virtude ha scritto:In effetti spesso si è ingiustamente prevenuti. Può sembrare impossibile, ad esempio, come in questo caso, che un esponente della piccola nobiltà meridionale possa avere stretto vincoli matrimoniali con una grande famiglia del nord, ma il ragionamento è evidentemente viziato dalla considerazione che oggi si ha comunemente della Calabria, un luogo periferico e depresso.
Il fatto è, però, che in passato non era così. Non solo si deve consideare la scelta di molte grandi famiglie settentrionali di trasferirsi al sud, penso ai Grimaldi ed ai Saluzzo, per dirne due che investirono in Calabria nell'acquisto di importanti feudi, ma anche riguardando il microcosmo di Rossano, alcune genealogie delle famiglie nobili, come quella Amarelli, indicano una serie di matrimonio con le più importanti famiglie dell'aristocrazia italiana (Pagani di Nocera, Ubaldini e Pitti di Firenze, Orsini e del Balzo di Roma, finanche una D'Este), ed una serie di cadetti di altre famiglie "cercarono fortuna al sud" alla conquista di cariche e di feudi minori ( a Rossano si trasferirono rami degli Adimari e dei Caponsacchi di Firenze, un ramo Savelli di Roma che pese il nome di Delle Monache ecc..).
Il tutto, però, non oltre il XV seconolo, come se, dopo, con il viceregno spagnolo si fosse creata una definitiva frattura.
Che la genealogia delle famiglie calabresi possa aiutare a capire l'orgine della questione meridionale?
Virtude
non sono d'accordo. Controllando attentamente le genealogie di alcuni condottieri di ventura più o meno celebri, come quella degli Sforza ad esempio, si nota chiaramente la tendenza a sposarsi tra "colleghi di lavoro". Siano essi meridionali o di qualsiasi altra regione, siano essi nobili o plebei (la qualità dei matrimoni di Muzio Sforza e dei molti figli lo dimostrano chiaramente; ma si può fare altrettanto con le genealogie degli Alviano, degli Orsini, dei Trinci ecc.) Prevaleva, semplicemente, l'interesse economico, politico e militare del momento.
I genovesi Saluzzo che cita si trasferirono al Sud in tardo periodo spagnolo (XVII secolo), non sono da prendere in considerazione per il periodo pre-spagnolo.
I Grimaldi calabresi non è affatto certo che siano un ramo di quelli genovesi, anche se molte fonti antiche tendevano a scrivere così.
Gli scambi tra nord e sud ci sono sempre stati anche dopo il XVI secolo (vedere i casi di famiglie come gli Imperiali, i Filiasi, i Saluzzo sopra citati, i del Carretto, oppure ancora di tutte quelle famiglie di professionisti svizzeri o tedeschi trasferiti a Napoli al servizio dei Borbone ecc.). Non me la sento di parlare di frattura netta - tra l'altro non dimentichiamo tutti gli spagnoli trasferiti nel Regno! Siano essi di alta o di bassa nobiltà, oppure ancora semplici borghesi.