cristiane medievali, il lupo è visto come il nemico principale delle greggi, e per questo viene identificato con Satana, poiché uccide le pecore (la gente), che può solo essere salvata dal Buon Pastore (Gesù). Non a caso la coda è fra le zampe, in segno di sottomissione, come ci indicano gli esperti dell’ Istituto Araldico Genealogico Italiano ( http://www.iagiforum.info ). Il collare può significare il giogo, ossia che il maligno è stato soggiogato, questo in riferimento forse al culto idolatra, vinto, sostituito da quello cristiano, come tramanda la tradizione e una lapide romana, che vuole che sul sito della chiesa di S.Martino esistesse un tempio pagano piceno dedicato alla dea Cupra. La rosa a 8 petali che le /gli sta davanti è un simbolo sacro molto usato dai benedettini per la decorazioni delle loro chiese: essa davanti equivale alla rigenerazione . La rosa si associa alla ruota del disco solare e perciò al ciclo della vita, all’alternarsi delle stagioni e dei tempi, nell’ordine immutabile del cosmo. La rosa è anche simbolo femminile della Vergine Maria. In Storia dell’Arte, a sei petali rappresenta il sigillo di Salomone, emblema della SAPIENZA; A sette petali simboleggia l’ ORDINE settenario del cosmo ( i 7 giorni della Creazione, le 7 direzioni dello spazio, ecc. ); A otto petali come questa di S.Martino, simboleggia l’Ottavo Giorno, ossia il giorno in cui si ricomincia; rappresenta anche la Trasfigurazione e il Nuovo Testamento. Seguendo i sei giorni della Creazione e il sabato, annuncia l’ ETERNITA’, la RESURREZIONE di Cristo ( avvenuta nell’ottavo giorno della settimana) e quella dell’uomo. Sul frammento anteriore, vi è un numero “otto” che racchiude due gigli inclusi ciascuno in una delle volute dell’otto. Il giglio è simbolo della PUREZZA e della POVERTA’. Un’ultima cosa: il numero 2 ricorre: 2 sono i gigli racchiusi nell’otto, 2 sono le colombe. Il due nel Vecchio Testamento è il numero del contrasto e del completamento; di qui l’accogliere a coppie gli animali nell’arca (Gen 6,19s). Il due «polare» si incontra nelle tavole mosaiche della legge e nelle due colonne davanti al tempio di Salomone. Nel Nuovo Testamento il n.2 è il numero delle due nature di Cristo (umana e divina), della decisione come nella parabola del fariseo e del pubblicano nel tempio ( Lc 18,10-14) e nell’immagine delle due vie (Mt 7,13s); nessuno infatti può servire a due padroni (Mt 6,24). Indica la possibilità di scelta dell’uomo.
Questa è la parte frontale del capitello, con il disegno ad “otto” ( qui evidenziato) e i due gigli. A nostro avviso, questi particolari decorativi facevano parte del portale originario della chiesa o del sostegno di bifore o trifore. Erano comunque collocati all’esterno, perché evidenziano notevoli segni di usura e consunzione dovuti all’esposizione agli agenti esterni. Riepilogando, il messaggio per immagini che ci viene trasmesso dall’ XI sec. da questi poveri frammenti lapidei presenti nella chiesa di S.Martino andrebbe così tradotto: “ Il male è stato sconfitto. Ora è il momento della Rinascita. In Gesù Cristo, Figlio di Dio Salvatore è riposta ogni nostra Speranza (6). Noi scegliamo decisamente di vivere contrariamente alle leggi del mondo: in Purezza e Povertà”(7).

• (6) Dalla Regola di S.Benedetto: “Porre in Dio la propria speranza” (51)
• (7) “Temere il giorno del giudizio. Avere terrore dell’inferno (53).Desiderare la vita eterna con tutto l’ardore dell’anima. Considerare ogni giorno con vigilanza e sospetto la possibilità della morte (54). (Regula S.Benedicti, IV)
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Messaggioda Guido5 » sabato 17 marzo 2007, 16:20

Cara Susanna,
davvero interessante il bassorilievo nel quale trovo particolarmente bella la colomba di destra. Che l’immagine delle due colombe che si abbeverano risalga “ab immemorabile” è risaputo: questa, musiva, è del V secolo
Immagine
e si trova nel Mausoleo di Galla Placidia a Ravenna. Cosa curiosa ne è stato tratto il logo della “Comunità Mondiale per la Meditazione Cristiana” (animata dai Benedettini) nel cui sito, a http://www.wccm.org/item.asp?recordid=logodoves06&pagestyle=default, puoi trovare (in inglese) un’esaustiva spiegazione dei suoi significati.
Quanto al cane non mi sembra che abbia la coda fra le gambe ma che cerchi di morderla, ad aggiungere un significato di totale inutilità, se non addirittura di autodistruzione (senza contare che così ricorda un po’ anche l’uroburo). Per il resto concordo con quanto dici. E, proprio perché opposte, le due immagini sono ancor più significative.

Ciao a tutti!
Guido5

P.S. – Hai da giorni un MP che risulta non letto.
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Messaggioda carsus » sabato 17 marzo 2007, 16:55

:shock: No...non si morde la coda....
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Messaggioda da Fiore » sabato 17 marzo 2007, 23:27

Devo dire che la prima foto del pezzo sembrava tutt'altra cosa e avevo creduto che il bassorilievo fosse proprio sulla vasca dell'acquasantiera!
Dopo aver visto la foto dell'intero "assemblaggio", ho capito che il pezzo con il bassorilievo in questione è, invece, un capitello del tipo cosiddetto "a stampella" molto diffuso nel medioevo, in particolare tra il X e l'XI sec. Compare, infatti, in molti monumenti di età normanna o comunque nell'architettura romanica, soprattutto nei colonnati di piccole dimensioni come nei matronei o sulle colonnine delle finestre. Ne sono attestati molti nell'abbazia di Montecassino, oltre che in tutta l'architettura normanna. La particolare superficie del capitello a stampella si prestava alla lavorazione a bassorilievo: ne esistono alcuni esemplari marmorei davvero interessanti e di grande qualità artistica; in genere vi comparivano animali tipici dei bestiari medievali, ma potevano anche contenere simboli liturgici. Molto dipendeva dalla loro collocazione.
Il pezzo in questione è abbastanza antico, ne sono prova il motivo a treccia viminea bipartita a mo' di abaco, la resa del piumaggio delle colombe, che richiamano esemplari scultorei di arte barbarica anche di molto anteriori all'anno 1000.
Ho dei dubbi circa l'antichità dell'assemblaggio, che mi sembra cosa abbastanza recente, ottenuta riunendo pezzi tra loro eterogenei ma che comunque, come tu stessa asserisci giustamente, sono indicativi circa la vita dell'abbazia.
Spero di essere stata di un qualche aiuto.

Saluti
Marilisa Morrone
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Messaggioda carsus » domenica 18 marzo 2007, 1:15

Sei bravissima e ti ringrazio! Ne sai molte più di me. Dimmi: insegni storia dell'arte? Avevo visto proprio ieri una puntata di "Ulisse" di Alberto Angela ( scaricata da internet) sul medioevo, una di queste "stampelle" lapidee a sostegno di una trifora di un'abbazia e infatti avevo pensato che si potesse trattare proprio della decorazione di una finestra. premetto che a tutt'oggi, nella chiesetta di S.Martino al tesino ex abbazia, vi sono solo monofore strombate e non v'è più traccia del monastero.
In quanto all'assemblaggio, certo è stato realizzato recentemente, se ne lamentava con me proprio stamattina anche il parroco, dicendo che quello stucco è davvero pessimo e mi ha chiesto cosa poteva fare per migliorare un po' l'acquasantierA SENZA COINVOLGERE MAESTRANZE. iO HO CONSIGLIATO DI LAVARLA CON UNA SPUGNA DI ACQUA TIEPIDA INTINTA NEL BICARBONATO E LASCIARLA COSì COM'è.
( così MI HANNO INSEGNATO ALL' accademia di belle arti quando facevo il corso di restauro).
Quanto alla datazione del pezzo scolpito, credo che i "pezzi" assemblati non appartenevano alla medesima decorazione o oggetto dcorativo, in quanto mi sembrano di materiale diverso l'uno dall'altro. Mi interessa la datazione della "stampella": credi che possa essere anteriore al 1000? Considera che noi di questa chiesa abbiamo solo un documento "codice 1030", che però ci fa capire che tale realtà esisteva anche prima: nel 1030 il piccolo complesso era già caduto in mano a privati longobardi e il vescovo di Fermo la ricompra per 1000 soldi.
Ti ringrazio e saluto. Mi interessa molto la datazione secondo te. Non aver paura: sei molto brava. Grazie ancora, grazie, ciao, Susanna
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Messaggioda FML » domenica 18 marzo 2007, 12:08

Guido5 ha scritto:Che l’immagine delle due colombe che si abbeverano risalga “ab immemorabile” è risaputo: questa, musiva, è del V secolo

Immagine

e si trova nel Mausoleo di Galla Placidia a Ravenna.

A semplice titolo di curiositá, nella speranza di non disturbare il dibattito....nonché la piacevole :P lezione di arte che ci state regalando, segnalo due immagini simili (ma :wink: di origine e significato diverso) a quella di cui si discute:

Immagine

Immagine

Questi splendidi mosaici (opus tessellatum) provengono entrambi dalle cittá di Pompei ed Ercolano e sono stati realizzati tra i secoli II e I a.C. (Museo Archeologico di Napoli).

Buona Domenica :D!

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Messaggioda carsus » domenica 18 marzo 2007, 12:42

Ciao Ferrante e buona domenica anche a te! Sono io che ringrazio Voi!! i mosaici che hai postato sono semplicemente stupendi! Davvero rimarrei a contemplarli per ore...Me li salvo e conservo nel mio pc! Si, effettivamente nelle catacombe, attive fino a prima del 313 d.C., ossia quando Costantino consente la possibilità di manifestare apertamente la propria fede ai cristiani, compaiono molti simboli ed emblemi: il pesce ( Icthys, ossia dal greco, le cui iniziali sono intese a significare "Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore" ) e poi il pavone, simbolo della vita eterna e resurrezione, la cui coda indica il cielo stellato, l'ancora, simbolo di salvezza, l'agnello, animale sacrificale anche nella realtà e tradizione ebraica, Gesù stesso più volte si è definito un Agnello e infine la colomba, simbolo dello Spirito Santo e dell'anima salvata che riposa nella pace divina. La coppa è il sangue di Cristo del Sacrificio Eucaristico, ossia il mezzo per il quale si ha la possibilità di salvarsi. Ma ci sono anche altri simboli paleocristiani: la navicella - ancora usata come contenitore dell'incenso nella odierna liturgia- emblema della Chiesa che affronta il mare della vita ( duc in altum!), e l?orante, ossia una fanciulla con tunica con le braccia allargate ( come se recitasse il Pter Noster), che simboleggia l'anima del credente che ascende al cielo. Poi c'è il pane con la croce sopra e le spighe o il grappolo d'uva....Comunque questi mosaici pompeiani che ci hai postato sono bellissimi. Evidentemente quelle delle colmbe che si abbeverano sono simboli estrapolati dalla tradizione figurativa romana e comunque conservano un significato di vita eterna derivato dai culti idrici e dall'antichissimo culto della fontana dell'eterna giovinezza. Ricordiamo inoltre che Pompei è stata distrutta nel 79 d.C. e quindi già circolavano i "semi" del cristianesimo, seppur in forma celata non ufficiale. Grazie. Ciao. :wink:
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Messaggioda FML » domenica 18 marzo 2007, 13:12

carsus ha scritto:(....) nelle catacombe, attive fino a prima del 313 d.C., ossia quando Costantino consente la possibilità di manifestare apertamente la propria fede ai cristiani, compaiono molti simboli ed emblemi: il pesce ( Icthys, ossia dal greco, le cui iniziali sono intese a significare "Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore" ) e poi il pavone, simbolo della vita eterna e resurrezione, la cui coda indica il cielo stellato, l'ancora, simbolo di salvezza, l'agnello, animale sacrificale anche nella realtà e tradizione ebraica, Gesù stesso più volte si è definito un Agnello e infine la colomba, simbolo dello Spirito Santo e dell'anima salvata che riposa nella pace divina. La coppa è il sangue di Cristo del Sacrificio Eucaristico, ossia il mezzo per il quale si ha la possibilità di salvarsi. Ma ci sono anche altri simboli paleocristiani: la navicella - ancora usata come contenitore dell'incenso nella odierna liturgia- emblema della Chiesa che affronta il mare della vita ( duc in altum!), e l?orante, ossia una fanciulla con tunica con le braccia allargate ( come se recitasse il Pter Noster), che simboleggia l'anima del credente che ascende al cielo. Poi c'è il pane con la croce sopra e le spighe o il grappolo d'uva.... (....)

Gentilissima Susanna,
gli antichi emblemi della tradizione paleocristiana di cui ci hai fornito un dettagliato elenco sono tra i simboli piú visitati dall´araldica ecclesiastica....soprattutto :wink: contemporanea, oltre che, naturalmente, dall´arte liturgica.

Grazie per le belle parole....ma ora, ti esorto :P, proseguiamo con la tua interessante ricerca!

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Messaggioda Guido5 » domenica 18 marzo 2007, 14:01

Buona domenica, Susanna e Ferrante!
Permettetemi di citare, sempre "off topic", anche il gallo, simbolo della luce, che becca la testa della tartaruga, simbolo delle tenebre. Si trova, per esempio, ad Aquileia.
Immagine
A volte il gallo è sostituito proprio dal pavone, come ho visto in una delle chiesi rupestri in Cappadocia.

Ciao a tutti!
Guido5
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Messaggioda carsus » domenica 18 marzo 2007, 14:10

Attendo notizie soprattutto dalla gentile archeologa il cui nick è "Fiore", molto più esperta di me. Ho inviato al moderatore delle fotografie da inserire nel forum. Sono foto di altri reperti presenti ab immemore nella chiesa. Non so se posso anche inviarle a te? Certamente illuminerebbero ancora di più questo parvulo studio.
Un'altra novità è che ho avuto una risposta da un eminente studioso farfense: non v'è uno straccio di documento a Farfa dell'abbazia di S.Martino e neppure a Camaldoli, quindi lo storico ottocentesco (G.Speranza, 1889), che asseriva che le origini di S.Martino erano quelle, deve aver inventato queste conclusioni. Mi sono un po' demoralizzata, ma mio marito mi ha consolato dicendomi: "E' già tanto aver dimostrato che non è come si credeva in passato. E' un passo avanti nella storia anche aver sfatato alcune conclusioni non supportate da documenti storici". Ad ogni buon conto, caro Ferrante, lo studioso farfense mi ha detto che ciò non esclude affatto l'esistenza di un monastero annesso alla ns chiesa, in quanto "....nel sec. XI era molto frequente il fenomeno di cellule monastiche autonome non dipendenti da alcuna abbazia, che solitamente andavano a stabilirsi riutilizzando vecchie strutture di villae rusticae romane o meglio ancora- precedenti luoghi di culto pagani". Ora attendo la pubblicazione delle altre foto che ho inviato e le Vs considerazioni, oltre che il supporto competentissimo della cara Dott.ssa col nick "Fiore". Grazie !!
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