Sindaco dei nobili

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Messaggioda Fratg » sabato 13 gennaio 2007, 15:02

Se posso essere utile alla risoluzione del problema aggiungo che certmente questo mio avo era laureato, anzi era notaio......
a quanto posso capire dunque i laureati facevano parte della nobiltà? tutti?
E poi mi permetto di porgervi nuovamente la domanda precedente come posso sapere se nella zona dove risiedevano i miei avi vi fosse un sediele o una mastra e come posso sapere quali famiglie ne facevano parte??

un saluto
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Messaggioda Messanensis » sabato 13 gennaio 2007, 15:24

Fratg ha scritto:Se posso essere utile alla risoluzione del problema aggiungo che certmente questo mio avo era laureato, anzi era notaio......
a quanto posso capire dunque i laureati facevano parte della nobiltà? tutti?


I notai, sempre secondo il dispaccio del 1774 da me citato in precedenza, facevano parte della seconda classe e quindi non erano equiparati ai nobili (a meno che non lo fossero per nascita ovviamente).

E poi mi permetto di porgervi nuovamente la domanda precedente come posso sapere se nella zona dove risiedevano i miei avi vi fosse un sediele o una mastra e come posso sapere quali famiglie ne facevano parte??


Se ci indica l'esatta località dove risiedevano i suoi antenati o dove il suo avo risulta sindaco dei nobili sicuramente ci sarà qualcuno che potrà aiutarla.
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Messaggioda Alessio Bruno Bedini » sabato 13 gennaio 2007, 15:45

Messanensis ha scritto:Dal tuo discorso mi sembrava che ti riferissi al '700, ma vuol dire che ho capito male.

Quindi nel '600 hai trovato dottori in legge di origine oscura che ricoprirono cariche riservate ai nobili (come quella di sindaco per esempio) e non soltanto legate alla propria laurea (come quella di giudice per esempio)?


Si certo. Diversi casi. Il fatto credo dipendesse dalla mancanza di leggi chiare sulla nobiltà. Poi, agli stessi nobili, spesso, non era chiara la differenza tra "la vita more nobilium" e "la nobiltà" propriamente detta. Ad ogni buon conto cio che contava di piu (come oggi) erano i soldi. Se si era ricchi si era ben accetti in ogni ambiente.

Comnque ribadisco ancora che occorre contestualizzare (non mi stancherò mai di farlo). Sono conscio del fatto che questi fatti da me riscontrati potrebbero benissimo in altre zone non corrispondere alla realtà locale.
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Messaggioda Alessio Bruno Bedini » sabato 13 gennaio 2007, 15:51

Fratg ha scritto:Se posso essere utile alla risoluzione del problema aggiungo che certmente questo mio avo era laureato, anzi era notaio......
a quanto posso capire dunque i laureati facevano parte della nobiltà? tutti?
E poi mi permetto di porgervi nuovamente la domanda precedente come posso sapere se nella zona dove risiedevano i miei avi vi fosse un sediele o una mastra e come posso sapere quali famiglie ne facevano parte??

un saluto
Francesco


Gentile Fratg se espliciti meglio la città e l'anno e potrò controllare meglio sulla relativa bibliografia. I sedili di nobiltà però in Calabria non furono poi molti e dunque con molta probabilità si tratta di "vita more nobilium" più che una nobiltà effettivamente riconosciuta.. :wink:
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Messaggioda Fratg » sabato 13 gennaio 2007, 16:57

I miei avi venivano da Polistena, una cittadina in provincia di reggio calabria in mezzo alla piana di gioia, che se non erro era una universitas
penso, inoltre, che da quelle parti ci fosse una mastra o altro poichè in polistena risiedevano moltissime importanti famiglie calabresi di alta nobiltà (principi, marchesi e nobili di altro genere).....
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Messaggioda Messanensis » sabato 13 gennaio 2007, 17:27

Alessio Bruno Bedini ha scritto:
Messanensis ha scritto:Dal tuo discorso mi sembrava che ti riferissi al '700, ma vuol dire che ho capito male.

Quindi nel '600 hai trovato dottori in legge di origine oscura che ricoprirono cariche riservate ai nobili (come quella di sindaco per esempio) e non soltanto legate alla propria laurea (come quella di giudice per esempio)?


Si certo. Diversi casi.


Puoi riportare degli esempi?

Il fatto credo dipendesse dalla mancanza di leggi chiare sulla nobiltà.


Infatti nella zona di cui stiamo trattando (Regno di Napoli, ma ciò vale anche per il Regno di Sicilia) leggi chiare arrivarono soltanto a metà del '700. Con dispaccio del 25/1/1756 si chiariva che la nobiltà si divideva in tre classi: la prima era rappresentata dalla nobità generosa (la vera nobiltà secondo alcuni autori), la seconda dalla nobiltà di privilegio e la terza da quella legale o civile.

Poi, agli stessi nobili, spesso, non era chiara la differenza tra "la vita more nobilium" e "la nobiltà" propriamente detta.


Ovviamente non era così ovunque e come dici tu bisogna contestualizzare.

A proposito di questo argomento mi sembra interessante il 4° comma del dispaccio del 16/10/1743, in cui si stabiliva che il "tempo notabile" per acquisire la nobiltà era di 3 generazioni. Quindi bastava vivere nobilmente per 3 generazioni, senza aver esercitato uffici o arti vili, per acquistare la nobiltà.

Ad ogni buon conto cio che contava di piu (come oggi) erano i soldi. Se si era ricchi si era ben accetti in ogni ambiente.


Certo.

Comnque ribadisco ancora che occorre contestualizzare (non mi stancherò mai di farlo). Sono conscio del fatto che questi fatti da me riscontrati potrebbero benissimo in altre zone non corrispondere alla realtà locale.


Esatto.
Rosario Basile

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Messaggioda MMT » sabato 13 gennaio 2007, 17:49

Fratg ha scritto:I miei avi venivano da Polistena, una cittadina in provincia di reggio calabria in mezzo alla piana di gioia, che se non erro era una universitas
penso, inoltre, che da quelle parti ci fosse una mastra o altro poichè in polistena risiedevano moltissime importanti famiglie calabresi di alta nobiltà (principi, marchesi e nobili di altro genere).....
un saluto
Francesco


So per certo che a Polistena hanno risieduto e risiedono tutt'ora i Rodinò di Miglione. Ricordo di aver visto in un atto di fine '700 inizi '800 in casa loro, dove un Rodinò era appellato "barone di Polistena": tuttavia non so se tale titolo fosse da intendere come "barone, di Polistena".

Saluti,
Michele Tuccimei
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Messaggioda Alessio Bruno Bedini » sabato 13 gennaio 2007, 18:02

Fratg ha scritto:I miei avi venivano da Polistena, una cittadina in provincia di reggio calabria in mezzo alla piana di gioia, che se non erro era una universitas
penso, inoltre, che da quelle parti ci fosse una mastra o altro poichè in polistena risiedevano moltissime importanti famiglie calabresi di alta nobiltà (principi, marchesi e nobili di altro genere).....
un saluto
Francesco


Il von Lobstein in "Nobiltà e città calabresi infeudate" riporta sulla nobiltà di Polistena:

POLISTENA

Silenzio del Beltrano.
Pacichelli alle pagine da 132 a 134:
"oggi fioriscono molti dolori nella professione di legge e di medicina, e benchè non habbia nobiltà serrata, vi sono nulla di meno molte famiglie, congionte in metrimonio con nobili di Catanzaro e Tropea anche con titolati: AMENDOLIA, ARENA, ASSALTI, AVARI (SIC ma sta per AVATI), BARLETTA, BITONTO, BOVA, CICARI, GARIANO, GERACE, GRIMALDI, LUCIN, PISTARCHI, PRONESTINO (SIC ma sta per PRENESTINO), RECEPUTO, ROCCA, RODINO, ROVERE, SERGIO, ZANGARI "

Per il Lumaga alla voce San Giorgio e Polistena (a detta di von Lobstein con parecchi svarioni):
"Famiglie nobili: AMBESI, ASSALTI, AVUTO (SIC ma sta per AVATI), BARLETI (SIC ma sta per BARLETTA), CARASI, CELANO, GARIANO, GERACI, GRIMALDI, LUCISANO, MANGIAVA (SIC ma sta per MANGIARUVA), MARINO, MONIZIO, MULATI (SIC ma sta per MOLETI), OLIVA, PISANO, PLATI', PRONESTINO, RODINO, ROCCO, ROVERE, SERGIO, ZANGARO et altre "

Nella relazione sull'apprezzo di Polistena del 28 giugno 1669 (riportata da Giulio Verrini, Per la revindica del territorio di Polistena aggregato a Casalnuovo, Polistena, 1932) si legge:
"...vi sono in detta terra duemila e settecento persone tra piccoli e grandi, dei quali ne sono ottantatre gentil-huomini e quelli che vivono senza esercito manuale, ma d'entrate et industrie di seta et altro. Ed anco vi sono tre dottori di legge, quattro medici fisici e due notari... "


Dunque come già sospettavamo Polistena non aveva nobiltà vera e propria anche se in città vivevano sia nobili veri che nobili di fatto ed esisteva tra la fine del '600 e il '700 un vero sindaco dei nobili.

Dovrei anche avere l'elenco completo dei sindaci dei nobili di Polistena ma è un po complicato tirarlo fuori :wink:
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Messaggioda Alessio Bruno Bedini » sabato 13 gennaio 2007, 18:24

Messanensis ha scritto:Puoi riportare degli esempi?

Per comprendere bene questo fatto occorre conoscere alcune cose:
1) la storia di un territorio
2) le famiglie di un territorio
3) la storia di queste famiglie e la loro genealogia

Io nel mio piccolo ho fatto degli approfondimenti sulla locride e in particolare sulla zona di Siderno. In questa univesità come riportato anche da Domenico Romeo, Da Sideroni a Siderno, AGE, 2006 vi fu sindaco dei nobili almeno dal 1695. Questo studioso attraverso la consultazione degli atti parlamentari della città ha rcostruito per la quasi totalità la successione dei sindaci. Conoscendo le famiglie ed avendo anche ricostruito molte di quelle geealogie so per certo che pur vivendo more nobilium gli avi di alcuni di quei sindaci erano massari o comunque non nobili che si erano elevati alla nobiltà nel giro magari di una sola generazione.

In genere erano ben accetti ma altre volte queste origini erano anche motivo di messa alla berlina. Interessante è infatti un manoscritto (di cui ho già parlato) del primo settecento sull'origine delle famiglie nobili di Siderno in cui l'autore (un Correale) in tono spregiativo narra i trascorsi "non nobili" dei genitori o avi degli allora nobili della città.


Infatti nella zona di cui stiamo trattando (Regno di Napoli, ma ciò vale anche per il Regno di Sicilia) leggi chiare arrivarono soltanto a metà del '700. Con dispaccio del 25/1/1756 si chiariva che la nobiltà si divideva in tre classi: la prima era rappresentata dalla nobità generosa (la vera nobiltà secondo alcuni autori), la seconda dalla nobiltà di privilegio e la terza da quella legale o civile.

Sono comunque convinto che anche per il periodo post leggi le cose non fossero state cosi lineari. Nello stesso ottocento ho notato spesso ancora confusione negli stessi nobili sui vari tipi di nobiltà :wink:
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Messaggioda da Fiore » sabato 13 gennaio 2007, 19:06

Entro nella discussione per segnalare alcune cose che potrebbero essere utili all’argomento.
Quanto detto da Alessio circa il fatto che, per la Calabria Ultra in particolare, bisogni valutare caso per caso, corrisponde al vero, e ciò dipendeva molto dalla particolare storia dei vari centri, alcuni dei quali di antichissima origine e soggetti a variazioni di Status nel corso dei secoli. Mi spiego meglio, alcuni centri che erano feudali nel medioevo, erano diventati demaniali in età moderna, oppure lo erano stati per alcuni anni, poi erano stati di nuovo infeudati, e così via. Di conseguenza, anche l’organizzazione della società aveva subito variazioni; ad esempio, l’antichissima città di Stilo (erede della magno-greca Kaulonia) che aveva un esteso territorio con cinque popolosissimi casali (oggi comuni autonomi), fu infeudata per pochi anni durante i quali giunsero nella città molte famiglie anche da fuori, per motivi economici, militari etc. Ridiventata Città demaniale, la nobiltà si organizzò in seggio, che fu riconosciuto nel 1642. Da quel momento la società fu divisa in tre categorie ben distinte; a tal esempio vi riporto quanto contenuto in un documento del 1739 (Sezione Archivio di Stato di Locri, fondo notarile, notaio Antonio Curcio di Stilo, B. 175, vol. 1838):
.....dentro il Convento di San Francesco....luogo solito....dove l’Università suole congregarsi in Publico Parlamento.....in presenza del D.r D. Gio. Maria Verriucci Regio Governatore e Giudice di detta Città, si sono congregati li signori Nobili e Magnifici del Grado, e Popolo rappresentando la maggior parte videlicet:
Signori della piazza de’ Nobili....
Magnifici del Grado....
Del Popolo....
Tali distinzioni sociali ovviamente vengono riportate in tanti altri documenti che riguardano Stilo.
Per quanto ci potessero essere differenze, comunque nel territorio del Regno, come giustamente riportato da Messanensis, c’era una normativa, almeno a partire del 1774, per cui ogni Universitas vi si doveva attenere e non è escluso che ci fossero precedenti prammatiche sulla materia (bisognerebbe consultare le antiche leggi del Regno).
Comunque alcuni autori attivi tra XVII e XVIII secolo, hanno lasciato elenchi di famiglie “distinte” paese per paese, ben diverse dal ceto dei Dottori che pur viene trattato; viene spiegato bene caso per caso in base a quali criteri ci fosse questa distinzione: ad esempio, l’abate Pacichelli, che Alessio ricorda, quando c’è Sedile chiuso lo specifica (per Stilo dice chiaramente vi è distinzione di nobiltà, ripartendosi il governo trà nobili, e cittadini), mentre per Castelvetere, notoriamente marchesato dei Carafa, che non è noto come piazza chiusa, dice Non mancano qui dottori, nè Huomini di grido nelle Armi, nelle Lettere, e ben veduti etiandio nella corte di Roma. Si trattano con qualche splendore e politia, vedendosi registrati all’antico Seggio de’ Nobili nella Piazza, gli Alonia, Cremona etc....Per Gioiosa viene detto fiorisce di nobiltà, Dottori e Clero; per Polistena, Marchesato dei Milano Franco d’Aragona, ha riferito già Alessio.
Se in questo centro risulta un Sindaco dei nobili, vuol dire che nel Parlamento e nel governo cittadino c’era divisione tra Nobiltà e Popolo, come c’era nel governo di Castelvetere e di Roccella, pur non essendoci in questi centri Piazze Chiuse riconosciute dallo Stato.
Le anomalie che riscontriamo sono frutto anche del fatto che ancora in questa materia non c’è niente di assodato: per il Regno di Napoli e per la Calabria in particolare, rimane ancora un argomento in gran parte da studiare!!
Mi fermo qua per il momento, anche se avrei da aggiungere alcune considerazioni sulle scalate sociali, ma devo uscire e non posso farlo...

Saluti

Marilisa Morrone
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Messaggioda Messanensis » sabato 13 gennaio 2007, 19:48

da Fiore ha scritto:Mi fermo qua per il momento, anche se avrei da aggiungere alcune considerazioni sulle scalate sociali, ma devo uscire e non posso farlo...


Allora attendiamo un ulteriore intervento su questo interessante tema nei prossimi giorni. :wink:
Rosario Basile

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Messaggioda Fratg » sabato 13 gennaio 2007, 19:56

Tra le famiglie componenti la nobiltà risedente a polistena vi erano Milano Franco D'aragona (principi) Riario Sforza (principi) Avati (marchesi) Rodinò (barone non di polistena ma di miglione) poi nobili famiglie come i Valensise, i Tigani e altre.....
Queste famiglie erano tutte considerate nobili e risiedevano a polistena .....
Ma le famiglie che non possedevano titoli di origine feudale (quali baroni, marchesi e altri) ma di semplice nobiltà, da dove derivava questa nobiltà?? è possibile che siano stati nobili senza che fossero inscritti a nessun seggio o sedile??

Saluti francesco
Fratg
 
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Messaggioda Messanensis » sabato 13 gennaio 2007, 20:03

Fratg ha scritto:Ma le famiglie che non possedevano titoli di origine feudale (quali baroni, marchesi e altri) ma di semplice nobiltà, da dove derivava questa nobiltà?? è possibile che siano stati nobili senza che fossero inscritti a nessun seggio o sedile??


Per esempio potevano essere rami cadetti di famiglie che possedevano o avevano posseduto feudi nobili.
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Messaggioda Alessio Bruno Bedini » sabato 13 gennaio 2007, 20:56

Messanensis ha scritto:
Fratg ha scritto:Ma le famiglie che non possedevano titoli di origine feudale (quali baroni, marchesi e altri) ma di semplice nobiltà, da dove derivava questa nobiltà?? è possibile che siano stati nobili senza che fossero inscritti a nessun seggio o sedile??


Per esempio potevano essere rami cadetti di famiglie che possedevano o avevano posseduto feudi nobili.


Oppure (forse piu probabilmente) poteva essere una nobiltà "di fatto" non riconosciuta però da nessuna fons :wink:
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Messaggioda da Fiore » domenica 14 gennaio 2007, 12:54

Ritornata al posto di combattimento :) , riprendo il tema delle scalate sociali.
Per tutta l’età moderna, alla luce di quanto sta emergendo dall’analisi dei documenti, si registra effettivamente una mobilità sociale che i vecchi studi sulla Calabria di questo periodo avevano negato, attribuendo a questo presunto immobilismo sociale e ad i nobili che avrebbero serrato le file, un mancato sviluppo dell’economia. Bisogna, però, stare attenti, e non generalizzare, come al solito, rischiando di incorrere nell’errore opposto! E’ vero che seguendo le vicende di una famiglia attraverso i documenti dei secc. XVII- XVIII, spesso si incorre in scalate sociali vertiginose: un mastro fa studiare il proprio figlio che diventa Dottore (fisico o U.J.D.); qualche tempo dopo, ritroviamo in qualche altro documento questo personaggio o il figlio, considerato come nobile, oppure troviamo la sua famiglia nel novero di quelle nobili :shock: .
Attenzione, però: non è automatico che le famiglie dei Dottori diventino nobili solo per una Laurea che hanno conseguito, lo diventano quelle di quei Dottori che al titolo di studio accompagnano l’acquisto di un feudo o di un suffeudo, un bel matrimonio con una nobildonna, possibilmente ben dotata, e una discendenza che mantenga alto il prestigio conquistato e contragga alleanze matrimoniali adeguate. E’ vero che ci sono molti casi di simili scalate sociali, ma è altrettanto vero che ci sono intere dinastie di Dottori, Notai (a proposito, il Notaio non era laureato, almeno fino agli inizi del XX sec.) e Speziali che non sono mai state considerate nobili, pur vivendo more nobilium e disponendo di ingenti risorse finanziarie (evito di citare nomi che risulterebbero ai più sconosciuti e di scarso interesse).
Insomma, ciò che voglio dire è che in un periodo in cui i titolo primordiali di nobiltà, quali i feudi o i suffeudi, erano in vendita, era chiaro che chi più possedeva poteva nobilitarsi a pieno titolo, e non a titolo “autoreferenziale”, come dice Alessio; cioè anche in Calabria, parte integrante di un Regno soggetta ad una legislazione e non terra di anarchia, per essere considerati nobili, almeno fino all’800, comunque bisognava avere le carte in regola che non necessariamente erano quelle di essere nobile o patrizio di questo o quel Seggio, ma potevano essere scaturite da altra fons e non per questo meno valide. D’altra parte, l’esistenza di Sindaci di ceto separato anche in centri dove non c’era Seggio, testimonia l’ufficialità o, se vogliamo, il riconoscimento dello status di “Nobile” da parte dello Stato, forse con modalità che alle nostre attuali conoscenze ancora sfugge; la carica di Sindaco, dei nobili o del popolo, infatti, era a tutti gli effetti un istituto riconosciuto ed approvato dalle autorità centrali. In altri termini, per quanto ci fosse mobilità, non mi pare possibile che in una società basata sulla distinzione tra i ceti, una persona si potesse arrogare il diritto di appartenere ad una classe sociale senza averne i requisiti riconosciuti come tali dallo Stato.
Spero d :wink: i essermi spiegata bene.

Saluti

Marilisa


P.S.: Il manoscritto di don Gerolamo Correale Medici citato da Alessio, ritrovato da Mimmo Romeo nell’Archivio Albanese Correale Medici, non è una fonte ufficiale, ma una specie di “diario” in cui il tremendo e linguacciuto gentiluomo :twisted: sparava a zero contro molti suoi concittadini spesso per scopi politici. In particolare il suo accanimento contro la famiglia dell’allora sindaco dei nobili (l’U.J.D. Simone Falletti) è perlomeno sospetto :roll: ; lo scritto non fu mai pubblicato, pertanto i “fustigati” non ebbero mai diritto di replica. La fonte, per la sua stessa natura, perciò, ha bisogno di riscontri e di un vaglio più approfondito 8) per essere considerata al 100% fondata su dati oggettivi e non su un risentimento personale.
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