da aristarco » sabato 4 novembre 2006, 13:22
Penso che sia corretto etichettare la legge in questione legge Zapatero , anche perchè così viene definita dalla stampa spagnola (El Mundo e ABC, ma anche El Pais, particolarmente vicino all'attuale maggioranza social-nazional-comunista), soprattutto per marcare l'auspicata transitorietà di un provvedimento che si spera i successori di Rodriguez Zapatero cancellino.
D'altronde, anche in Italia è uso designare le leggi con il nome del primo firmatario o del presidente del consiglio, durante il cui mandato tali provvedimenti sono divenuti esecutivi: Legge Basaglia, Legge Reale, Legge Tremonti, Legge Bersani, Legge Bassanini, Legge Merlin, Legge Bossi-Fini, tutte perfettamente esecutive e così immediatamente identificate dagli italiani (o, almeno, da coloro che oggi si occupano ancora delle sorti della Nazione).
Condivido l'intervento di Mic anche alla luce del fatto che Zapatero (che in spagnolo significa "calzolaio") ha vinto le elezioni per caso. Si è trattato, infatti, della prima volta in cui il terrorismo internazionale, con un'azione di inusitata violenza (il cui ricordo, oggettivamente, mi inquieta ancora) ha eteroditetto una consultazione elettorale, che tutti i sondaggi di opinione davano per scontata: Mariano Rajoy (PP) era indicato quale vincitore delle elezioni legislative, futuro primo ministro ed erede morale del buon governo aznariano, quel fortunato periodo di benessere e di risanamento economico della Spagna, che ha permesso ad una nazione, prostrata da anni di corruzione e malgoverno socialista, di entrare nell'euro e rivestire un ruolo di primo piano nella costruzione delle istituzioni europee.
Un mandato, su cui grava una così pesante ipoteca storica, dovrebbe imporre un differente contegno politico: Zapatero, invece, sta perseguendo un disegno di riforma radicale non tanto delle istituzioni in sè e per sè quanto della società spagnola, che la sua mentalità intrisa di socialismo massimalista provinciale vede ancora lontana dal paradigma di società progressista, capace di svincolarsi dall'influenza del clero e della monarchia. Zapatero non si conforma alla politica dell'oblio, come strumento di riconciliazione nazionale dopo il periodo di governo del generalissimo Franco: egli è fazioso, vuole riportare in superficie vecchi rancori, vede il popolo spagnolo diviso tra fascisti ed antifascisti (indotto anche da drammatiche, ma ormai lontane, vicende familiari).
E pensare che Luis Rodriguez Zapatero era solo il punto di riferimento della sinistra interna del PSOE (insomma, il capo del "correntone" del partito socialista spagnolo), candidato di bandiera contro la corazzata del PP...
Auguriamo ai nostri fratelli spagnoli tempi migliori.