Di chi è questo stemma?

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Messaggioda MMT » giovedì 8 febbraio 2007, 20:33

Insomma... blasonatura perfetta BRAVI!!! :P
... ma glielo diamo o no un nome a quest'arma? :mrgreen:


Michele :wink:
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Messaggioda Reginella » giovedì 8 febbraio 2007, 20:47

Questo poi sarebbe il amssimo....mi spiace così tanto quando non si riesce a dargli un nome :oops:
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Messaggioda Aesculapius » giovedì 8 febbraio 2007, 20:57

Caro Guido,
nell'arte del blasonare la forma è tutto ! Se così non fosse diremmo "su un fondo azzurro c'è una colonna con due mezzelune ai lati, tutti e tre argentati" !!! :lol:
La logica del discorso dovrebbe essere che se vi sono oggetti caratterizzati dalla lunghezza si dice "accostata", se non hanno tale caratteristica si dice "accompagnata"... non v'è nulla di straordinario! (o no ?)

Ma allora "accompagnata" o "accostata" ???
A me ancora non è chiara la faccenda !

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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » giovedì 8 febbraio 2007, 21:26

... :cry: :cry: :cry: ...

...accostata presuppone una qualche simmetria (non importa quale) fra le figure secondarie che accompagnano la principale...

...se la reciproca simmetria di cui sopra manca, la principale si blasona accompagnata...

...e non importa se la simmetria manca perchè si tratta di una figura secondaria isolata, o se si tratta di più figure secondarie disposte non simmetricamente...

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Messaggioda MMT » giovedì 15 febbraio 2007, 15:03

Noto una certa somiglianaza tra lo stemma richiesto da Giugo e questo di Gianbernardo Frugoni Doge di Genova nel 1660:

ImmagineImmagine

Purtroppo siamo decisamente fuori area...

Michele
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » venerdì 16 febbraio 2007, 17:24

...e fra crescenti e gigli sussiste qualche 8) leggera differenza... :wink:

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Messaggioda giugo » venerdì 20 luglio 2007, 21:01

Grazie al Ceramelli Papiani credo di aver svelato l'arcano. Egli blasona così lo stemma della famiglia Renzi, di Firenze:

"Di..., alla colonna di..., accostata da due crescenti affrontati di.... "

Considerando che un ramo dei Magnani divenne Magnani Gerbi dal matrimonio con Maddalena Renzi Gerbi, si potrebbe concludere che il mobile in questione, da cui tutto è partito, sia parte della dote o dell'eredità di detta Maddalena. Sempre che non sia una soluzione troppo affrettata, ma la logica questo mi suggerisce.
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Messaggioda adj » venerdì 20 luglio 2007, 23:18

Reginella ha scritto:...difatti mi pareva un po' stiracchaita come interpretazione....sarebbe interessante sapere che c'è scritto in greco 8) ...ahem...non c'è un esegeta in giro, per caso, di grazia? :roll:


Leggo adesso questa vecchia discussione.
In greco in Lc 2,14 c'è en anthropois (scusate per la brutta traslitterazione in caratteri latini).
La preposizione en col dativo può significare (tra le altre cose) sia "a" (e corrisponde così alla versione latina) sia, seppur più raramente, una causa o un mezzo (e giustificherebbe l'interpretazione della gentile Reginella).
L'ambiguità sembrerebbe restare. Poichè però c'è un parallelismo con la prima metà del versetto ("gloria a Dio nell'alto dei cieli e pace in terra agli uomini..."), dove "a Dio" è la traduzione di en Theo (sempre en + dativo) pare ovvio che sia da preferirsi la prima interpretazione, supportata oltretutto dalla tradizione (e teologicamente più corretta: la pace viene da Dio e non dagli uomini).
adj
 

Messaggioda Antonio Pompili » domenica 22 luglio 2007, 12:54

A questo mi permetto di aggiungere - permettendomi pure di prolungare il contenuto di questa parentesi "esegetica" - che il termine eudokia (benevolenza) è letto da qualche manoscritto (i codici greci L e P e le versioni siriache: sinaitica, peshitta, palestinese e altre) al nominativo: "pace sulla terra e benevolenza agli uomini", ma è al genitivo nella maggior parte dei maiuscoli greci e nelle versioni latine: "gli uomini della benevolenza" e cioè "gli uomini che Dio ama". Si tratta evidentemente di un genitivo di qualità (come ad es.: "giudice di ingiustizia" = giudice ingiusto in Lc 18,6).
Infine possiamo notare come la traduzione lat. hominibus bonae voluntatis dell'espressione greca en anthropois eudokias interpreti il termine eudokia in relazione all'uomo mentre normalmente nella Bibbia greca dei LXX è in rapporto a Dio (cf Sir 15,15; Sal 51,18; 106,4; 145,16). Il riferimento sembrerebbe a tutti coloro che rientrano nel benevolo e accogliente progetto salvifico divino, che il resto del vangelo lucano mostrerà come progetto universale (ogni uomo è oggetto della benevolenza divina). Completerei dunque la giustissima osservazione circa la provenienza della pace da Dio e non dagli uomini, con la semplice constatazione che la pace (shalom) biblica (non solo assenza di guerra come la Pax Augustea, ma totalità di vita, pienezza e bellezza dell'esistenza vissuta in comunione con Dio) si ripercuote in rapporti giusti e pieni fra gli uomini e con se stessi. Questo anche sulla scia degli insegnamenti profetici (soprattutto di Isaia) dai quali emergeva che l'accoglienza della salvezza offerta da Dio (spesso definita nei termini di "giustizia" e "pace") diventa piena e manifesta nella creazione di rapporti giusti e nella difesa e cura dei più poveri e bisognosi: dalla giustizia donata alla giustizia condivisa, dalla pace celeste a quella terrena.

Se posso permettermi - anche per rientrare in argomento - un paragone con i termini araldici sopra discussi, direi che la "pace" (come giustizia vissuta tra uomini) non solo "accompagna" la gloria di Dio, ma si "accosta" ad essa. C'è una "simmetria" (teologica!, oltre che un "parallelismo" letterario)... tanto per usare un'immagine mutuata dagli insegnamenti del nostro Frate. :wink: Tanto che una lode simile - ma all'inverso - si ritrova in bocca ai discepoli durante l'entrata del Signore in Gerusalemme: "In cielo pace e gloria nelle altezze" (Lc 19,38 ). Se la moltitudine della milizia celeste proclamava la pace sulla terra, una moltitudine di discepoli terreni proclama pace in cielo. La pace da rivelazione celeste agli uomini diventa, attraverso l'accoglienza di fede del discepolo, risposta dell'uomo che si unisce, con il suo impegno di pace, alla lode angelica.

Ma lasciando da parte l'esegesi biblica per tornare alla blasonatura, vorrei chiedere al nostro Frate: la semplice, chiara e corretta descrizione sopra fornita dalla cara Reginella ("d'azzurro alla colonna d'argento accostata da due crescenti sfaccettati ed affrontati dello stesso"), potrebbe esser completata dall'indicazione dello stile (direi corinzio...) della colonna? O una simile precisazione sarebbe inutile e perciò inopportuna?
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Messaggioda fra' Eusanio da Ocre » lunedì 23 luglio 2007, 15:18

antonio p. v. g. ha scritto:la semplice, chiara e corretta descrizione sopra fornita dalla cara Reginella ("d'azzurro alla colonna d'argento accostata da due crescenti sfaccettati ed affrontati dello stesso"), potrebbe esser completata dall'indicazione dello stile (direi corinzio...) della colonna? O una simile precisazione sarebbe inutile e perciò inopportuna?


No, hai ragione: è utile (anzi, necessario!) indicare lo stile architettonico, quando possibile.

In questo caso, direi proprio che il blasone completo diventa d'azzurro, alla colonna corinzia d'argento, accostata da due crescenti sfaccettati ed affrontati dello stesso.

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Messaggioda Antonio Pompili » lunedì 23 luglio 2007, 17:45

Grazie a te della chiarificatrice conferma, buon Frate. :)

Antonio
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