A mio avviso il fatto che non si riconoscano pacificamente le prerogative nobilitanti di alcuni ordini, seppur attestate da statuti e/o diplomi, tradizione ecc.
Affonda le sue radici in poche ragioni:
1) Una la individuo nell'intervento provocatorio (neanche troppo in realtà perché corrispondente al vero) del Gent.mo Gio Cairo. (anche se dal momento che una persona è nobilitata, perché chiamare altri "veri" nobili? Anche loro sono discendenti di non nobili e devono ringraziare uno o più membri della loro famiglia per il tanto vantato "salto di qualità", mi sbaglio?

) Purtroppo. Poiché credo fermamente che continuino a nascere gentiluomini a cui dovrebbe solo essere "riconosciuta" quella nobiltà d'animo, di cui, purtroppo la società non più si occupa (rendendo
de facto, inutile l'avvalersi di tali titoli). Oggi li si riconosce più volentieri a famiglie che hanno un'eredità, che di quei titoli, oltre a fregiarsene, se ne assunsero anche le responsabilità.
2) Un'altra nel fatto che le autorità preposte a garantire e proteggere questi titoli non esistano più (in alcuni casi, come l'italia) o non se ne curino più. (Autorità sovrana e Santa Sede, per menzionare quelle che mi vengono in mente immediatamente). Basti pensare all'atteggiamento della Santa Sede nei confronti dei propri Ordini di diretta collazione o di tutto ciò che concerna la "nobiltà". Per un evidente cambiamento di vedute, progressivo, e successivo al concilio Vaticano II (con rare eccezioni) (ecco il perché del "trascurare" anche i privilegi dell'OESSG, che è di sub-collazione pontificia, mai nessuna bolla o documento infatti decretò la fine dei privilegi di questo Ordine, anzi in più occasioni furono confermati dai pontefici, cosa non accaduta per tutti gli Ordini Equestri che si avvalevano dei medesimi privilegi).
Legata a quest'ultima ragione vi è il fatto che i singoli Ordini Equestri, non ammettano sempre considerando quei criteri un tempo molto importanti per accedere al rango di Nobile, limitandosi a riconoscere l'uso dei titoli nei propri documenti per coloro che già ne avevano diritto. *1
Un'altra ragione la individuo nel cambiamento radicale della concezione di "ceto nobile". Un tempo il numero degli appartenenti ad un ceto era importante per decretarne la forza, oggi è il contrario e ci si affanna così tanto per farsi approvare quel "Nob." tra ricerche nobiliari, sanatorie e chi più ne ha più ne metta, che immagino che i vincitori di questa caccia al tesoro se ne risentirebbero se un mattino il pontefice dovesse dire che 20.000 cavalieri, confermando gli antichi privilegi già in più occasioni confermati da loro predecessori, hanno diritto, senza alcuna restrizione all'uso del titolo di Nobile loro spettante
de facto. Immaginate la stampa e le ripercussioni sull'immagine del "vaticano" e della "chiesa" nella società di oggi. Le reazioni sarebbero tutte negative, nell'ambito nobiliare per quanto detto prima, nell'ambito borghese perché ciò avvallerebbe il pregiudizio di una chiesa distante dalla povera gente e attenta a mere vanità.
La mia personale opinione è che la tradizione non si cancella, in modo particolare se un diploma di conferimento riporta (riprendendo quanto accennato dal Gent.mo Michele Tuccimei di Sezze):
"
(...) Nos igiur quos, licet immeritos ad patriarchalis huius Ecclesiae regimen Divinae gratiae munus, evexit cum te dilectissimum in Christo Nobilem .................... tum generis nobilitate illustrem, conditionisque dignitate spectabilem, tum Catholica fidei zelo atque religione erga SS. Haee Redemptionis nostrae monumenta nec non de Sancta Christi Ecclesia per praclara fidei et pietatis opera, valde benemeritu, legitimo testimonio noverimus meritis tuis atque operibus quantum in Nobis est digna praemia conferre aequum existimavimus (...) ecc."*2
*1 (Che ad esempio i borghesi ammessi al ceto di Cavalieri di Onore e Devozione in Obbedienza del SMOM, dovessero essere nobilitati, era opinione comune, ed anche se ciò accade ancor oggi (e sempre più sovente accade ed accadrà, per ovvie esigenze e circostanze dovute alla nostra epoca), non mi pare che i neo insigniti usino fregiarsi del titolo di Nobile, probabilmente per rispetto a quelle famiglie antichissime che si fregiano di tale titolo.
*2 OESSG. Alcuni ancora, concordano nel diritto a fregiarsi anche del titolo di Conte Palatino (che una leggenda vuole "cancellato", in quanto le documentazioni, a quanto mi risulta dicono altro). Ma considerando quanto ho esposto pocanzi, se il problema sorge per la semplice "nobilitazione", figuriamoci per un'impegnativa "contea".
Certo di non essere stato esaustivo, prendete questo intervento solo come un punto di vista, un'opinione del tutto personale che non vuole riaprire antiche questioni.
Chi vive la tradizione del proprio Ordine e cerca di esserne degno nel quotidiano, vive i benefici spirituali della propria appartenenza e sarà Nobile anche se ciò non gli sarà riconosciuto. D'altronde, il Cavalierato, quello vero, quello militante, impone di vivere "nobilmente", nella qualità più importante di ogni uomo: l'animo.
